martedì 31 maggio 2016

Banche, la cura di Visco: “Tagliare il personale” - giornaleditalia

Nessuna autocritica, da parte di Bankitalia. Che si smarca dalle accuse di una ragilità evidente degli istituti di credito mai annunciata. Ma balzata agli occhi e agli onori delle cronache in questi ultimi mesi drammatici che hanno portato all’azzeramento dei risparmi di migliaia di ex obbligazionisti delle quattro banche salvate lo scorso novembre dal governo. Alcun mea culpa da parte del governatore Ignazio Visco nella sua relazione annuale. Un’assoluzione, su tutta la linea, che non convince.
Una sorta di sproloquio che non ha prodotto alcuna soluzione concreta. Ma un’unica ammissione: “Per le banche, è stato un anno difficile”. Non ci voleva certo Pico della Mirandola per capirlo. Anche se gli unici a vivere momenti critici sono stati tutti quei risparmiatori beffati dal decreto di Palazzo Chigi che ancora attendono la restituzione del maltolto e non sanno se e quando potranno vedersi riaccreditati in banca i risparmi di una vita.
Gioca allo scaricabarile, Visco. E invita gli istituti bancari a “tagliare i costi, anche sul personale,
proseguendo con la riduzione degli sportelli”. Una ricetta lacrime e sangue, quella del numero uno di Palazzo Koch. Dove a pagare per tutti sono i dipendenti.
Dal “proscioglimento” per Bankitalia alla “condanna” per Renzi e Padoan. “Sono deludenti le valutazioni sul potenziale di crescita della nostra economia. Si deve e si può fare di
più. Per sostenere una ripresa rapida e duratura, è necessario il rilancio di investimenti pubblici mirati, anche in infrastrutture immateriali, a lungo differiti”. E ancora: “Urge un’ulteriore riduzione
del cuneo fiscale gravante sul lavoro, il rafforzamento di incentivi per  l’innovazione, il sostegno ai redditi dei meno abbienti, particolarmente colpiti dalla crisi. La disoccupazione – la sentenza –
resta troppo alta”. Colpo basso al premier e un avvertimento chiaro: così continuando il debito rischia di non scendere. Critiche ma anche apprezzamenti sull’azione del presidente del Consiglio con Visco
che ha elogiato la mossa degli 80 euro (da tutti criticata), perché “ha spinto i consumi”. Lodata pure, incredibilmente, la riforma sulla giustizia civile: “incoraggiante”. Davvero una relazione deludente, quella di Visco. Che fa acqua da quasi tutte le parti e fugge da quelli che sono i problemi reali senza fornire - se non su grandi linee – la soluzione ai problemi.
Marco Zappa

Banche, la cura di Visco: “Tagliare il personale”La ricetta (sbagliata) del governatore di Bankitalia. Che poi attacca Renzi: “Il debito rischia di non scendere”
Banche, la cura di Visco: “Tagliare il personale” - giornaleditalia




Veneto banca, azioni azzerate: un disastro annunciato E alla fine la storia si ripete. Dopo la Popolare di Vicenza, anche Veneto Banca

