lunedì 21 novembre 2016

Steven Eisman : le banche italiane provocheranno la prossima crisi finanziaria. “L’Europa è fregata, voi tutti siete fregati“


di Daniele Chicca
 
NEW YORK (WSI) – Steven Eisman, il gestore famoso per le sue puntate short che ha ispirato il film “La grande scommessa” (“Big Short“), è convinto che le banche italiane provocheranno la prossima crisi finanziaria. Questo perché i crediti deteriorati sono, come avvenne nel 2007-2008 per i mutui subprime, enormemente sopravvalutati.
“Steve” Eisman, che di crisi ne sa qualcosa, constata che, se valutati correttamente, le sofferenze creditizie in pancia agli istituti del nostro paese vedrebbero “spazzato via” il capitale. In un’intervista al Guardian, l’investitore che ha fatto una fortuna anticipando lo scoppio della crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti non è ottimista sul futuro dell’Italia e del continente europeo:
“L’Europa è fregata, voi tutti siete fregati“, dice.
L'attore Steve Carell interpreta il finanziere Steve Eisman nel film "La Grande Scommessa" (The Big Short).













Non sono contratti finanziari derivati, come nel caso dei mutui cartolarizzati, a preoccupare Eisman, il quale aveva capito che prestiti giudicati tripla A dalle agenzie di rating in realtà non valevano nulla. Il finanziere di Wall Street punta in questo caso il dito contro la montagna di sofferenze iscritte nei bilanci delle banche italiane, il cui errore è stato quello di non svalutare questi prestiti inesigibili.
Secondo lui se fossero valutati correttamente “il loro capitale verrebbe spazzato via”. Gli istituti di credito italiani, invece, si ostinano ancora a tenerli in portafoglio, con un valore che si aggira tra il 45 e il 50% del valore originale.
Il problema è che nessuno li valuta altrettanto. Quando ci sono offerte da parte di società e banche specializzate nella gestione di tali prestiti, si arriva al massimo al 20% (quanto si prevede di recuperare) del valore. Si parla di più di 300 miliardi di euro in sofferenze lorde, una somma non da poco, pari al 17% del Pil italiano, la terza forza economica dell’area euro.
In conclusione, non appena il valore reale dei crediti deteriorati verrà riconosciuto dalle banche, il capitale verrebbe azzerato e da un giorno all’altro risulterebbero “insolventi”. La speranza è che stavolta Eisman – e tanti altri speculatori come lui – si sbaglino.

sabato 19 novembre 2016

TRE MILIONI DI FRANCHI IN PIASTRE D’ORO A GARIBALDI PER COMPRARSI IL SUD, ce lo raccontano i massoni.

Questo articolo è stato tratto da un blog veneto (storiaveneta.com), la voglia di fare chiarezza sull’Unità d’Italia non appartiene solo al popolo del sud ma tutto lo stivale vuole e chiede la verità storica! Mentre la maggior parte del popolo oggi conosce la realtà dei fatti lo stato non prende posizione per affrontare una “revisione storica”, ma come può uno stato basato appunto sulle bugie e i tradimenti iniziati proprio con il risorgimento ammettere la realtà?
DI MILLO BOZZOLAN

