venerdì 30 settembre 2016

Spagna: Banca centrale alza stima Pil 2016 al 3,2% contro il 2,7%





Spagna: Banca centrale alza stima Pil 2016:




La Banca centrale di Spagna ha alzato la stima di crescita dell'economia per il 2016 al 3,2% contro il 2,7% della precedente previsione.







lunedì 26 settembre 2016

Da Etruria a Monte dei Paschi, cercate la massoneria (Nessuno)

Nessuno entra nelle stanze del potere di alcune banche toscane vicine al 'giglio magico' di Matteo Renzi, per scoprire quello che Ferruccio De Bortoli aveva già scritto sul Corriere prima di essere sostituito come direttore

Azienda agricola vittima di usura da parte di una banca e una società di leasing rischia di fallire per la burocrazia.


Due magistrati hanno ritenuto fondate le accuse di tassi usurari ma da Roma non arrivano i fondi e intanto l’istanza fallimentare attivata dai creditori sta andando avanti in sede civile.
  PISTOIA. E’ una più che probabile vittima di usura ma non riesce ad accedere ai fondi stabiliti dalla legge a tutela proprio degli usurati e rischia di fallire. E’ questa l’amara realtà di un’azienda agricola di Pistoia che, se non arriveranno provvedimenti urgenti da Roma sarà dichiarata fallita prima ancora di vedersi riconoscere in sede penale di essere stata oggetto di usura da parte di una banca e di una società di leasing.
«Sussistono evidenze investigative e probatorie positive… in relazione ad alcuni conti correnti e per i mutui di interessi di natura usuraria» recita ill parere del sostituto procuratore della Repubblica di Pistoia, Luciano Padula che per questo motivo ha concesso per la prima volta il 5 marzo scorso, all’azienda agricola, una sospensione di trecento giorni dei termini di scadenza «degli atti aventi efficacia esecutiva».
A questo provvedimento si è aggiunto il 12 agosto scorso quello del sostituto procuratore della Repubblica, Fabio Di Vizio, che ha a sua volta concesso una proroga di 300 giorni «dei termini di scadenza, ricadenti entro un anno dalla data dell’evento lesivo, degli adempimenti amministrativi e del pagamento dei ratei dei mutui bancari e ipotecari, nonché di ogni altro atto avente efficacia esecutiva». Lo stesso per gli adempimenti fiscali e per i termini di prescrizione o comportanti decadenze da qualsiasi diritto. Il sostituto Di Vizio però non ha accolto l’istanza di sospensione della procedura di fallimento che pende sulla stessa azienda agricola – su istanza di dipendenti e fornitori - ritenendo che «la sospensione a favore dei soggetti vittime di richieste usurarie vada a riferirsi solo ai crediti derivanti dal reato denunciato» e di fatto non pregiudicherebbe la doverosità del riscontro dell’insolvenza dell’imprenditore.
Secondo l’avvocato Claudio Defilippi del foro di Milano che segue il caso dell’azienda agricola pistoiese, la vicenda avrebbe dell’assurdo anche perché la situazione di instabilità economica dei suoi clienti deriverebbe proprio da quei tassi usurari che si sarebbe trovato a pagare nel tempo alla banca e alla società di leasing. «Il problema più grave però – dice l’avvocato Claudio Defilippi - nasce dal fatto che l’azienda agricola pur avendo avuto due pareri da due diversi pubblici ministeri sull’esistenza del fumus commissi delicti e avendo avuto parere favorevole alla richiesta di accesso al fondo di solidarietà per le vittime dell’usura come previsto dalla legge, a oggi non ha ricevuto un centesimo».
«Ci troviamo nella situazione per cui sotto il profilo penale potremmo arrivare ad una sentenza di condanna per usura della banca e della società di leasing che i miei clienti hanno denunciato – aggiunge Defilippi – E dall’altra che nel frattempo l’azienda venga dichiarata fallita. Mi piacerebbe sapere se quella legge dello Stato che prevede il fondo di solidarietà per le vittime dell’usura esiste oppure è solo carta straccia visto che ho altri casi del genere in tutta Italia e sono tutti nella stessa situazione». La legge prevede che alle vittime dell’usura venga messo a disposizione un finanziamento in parte a fondo perduto e in parte a interessi zero.
«E’ la Prefettura che gestisce la pratica» dice Loredana Ferrara, ex assessore della Provincia di Prato e responsabile nazionale dello sportello antiusura della Fondazione Caponnetto. Procedura confermata dal dirigente della Prefettura di Pistoia, Francesco Piano che senza entrare nello specifico ammette: «Le pratiche di questo genere vengono istruite da noi e una volta che sono completate, vengono inviate al commissario prefettizio a Roma che le esamina e se le ritiene degne mette a disposizione i fondi».
Il ritardo nel concedere i fondi in questo caso specifico prova a spiegarlo Loredana Ferrara: «E’ dallo scorso luglio che il posto del commissario prefettizio a Roma è vacante perché Santi Giuffrè che lo ricopriva dal 2014, è andato in pensione e al suo posto non è stato ancora nominato il sostituto – dice Loredana Ferrara – Il ritardo potrebbe derivare proprio da questo ed è molto grave visto che le vittime dell’usura potrebbero vedersi penalizzare ulteriormente dalla lentezza della burocrazia».
E poi Ferrara ricorda un altro caso che ha seguito su Pistoia e che invece è andato a buon fine. «In passato come Fondazione Caponnetto abbiamo seguito la proprietaria
di un negozio che era vittima di usura e nel frattempo le stava andando all’asta la propria abitazione – conclude Ferrara – Grazie al nostro intervento e all’esistenza di quella legge che prevede il finanziamento in parte a fondo perduto e in parte a tasso zero, è riuscita a salvare al casa».

fonte : iltirreno 

sabato 24 settembre 2016

Denuncia della Cassazione : Ma quanto rubano le banche

Documento svela i crimini commessi agli sportelli dagli impiegati su ordine dei capi. Denuncia della Cassazione : Ma quanto rubano le banche




Denuncia della Cassazione : Ma quanto rubano le banche

fonte : Libero   articolo di : Francesco De Dominicis

Documento svela i crimini commessi agli sportelli dagli impiegati su ordine dei capi.  Senza contare i falsi in bilancio e altre innumerevoli irregolarità che hanno distrutto il sistema creditizio italiano.
Denuncia della Cassazione : Ma quanto rubano le banche
Come riporta oggi il quotidiano Libero la Cassazione consegna al Senato un documento che smaschera i trucchi usati da molti istituti per fregare azionisti e clienti : investimenti fasulli, azioni bidone e mercati falsati. E poi bilanci falsi e truffe finanziarie.
Denuncia della Cassazione : Ma quanto rubano le banche
MANO LESTA : Il Dossier contiene 25 anni di scandali e malefatte che hanno portato a dissesti di colossi e di istituti minori. E a pagare il conto sono i risparmiatori.

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I nostri servizi si basano principalmente sul controllo di ogni tipologia di contratto di finanziamento e soprattutto sulla delle posizioni bancarie.

Ci occupiamo della verifica di illegittimità, al ricalcolo, alla quantificazione delle somme non dovute e degli ulteriori danni ed alla redazione di perizie econometriche per la mediazione e l’azione legale.

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venerdì 23 settembre 2016

UDINE : MEDIOCREDITO FVG, ARRIVANO I CONTRATTI DI SOLIDARIETA’, “PRESIDENTE COMPAGNO, TORNA SULLA NAVE, .....”