MILANO (WSI) – E alla fine la storia si ripete. Dopo la Popolare di Vicenza, anche Veneto Banca ha previsto una maxi svalutazione che in un batter di ciglia ha bruciato cinque miliardi di euro detenuti dagli 87mila e oltre soci. Il Cda della banca presieduta da Stefano Ambrosini e guidata da Cristiano Carrus ha fissato nottetempo la forchetta di prezzo in vista della quotazione, tra 10 e 50 centesimi. Un disastro per i soci che hanno visto le proprie azioni pagate fino a 40,75 euro crollare ad un valore di pochissimi centesimi. Un’ecatombe che ha coinvolto piccoli e grandi imprenditori, politici, fondazioni, piccole imprese artigiane, giovani pensionati e anche banche americane.
E se si mette insieme il crac di Veneto banca con quello della vicina Popolare di Vicenza i numeri aumentano facendo del Veneto una regione colpita al cuore. Così la provincia di Treviso ha visto sparire 1,6 miliardi di euro, segue Vicenza con oltre 500 milioni, ma il comune più colpito è Montebelluna, dove Veneto banca ha la sua sede, con 31 mila abitanti e 334,5 milioni di euro spariti. Ma perché due istituti così geograficamente vicini, Popolare Vicenza e Veneto banca, hanno fatto il botto? Prova a spiegarlo dalle pagine de La Stampa il sociologo Daniele Marini, insegnante all’Università di Padova:
“Erano le ultime banche di territorio, il controllo era rimasto in mani locali malgrado la crescita dimensionale. I veneti si considerano diversi, adesso abbiamo scoperto che questa diversità non c’era (…) Questa volta non si possono addossare le colpe alla politica, ma va messa in discussione la classe dirigente locale in senso lato”.
E nel crac con epicentro il Veneto sono stati coinvolti un pò tutti, senza esclusione di colpi: dallo stilista Renè Caovilla, la famiglia Beretta, quella dei salumi, la Argo finanziaria, cassaforte del gruppo Gavio, politici come Silvio Berlusconi fino a giornalisti come Bruno Vespa. Ma il peggio, si sa, è sulle spalle dei piccoli, come sottolinea il sociologo.
“Le ricadute di questa storia si faranno sentire ancora a lungo non sui grandi, ma su piccoli imprenditori, artigiani, famiglie che avevano investito i risparmi”.

Veneto banca, azioni azzerate: un disastro annunciato E alla fine la storia si ripete. Dopo la Popolare di Vicenza, anche Veneto Banca

fonte : WSI

lunedì 30 maggio 2016

Tassi negativi, prelievo sui conti italiani: si comincia


GINEVRA (WSI) – Il primo giugno è una data che si ricorderanno molti risparmiatori e correntisti italiani con un conto in una banca svizzera come Edmond de Rothschild e Julius Baer. Da quel giorno non saranno più coperti dall’impatto dei tassi sotto zero. A riferirlo sono in questi giorni gli stessi istituti di credito, tramite una lettera indirizzata ai propri clienti.
“La qualità della relazione instaurata con i clienti e la loro soddisfazione sono le nostre maggiori priorità – esordisce il messaggio di Edmond de Rothschild -. Nel 2015 il nostro istituto aveva deciso di salvaguardarla dalle ripercussioni dei tassi d’interesse negativi sui saldi dei conti correnti espressi in euro fatturati alla scrivente società dalla Banca centrale europea“. Il tempo verbale utilizzato (trapassato imperfetto) fa capire che non sarà più così.
Dopo una serie in successione di tagli al costo del denaro, la Bce applica ormai tassi di interesse negativi sulle somme in euro depositate dai risparmiatori, che gli istituti a loro volta depositano presso la banca centrale. In sostanza, l’istituto centrale di Francoforte esegue su quei fondi un prelievo che le banche commerciali finora non scaricavano sulla clientela.

Come un prelievo annuale sulla liquidità

Finora, appunto. Il periodo di grazia sta per giungere al termine. Ancora due settimane e i correntisti di Edmond de Rothschild subiranno un prelievo sulla liquidità tutt’altro che trascurabile. Per quelli di Julius Baer, il “calvario” incomincia invece a partire da domani, martedì 1 giugno.
Dopo che il 10 marzo nel disperato tentativo di rilanciare la ripresa e rinfocolare l’inflazione, Mario Draghi ha deciso di potenziare il programma di Quantitative Easing e abbassare di un ulteriore 0,1% il tasso di deposito, ossia gli interessi applicati ai conti di deposito, portandolo al -0,4%, “ai fini della corretta gestione il nostro istituto si vede costretto a ripercuotere sulla clientela il suddetto aumento relativo agli oneri finanziari», in particolare «per i saldi in conto superiori a centomila euro” a cominciare dal 15 giugno.
“Non è una novità per le somme liquide di vari milioni di euro, o per grandi aziende e fondi d’investimento, spiega Il Corriere della Sera. “Ma le banche fino ad oggi non avevano mai tassato depositi in euro in quantità più proprie al ceto medio benestante. E un prelievo annuo dello 0,4% è tutt’altro che trascurabile: dopo dieci anni sarebbe pari all’imposta di successione da genitori a figli, eppure è solo politica monetaria. Nella storia del capitalismo, aveva sempre funzionato in modo opposto: i tassi d’interesse remunerano chi detiene la liquidità”.

