venerdì 20 aprile 2018

Sent. n. 1558/2018 del 13 febbraio 2018 - PIANO di AMMORTAMENTO ALLA FRANCESE

IL PIANO DI AMMORTAMENTO ALLA FRANCESE COMPORTA UNA CAPITALIZZAZIONE COMPOSTA DELL’INTERESSE (ANATOCISMO), NON DICHIARATA IN CONTRATTO, IN PALESE VIOLAZIONE DI QUANTO DISPOSTO DALL’ART. 1283 C.C. E DI QUANTO LEGITTIMATO DALLA DELIBERA DEL CICR DEL 09/02/2000.



domenica 25 febbraio 2018

Messina: finte cause civili contro banche e Riscossione, quattro arresti (3)



(AdnKronos) - Nella seconda fase, dopo i primi contatti con gli interessati ad opera del procacciatore, entrava quindi in scena l’ex avvocato Vanaria, talvolta contattato dagli stessi ignari clienti, per una sua millantata ed artata fama di esperto legale in materia di anatocismo ed usura bancaria, il quale, "con grande capacità di persuasione ed abile opera di convincimento, prospettava agli interlocutori rapidi e pressoché sicuri successi nelle cause da intraprendersi a seconda dei casi: contro il Concessionario della Riscossione, avverso cartelle esattoriali notificate; contro Istituti Bancari, per anatocismo ed usura sui mutui o ancora in fase di opposizione ad azione esecutive, intentate da alcuni Enti contro gli stessi interlocutori recatisi presso di lui". Vanaria alle volte si spacciava per avvocato ancora in attività, altre come coordinatore di un ”pool” di legali e, dopo aver illustrato le azioni da intraprendere, adoperando tecnicismi e sofismi giuridici – per lo più poco comprensibili – provvedeva a chiedere a tali soggetti l’immediata corresponsione di somme in contanti per il preteso pagamento dei contributi unificati e delle sole spese vive legate alle pratiche, rassicurando al contempo le vittime sulla assoluta gratuità del patrocinio per i mandati conferiti, sostenendo che i compensi delle difese sarebbero poi stati ricavati dalle sicure condanne delle controparti.
A questo punto veniva organizzata l’ultima fase della montatura, in cui entravano in gioco gli avvocati Tavano e Risiglione, entrambi del foro di Catania, che erano i legali collegati al Vanaria che avrebbero potuto effettivamente patrocinare per le persone che si erano rivolte a quest’ultimo rivolti. Questi sempre firmavano dinanzi al Vanaria dei mandati “ad litem” in bianco o su fogli intonsi, attraverso i quali poi venivano conferiti i ministeri di difensore alla Tavano ed al Risiglione, mandati che venivano in concreto disattesi o non onorati in alcun modo. Infine, a distanza di molti mesi dalle dazioni di denaro e dalla firma dei mandati, allorquando i raggirati chiedevano conto al Vanaria delle azioni legali e delle somme già versate, gli avvocati Tavano e Risiglione – che fino ad allora non avevano intrattenuto alcun rapporto diretto coi loro assistiti in ordine ai giudizi intrapresi – sistematicamente rinunziavano ai mandati comunicandolo formalmente ai patrocinati con apposita, puntuale missiva. "Anche in questa fase l’attività truffaldina di Vanaria continuava ed egli, per rabbonire le vittime - dicono i Carabinieri - prometteva loro la restituzione delle somme corrisposte, artatamente chiedendo loro coordinate bancarie e dimostrando disponibilità alla restituzione del denaro senza mai in realtà provvedervi turlupinando così fino alla fine i malcapitati clienti dell’associazione".
A fronte della millantata attività legale, l’associazione incamerava le somme richieste ai truffati, "peraltro del tutto spropositate, ovviamente in eccesso, rispetto agli importi degli eventuali contributi unificati e delle spese da versarsi in relazione alle azioni giudiziarie affidate". Il denaro veniva trattenuto ed utilizzato per scopi e fini privati degli associati. Ad esempio si pagavano gli affitti degli immobili in uso agli indagati oppure in un caso il denaro veniva utilizzato per pagare l’acquisto di una cucina da parte di uno degli avvocati. Solo in piccola parte le somme anticipate venivano impiegate per versare i contributi unificati afferenti le azioni legali da intraprendersi. I casi accertati, al momento, sono 15 ed hanno permesso di ottenere un vantaggio economico complessivo di circa 100 mila euro per gli associati ma "il danno cagionato ai truffati è stato di molto superiore", dicono gli inquirenti. Le poche attività effettivamente messe in atto dagli indagati sono consistite nello stilare degli atti di citazione senza poi iscrivere le cause a ruolo e, se pure ciò veniva fatto, le azioni legali non venivano poi coltivate e praticamente restavano abbandonate, generando ulteriore danno agli assistiti. Oltre la beffa del denaro loro truffato, le vittime hanno subito ulteriori danni economici originati dalla mancanza di tutela negli affari legali che li vedevano interessati, soccombendo nelle cause presso il tribunale civile o le commissioni tributarie per mancanza di costituzione. Da questi procedimenti sono, infatti, spesso scaturiti provvedimenti esecutivi in loro danno proprio a causa della negligente o addirittura assente difesa che li ha esposti in taluni casi a pignoramenti od a provvedimenti esecutivi sui loro beni immobili ed ulteriori spese per interessi. Le indagini sono tutt’ora in corso per individuare eventuali ulteriori persone truffate e, pertanto, si invitano le ulteriori vittime a rivolgersi ad una delle 93 Stazioni Carabinieri capillarmente dislocate sul territorio della Provincia per denunciare.