Cristiana Compagno, la presidente del CDA di Mediocredito, la partecipata della regione FVG di Serracchiani, non ce la fa più, dopo un mesetto trascorso in soggiorno, con autista a disposizione, a Lignano Pineta, soffre le intemperie di Via Aquileia, Udine. La presidente se ne vorrebbe andare dal bidone Mediocredito, il suo compenso è di 110mila euri/anno più auto con conducente da casa in ufficio. Paisa’. Per fortuna c’è ancora qualche De Falco in piazza unità a Trieste che ammonisce: “Torna sulla nave, cazzo!”.  
Da mesi circolava la voce del probabile ricorso al fondo di solidarietà cui l’istituto, potrebbe ricorrere. Ora giungono le prime certezze. Lo strumento è l’equivalente della cassa integrazione per gli operai del manufatturiero e il ricorso, nel caso inispecie, rivela la spregiudicata politica di assunzioni cui i vertici politici regionali hanno fatto ricorso in questi anni di buchi paurosi: assumere per accomodare i propri amici, in gergo si chiamano raccomandazioni.
Perché in questi ultimi 4/5 anni si è continuato a parcheggiare personale malgrado i conti non tornassero? Chi approvava le assunzioni? Che bisogno c’era di toccare e superare il numero di 90 dipendenti? per fare cosa? Perché il fenomeno universitario Compagno se ne vuole andare dopo che: l’esercizio 2013 è stato negativo per 62milioni e mezzo di euri; il 2014, negativo per 28milioni e mezzo; il 2015 negativo per 39milioni di euri. Paisà, paga Pantalone e Schettino/Compagno salta dalla nave che affonda. Che senso aveva far lievitare il costo del CDA nel 2015 di oltre 110mila euri? che razza di politica economica insegnano all’università? Bidoni speciali. E’ questo il Friuli autonomo che nessuno narra. Scegli l’essenza, la pagina che fa tendenza, Qui. Forza Badile-.

fonte : leonarduzzi.eu

domenica 18 settembre 2016

sabato 17 settembre 2016

UDINE AUTO DELLA POLIZIA LOCALE SOTTOPOSTA A DINSINFESTAZIONE, ALLARME MALATTIE INFETTIVE




Un’auto della polizia municipale di Udine è sotto osservazione. E’ stata sottoposta a una bonifica a causa di aree infettate riscontrate sui sedili. 

Malattie infettive, acari. Paisà. 

La pagina che fa tendenza, qui, aveva anticipato la notizia verso la fine di agosto. Silenzio…ora la centrale di via Girardini trema. 
Nessuno vuol salire sulle auto. I vigili chiedono garanzie al peggior sindaco che la città veneziana più elegante del Nord Italia abbia mai avuto: #HonsellVattene. 
Il comandante, l’elegante Bedessi non commenta. Resta stampato il totem del Pd regionale sintetizzato dalla capogruppo in consiglio comunale Monica Paviotti: “I comuni di centrodestra si rifiutano di accogliere i clandestini, noi siamo per il principio dell’accoglienza diffusa”. 
Ora la scabbia e non è una novità. 
Nel 2014, i vertici provinciali udinesi dell’Associazione Professionale Polizia Locale d’Italia (Anvu), avevano denunciato l’allarme per il rischio contagio e diffusione patologie determinato dai primi accompagnamenti di clandestini compiuti coi mezzi della polizia municipale di Udine.

fonte : leonarduzzi.eu

UDINE NELL’ORO, FORAGGIO DI QUALITA’ PER GLI AMICI DELL’ASSESSORE PIRONE: 10MILA EURI A BOTTA



Dopo Bandus, 50mila euri per far suonare i Radio Zastava in una caserma di Udine su proposta della cooperativa Punto Zero, ecco Luxardo, il collezionista. Come trasformare le centinaia di migliaia di morti della prima guerra mondiale in un grasso affare Per un consulente all’elaborazione ai testi si spendono 10mila euri, paisà: incarico a Luca Giuliani. 
Per valorizzare il patrimonio editoriale del collezionista, il comune mette a disposizione circa 150mila euri, 300milioni di vecchio conio.
Sarà allestita una mostra sul fondo Luxardo collocata al terzo piano del castello al Museo della fotografia dove saranno esposte le immagini del collezionista che raccontano il primo conflitto mondiale. Tuttavia l’occasione è d’oro per i consulenti “amici” dell’assessore Pirone che saranno gratificati da piccoli incarichi da 10mila euri a botta, come da esempio del dott. Giuliani.
Lavoretti tipo “elaborazioni testi” e “curatela e coordinamento della rassegna” vengono premiati con il grano pubblico che l’asssessore elargisce agli amici consulenti. Forza Badile.

fonte : leonarduzzi.ue






venerdì 16 settembre 2016

Rifiuta la chiusura conto: Banca di Credito Cooperativo condannata

I responsabili dell’istituto di credito si rifiutano di chiudere i conti correnti in rosso di una società: condannata la Banca di credito cooperativo dei Comuni cilentani. Rifiuta la chiusura conto: Bcc condannata


Rifiuta la chiusura conto: Bcc condannata

I responsabili dell’istituto di credito si rifiutano di chiudere i conti correnti in rosso di una società: condannata la Banca di credito cooperativo dei Comuni cilentani. Il giudice di pace di Roccadaspide, Anna De Bartolomeis, ha pronunciato una sentenza destinata a creare un rilevante precedente nelle dispute tra banche e correntisti.
La coop Nuovi Orizzonti di Battipaglia aveva chiesto, lo scorso anno, la chiusura dei due conti accesi alla Bcc dei Comuni Cilentani. Tali conti, infatti, presentavano un saldo negativo, il cui importo lievitava di mese in mese.
A causa di difficoltà economiche, la società ne chiedeva la chiusura. Istanza cui la banca non provvedeva, rimarcando la presenza di una passività da colmare prima di disporre la chiusura.
Il ricorso della coop. La coop si era rivolta agli avvocati Donatella Di Sarlo e Antonietta Caldarone dello studio legale dell’avvocato Mario Manzo – specializzato in materia bancaria e finanziaria – per ordinare la chiusura dei due conti e chiedere un risarcimento del danno derivante dalla violazione dei principi di correttezza, buona fede e trasparenza.
Rifiuta la chiusura conto: Bcc condannata
Tesi accolta dal giudice di pace di Roccadaspide, nonostante la richiesta di rigetto della domanda presentata dalla Bcc dei Comuni cilentani tramite gli avvocati Alessandro e Filiberto Pasca. Le motivazioni della sentenza.
Il giudice De Bartolomeis ha ricordato che l’istituto bancario ha l’obbligo giuridico di provvedere alla chiusura di un conto corrente su richiesta del correntista, in modo da evitare la lievitazione di spese e costi a carico del cliente.
Rifiuta la chiusura conto: Bcc condannata
La normativa civilistica che disciplina i contratti bancari, stabilisce che “se l’operazione regolata in conto corrente è a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può recedere dal contratto, dandone preavviso nel termine stabilito dagli usi o, in mancanza, entro 15 giorni”.
Una facoltà espressamente prevista anche dal Testo unico bancario, per il quale “il cliente ha diritto di recedere in ogni momento da un contratto a tempo indeterminato senza penalità e senza spese”.
Rifiuta la chiusura conto: Bcc condannata
Con il consequenziale obbligo da parte dell’istituto di provvedere, anche se al momento del recesso il conto presenti un saldo negativo.
Il perdurare di una esposizione debitoria non può costituire un motivo legittimo di rifiuto della richiesta di estinzione del rapporto, il cui diritto è riconosciuto dalla legge.
Il giudice ha ricordato che la prassi di rifiutare la chiusura del conto in ragione dell’esistenza di un saldo negativo a carico del cliente è illegittima.
Rifiuta la chiusura conto: Bcc condannata
Nello specifico, oltre a rifiutare la chiusura del rapporto con la coop Nuovi Orizzonti, la Bcc aveva addebitato costi e commissioni che, se fosse stata disposta la chiusura, non sarebbero stati dovuti.
Rigettata la domanda risarcitoria, non avendo il ricorrente dimostrato di aver subito un effettivo danno dal comportamento della banca.
L’istituto di credito, tuttavia, dovrà provvedere alla risoluzione del rapporto a far data dal quindicesimo giorno successivo alla presentazione della richiesta, con epurazione di tutti i costi, commissioni e spese addebitate.