Altre banche seguiranno, diventerà la norma

Prima ancora di Edmond de Rothschild, banca con sede a Lugano i cui due terzi della clientela è italiana, è stata Julius Baer a comunicare alla clientela italiana e europea che da martedì applicherà un prelievo sulle somme superiori ai 100 mila euro. In un contesto di tassi negativi questa diventerà la norma. Basti pensare che ormai i tassi sotto zero sono la normalità in paesi che generano un quarto del Pil della Terra.
Gabriele Bruera, un gestore di risparmio in gran parte italiano presso la Compass di Lugano, è convinto che altre banche seguiranno man mano che i precedenti impieghi più fruttuosi del denaro si esauriscono: “Solo questione di tempo», dice al Corriere della Sera. “Sarà un test in più per le banche italiane, già messe a dura prova dal problema delle sofferenze bancarie e dalla mancanza di fiducia della clientela dopo l’entrata in vigore del regime del bail-in.
“Non abbiamo ancora capito la portata di questo tsunami”, osserva Alida Carcano di Valeur, una società di Lugano con 1,7 miliardi in gestione quasi tutti di italiani. “I tassi negativi sono qui per restare”.
Tra i clienti di Carcano, riferisce Il Corriere, “uno su dieci chiede già di accumulare biglietti di banca in cassetta di sicurezza perché almeno lì non sono tassati. Poi nessuno osa, perché i problemi pratici e legali restano ingestibili. Molti altri però spingono per investimenti sempre più rischiosi pur di guadagnare l’uno o due per cento”.

Fonte: Il Corriere della Sera

Tassi negativi, prelievo sui conti italiani: si comincia
fonte: WSI

Gasparri: «Abolire Bankitalia, un inutile pachiderma che crea solo danni»

 «Alla vigilia della relazione annuale del governatore della Banca d’Italia, le considerazioni finali su questo inutile e dannoso istituto le dovrebbero fare i cittadini italiani». Ad affermarlo è il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri (Forza Italia). «È vergognoso che, a cominciare dal governatore, tutta la casta di mandarini di Bankitalia si sottragga al rispetto dei tetti massimi di retribuzione per la pubblica amministrazione. Sono in tanti ad incassare prebende ingiustificate e lussuosissime. Sarebbe ora di presentare il conto a questa gente che non ha saputo tutelare i risparmiatori, che continua a condurre un’esistenza incredibilmente costosa
».

 

 

 

 

 

 

 Maurizio Gasparri all’attacco: «Bankitalia, gruppo di privilegiati»

«La Banca d’Italia – aggiunge Maurizio Gasparri – non solo non serve a nulla ma crea dei veri e propri danni. Tutte le crisi bancarie accadute sul territorio si sono verificate grazie all’inerzia di questo inutile pachiderma. Un istituto che andrebbe totalmente abolito. Questa dovrebbe essere una vera riforma, sana e liberale. Continueremo la battaglia nonostante l’omertà dell’informazione. I risparmiatori dovrebbero andare sotto la Banca d’Italia tutti i giorni e bloccare l’accesso a tutta questa gente, guidata da Visco, che ha assistito inerte e complice al massacro di migliaia e migliaia di famiglie. Facciamo noi le considerazioni finali su questa realtà che va cancellata dopo avere fatto danni devastanti all’Italia. Sono passati i tempi in cui la Banca d’Italia era retta da chi difendeva realmente l’interesse nazionale. Questo gruppo di privilegiati offende e mortifica l’intera comunità nazionale con la sua lussuosa condizione da privilegiati», conclude.