Crac banche venete, Giovanna Negro: 'acquisiremo dati e informazioni sull'attività di vigilanza e ascolteremo i vari protagonisti per fare chiarezza'

Crac banche venete, Giovanna Negro: 'acquisiremo dati e informazioni sull'attività di vigilanza e ascolteremo i vari protagonisti per fare chiarezza': Si è svolta questa mattina 23 febbraio a Venezia, presso palazzo Ferro Fini, la prima riunione della Commissione speciale d'inchiesta sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario in Veneto istituita in seno all'Assemblea legislativa regionale. Come stabilito con Deliberazione n. 205 del 21 dicembre scorso, i Commissari saranno chiamati per tre mesi, rinnovabili, a valutare i fatti emersi dopo la chiusura dei lavori della precedente Commissione speciale d'inchiesta che aveva concluso il proprio compito con la Relazione finale votata dal Consiglio regionale del Veneto il 12 luglio 2016.

Fratelli d’Italia lancia l’allarme banche: “Basta con lo stalking verso i piccoli debitori e fare luce sul crack banche in Veneto”

Fratelli d’Italia lancia l’allarme banche: “Basta con lo stalking verso i piccoli debitori e fare luce sul crack banche in Veneto”: Fratelli d’Italia lancia l’allarme banche: “Basta con lo stalking verso i piccoli debitori e fare luce sul crack banche in Veneto”



Fratelli d’Italia a fianco dei risparmiatori veneti truffati e degli imprenditori torchiati da un sistema bancario debole con i forti e forte fino al imite dello stalking, con i deboli. E’ il messaggio che arriva dalla conferenza stampa organizzata oggi pomeriggio da Raffaele Zanon e Adolfo Urso a Padova nell’ambito della campagna elettorale di Fratelli d’Italia in vista delle elezioni del prossimo 4 marzo.
Assieme ai due esponenti del partito di Giorgia Meloni candidati alla Camera ed al Senato, c’era Laura Schiavo, moglie di un imprenditore suicida il 13 giugno del 2013.
“Mio marito è stato vittima di una banda di disgraziati – denuncia Laura Schiavo – le agenzie di recupero crediti delle banche sono ossessionanti nei confronti dei piccoli imprenditori. Ed io quell’angoscia l’ho vissuta in prima persona. Occorre dare la possibilità alle persone per bene di riprendersi quando si trovano in una situazione debitoria, come ci siamo trovati io e mio marito. Tutte le famiglie che sono state ridotte sul lastrico vanno risarcite. Questa non è l’Italia che voglio io e che voglio dare ai miei figli”.
Dello stesso avviso le parole di Raffaele Zanon, candidato nel collegio plurinominale della Camera per Fratelli d’Italia.
“Gli istituti di credito devono essere al servizio di famiglie e imprese e non viceversa – ha spiegato Raffaele Zanon – Laura Schiavo, candidata per FdI nelle Marche, ha dato vita a una serie di battaglie di Fratelli d’Italia che sono sfociate nella proposta di legge contro lo stalking bancario. Il Veneto è stato attraversato dai crack di Veneto Banca e di Banca popolare di Vicenza con una commissione parlamentare che non ha dato certo gli esiti sperati. In Veneto abbiamo assistito ad un autentico cataclisma da 20 miliardi di euro: una cifra che è evaporata, una cifra che se rapportata ai 10 miliardi di euro con cui l’Europa ha salvato la Grecia dalla bancarotta, ci dice come ci sia la necessità di fare chiarezza su questa vicenda. Esigiamo che i risparmiatori abbiano giustizia e venga fatta piena luce, capendo anche chi non ha vigilato tra coloro che dovevano vigilare. Inoltre vorremmo andare a introdurre sistemi di trasparenza sulle fondazioni bancarie a partire dagli emolumenti di chi le amministra, equiparando gli emolumenti di presidenti, amministratori delegati e consiglieri delle fondazioni a cifre in proporzione e comunque non più alte di quelle percepite dai sindaci delle città dove le fondazioni hanno sede”.
A concludere la conferenza stampa Adolfo Urso, candidato al plurinominale al Senato: “Questa campagna elettorale l’abbiamo impostata su temi concreti e fondamentali, quali la tutela delle imprese, dell’immigrazione, del credito – ha chiosato Adolfo Urso – Chiederemo con forza l’istituzione di una nuova commissione d’inchiesta, poichè quella che è stata messa in piedi in fretta e furia non ha funzionato. L’avventura di Pier Ferdinando Casini, alla presidenza di quella commissione d’inchiesta, i cui risultati sono stati per ampi stralci secretati, si è conclusa con la candidatura di Casini con il Pd e della Boschi addirittura in Alto Adige. E’ evidente che qualcosa non ha funzionato, e quello che non ha funzionato va portato alla luce dalla nuova commissione parlamentare d’inchiesta. Vogliamo inoltre agire perchè il risparmiatore venga davvero tutelato. Perchè qui siamo di fronte a risparmiatori che sono stati truffati”.