giovedì 15 settembre 2016

Unicredit: Renzi gioca la carta Poste per Pioneer. "Dio salvi i buoni postali"

Unicredit: Renzi gioca la carta Poste per Pioneer. "Dio salvi i buoni postali" 

Mentre un tempo la cessione sul mercato di nuove porzioni di Poste Italiane sembrava parte di quel piano di privatizzazioni utile a far tornare i conti in regola “facendo cassa”, ora la società diretta da Francesco Caio e partecipata da Cdp – lo confermano diverse voci – potrebbe diventare l’attore chiave per andare incontro alle esigenze patrimoniali di Unicredit.
Di qui l’ interesse di Poste per Pioneer, il colosso del risparmio gestito che l’ad dell’ istituto Jean Pierre Mustier ha messo in vendita per abbassare l’ importo dell’aumento di capitale. Un interesse che, scrive il quotidiano Libero, è di fatto di Matteo Renzi, che vuole giocare la carta Poste per rimpolpare il capitale di Unicredit.
“Il gioco, insomma, è nelle mani di Matteo Renzi, che non intende sprecare il suo jolly, ovvero una delle poche carte del Tesoro ricche di cash. E se fino a pochi mesi fa l’ obiettivo era di far cassa per rientrare nei parametri fissati dall’ Eurogruppo, ora si profila un’ altra, più impellente necessità: aiutare il riequilibrio patrimoniale delle banche italiane, prima fra tutte Unicredit, la più importante sul piano dei rapporti internazionali”
Come? Articolando un’offerta per Pioneer Investments, gestore di risparmio di proprietà Unicredit, messo in vendita dall’istituto per alleggerire il futuro importo di un aumento di capitale ormai dato per scontato. Da segnalare che Pioneer, nel suo portafogli, detiene una fetta importate di titoli di stato italiani.
Secondo una fonte citata da Reuters,  Cdp (azionista di Poste controllato a sua volta dal ministero dell’Economia) avrebbe un “ruolo nella governance” di Pioneer a operazione ultimata. Se così fosse, nota Libero, la nuova Pioneer potrebbe diventare un potenziale acquirente di bond italiani: anche per questo potrebbe favorire la stabilità della domanda di titoli per le future emissioni del Tesoro.
Per questo motivo, il Tesoro non vuole che Pioneer finisca in mani straniere: e dall’estero i pretendenti ci sarebbero, come Amundi ed Allianz tra gli altri.
“Al Tesoro non va a genio che uno dei grandi magazzini di Bot e Btp finisca in mani straniere. Meglio le Poste che, assieme alla controllata Anima, può permettersi un’operazione tra i 2 i 3 miliardi di euro, in parte a debito. Si verrebbe a creare una situazione quasi giapponese: lo Stato emette titoli di debito, poi li ricompra tramite la Banca d’Italia (vedi QE) e l’ asse Poste e Pioneer-Anima. Un buon affare, seppur in conflitto d’ interesse, potrebbero dire i guastafeste. Ma i broker, che non vanno per il sottile quando corre il quattrino, si sono già dichiarati entusiasti. Insomma, il postino è pronto a cambiare pelle. Con molte ambizioni e grandi speranze. Ma pure, novità poco rassicurante, qualche debito. E Dio salvi i buoni postali
L’asse fra Anima-Poste-Pioneer, avevano rilevato gli analisti di Equita, darebbe vita al terzo gruppo del risparmio gestito con 280 miliardi di masse in gestione, dietro Generali e Intesa SanPaolo (471,4 e 364,2 miliardi di asset sotto gestione, rispettivamente)”.

fonte : wallstreetitalia.com

mercoledì 14 settembre 2016

Banca Popolare di Vicenza, 250 risparmiatori pronti a fare causa

Banca Popolare di Vicenza, 250 risparmiatori pronti a fare causa





La sanzione dell’Antitrust
alla Banca Popolare di Vicenza, che ha punito con 4,5 milioni di euro
di multa l’istituto per aver concesso mutui in cambio dell’acquisto di
azioni mettendo in atto una pratica commerciale scorretta, dona nuovo
vigore alla battaglia delle associazioni dei consumatori. Ed è l’Unione
nazionale consumatori del Veneto ad annunciare un nuovo capitolo della
battaglia legale: 250 risparmiatori, è l’annuncio dell’Unione,
intenteranno causa a BpVi a partire dal gennaio 2017, su quasi 650
che si sono rivolti all’associazione. «Non possiamo più attendere –
dichiara il presidente dell’associazione Antonio Tognoni –
il pool di legali è in via di costituzione. È la nostra risposta ai
continui rinvii e silenzi della banca, sorda alle richieste di
instaurare al più presto il tavolo conciliativo».


«Come possiamo lasciare correre la perdita di tutti i risparmi di
molti cittadini e imprenditori, convinti della bontà delle azioni con
attestati di rischio Mifid spesso alterati e non veritieri, che
delineavano profili di rischio non conformi al vero orientamento al
rischio dei clienti?» si chiede Tognoni. «Se la banca non darà un segno
di conciliazione, restituendo qualcosa agli investitori, per quanto ci
riguarda la banca sarà destinata a fallire. Chi può dare fiducia a una
banca che ha bruciato milioni di euro di risparmi con bilanci artefatti?
Se la dirigenza non avrà il buon senso di trovare degli accordi con
noi, nell’interesse suo e del risparmiatore, non ci resterà che
assistere i risparmiatori nella migrazione dei loro conti a istituti più
affidabili».


“La multa dell’Antitrust ai risparmiatori beffati”

L’Unione consumatori lancia poi un’idea: «Potremmo valutare insieme
al Ministero l’ipotesi di utilizzare una parte di questi soldi per
rifondere il risparmiatore ingannato – afferma Tognoni -. Si potrebbe
mettere sul piatto una cifra pari al 30% del capitale perso da ciascun
investitore, tenendo conto del reddito di ciascuno. Il risarcimento
potrebbe essere spalmato in un arco di tre anni, così da infondere
nuovamente la fiducia nel risparmiatore e dare credito alla banca. Se
così non sarà, la banca per noi è destinata a scomparire e con sé i
migliaia di dipendenti oltre che nella disperazione migliaia di
famiglie».

AL DER SPIEGEL CHE SCRIVE ''UE SPACCATA IN DUE, NORD CONTRO SUD'' SI AGGIUNGE EL PAIS: ''JUNCKER INADEGUATO, UE ALLA FINE'' - I fatti e le opinioni del Nord - ilnord.it

AL DER SPIEGEL CHE SCRIVE ''UE SPACCATA IN DUE, NORD CONTRO SUD'' SI AGGIUNGE EL PAIS: ''JUNCKER INADEGUATO, UE ALLA FINE'' - I fatti e le opinioni del Nord - ilnord.it



 martedì 13 settembre 2016

BERLINO - La sostanza è: la Ue
sta per spaccarsi in due: Nord contro Sud. E a scriverlo è niente di
meno che il Der Spiegel. "I capi di governo dei Paesi del Mediterraneo
sono spesso stati derisi da Bruxelles con il nomignolo 'Club Med'. Ora
e' diverso - scrive in una lunga analisi il settimanale tedesco Der
Spiegel -. La scorsa settimana Francia, Italia, Grecia, Spagna,
Portogallo, Cipro e Malta hanno tenuto un vertice in Grecia. Il
Presidente francese Hollande ha dichiarato: "Abbiamo bisogno di un
programma di crescita che viaggi con la domanda". Il primo ministro
italiano Matteo Renzi ha presentato un piano concreto per un fondo da 50
miliardi di euro: ogni membro della Ue dovrebbe destinare lo 0,5 per
cento del Pil al contrasto alla disoccupazione. Finora tale proposta è
sempre stata rifiutata da Berlino e Bruxelles. Atene spera di nuovo in
un asse Renzi-Tsipras, mentre Hollande può nuovamente bearsi del ruolo
di "senior leader".