Gasparri: «Abolire Bankitalia, un inutile pachiderma che crea solo danni»

 



 

domenica 29 maggio 2016

Ubi rinuncia a Veneto Banca che ora va verso il fondo Atlante

Ubi Banca nei giorni scorsi ha visionato il dossier su Veneto Banca, poi accantonando il progetto. Ora dovrebbe intervenire a salvare l'ex Popolare di Montebelluna il fondo Atlante.
Nei giorni scorsi Ubi Banca aveva analizzato informalmente il dossier su Veneto Banca. Poi la decisione di accantonarlo senza dare ragioni pubbliche. Poi si era fatta avanti la Banca Popolare dell’Emilia Romagna, che si è defilata. Ora per l’ex popolare di Montebelluna non resta altro che l’arrivo del Fondo Atlante.
Di fatto, una soluzione come quella che ha salvato la Banca Popolare di Vicenza. Il fondo Atlante, il fondo di stabilizzazione del sistema bancario italiano, sarà con tutta probabilità il soggetto che metterà in sicurezza l’aumento di capitale da un miliardo dell’istituto veneto, il cui prezzo sarà definito lunedì prossimo dal Cda della banca fissato per lunedì 30 maggio. Sempre lunedì i maggiori azionisti del fondo – partecipato da banche (tra queste Ubi Banca), fondazioni, assicurazioni e Cdp – potrebbe arrivare il dossier relativo alla ricapitalizzazione di Veneto Banca.
fonte:  bergamonews.it

Unicredit condannata dal Tribunale di Milano per € 52.324

Sentenza definitiva emessa dal Tribunale di Milano.

Decreto ingiuntivo effettuato da parte di Unicredit contro fidejussori di società fallita per € 82.568,50 euro il Tribunale di Milano accoglie opposizione da parte dei fidejussori condanna la banca alle spese di Ctu e dall’importo richiesto di € 82.568,50 sottrae per anomalie finanziarie, tra cui il superamento dei tassi soglia, ben € 52.324,00














 Unicredit condannata dal Tribunale di Milano per € 52.324

Teramo, fa pignorare 4 milioni e mezzo alla Bnl

La Bnl pretende illegittimamente un milione e 381mila euro da un industriale della Val Vibrata ottenendo due decreti ingiuntivi provvisoriamente esecutivi, ma dopo sette anni di lunghe cause arriva il pignoramento dell'istituto di credito con l'avvocato di Sos Utenti
TERAMO. La Bnl pretende illegittimamente un milione e 381mila euro da un industriale della Val Vibrata ottenendo due decreti ingiuntivi provvisoriamente esecutivi, ma dopo lunghe cause viene condannata a pagare tre milioni e mezzo per interessi illegittimi, commissioni di massimo scoperto e spese mai pattuite, anatocismo (più interessi legali e spese legali). La banca non paga spontaneamente e trascorsi 25 giorni dalla richiesta di pagamento l'avvocato Emanuele Argento, delegato di Sos Utenti, il 24 maggio si presenta presso la sede di Teramo della Bnl con l'ufficiale giudiziario pignorando ben 4.500.000 euro in assegni circolari che la direzione della banca ha dovuto consegnare.

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Ecco come cambierà Equitalia rate leggere e pagamenti facili


Renzi scopre l'incubo degli italiani per una cartella da 2mila euro su una contravvenzione di tre anni fa. In arrivo riscossione semplificata e una maggiore dilazione dei debiti col fisco