mercoledì 17 gennaio 2018

ARGENTINA: IL BLUFF ENTE FRIULI NEL MONDO ED EFASCE

ARGENTINA: IL BLUFF ENTE FRIULI NEL MONDO ED EFASCE 1196A (PARTE UNO) -


Quello che vi stiamo per svelare è il contenuto di una lunga inchiesta fatta grazie ad un alcuni connazionali in Argentina che svolgono importanti ruoli dirigenziali nel sistema economico e sociale. Un viaggio fra business privati, contributi e voti. Ovviamente il contenuto del dossier resterà nell'anonimato, ma le autorità competenti potranno in qualunque momento chiederci maggiori informazioni in dettaglio. Per la lunghezza e la complessità degli argomenti l'inchiesta durerà quattro puntate. Inizia così il rapporto del nostro "collaboratore": Gentile Perbenista, invio una breve storia degli ultimi 17 anni del mondo dell'associazionismo friulano e della sua federazione. Anche se ne ha più di 64 anni. Per tutti noi viene rappresentato nelle figure dell'Ente Friuli nel Mondo, Efasce ed Alef. Prima di tutto voglio chiederle di conservare l'anonimato per motivi di ordine personale e di funzione che non mi consente di svelare un lungo imbroglio di più di 60 anni, se ben ad un giornalista di inchiesta come lei; tuttavia questa mia documentazione le permetterà di trovare alcune tracce di un modus operandi non convenzionale. molto lontano dal bene comune dei friulani nella piccola patria e nel mondo. Abbiamo più di un secolo di emigrazione e questo ha permesso a questi gruppi di creare una modalità per evitare che qualcuno tornasse in Italia. Così hanno organizzato questo mondo associativo che si occupava di realizzare visite in diversi punti dove i connazionali si ritrovavano in modo sociale più che culturale. Fu così che questi punti aggregativi furono chiamati fogolars. Loro dal 1954 hanno iniziato con le visite a questi centri di aggregazione dei friulani nel mondo. In cosa consistevano questi incontri? Portare un saluto della terra e come visitanti venivano accolti, portati a spasso amangiare piatti tipici, ballare e divertirsi. Queste persone, a capo dei fogolar, per abitudine ed ignoranza venivano trattati come autorità regionali, quando in realtà non lo erano. Così hanno usurpato per anni un ruolo, perchè gli portava grandi convenienze. Erano importanti e potenti di fronte ad una marea di gente con nostalgia della propria terra. Le speculazioni sulle emozioni di quella povera gente che aveva lasciato il cuore nel Friuli aumentavano di anno in anno, specie fra quanti non potevano permettersi di pagarsi un aereo e tornare in Italia. Non è vero che sono scappati dalla terra perchè volevano; sono andati via perchè il lavoro in Friuli era garantito solo ad alcuni. Sessantaquattro anni di una modalità che ha coperto l'assenza di una vera politica e di una vera assistenza di uno stato regionale (il Friuli Venezia Gulia) verso i propri connazionali in Argentina. Sono stati oltre sessanta anni di drenaggio costante di soldi e non pochi, verso destini poco fruttiferi per la cultura e la diffusione del Friuli Venezia Giulia. Dopo tanti anni e tanto spreco, nessuno in Argentina, nemmeno gli italo argentini sanno dove si trova il Fruli. Invece tutti conoscono e sanno che esistono Napoli, la Sicilia, la Calabria, il Piemonte e l'Umbria, ma nessuno sa dove è il Friuli e che città vi siano. E' sufficiente fare una verifica della gestione dei fondi recepiti e del loro utilizzo per capire la totale inutilità per la collettività di questo mondo associativo friulano. Con il 2001, con la distruzione economica dell'Argentina, inizia il crollo definitivo di questo mondo associativo friulano nel mondo. Questi Enti, in Argentina come in Venezuela, si sono dati da fare per recuperare fondi della Regione Fvg per dare un aiuto ai discendenti friulani in queste terre. Così hanno organizzato dei corsi di formazione per far riscoprirer le radici. Hanno scelto 25 giovani laureati da portare in Friuli. Hanno incassato per ogni studente circa 5mila euro a testa. Dopo soli tre mesi in Friuli i giovani neolaureati sono dovuti ritornare in Argentina. Altri non sono nemmeno riusciti a ritornare in Argentina. Cosa hanno fatto queste associazioni? Hanno inviato i ragazzi alla raccolta dell'uva nelle aziende collegate a queste associazioni. Casualmente un grosso imprenditore, ex presidente dell'Ente Friuli nel Mondo, ha un'azienda agricola vitivinicola; così hanno inviato da lui ingegneri informatici, agronomi, medici ed architetti a lavorare nei camoi gratis. A costo zero per loro, anzi con agevolazioni per assumere precariamente questi giovani. Tutta questa manovra è stata una vera offesa per molti laureati friulargentini ed ha comportato un notevole guadagno di questa classe "dirigente" dell'ente. (fine prima parte)
fonte : ilperbenistafvg