"Mentre il Sud d'Europa trova coesione - continua l'articolo -, la
Germania ha perso un alleato potente, la Gran Bretagna. Il gruppo dei
Paesi mediterranei sostiene che l'Europa deve avere una nuova visione e
una nuova politica. "Rappresentiamo piu' della meta' dell'Ue ", ha detto
il premier italiano Renzi ad Atene. "Siamo al centro della crisi dei
rifugiati, di quella della sicurezza e della crisi economica", gli ha
fatto eco Tsipras. Il Nord Europa, nel frattempo, tentenna. Il leader
del gruppo parlamentare del gruppo Ppe al Parlamento europeo, il tedesco
Manfred Weber, ha lanciato accuse nei confronti di Tsipras, reo a parer
suo di provare "nuovamente a giocare ai suoi giochi". Ha inoltre
accusato Hollande di "Trattare con i comunisti del Sud". Altrettanto
sprezzante e' stato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgan Schaeuble,
che ha esortato i suoi omologhi del Sud a risparmiare di più".


E' evidente una frattura orizzontale in Europa: da un lato il
variopinto caravanserraglio dei Paesi mediterranei e del Sud con le loro
richieste alla Ue di mani libere per la spesa e per i disavanzi di
bilancio degli stati, dall'altro - e opposto - lato i Paesi del centro
Europa e del Nord, sempre più diversi e lontani dalle logiche levantine
che anzi criticano aspramente con questo evidenziando la frattura ogni
giorno più insanabile tra visioni e destini diametralmente opposti della
Ue.


A questo quadro descritto dal Der Spiegel si aggiungono come benzina
sul fuoco le dure accuse alla Commissione Ue  e al suo capo, il discusso
e controverso Juncker.


"Il presidente della Commissione europea, il lussemburghese
Jean-Claude Juncker, presenterà proprio oggi al parlamento Ue la sua
relazione annuale sullo stato dell'Unione. La questione centrale sulla
quale dovrebbe soffermarsi Juncker - sostiene, sempre oggi, un
editoriale del quotidiano spagnolo El Pais -riguarderà rilevanza e
capacità dell'Ue di rispondere ai problemi che preoccupano i cittadini
europei. Ancora una volta, infatti, la Ue versa in uno stato di
fragilita' e disunione estremamente preoccupante. Alle problematiche che
si insinuano ormai da tempo sul fronte economico, dove nonostante
l'azione della Bce dominano la crescita debole e la disoccupazione
persistente, si aggiungono ora lo shock causato a giugno dalla decisione
del popolo britannico di lasciare l'Ue, e l'ascesa del nazionalismo in
tutta Europa. Due questioni - prosegue El Pais - che rappresentano una
minaccia molto grave per l'integrazione europea".


"Questo clima di disgregazione politica - continua l'editoriale
dell'autorevole quotidiano spagnolo - e' la logica conseguenza di anni
di crisi economica e, soprattutto, della mancanza di risposte efficaci
ai bisogni reali della gente. La minaccia jihadista, la deriva
autoritaria della Turchia, i naufragi nel Mediterraneo, l'ascesa del
nazionalismo anti-immigrati e la mancanza di crescita economica sono
problemi legati tra loro da un elemento comune: la mancanza di una
leadership e di uno scopo comune della Ue e il dissolvimento di valori
quali la lealta' e la solidarietà senza i quali il progetto europeo non
puo' sostenersi. La vera sfida per Juncker e per gli alfieri del
progetto europeo - popolari, liberali e socialisti - non e' spiegare di
quale Europa abbiamo bisogno, ma perche' sembra impossibile
raggiungerla. La debolezza dell'Europa di oggi - conclude l'editoriale -
non sta nella mancanza di idee, ma nell'incapacita' di attuarle".


E' un altro modo per dire la stessa cosa: l'Unione europea è agli sgoccioli. Sta per finire.


Redazione Milano

Addio Europa, profezia della Bonino: 'Dissoluzione vicina, ecco perché'

Addio Europa, profezia della Bonino: 'Dissoluzione vicina, ecco perché': ... 

Emma Bonino: "Chi dovrebbe fare l' Europa è il primo a non crederci. La dissoluzione è vicina" 

Signora Bonino, da ex europarlamentare e commissario, ha capito dove sta andando la Ue?

«Al momento la vedo ferma a metà del guado. L' Unione è una grande incompiuta davanti a un bivio».


Che porta dove?
«Da una parte alla realizzazione
del progetto iniziale, un' Unione Europea (non un super-Stato europeo
come spesso si lascia credere). Dall' altra parte, ed è la direzione che
mi sembra prevalere, al ritorno degli Stati Nazione, che
significherebbe il fallimento dell' Unione».


Perché ritiene più probabile il ritorno agli Stati nazione?
«Perché
osservo la realtà: dal muro di Calais, all' Austria, alla Brexit, ogni
giorno abbiamo segnali negativi sulla tenuta dell' Unione. E poi perché,
come diceva il filosofo austriaco Karl Popper, uno dei più grandi
pensatori del Novecento, da sempre nei momenti di crisi i cittadini si
rivolgono alle istituzioni e alle autorità a loro più vicine, e quindi
chiedono risposte ciascuno al proprio Comune, Regione, governo,
illudendosi tragicamente che possano risolvere problemi che hanno
portate e cause internazionali».


Ma perché lo reputa negativo, visto che l' Unione non riesce a realizzarsi davvero?
«Perché
è un' illusione pericolosa. Ricordo sempre il monito di Mitterand: "I
nazionalismi sono l' anticamera della guerra". Questo momento storico me
ne ricorda drammaticamente un altro».


Il periodo tra le due guerre?
«Sto leggendo
diversi libri su quegli anni e trovo similitudini impressionanti. Non
può immaginare come anche da piccoli episodi in apparenza minori possano
nascere crisi internazionali nefaste».


Quanto le fa paura l' affermarsi delle destre europee?
«Non
è giusto chiamarle destre, visto che tra i partiti anti-Ue figura anche
M5S e non solo la Lega. Sono collettori di rabbia sociale ispirati alla
logica del chi fa per sé fa per tre».


Immagino che il suo giudizio sulla Brexit sia negativo… «La democrazia plebiscitaria mi ha sempre lasciata perplessa».
Ma
come? Voi radicali di referendum ne avete fatti parecchi… «C' è un
enorme differenza tra un plebiscito e un referendum come i nostri, solo
abrogativi, vincolanti anche se spesso traditi, e che escludono materie
specifiche come amnistie, fisco, trattati internazionali. I nostri
costituenti pensarono a questo strumento proprio per non ripetere
esperienze tragiche da dittatura della maggioranza».


Pensiero poco democratico...
«Dopo la Brexit, se
vince Hofer probabilmente anche l' Austria farà un referendum contro la
Ue. In Europa attualmente ce ne saranno almeno una trentina possibili e
capaci di destabilizzare l' Unione sulle materie più svariate».
Ma se
gli europei si fidano più dei propri leader che della Ue un motivo ci
sarà… «Perché l' Unione così com' è è inadeguata ad affrontare le sfide
dei nostri tempi. A mio avviso bisogna cambiare i trattati e adeguare il
progetto iniziale al mondo di oggi».