C hi pensava che l'annuncio della cancellazione di Equitalia fosse una mossa elettorale, il coniglio tirato fuori dal cilindro in vista del voto amministrativo e del referendum costituzionale, si dovrà ricredere.
Le scelte di Matteo Renzi sul fisco non nascono da strategie neo machiavelliche. Pare abbiano all'origine i disagi piccoli e grandi che subiscono tutti i contribuenti. Ieri in un colloquio con il Messaggero il presidente del Consiglio - in Giappone per il G7 - ha dedicato una battuta a una disavventura fiscale capitata alla sua famiglia. «Ho appena ricevuto un messaggio da mia moglie. Dice che mi è arrivata una cartella di Equitalia da pagare».
Poi, nel dettaglio, «Devo pagare 2mila euro! E sa perché? Mi sono preso una multa, dovevo pagarla, ma l'ho smarrita. Mia moglie me l'aveva data da pagare, ma io l'ho persa e poi me ne sono dimenticato. Ora mi tocca tirare fuori 2mila euro ad Equitalia per una contravvenzione di tre anni fa». Racconto che potrebbero fare milioni di contribuenti. Altri potrebbero raccontare di cartelle su multe che sono invece state pagate, saldate per evitare situazioni difficilmente controllabili. Imprenditori potrebbero raccontare di fallimenti dovuti a imposte richieste con grande solerzia dallo Stato e pagamenti rinviati per anni dalla stessa amministrazione pubblica.
Renzi preferisce mantenere la conversazione light. Ribadisce che multe e cartelle si dovrebbero potere pagare «con un sms». Dice di essere tentato da spiegare la riforma della riscossione annunciata già qualche tempo fa, partendo dalla sua cartella, ma poi cambia idea. Il rischio è che poi il suo «Equitalia al 2018 non ci arriva», anche se pronunciato prima della notifica, sembri una vendetta per la multa lievitata. Il gioco in realtà è più che esplicito. Il premier si mette nei panni di un contribuente medio e poi rilancia l'abolizione della principale società di riscossione per guadagnare consensi.
Difficile ne esca una rivoluzione nel modo in cui si incassano le tasse o la semplificazione che il premier auspica. Equitalia si muove su ruoli emessi dall'Agenzia delle entrate. La stessa multa del premier è stata calcolata dall'Agenzia, non da Equitalia. Se e quando l'abolizione andrà in porto l'Agenzia del ministero dell'Economia se ne occuperà in proprio. Da vedere se con lo stesso personale. La vicenda dell'abolizione è infatti diventata anche una questione sindacale. Difendendo i dipendenti dell'Agenzia il segretario della Fisac Cgil Agostino Megale ha rivelato che se ci sono state delle esagerazioni in questi anni sono dovute ai «manager» che «avevano più attenzione ai grandi numeri che non, come invece deve essere, a un rapporto di servizio nei confronti dei cittadini». I dipendenti hanno sempre chiesto «un clima di maggiore fiducia».
Il problema della percezione del fisco da parte dei contribuenti (in particolare quelli onesti) e anche l'efficacia della riscossione sono problemi veri e seri. La stessa Equitalia ha recentemente varato un piano per estendere rateizzazione delle cartelle. Qualche giorno fa è stato annunciato che per gli importi sotto 50mila euro si potranno pagare rate minime da 50 euro al mese e non più 100. È già possibile farlo in tre province (Firenze, Varese e Lecce) dove è stata avviata una sperimentazione che sarà estesa al resto del Paese. La procedura per gli importi sotto i 50mila euro è già semplice. Basta una comunicazione online. Per le cifre superiori il contribuente deve fornire l'Isee. Il vantaggio per l'Agenzia delle entrate è garantire il rientro di crediti che, soprattutto in periodi di crisi, possono incagliarsi. Per il contribuente il vantaggio, oltre a spalmare il pagamento minimo su sei anni, è che la rateizzazione blocca ipoteche e fermi amministrativi e dà la possibilità di interromperli se sono già scattati.
Tra le novità sicuramente in arrivo, dal primo giugno Equitalia dovrà notificare solo tramite Pec le cartelle di aziende e partite Iva.
Ecco come cambierà Equitalia rate leggere e pagamenti facili
fonte: ilgiornale.it autore :

venerdì 27 maggio 2016

BPVi e Veneto Banca, l'intervista esclusiva a Stefano Righi: dopo Il Grande Imbroglio quando scriverà La Grande Rinascita?