I DATI ECONOMICI FALSI DIFFUSI DAI MEDIA - Antonella Stirati

I DATI ECONOMICI FALSI DIFFUSI DAI MEDIA - Antonella Stirati

venerdì 12 gennaio 2018

Bankitalia spieghi a Mps che il loro imprenditore modello è De Benedetti

Bankitalia spieghi a Mps che il loro imprenditore modello è De Benedetti



Domani mattina fondo una società, la indebito fino all’osso, poi allargo le braccia e spiego che quei soldi non li posso restituire e la società la metto in vendita. Non la compra nessuno? E allora se la prendano le banche che avevano prestato quei soldi. Certo, mi spiace che una di quelle rischi di andare gambe all’aria con quei debiti. Ma non è più affare mio. Adesso non ho tempo di discuterne, perché sono atteso in Banca di Italia dai suoi vertici che mi riceveranno come un eroePiaciuta la storia? Beh, non è fiction. Ma realtà. Solo che io non sono io, che non verrei mai ricevuto dalla Banca di Italia a piacimento. Perché non mi chiamo Carlo De Benedetti. E la società fondata non è immaginaria, ma il gruppo Sorgenia, per cui è finita più o meno così (anche se oggi con un nuovo management sembra avere trovato una nuova vita). E anche la banca costretta a leccarsi ferite profondissime per i soldi prestati a Sorgenia non è fiction: è il Monte dei Paschi di Siena, che poi per non traballare ha dovuto acciuffare al volo i bond-aiuto dello Stato e dei contribuenti italiani.



Ecco, avendo presente quel che è accaduto a Mps grazie alla Sorgenia allora di De Benedetti, si fa davvero fatica a comprendere le ragioni di quel che l’ingegnere stesso ha raccontato alla Consob che lo interrogava su quello strano acquisto di banche popolari con relativo buon guadagno nel gennaio 2015, a poche ore dal varo del decreto di Matteo Renzi che trasformava in spa 10 popolari italiane. L’ingegnere che aveva regalato a Mps quel bel problema ha dovuto spiegare che della riforma delle popolari aveva parlato il 14 gennaio 2015 con il vicedirettore generale della Banca di Italia Fabio Panetta, che lo aveva ricevuto in pompa magna come era abitudine.



“Ero tornato dalle vacanze”, ha spiegato De Benedetti ai funzionari dello Consob che lo interrogavano come teste secondo il verbale svelato da Il Sole 24 Ore, “ed ero andato a trovare Panetta in Banca di Italia, come faccio abbastanza abitualmente con lui o con Ignazio Visco, una volta al mese – una volta ogni due mesi, non c’è una scadenza precisa, ma, diciamo, una consuetudine precisa”. In quell’incontro Panetta svela a De Benedetti che “l’unica cosa positiva che mi pare che finalmente il governo si sia deciso ad implementare quella roba che noi chiediamo da anni e cioé la trasforma…, ,la riforma delle, delle popolari”.