Punti il dito: di chi è la responsabilità di questa arretratezza?
«Soprattutto
degli Stati membri e dei governi nazionali che hanno dormito sui primi
dieci anni di successi del progetto euro, e non hanno capito, o voluto
vedere, quello che accadeva nel mondo, sulla frenata economica e sul
cambiamento dello scacchiere internazionale. Quasi tutte le leadership
nazionali mi paiono tendenzialmente poco convinte del progetto unitario.
Per questo temo si adegueranno alle paure dei rispettivi elettorati e
smantelleranno la Ue: nessuno ci crede abbastanza per imporsi e
scommettere la carriera sul progetto federale».


D' altronde, se non ci crede la Merkel, che si è eretta a capoclasse dell' Europa, perché ci dovrebbero credere gli altri?
«La
Germania, come gli altri, privilegia spesso gli interessi nazionali. Ma
pure da leader riluttante, la Merkel è stata definita la più
consapevole dell' illusione nazionalista».


Ritiene che abbia ammazzato l' Europa a colpi di austerity?
«Ha
applicato in modo teutonico il dogma dell' austerity, tipicamente
diffuso in Germania e nel Nord Europa, e questo si è rivelato
controproducente. I conti in regola sono importantissimi, ma non possono
essere l' unica politica».


Quali rimproveri muove alla politica comunitaria dell' Italia?
«Nessuno
in particolare. Ma anche in Italia spesso quando c' è un problema
difficile da risolvere si tende a scaricare su Bruxelles la
responsabilità delle proprie incapacità. Un vizio comune a tutti i
governi Ue, potremo dire un collante tra di essi. Ma le conseguenze di
questo atteggiamento sono pessime, perché pur definendosi a parole
europeista, anche il nostro governo contribuisce nei fatti ad alimentare
il sentimento antieuropeista dei cittadini».


E una critica più specifica?
«La nostra priorità
sembra essere quella di ottenere dalla Merkel la concessione a sforare
il patto di stabilità o di avere maggiore flessibilità. Dovremmo invece
cercare di rispettare i parametri e concentrarci sul nostro ruolo in
Europa al di là delle contingenze economiche».


Quindi stringere ancora la cinghia: ma se finiamo impiccati?
«Guardi
che a impiccarci e impedirci di crescere è soprattutto il nostro
immenso debito pubblico, che oltretutto paghiamo salato non solo in
termini di credibilità internazionale ma anche in termini finanziari. Il
solo costo del debito equivale quest' anno a 74 miliardi».


I premier Ue si radunano ogni settimana nei posti più
impensati per spiegarci che bisogna collaborare. Chissà cosa si
dicono? Poco o nulla, stando ai risultati...

«C' è una
deriva intergovernativa degli Stati che di fatto svuota di potere la
Commissione Ue, ridotta ormai alla funzione di segretario o peggio di
mero capro espiatorio».


In che modo la Ue dovrebbero cambiare i trattati per salvarsi?
«Penso
che i settori siano politica economica, politica di difesa e politica
estera, immigrati e integrazione e bilancio. adeguato. Ma guardi che
senza cambiare i trattati sarebbe possibile anche oggi una cooperazione
rafforzata, magari tra gruppi ristretti di Stati. Purtroppo la politica
non usa tutte le possibilità che la Ue così com' è già le riconosce».


L' euro è una maledizione o la salvezza?
«Fu un
errore fare l' euro come unica cosa: non è mai esistita nel mondo una
moneta unica senza una politica comune, un tesoro e una banca di ultima
istanza. Si disse, facciamo l' euro, la politica seguirà, invece si è
addormentata».


La Ue rischia di più sulla crisi economica o sull' immigrazione?
«Sono
due temi diversi ma che si rafforzano l' uno con l' altro. Era dai
tempi del muro di Berlino che non si erigevano reticolati e strutture
divisorie in Europa. Ma oggi a Calais assistiamo alle due più vecchie
democrazie del mondo, Gran Bretagna e Francia, che si accordano per
costruire un recinto intorno a diecimila disperati, come se per Londra
fosse un problema integrarli, quando ogni anno l' Inghilterra integra
500mila stranieri».


E qual è il problema allora dei profughi di Calais?
«Proprio
il fatto che sono disperati. Non è che noi non vogliamo gli
extracomunitari o gli islamici, non vogliamo i poveri. La Gran Bretagna
respinge chi scappa dall' Isis ma quando uno sceicco islamico che impone
il burqa alle sue dieci mogli vuole trasferirsi a Londra trova il
tappeto rosso, come negli altri Paesi».


A rendere gli europei avversi agli immigrati non è il timore di importare burqa e terrorismo?
«Nessuno
vuole importare burqa e terrorismo ma va sfatato un altro stereotipo:
la maggior parte degli immigrati o rifugiati che arriva in Italia non è
musulmana ma cristiana o di altre minoranze religiose. Si tratta di
gente che arriva dal Corno d' Africa e fugge da Boko Haram, Shaabab o
altri gruppi estremisti».


Ma l' immigrazione islamica è quella che più si nota. Molti
non vogliono gli immigrati perché temono il terrorismo. Il vento, anche
in Germania, è cambiato con gli attentati, non crede?

«La
crisi di consenso della Merkel è dovuta alle sue aperture agli
immigrati. Ma io penso che l' islam abbia un problema di terrorismo
soprattutto in casa sua: nel 2015 ci sono stati 18mila morti in
attentati terroristici. Principalmente in Afghanistan, Iraq, Nigeria,
Siria, Somalia».


Non sarà bello, ma è ovvio che ci preoccupino di più i cento morti del Bataclan o gli 80 di Nizza…
«Certo, ma allora mi spieghi come mai le tremila vittime dell' 11
settembre non hanno messo in discussione gli accordi economici tra Usa e
Arabia, malgrado sia acclarato che il terrorismo islamico è di stampo
wahabita e trova la sua origine proprio nella Penisola Araba. Questo non
ci impedisce però di fare affari con il Qatar. Le monarchie del Golfo
sono da sempre ottimi alleati dell' Occidente: un ricco estremista del
Bahrein ci fa meno paura di un siriano che scappa dall' Isis».


Cosa sta succedendo in Medio Oriente, lei che ci ha vissuto?
«Grazie al petrolio si sono create nuove potenze che hanno scatenato una guerra per il controllo della zona.
L'
Occidente prima non ha capito, poi è rimasto a guardare sperando che
tutto si sistemasse, poi ha deciso di occuparsene ma non ha mai capito
come».


Vede una regia dietro la rivolta delle Primavere arabe contro le dittature filo-occidentali?
«No,
perché la situazione economica e sociale in Egitto, Libia, Tunisia era
esplosiva di per sé e non necessitava di particolari detonatori».


Diciamocelo, sono fallite… «Hanno suscitato
troppo entusiasmo e troppo presto. Non bisogna scordare che transizioni
simili richiedono almeno vent' anni perché la situazione si normalizzi».


Cosa pensa dell' Isis?
«È semplicemente un gruppo terrorista più scaltro e feroce degli altri, ma non è destinato alla vittoria».


Cosa pensa del Nobel per la Pace sulla fiducia, Barack Obama?
«Non so perché gli sia stato dato all' inizio del suo mandato, ma io penso che se lo sia meritato».


Ha abbandonato l' Europa?
«Ha capito che il mondo non è più bipolare e che la supremazia degli Usa deve fare i conti con altre potenze».


Su Francesco che giudizio ha?
«Non sono un'
esperta di religione. Apprezzo il Papa perché ha presente che esistono
anche valori laici e con questi si relaziona».


E questo gli crea problemi con i fedeli più tradizionali… «Non con
tutti. Credo che il messaggio forte di Francesco sia sensibilizzare il
mondo ricco sul dramma dei poveri, e questo lo apprezzo molto. Ma adesso
basta, è già quasi un' enciclopedia».