BPVi e Veneto Banca, l'intervista esclusiva a Stefano Righi: dopo Il Grande Imbroglio quando scriverà La Grande Rinascita?
L'intervista esclusiva a Stefano Righi, firma a Milano del Corriere Economia e autore de Il Grande Imbroglio, che abbiamo presentato ai Chiostri di S. Corona, giornalista orgogliosamente padovano e con una profonda conoscenza del Veneto e di Vicenza in particolare, dove ha collaborato con La Nuova Vicenza durante l'epoca d'oro di Paolo Madron e della concorrenza, vivifica ma ormai di fatto cessata, fra varie testate, ci permette di dare uno sguardo disincantato al presente di questo territorio e, soprattutto, al suo futuro. Questo, comunque, bene o male, arriverà e andrà gestito dopo lo sfascio, finanziario e sociale, delle sue due ex Popolari, la BPVi e la Veneto Banca senza tenere conto che anche il veronese Banco Popolare si allontanerà probabilmente, con la sua testa decisionale verso Milano dopo la fusione annunciata con la BPM.

BPVi e Veneto Banca, l'intervista esclusiva a Stefano Righi: dopo Il Grande Imbroglio quando scriverà La Grande Rinascita?

giovedì 26 maggio 2016

Dal Governo nuovi strumenti di ricatto a favore delle banche. Fermiamoli!

Con il Dl Banche, il numero 59/2016, il Governo sta proseguendo sulla via già tracciata dal Dl Salva banche del novembre 2015. Per tutelare il sistema bancario privato minacciato dai crediti in sofferenza, si indebolisce la posizione dei debitori, siano essi risparmiatori o imprese. Questa volta a pagarne le spese saranno le imprese, già messe a durissima prova dalla lunga crisi.
Il testo del Governo permette infatti alle banche creditrici di appropriarsi della garanzia immobiliare ("patto marciano") o mobiliare ("pegno non possessorio") delle imprese debitrici, senza nemmeno passare per la procedura giudiziaria di esproprio, che tutela il debitore e gli consente di rivalersi in caso di abusi bancari, come l'anatocismo e gli interessi usurari. Teoricamente, per inserire queste nuove clausole nel contratto la banca ha bisogno dell'assenso dell'impresa, ma è ovvio che sono le banche a impugnare il coltello dalla parte del manico, perché possono decidere se finanziare l'impresa, e quest'ultima ha spesso urgente bisogno del supporto creditizio, data la scarsa liquidità in circolazione.
Il Dl 59 non si limita a questo. Oltre ad alcune modifiche normative sul diritto fallimentare e sugli ufficiali giudiziari per il recupero crediti (sostituiti da custodi giudiziari pagati a parcella), viene disciplinato il cosiddetto "risarcimento" ai risparmiatori truffati con il Dl Salva-banche. Lo Stato non restituirà il 100% delle somme perse, ma solo l'80%, e non a tutti i risparmiatori truffati ma solo a quelli che hanno meno di 35 mila euro annui di reddito a fini Irpef o un patrimonio inferiore ai 100 mila euro. Requisiti molto restrittivi; chi non ne rispetta almeno uno deve ricorrere ad un lungo arbitrato. Chiamarlo "risarcimento" è quindi l'ennesima capriola linguistica per mascherare la realtà.
Il M5S in commissione Finanze al Senato ha combattuto con tutti i mezzi a disposizione, e dopo aver proposto di allungare i tempi per la presentazione degli emendamenti al decreto, ne ha proposti 140 (sui 636 totali). È ovvio, però, che i rapporti di forza in seno alla Commissione sono favorevoli alla maggioranza. La senatrice M5S Laura Bottici ha pertanto invitato il governo, per una proficua collaborazione, ad indicare quali margini di modifica esistono per poter trovare una posizione condivisa.
La lotta intestina tra banche e imprese non è una via obbligata. Una politica economica espansiva risanerebbe i bilanci delle imprese e, di conseguenza, anche quelli bancari. Ma per farlo occorre riprendersi la sovranità fiscale perduta, altrimenti, di decreto in decreto, perderemo ciò che è rimasto del nostro tessuto industriale.

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Dal Governo nuovi strumenti di ricatto a favore delle banche. Fermiamoli!

fonte : senato5stelle

Avvocati: la Cassazione si è pronunciata sull'esonero della responsabilità professionale

La Suprema Corte, con 2 sentenze (la n. 10700 e la n.10698), ha statuito sulle ipotesi in cui il legale può ritenersi scusabile.