I MASSONI SVELANO COME FURONO FINANZIATI I MILLE se ce lo spiegano loro, cosa c’era sotto, c’è da dar retta alla fonte…
Adesso, ecco la sconcertante rivelazione. Viene dal convegno “La liberazione d’Italia nell’opera della Massoneria”, organizzato a Torino nel settembre del 1988 dal Collegio dei Maestri Venerabili del Piemonte, con l’appoggio di tutte le Logge italiane. Di recente sono stati pubblicati gli Atti, a cura dell’editrice ufficiosa dei massoni. Una fonte sicura dunque, visto il culto dei “fratelli” per quel Garibaldi che fu loro Gran Capo.
Un breve intervento — poco più di due paginette, ma esplosive— a firma di uno studioso, Giulio Di Vita, porta il titolo “Finanziamento della spedizione dei Mille”.
Già: chi pagò? Come riconosce lo stesso massone autore della ricerca: «Una certa ritrosia ha inibito indagini su questa materia, quasi temendo che potessero offuscare il Mito. Quanto viene solitamente riferito è un modesto versamento — circa 25.000 lire — fatto da Nino Bixio a Garibaldi in persona all’atto dell’imbarco da Quarto».
E invece, lavorando in archivi inglesi, l’insospettabile Di Vita ha scoperto che, in quei giorni, a Garibaldi fu segretamente versata l’enorme somma di tre milioni di franchi francesi, cioè (chiarisce lo studioso) «molti milioni di dollari di oggi». Il versamento avvenne in piastre d’oro turche: una moneta molto apprezzata in tutto il Mediterraneo.
A che servì quell’autentico tesoro? Sentiamo il nostro ricercatore: «È incontrovertibile che la marcia trionfale delle legioni garibaldine nel Sud venne immensamente agevolata dalla subitanea conversione di potenti dignitari borbonici alla democrazia liberale. Non è assurdo pensare che questa illuminazione sia stata catalizzata dall’oro». Anche perché ai finanziamenti segreti se ne aggiunsero molti altri (e notevolissimi, palesi) frutto di collette tra tutti i “democratici” di Europa e America, del Nord come del Sud.
Sarebbero così confermate quelle che, sinora, erano semplici voci: come, ad esempio, che la resa di Palermo (inspiegabile sul piano militare) sia stata ottenuta non con le gesta delle camicie rosse ma con le “piastre d’oro” versate al generale napoletano, Ferdinando Lanza. Con la prova dei molti miliardi di cui disponeva Garibaldi si può forse valutare meglio un’impresa come quella dei Mille che mise in fuga un esercito di centomila uomini (tra i quali migliaia di solidi bavaresi e svizzeri), al prezzo di soli 78 morti tra i volontari iniziali.
Ma c’è di più: il poeta Ippolito Nievo se ne tornava da Palermo a Napoli al termine della spedizione. Il piroscafo su cui viaggiava, l’”Ercole”, affondò per una esplosione nelle caldaie e tutti annegarono. Si sospettò subito un sabotaggio ma l’inchiesta fu sollecitamente insabbiata. Le cose possono ora chiarirsi, visto che il Nievo, come capo dell’Intendenza, amministrava i fondi segreti e aveva dunque con sé la documentazione sull’impiego che nel Sud era stato fatto di quei fondi. Qualcuno evidentemente non gradiva che le prove del pagamento giungessero a Napoli: non si dimentichi che recenti esplorazioni subacquee hanno confermato che il naufragio della nave del poeta fu davvero dovuto a un atto doloso.
Si cominciava bene, dunque, con quella “Nuova Italia” che i garibaldini dicevano di volere portare anche laggiù: una bella storia di corruzioni e di attentati. Ma Nievo portava, pare, solo ricevute: dove finirono i miliardi rimasti, e dei quali solo pochissimi capi dei Mille erano a conoscenza?
In ogni caso, era una somma che solo un governo poteva pagare. E, in effetti, la fonte del denaro era il governo inglese (non a caso lo sbarco avvenne a Marsala, allora una sorta di feudo britannico, e sotto la protezione di due navi inglesi; e proprio su una nave inglese nel porto di Palermo fu firmata la resa dell’isola).
Come riconosce il «fratello» Di Vita, lo scopo della Gran Bretagna era quello già ben noto: aiutare Garibaldi per “colpire il Papato nel suo centro temporale, cioè l’Italia, agevolando la formazione di uno Stato protestante e laico“. Le monarchiche isole pagarono cioè il repubblicano Eroe perché distruggesse un Regno, quello millenario delle Due Sicilie, purché anche l’Italia, «tenebroso antro papista», fosse liberata dal cattolicesimo.