Pietro Senaldi


martedì 13 settembre 2016

AGCM : Costretti a diventare soci per ottenere mutuo agevolato: maximulta da 4,5 milioni per Banca Popolare di Vicenza

Consumatori costretti nei fatti a diventare soci per ottenere un mutuo agevolato in modo da finanziare le operazioni di aumento di capitale sociale svolte nel 2013 e nel 2014. AGCM : Costretti a diventare soci per ottenere mutuo agevolato: maximulta da 4,5 milioni per Banca Popolare di Vicenza



AGCM : Costretti a diventare soci per ottenere mutuo agevolato: maximulta da 4,5 milioni per Banca Popolare di Vicenza

AGCM : Costretti a diventare soci per ottenere mutuo agevolato: maximulta da 4,5 milioni per Banca Popolare di Vicenza

Consumatori costretti nei fatti a diventare soci per ottenere un mutuo agevolato in modo da finanziare le operazioni di aumento di capitale sociale svolte nel 2013 e nel 2014. Una pratica commerciale scorretta per la quale l’Antitrust ha sanzionato per un ammontare di 4 milioni e 500.000 euro Banca Popolare di Vicenza.
Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, la Banca nel periodo 2013-aprile 2015 ha condizionato l’erogazione di finanziamenti a favore dei consumatori all’acquisto da parte degli stessi di proprie azioni od obbligazioni convertibili, al fine di giungere al successo delle citate operazioni di aumento di capitale e raggiungere gli obiettivi ivi prefissati.
AGCM : Costretti a diventare soci per ottenere mutuo agevolato: maximulta da 4,5 milioni per Banca Popolare di Vicenza
In particolare, per ottenere i cc.dd. “mutui soci”, caratterizzati da condizioni economiche agevolate rispetto ai prodotti di mutuo ordinario, i consumatori sono stati condizionati: i) ad acquistare pacchetti minimi di azioni della Banca (pari a n. 100 azioni) e ii) a non vendere tali pacchetti azionari, per continuare a beneficiare delle condizioni economiche agevolate.
AGCM : Costretti a diventare soci per ottenere mutuo agevolato: maximulta da 4,5 milioni per Banca Popolare di Vicenza
Inoltre, contestualmente alla sottoscrizione del “mutuo soci”, i consumatori sono stati anche indotti ad aprire un conto corrente riservato ai soci con la prospettazione della necessità di instaurare presso la Banca un nuovo rapporto di conto corrente ai fini del perfezionamento del mutuo soci e della possibilità di usufruire anche in questo rapporto dei vantaggi della qualifica di soci.
AGCM : Costretti a diventare soci per ottenere mutuo agevolato: maximulta da 4,5 milioni per Banca Popolare di Vicenza
L’Antitrust ha rilevato che le condotte della Banca Popolare di Vicenza hanno limitato considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori in relazione ai prodotti di finanziamento, inducendoli ad assumere una decisione commerciale che non avrebbero altrimenti preso: ovvero, la sottoscrizione di titoli della Banca (titoli peraltro difficilmente negoziabili e liquidabili, stante la natura di società non quotata della Banca Popolare di Vicenza, e che nel corso del finanziamento non potevano essere disinvestiti, pena la perdita delle condizioni economiche agevolate previste).
AGCM : Costretti a diventare soci per ottenere mutuo agevolato: maximulta da 4,5 milioni per Banca Popolare di Vicenza
L’Antitrust ha, inoltre, accertato che la Banca Popolare di Vicenza, obbligando i consumatori anche all’apertura di un conto corrente soci collegato al mutuo presso la stessa, ha posto in essere una pratica legante mutui-conti correnti vietata dal Codice del Consumo.
Roma, 12 settembre 2016
AGCM : Costretti a diventare soci per ottenere mutuo agevolato: maximulta da 4,5 milioni per Banca Popolare di Vicenza
fonte : Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

venerdì 9 settembre 2016

Bingo. Addio investimenti: è allarme licenziamenti e chiusure in tutta Italia - Jamma

Bingo. Addio investimenti: è allarme licenziamenti e chiusure in tutta Italia - Jamma: (Jamma) Mentre tutta l’Italia sembra ormai aver aderito alla crociata anti-slot sul fronte delle sale Bingo si sta consumando quella che ormai sembrerebbe la fine di un vero e proprio [...]



 La società titolare di due concessioni con una procedura di mobilità decide di chiudere le sale bingo ben sapendo che 120 persone resteranno senza lavoro

giovedì 8 settembre 2016

Nasce il Coordinamento nazionale risparmiatori truffati: corteo a casa Renzi



Nasce il Coordinamento nazionale risparmiatori truffati: corteo a casa Renzi 



Non solo Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca: la battaglia dei
risparmiatori, che hanno visto svanire in una bolla di sapone i risparmi
di una vita investiti in azioni delle banche popolari ora trasformate
in Spa, si allarga al territorio nazionale. È nato il 6 settembre 2016 a
Bologna il Coordinamento nazionale risparmiatori truffati. Che lancia già la prima mobilitazione nazionale: una manifestazione che il 22 ottobre sfilerà a Pontassieve, in provincia di Firenze, il comune di residenza del presidente del consiglio Matteo Renzi. Corteo che sarà preceduto da una serie di iniziative nelle diverse città.


Fra gli ispiratori del coordinamento c’è il veneziano don Enrico Torta,
animatore del Coordinamento Associazioni Soci Banche Don Torta, in
rappresentanza dei risparmiatori del Veneto. L’alleanza comprende
poi l’Associazione Vittime del Salva Banche (Toscana) e i No Salvabanche
(Emilia Romagna). Tutti uniti per «rilanciare la battaglia contro
l’esproprio di ricchezza che in forme diverse ha duramente impoverito
moltissimi risparmiatori in tutto il paese» si legge nel manifesto che
in neonato network ha diffuso.


Referendum costituzionale: coordinamento risparmiatori per il No

Il coordinamento ha messo nel mirino il governo. Colpevole, secondo
il coordinamento, di «scaricare i costi della crisi bancaria, che ha
scala europea, sulle tasche dei risparmiatori, colpire ciò che resta,
dopo anni di crisi economica, del ceto medio».


«Di fronte alla cinica prepotenza delle istituzioni – affermano –,
non possiamo sperare esclusivamente in una soluzione giudiziaria. La
soluzione non può che essere politica: più grande sarà la forza e la
pressione sociale che riusciremo ad esercitare nei confronti della
nostra controparte, il governo Renzi, il Pd, Banca d’Italia,Consob, più
grandi saranno le probabilità di vincere la nostra battaglia».


Per colpire l’esecutivo Renzi, non si esita a ingaggiare una
battaglia che poco c’entra con il sistema bancario, ma che è diventato
l’appuntamento chiave dell’anno: il referendum costituzionale. «Ci offre
la possibilità di colpire chi ha voluto la devastazione economica di
centinaia di migliaia di risparmiatori – si legge nel manifesto dei
risparmiatori –. Più debole è il governo Renzi, più forti siamo noi».

Nasce il Coordinamento nazionale risparmiatori truffati: corteo a casa Renzi


Referendum e Italicum, le ironie di D'Alema su Renzi, 'gli strateghi del...

M5s a Nettuno, gli attivisti: "Noi trasparenti, viva Virginia" e chi ava...

martedì 6 settembre 2016

L'Italia è il Paese in Europa con più poveri: una vera e propria emergenza, che colpisce in particolare il Sud e le categorie più deboli

L'Italia è il Paese in Europa con più poveri: una vera e propria emergenza, che colpisce in particolare il Sud e le categorie più deboli



Scoperti a Lignano 1.024 appartamenti affittati 'a nero'

Scoperti a Lignano 1.024 appartamenti affittati 'a nero': L'evasione scoperta dagli uomini della Gdf di Udine è pari a 6 milioni di euro. Nei guai 10 agenzie immobiliari e 396 persone proprietarie delle abitazioni e residenti in 24 province italiane

PEC: il valore probatorio della ricevuta di avvenuta consegna

PEC: il valore probatorio della ricevuta di avvenuta consegna: La Corte di Cassazione con la sentenza n. 15035 del 21/07/2016 si pronuncia in merito al valore probatorio della Ricevuta di Avvenuta Consegna della PEC.