In tema della responsabilità dell’avvocato, la giurisprudenza maggioritaria è concorde nel ritenere che essa non può ritenersi sussistente per il solo fatto dell’inadempimento dell’attività professionale. In tal senso, infatti, la violazione del dovere di diligenza qualificata nei confronti del cliente non può essere desunta certamente dal mancato raggiungimento dell’obiettivo. Il risarcimento del danno infatti presuppone sempre la prova dello stringente rapporto di causa-effetto tra la condotta negligente denunciata dall’assistito e il danno lamentato, posto che è proprio la prima che incide sulla valutazione prognostica circa l’esito dell'azione giudiziale che avrebbe dovuto essere seguita con rigore. Ne consegue che occorre sempre verificare se l’evento dannoso fatto valere dal cliente è riconducibile esclusivamente al comportamento processuale del legale. La Cassazione con due recenti sentenze ha fatto delle importanti precisazioni sul punto.
La Cassazione: sentenza n.10698/16 sul nesso eziologico
La Suprema Corte con tale sentenza si è pronunciata sulla responsabilità di un legale che era stato citato in giudizio dal cliente, per ottenere il risarcimento dei danni, perché il 1^ non aveva impugnato delle delibere condominiali. Dopo che sia il Tribunale che la Corte d’appello hanno rigettato il ricorso del cliente, in mancanza di una prova della probabilità di un giudizio favorevole, il giudizio è finito in Cassazione. Gli Ermellini hanno ritenuto che sia l’errore grave sia la colpa lieve non sono fonti di responsabilità per l'avvocato qualora, una volta assolto scrupolosamente il suo dovere, il giudizio comunque non avrebbe avuto un esito differente per il cliente. Il risarcimento del danno scatta quindi solo quando viene dimostrato che l’evento dannoso si è verificato effettivamente e viene accertato che il difensore, senza quell’omissione tenendo il comportamento dovuto, avrebbe invece ottenuto il riconoscimento delle ragioni del suo assistito. I giudici di legittimità hanno infine precisato che tale risarcimento deve comprendere sia la perdita sia il mancato guadagno subiti dal cliente-creditore, dovendosi escludere, nel caso di specie, che il lucro cessante e la perdita sofferta siano stati conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento del legale. Insindacabile dunque la decisione di non accogliere la richiesta cliente, che non aveva infatti provato la sussistenza del nesso eziologico tra la condotta omissiva dell'avvocato ed i pretesi danni.
Scusabilità del legale nell’espletamento del mandato
La Cassazione con la sentenza n.10700 del 24 maggio si è trovata invece ad affrontare un caso in cui un legale è stato citato in giudizio per responsabilità professionale dall’utilizzatore dell’auto che era stata rubata. L’avvocato avrebbe infatti inviato tardivamente una richiesta di risarcimento per il furto dell’auto allorquando erano gia decorsi i termini di prescrizione. L'utilizzatore ha quindi chiesto la condanna al risarcimento dei danni pari all'importo dell'indennizzo dovuto in relazione al valore dell'auto rubata. Sia i giudici di merito sia la Corte di Cassazione hanno però rigettato il suo ricorso ritenendo che a conferire il mandato professionale al legale avrebbe dovuto essere il proprietario dell’auto. Ad avviso degli Ermellini dunque non può dirsi esistente nessuna responsabilità dell'avvocato proprio perché l'incarico era stato affidato dal semplice utilizzatore dell’auto messa a disposizione dal proprietario. Infine i giudici di legittimità hanno richiamato anche l'articolo 1904 del cod. civ. che dispone infatti che è sempre il legittimo proprietario/assicurato a dover manifestare l'interesse ad ottenere il risarcimento in virtù del contratto di assicurazione contro i danni.