Fonte: Laveritadininconaco.altervista.org

mercoledì 16 novembre 2016

L’Istituto di credito che voglia insinuarsi allo stato passivo deve produrre documenti con data certa


Secondo quanto disposto dalla sent. 17354/2016 della Cassazione, la banca che, nei confronti di un fallimento, voglia far valere la propria ragione di credito derivante da un rapporto obbligatorio regolato in conto corrente e, dunque, ne chieda l’ammissione allo stato passivo, ha l’onere di dare piena prova del suo credito.

Perché si consideri assolto l’onere di cui sopra, la Corte ritiene da un lato che l’istituto di credito sia chiamato a fornire documentazione con data certa, venendosi, altrimenti, a configurare un fatto impeditivo all’accoglimento della domanda di ammissione; dall’altro che lo stesso fornisca l’integrale documentazione relativa allo svolgimento del conto, non essendo sufficiente la dimostrazione di mancata opposizione del correntista agli estratti conto lui notificati.

In particolare – precisa il Collegio – l’istituto di credito non può pretendere di opporre al curatore, stante la sua posizione di terzo, l’incontestabilità del conto corrente bancario che, ex art. 1832 c.c., deriva, ma soltanto tra le parti del contratto, dall’approvazione anche tacita del conto da parte del correntista, poi fallito, e dalla di lui decadenza dalle impugnazioni.






Cassazione Civile, Sez. I, 26 agosto 2016, n. 17354                                                                                                                                                                    

sabato 12 novembre 2016

Il Risorgimento del Sud . Morti fucilati istantaneamente: 1.841; morti fucilati dopo poche ore: 7.127; feriti: 10.604; prigionieri: 6.112; sacerdoti fucilati