Il caso: il titolare di una impresa individuale propone reclamo avverso la sentenza del Tribunale che ne aveva dichiarato il fallimento.
Il caso: il titolare di una impresa individuale propone reclamo avverso la sentenza del Tribunale che ne aveva dichiarato il fallimento.



Il caso: il titolare di
una impresa individuale propone reclamo avverso la sentenza del
Tribunale che ne aveva dichiarato il fallimento.


Il caso: il titolare
di una impresa individuale propone reclamo avverso la sentenza del
Tribunale che ne aveva dichiarato il fallimento.


Il ricorrente eccepisce in primo luogo di non avere avuto alcuna notizia
dell’istanza di fallimento e della fissazione della udienza
prefallimentare, evidenziando come il medesimo indirizzo PEC, cui la
notifica risultava inviata dalla cancelleria, fosse attribuito a due diverse imprese commerciali, quella individuale dichiarata fallita e quella della societa’ D.L. s.r.l.


Inoltre, produce documentazione tesa a dimostrare la mancata ricezione di qualsiasi mail nel giorno indicato dalla ricevuta di avvenuta consegna emessa dal gestore della posta elettronica certificata.


La Corte d’appello respinge il reclamo, rilevando:


a) per quanto riguarda la prima eccezione, non ricorre l’ipotesi di una comunicazione inoltrata ad un indirizzo elettronico non accessibile al reclamante perche’ utilizzato da un terzo,
essendo stato lo stesso soggetto a comunicare il medesimo indirizzo PEC
per le due imprese, individuale e societaria, da lui gestite.


b) quanto alla mancata ricezione del messaggio all’indirizzo PEC dell’imprenditore, la Corte d'Appello evidenzia tra l'altro che “l’allegazione circa la difformita’ dal vero della ricevuta di avvenuta consegna del messaggio PEC, necessitava di proposizione di querela di falso onde porre nel nulla detta attestazione”.

Il
titolare della ditta propone quindi ricorso per Cassazione, censurando
la decisione della Corte distrettuale laddove ha erroneamente ritenuto
superabile la fidefacienza discendente dalla ricevuta di avvenuta
consegna soltanto attraverso una querela di falso.

La Corte di Cassazione, pur rigettando il ricorso, si discosta dalla pronuncia del giudice di appello sul punto della valenza probatoria della Ricevuta di Avvenuta Consegna, osservando che:

  • il D.M. n. 44/2011 all'art.16 stabilisce che “le comunicazioni e le notificazioni telematiche su iniziativa del cancelliere , si intendono perfezionate nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del destinatario”, rinviando poi per i relativi effetti giuridici al D.Lgs. n. 82/2005 artt.45 e 48 (Codice dell’amministrazione digitale);
  • In forza del suddetto rinvio, ex art. 48 comma 2 D.Lgs.
    n. 82/2005, la trasmissione telematica del documento, salvo che la legge
    disponga diversamente, equivale "alla notificazione per mezzo della posta", mentre la data, l’ora di trasmissione e quella di ricezione del documento informatico trasmesso via PEC sono opponibili ai terzi “quando la notifica sia avvenuta in conformita’ alle disposizioni di cui al D.P.R. 11 febbraio 2005, n. 68”;
  • quindi, il gestore di posta elettronica certificata utilizzato dal destinatario deve fornire al mittente, presso il suo indirizzo elettronico, la cd. "ricevuta di avvenuta consegna" (RAC), soggiungendo che questa ricevuta "fornisce
    al mittente prova che il suo messaggio di posta elettronica certificata
    effettivamente pervenuto all’indirizzo elettronico dichiarato dal
    destinatario
    ";
  • precisa la Suprema Corte, la ricevuta di avvenuta consegna (RAC) costituisce documento idoneo a dimostrare, fino a prova del contrario, che il messaggio informatico e’ pervenuto nella casella di posta elettronica del destinatario, senza tuttavia assurgere a quella "certezza pubblica" propria degli atti facenti fede fino a querela di falso;
  • gli atti dotati di speciale efficacia di pubblica fede devono ritenersi in numero chiuso e insuscettibili di estensione analogica; nella normativa richiamata si discute in termini di "opponibilita’" ai terzi, ovvero di semplice "prova" dell’avvenuta consegna del messaggio, e ciò induce ad escludere che la legge abbia inteso espressamente riconoscere una qualsivoglia certezza pubblica alle attestazioni rilasciate dal gestore del servizio di posta elettronica certificata;
  • al contrario, per le notifiche a mezzo del servizio postale,
    l’attestazione apposta sull’avviso di ricevimento, con la quale
    l’agente postale dichiara di avere eseguito la notificazione ai sensi
    della L. n. 890 del 1982 fa fede fino a querela di falso: la diversa efficacia trae giustificazione dal fatto che la notificazione a mezzo posta costituisce un’attivita’ direttamente delegata all’agente postale dall’ufficiale giudiziario;
  • la notifica telematica invece avviene senza alcuna cooperazione da parte di un pubblico ufficiale e si conclude con l’emissione automatica di una ricevuta (la RAC), che viene poi sottoscritta digitalmente da un privato.
Il ricorso viene comunque rigettato in quanto il
documento prodotto dal fallito non costituiva elemento di prova idoneo a
superare la richiamata presunzione.


Testo della sentenza n. 15035


© AvvocatoAndreani.it Risorse Legali - Articolo originale: PEC: il valore probatorio della ricevuta di avvenuta consegna
Il caso: il titolare
di una impresa individuale propone reclamo avverso la sentenza del
Tribunale che ne aveva dichiarato il fallimento.


Il ricorrente eccepisce in primo luogo di non avere avuto alcuna notizia
dell’istanza di fallimento e della fissazione della udienza
prefallimentare, evidenziando come il medesimo indirizzo PEC, cui la
notifica risultava inviata dalla cancelleria, fosse attribuito a due diverse imprese commerciali, quella individuale dichiarata fallita e quella della societa’ D.L. s.r.l.


Inoltre, produce documentazione tesa a dimostrare la mancata ricezione di qualsiasi mail nel giorno indicato dalla ricevuta di avvenuta consegna emessa dal gestore della posta elettronica certificata.


La Corte d’appello respinge il reclamo, rilevando:


a) per quanto riguarda la prima eccezione, non ricorre l’ipotesi di una comunicazione inoltrata ad un indirizzo elettronico non accessibile al reclamante perche’ utilizzato da un terzo,
essendo stato lo stesso soggetto a comunicare il medesimo indirizzo PEC
per le due imprese, individuale e societaria, da lui gestite.


b) quanto alla mancata ricezione del messaggio all’indirizzo PEC dell’imprenditore, la Corte d'Appello evidenzia tra l'altro che “l’allegazione circa la difformita’ dal vero della ricevuta di avvenuta consegna del messaggio PEC, necessitava di proposizione di querela di falso onde porre nel nulla detta attestazione”.

Il
titolare della ditta propone quindi ricorso per Cassazione, censurando
la decisione della Corte distrettuale laddove ha erroneamente ritenuto
superabile la fidefacienza discendente dalla ricevuta di avvenuta
consegna soltanto attraverso una querela di falso.