Nell’interrogatorio De Benedetti poi spiega di avere parlato delle popolari alle 7 del mattino a colazione con Matteo Renzi, di essere stato suo consulente informale, di avere inventato lui il job act e di avere rapporti di amicizia con Maria Elena Boschi e Pier Carlo Padoan che spesso vanno a cena a casa dell’ingegnere. Praticamente De Benedetti era il padrone di casa del governo, che in fondo per lui non era una istituzione, ma una combriccola di amici: “perché poi sa, quello lì si chiama Governo, ma non è un Governo, sono quattro persone, ecco…”. Poi l’ingegnere torna sui suoi rapporti con il Governatore della Banca di Italia: “ho un buon rapporto con Visco da quando lui era all’Ocse per cui ci vediamo così per fare quattro chiacchiere… Visco non parla tanto volentieri dell’Italia, gli piace di più parlare del mondo, ecco…”.



Ecco. Carlo De Benedetti non ha più cariche imprenditoriali nè ruolo pubblico di alcun genere. Per l’istituzione Banca di Italia non dovrebbe essere nemmeno un idolo, visti i problemi che ha lasciato con Sorgenia sul groppone di una delle principali banche italiane, Mps. Difficile immaginarsi che l’istituzione che deve sempre astrarre dai rapporti personali stenda come viene qui descritto, tappeti rossi a un privato cittadino che non si capisce come mai venga ricevuto in Banca di Italia. Non solo: parla con lui anche di notizie riservate (come quella dell’intervento sulle popolari) che ai vertici di Bankitalia sono arrivate per via istituzionale grazie a un incontro con il governo dell’8 gennaio 2015. Dobbiamo dedurre che per Banca d’Italia il signor De Benedetti sia un modello di riferimento. Chissà se Mps lo sapeva. Ottima cosa però che l’informazione oggi sia nota a tutti. Quinditi prendete a calci la vostra banca e non onorate i debiti contratti: Visco & c vi faranno i complimenti, e vi soffieranno pure qualcosa di molto utile all’orecchio…

Disabili e sesso: genitori costretti a masturbare i figli – Emilia

I genitori a volte sono costretti a masturbare i figli o ad accompagnarli da una prostituta. E’ questa la denuncia che viene dal mondo dei disabili, un mondo in cui non sembra ci sia posto per la sessualità.



Dove le pulsioni devono essere represse oppure soddisfatte in maniere umilianti. A occuparsi del tema è il regista messinese Francesco Cannavà il quale ha girato Because of my body, il primo documentario italiano sull’assistenza sessuale ai disabili.

Ai media locali Cannavà, 37 anni, ha ricordato che la figura del lovegiver, l’assistente sessuale, ormai è riconosciuta in paesi come Olanda, Germania, Svizzera e Danimarca. In Italia invece c’è un disegno di legge che ormai è fermo da tre anni.

Se ne riparlerà (forse) all’inizio della prossima legislatura.

Ma non occorre scomodare le alte sfere delle istituzioni, l’argomento resta tabù anche nella vita di tutti i giorni.

Cannavà spiega che innanzi tutto bisogna fare enormi passi avanti dal punto di vista culturale: “La disabilità, specie quando è fisica e motoria, è considerata in Italia ancora come una deformità o una mostruosità“. Nel documentario viene sottolineata anche la condizione particolarmente svantaggiata delle donne disabili.

Infatti per loro i prezzi di una prestazione con un gigolò sono particolarmente proibitivi, anche dieci volte superiori alla tariffa ordinaria. Sono, insomma, rifiutate.

Sull’argomento, tempo fa ERMamma aveva intervistato l’attrice e scrittrice Giorgia Wourth, autrice del romanzo L’accarezzatrice: “Nei Paesi dove l’assistenza sessuale è riconosciuta, da un po’ di anni ci sono corsi di 600 ore, per intraprenderla come professione – aveva spiegato la Wourth -. C’è bisogno di formazione ma soprattutto di spontaneità.

Per questo molte brave assistenti sessuali sono ex prostitute, che hanno deciso di dedicarsi esclusivamente a un certo tipo di corpi. Poi persone che vengono dall’ambito infermieristico, che comprendono i limiti dei corpi fragili, o dalla medicina alternativa.

Inoltre è fondamentale la competenza sugli aspetti psicologici, anche perché c’è il confronto con medici, familiari o istituti”.

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Fonte: Google News – Sessualità e amore site-emiliaromagnamamma.it

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