Il Risorgimento del Sud . Morti fucilati istantaneamente: 1.841; morti fucilati dopo poche ore: 7.127; feriti: 10.604; prigionieri: 6.112; sacerdoti fucilati: 54; frati fucilati: 22; case incendiate: 918; paesi incendiati: 5; famiglie perquisite: 2903; chiese saccheggiate: 12; ragazzi uccisi: 60; donne uccise: 48; individui arrestati 13.629; comuni insorti 1428. Questa è la statistica riportata sul Contemporaneo di Firenze del 14 agosto 1861, a pochi mesi dalla “liberazione” del sud dall’oppressore, e l’annessione al regno Sabaudo.
Liberazione, un termine usato a lungo, quasi istintivamente nel descrivere il risorgimento del Meridione, una smisurata sequela di istantanee sporche del sangue di un esercito fedele al proprio re, di una popolazione legata alle proprie radici, di un popolo fiero e incosciente, di una nazione conquistata.
Un sud, quello del Regno delle due Sicilie, che vantava una delle migliori scuole di medicina in Europa, le prime cattedre di astronomia (in italia) ed economia (al mondo), il primo teatro al mondo, il primo osservatorio astronomico, la prima ferrovia ed il primo telegrafo elettrico in Italia, il terzo posto nella classifica delle nazioni più industrializzate d’Europa ed una serie di altri primati degni dei paesi più sviluppati. Di contro, l’organizzazione statale non è omogenea in tutto il regno, soprattutto nelle regioni più periferiche spesso sprovviste di strade e con condizioni igieniche precarie. C’era tanta povertà, ma nessuno aveva mai sentito il bisogno di dover lasciare la propria terra. Difficile dire che siano state queste ultime le motivazioni che hanno spinto Cavour, che masticava più di francese che di Italiano, a mobilitare una macchina di doppi giochi, inganni, pedine spostate alla bisogna ed alcuni salentini, Liborio Romano di Patù, Giuseppe Pisanelli di Tricase e Antonietta de Pace di Gallipoli (tra i più noti), esponenti di spicco del neo governo unitario i primi, e crocerossina e rivoluziona la seconda, che con il loro agire hanno spianato la strada a Garibaldi nella consapevolezza (o nella speranza) di poter migliorare ancora di più la condizione del sud. Non potevano sapere però, che i piemontesi non erano interessati a migliorare le condizioni di vita dei meridionali, paragonati alla stregue di bestie luride e primitive, bensì a mettere le mani sul patrimonio duo siciliano, che al momento dell’annessione constava di 445,2 milioni di lire in oro (oltre due terzi del patrimonio dell’intero stato italiano post unitario).
- See more at: http://www.salogentis.it/2013/09/20/il-risorgimento-del-sud/#sthash.z7eVVGdy.dpuf
Liberazione, un termine usato a lungo, quasi istintivamente nel descrivere il risorgimento del Meridione, una smisurata sequela di istantanee sporche del sangue di un esercito fedele al proprio re, di una popolazione legata alle proprie radici, di un popolo fiero e incosciente, di una nazione conquistata. - See more at: http://www.salogentis.it/2013/09/20/il-risorgimento-del-sud/#sthash.z7eVVGdy.dpuf
Liberazione, un termine usato a lungo, quasi istintivamente nel descrivere il risorgimento del Meridione, una smisurata sequela di istantanee sporche del sangue di un esercito fedele al proprio re, di una popolazione legata alle proprie radici, di un popolo fiero e incosciente, di una nazione conquistata.
Un sud, quello del Regno delle due Sicilie, che vantava una delle migliori scuole di medicina in Europa, le prime cattedre di astronomia (in italia) ed economia (al mondo), il primo teatro al mondo, il primo osservatorio astronomico, la prima ferrovia ed il primo telegrafo elettrico in Italia, il terzo posto nella classifica delle nazioni più industrializzate d’Europa ed una serie di altri primati degni dei paesi più sviluppati. Di contro, l’organizzazione statale non è omogenea in tutto il regno, soprattutto nelle regioni più periferiche spesso sprovviste di strade e con condizioni igieniche precarie. C’era tanta povertà, ma nessuno aveva mai sentito il bisogno di dover lasciare la propria terra. Difficile dire che siano state queste ultime le motivazioni che hanno spinto Cavour, che masticava più di francese che di Italiano, a mobilitare una macchina di doppi giochi, inganni, pedine spostate alla bisogna ed alcuni salentini, Liborio Romano di Patù, Giuseppe Pisanelli di Tricase e Antonietta de Pace di Gallipoli (tra i più noti), esponenti di spicco del neo governo unitario i primi, e crocerossina e rivoluziona la seconda, che con il loro agire hanno spianato la strada a Garibaldi nella consapevolezza (o nella speranza) di poter migliorare ancora di più la condizione del sud. Non potevano sapere però, che i piemontesi non erano interessati a migliorare le condizioni di vita dei meridionali, paragonati alla stregue di bestie luride e primitive, bensì a mettere le mani sul patrimonio duo siciliano, che al momento dell’annessione constava di 445,2 milioni di lire in oro (oltre due terzi del patrimonio dell’intero stato italiano post unitario).
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Liberazione, un termine usato a lungo, quasi istintivamente nel descrivere il risorgimento del Meridione, una smisurata sequela di istantanee sporche del sangue di un esercito fedele al proprio re, di una popolazione legata alle proprie radici, di un popolo fiero e incosciente, di una nazione conquistata.