La Corte di Cassazione, pur rigettando il ricorso, si discosta dalla pronuncia del giudice di appello sul punto della valenza probatoria della Ricevuta di Avvenuta Consegna, osservando che:

  • il D.M. n. 44/2011 all'art.16 stabilisce che “le comunicazioni e le notificazioni telematiche su iniziativa del cancelliere , si intendono perfezionate nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del destinatario”, rinviando poi per i relativi effetti giuridici al D.Lgs. n. 82/2005 artt.45 e 48 (Codice dell’amministrazione digitale);
  • In forza del suddetto rinvio, ex art. 48 comma 2 D.Lgs.
    n. 82/2005, la trasmissione telematica del documento, salvo che la legge
    disponga diversamente, equivale "alla notificazione per mezzo della posta", mentre la data, l’ora di trasmissione e quella di ricezione del documento informatico trasmesso via PEC sono opponibili ai terzi “quando la notifica sia avvenuta in conformita’ alle disposizioni di cui al D.P.R. 11 febbraio 2005, n. 68”;
  • quindi, il gestore di posta elettronica certificata utilizzato dal destinatario deve fornire al mittente, presso il suo indirizzo elettronico, la cd. "ricevuta di avvenuta consegna" (RAC), soggiungendo che questa ricevuta "fornisce
    al mittente prova che il suo messaggio di posta elettronica certificata
    effettivamente pervenuto all’indirizzo elettronico dichiarato dal
    destinatario
    ";
  • precisa la Suprema Corte, la ricevuta di avvenuta consegna (RAC) costituisce documento idoneo a dimostrare, fino a prova del contrario, che il messaggio informatico e’ pervenuto nella casella di posta elettronica del destinatario, senza tuttavia assurgere a quella "certezza pubblica" propria degli atti facenti fede fino a querela di falso;
  • gli atti dotati di speciale efficacia di pubblica fede devono ritenersi in numero chiuso e insuscettibili di estensione analogica; nella normativa richiamata si discute in termini di "opponibilita’" ai terzi, ovvero di semplice "prova" dell’avvenuta consegna del messaggio, e ciò induce ad escludere che la legge abbia inteso espressamente riconoscere una qualsivoglia certezza pubblica alle attestazioni rilasciate dal gestore del servizio di posta elettronica certificata;
  • al contrario, per le notifiche a mezzo del servizio postale,
    l’attestazione apposta sull’avviso di ricevimento, con la quale
    l’agente postale dichiara di avere eseguito la notificazione ai sensi
    della L. n. 890 del 1982 fa fede fino a querela di falso: la diversa efficacia trae giustificazione dal fatto che la notificazione a mezzo posta costituisce un’attivita’ direttamente delegata all’agente postale dall’ufficiale giudiziario;
  • la notifica telematica invece avviene senza alcuna cooperazione da parte di un pubblico ufficiale e si conclude con l’emissione automatica di una ricevuta (la RAC), che viene poi sottoscritta digitalmente da un privato.
Il ricorso viene comunque rigettato in quanto il
documento prodotto dal fallito non costituiva elemento di prova idoneo a
superare la richiamata presunzione.


Testo della sentenza n. 15035


© AvvocatoAndreani.it Risorse Legali - Articolo originale: PEC: il valore probatorio della ricevuta di avvenuta consegna

domenica 4 settembre 2016

LE FIGARO: ''LE CONTINUE ONDATE DI AFRICANI CHE ARRIVANO IN ITALIA SONO UN GRAVE PROBLEMA PER LA SICUREZZA DELLA FRANCIA'' - I fatti e le opinioni del Nord - ilnord.it

LE FIGARO: ''LE CONTINUE ONDATE DI AFRICANI CHE ARRIVANO IN ITALIA SONO UN GRAVE PROBLEMA PER LA SICUREZZA DELLA FRANCIA'' - I fatti e le opinioni del Nord - ilnord.it



PARIGI - Il quotidiano conservatore francese Le Figaro apre oggi il
suo sito web con la notizia che le espulsioni di immigrati clandestini
negli ultimi sei mesi sono diminuite del 20 per cento, mentre le domande
di asilo politico da parte ad esempio di persone originarie
dell'Afghanistan sono aumentate addirittura del 964 per cento.


I dati sono desunti da un documento confidenziale della Direzione
generale degli stranieri in Francia per il primo semestre 2016, che i
giornalisti del Figaro hanno potuto consultare: dal primo gennaio al 30
giugno del 2016 le persone colpite dalle varie forme di respingimento
previste dalla legge francese sono state 8.660, contro i 10.800
stranieri espulsi nello stesso periodo del 2015. Lo stesso ministro
dell'Interno, Bernard Cazeneuve, si sta occupando della questione e
nelle scorse settimane ha inviato una richiesta di spiegazioni al
direttore generale della Polizia nazionale.


Per il segretario nazionale del sindacato di polizia Alliance,
Olivier Hourcau, sentito da Le Figaro, il crollo delle espulsioni non e'
affatto sorprendente data la situazione: "Dall'inizio dello stato di
emergenza decretato il 16 novembre 2015 dopo le stragi terroristiche
islamiche di Parigi,  la vigilanza alle frontiere e' stata molto
aumentata", spiega il leader dell'organizzazione sindacale che e'
maggioritaria tra i graduati e le guardie carcerarie.


"I vertici delle forze dell'ordine cosi' hanno dovuto spostare molti
funzionari, che normalmente si occupano appunto delle procedure di
espulsione, per andare a rafforzare i punti del confine sottoposti a
maggior pressione, primo dei quali il settore di Mentone nelle
Alpi-Marittime alla frontiera con l'Italia. I compiti di respingimento
insomma", prosegue Hourcau nell'intervista, "sono diventati secondari.
E' il classico caso della coperta troppo corta e i nostri uomini operano
in una situazione di tensione mai vista prima".


E' l'Italia e la sua sconsidarata politica d'accoglienza -
addirittura forzata - quindi, il problema principale per la sicurezza
del Francia


E infatti, nonostante le smentite del governo Renzi che minimizza e
censura le notizie al riguardo, l'Italia è sommersa da una nuova ondata
di africani dalla Libia. In appena 72 ore 13 mila clandestini sono
sbarcati nei porti meridionali di Augusta, Pozzallo e Reggio Calabria.


Chiusa da muri alle frontiere di tutti gli stati dell'est Europa, la
rotta dei Balcani non esiste più, l'Italia e' rimasta il grande buco
aperto per invadere l'Europa a disposizione delle mafie islamiche
nordafricane che gestiscono il traffico di clandestini - tutti migranti
economici - sfruttando la folle politica dell'accoglienza voluta dal Pd.


Al 31 agosto, quasi 119 mila africani sono sbarcati da gennaio in
Italia, contro 116.150 nello stesso periodo dell'anno scorso, mandando
in frantumi le speranze del ministero dell'Interno italiano di veder
ridurre il flusso migratorio. Speranze ovviamente basate sul nulla, dato
che cada-migrante rende dai mille ai tremila dollari alle mafie
islamiche in Libia che con quei soldi - è provato - finanziano l'isis.


Le differenti e costotissime strutture che in Italia prendono in
carico i clandestini africani - che viceversa devono essere tutti
espulsi - sono arrivate al punto di rottura: al 30 agosto 145.900 erano
ospitati in quelle disseminate su tutta la Penisola, contro 103.792 per
l'insieme del 2015. Da notare che quelli del 2015 sono ancora tutti a
carico dello stato italiano, dato che qasi nessuno è riuscito a
raggiungere l'Europa grazie al blocco alle frontiere di Francia,
Austria, Svizzera, Slovenia.


Ormai le orde di africani in continuo arrivo dalla Libia all'Italia
non sono più solo un problema di sicurezza italiano, sono diventati -
scrive Le Figaro - un grave problem di sicurezza per la Francia.


Redazione Milano

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