Un sud, quello del Regno delle due Sicilie, che vantava una delle migliori scuole di medicina in Europa, le prime cattedre di astronomia (in italia) ed economia (al mondo), il primo teatro al mondo, il primo osservatorio astronomico, la prima ferrovia ed il primo telegrafo elettrico in Italia, il terzo posto nella classifica delle nazioni più industrializzate d’Europa ed una serie di altri primati degni dei paesi più sviluppati. Di contro, l’organizzazione statale non è omogenea in tutto il regno, soprattutto nelle regioni più periferiche spesso sprovviste di strade e con condizioni igieniche precarie. C’era tanta povertà, ma nessuno aveva mai sentito il bisogno di dover lasciare la propria terra. Difficile dire che siano state queste ultime le motivazioni che hanno spinto Cavour, che masticava più di francese che di Italiano, a mobilitare una macchina di doppi giochi, inganni, pedine spostate alla bisogna ed alcuni salentini, Liborio Romano di Patù, Giuseppe Pisanelli di Tricase e Antonietta de Pace di Gallipoli (tra i più noti), esponenti di spicco del neo governo unitario i primi, e crocerossina e rivoluziona la seconda, che con il loro agire hanno spianato la strada a Garibaldi nella consapevolezza (o nella speranza) di poter migliorare ancora di più la condizione del sud. Non potevano sapere però, che i piemontesi non erano interessati a migliorare le condizioni di vita dei meridionali, paragonati alla stregue di bestie luride e primitive, bensì a mettere le mani sul patrimonio duo siciliano, che al momento dell’annessione constava di 445,2 milioni di lire in oro (oltre due terzi del patrimonio dell’intero stato italiano post unitario).
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Un sud, quello del Regno delle due Sicilie, che vantava una delle migliori scuole di medicina in Europa, le prime cattedre di astronomia (in italia) ed economia (al mondo), il primo teatro al mondo, il primo osservatorio astronomico, la prima ferrovia ed il primo telegrafo elettrico in Italia, il terzo posto nella classifica delle nazioni più industrializzate d’Europa ed una serie di altri primati degni dei paesi più sviluppati. Di contro, l’organizzazione statale non è omogenea in tutto il regno, soprattutto nelle regioni più periferiche spesso sprovviste di strade e con condizioni igieniche precarie. C’era tanta povertà, ma nessuno aveva mai sentito il bisogno di dover lasciare la propria terra. Difficile dire che siano state queste ultime le motivazioni che hanno spinto Cavour, che masticava più di francese che di Italiano, a mobilitare una macchina di doppi giochi, inganni, pedine spostate alla bisogna ed alcuni salentini, Liborio Romano di Patù, Giuseppe Pisanelli di Tricase e Antonietta de Pace di Gallipoli (tra i più noti), esponenti di spicco del neo governo unitario i primi, e crocerossina e rivoluziona la seconda, che con il loro agire hanno spianato la strada a Garibaldi nella consapevolezza (o nella speranza) di poter migliorare ancora di più la condizione del sud. Non potevano sapere però, che i piemontesi non erano interessati a migliorare le condizioni di vita dei meridionali, paragonati alla stregue di bestie luride e primitive, bensì a mettere le mani sul patrimonio duo siciliano, che al momento dell’annessione constava di 445,2 milioni di lire in oro (oltre due terzi del patrimonio dell’intero stato italiano post unitario).
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Un sud, quello del Regno delle due Sicilie, che vantava una delle migliori scuole di medicina in Europa, le prime cattedre di astronomia (in italia) ed economia (al mondo), il primo teatro al mondo, il primo osservatorio astronomico, la prima ferrovia ed il primo telegrafo elettrico in Italia, il terzo posto nella classifica delle nazioni più industrializzate d’Europa ed una serie di altri primati degni dei paesi più sviluppati. Di contro, l’organizzazione statale non è omogenea in tutto il regno, soprattutto nelle regioni più periferiche spesso sprovviste di strade e con condizioni igieniche precarie. C’era tanta povertà, ma nessuno aveva mai sentito il bisogno di dover lasciare la propria terra. Difficile dire che siano state queste ultime le motivazioni che hanno spinto Cavour, che masticava più di francese che di Italiano, a mobilitare una macchina di doppi giochi, inganni, pedine spostate alla bisogna ed alcuni salentini, Liborio Romano di Patù, Giuseppe Pisanelli di Tricase e Antonietta de Pace di Gallipoli (tra i più noti), esponenti di spicco del neo governo unitario i primi, e crocerossina e rivoluziona la seconda, che con il loro agire hanno spianato la strada a Garibaldi nella consapevolezza (o nella speranza) di poter migliorare ancora di più la condizione del sud. Non potevano sapere però, che i piemontesi non erano interessati a migliorare le condizioni di vita dei meridionali, paragonati alla stregue di bestie luride e primitive, bensì a mettere le mani sul patrimonio duo siciliano, che al momento dell’annessione constava di 445,2 milioni di lire in oro (oltre due terzi del patrimonio dell’intero stato italiano post unitario).
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