Avvocati: la Cassazione si è pronunciata sull'esonero della responsabilità professionale

mercoledì 25 maggio 2016

Anatocismo Confermata vittoria Codacons, Cassazione : Bpm deve pagare interessi a clienti

(ANSA) - ROMA, 24 MAG - Vittoria del Codacons in Cassazione sullo spinoso tema della restituzione degli interessi anatocistici dichiarati 'fuorilegge' dal 1999: sancito il diritto dei rappresentanti dei consumatori ad ottenere inibitorie a carico delle banche che rifiutano di restituire il 'maltolto'. La Suprema Corte ha infatti respinto il ricorso con il quale la Banca Popolare di Milano contestava il diritto del Codacons ad aver ottenuto, in primo grado e in appello, l'inibizione nei confronti della banca dal continuare "a rifiutarsi di restituire alla propria clientela le somme indebitamente percepite, dall'inizio di ogni rapporto fino al 22 aprile 2000, in applicazione della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi". Davanti ai supremi giudici, Bpm ha contestato che l'inibitoria possa avere un contenuto positivo, come quello di condannare la banca alla restituzione, che sarebbe una "inammissibile" imposizione a 'facere'. La tesi non ha fatto breccia tra gli 'ermellini'. "Se è vero che il concetto di inibitoria potrebbe evocare l'idea di una condotta avente un contenuto negativo (di 'non fare'), - ha replicato la Cassazione - non si può dubitare che, nel caso in cui la violazione dei diritti dei consumatori e degli utenti sia attuata con una condotta omissiva (mediante il rifiuto di riconoscere un diritto), l'imposizione di un 'facere' costituisce uno strumento necessario e consentito dalla legge 281 del 1988 (e ora dal Codice del consumo), in base al quale il giudice può, non solo, inibire gli atti e i comportamenti lesivi degli interessi dei consumatori e degli utenti, ma anche adottare le misure idonee a correggere o eliminare gli effetti dannosi delle violazioni accertate". Per questa ragione i supremi giudici - sentenza 19713 depositata oggi - hanno confermato l'ordine di inibitoria a Bpm pronunciato dalla Corte di Appello di Milano nel 2010, conforme al verdetto di primo grado del 2004. La vittoria del Codacons - spiega la Cassazione - non implica "un positivo riconoscimento dei diritti dei singoli clienti, da perseguire eventualmente, nell'ambito di giudizi individuali aventi ad oggetto specifici rapporti contrattuali con essi", ma deve essere intesa come "una pronuncia a tutela degli interessi collettivi". In pratica, Bpm potrà difendersi nelle eventuali cause individuali "che i singoli clienti potranno promuovere a tutela dei loro diritti individuali", ma rimane il fatto che il verdetto ottenuto dal Codacons segna un punto a vantaggio dei correntisti perché "è strumentale alla tutela dell'interesse comune dei clienti della banca, che si concretizza in una pronuncia di accertamento che, a prescindere dalle peculiarità delle singole posizioni individuali, sia idonea ad agevolare le iniziative individuali, sollevando i singoli consumatori dai relativi oneri e rischi".(ANSA).
 














Confermata vittoria Codacons Anatocismo, Cassazione : Bpm deve pagare interessi a clienti

lunedì 23 maggio 2016

I “No Salva Banche” pronti a nuove manifestazioni | estense.com Ferrara

 Il comitato No Salva Banche non demorde e rilancia. Dopo la manifestazione dello scorso 7 maggio ha deciso di organizzare un nuovo incontro pubblico, martedì 31 maggio presso la Sala della Musica, 'per discutere insieme dei passi successivi da mettere in campo', in quanto, dicono, non soddisfatti del decreto sul rimborso dei risparmi azzerati. 'Il risarcimento - spiegano in un comunicato - riguarderà i risparmiatori con determinate caratteristiche, nelle quali rientra una percentuale esigua rispetto alla platea colpita, e riguarderà solo una minima parte di ciò che ci hanno rubato.  Sei mesi di attesa per elaborare un decreto che non soddisfa in alcun modo le nostre aspettative e le nostre pretese, a ulteriore dimostrazione che la scarsa fiducia che corrispondevamo nei confronti dei responsabili di ciò che ci è successo si è dimostrata azzeccata. Lo ribadiamo con chiarezza: saremo soddisfatti solo se e quando otterremo un risarcimento completo e generalizzato. Ciò che ci hanno rubato,

 I “No Salva Banche” pronti a nuove manifestazioni | estense.com Ferrara:

domenica 22 maggio 2016

CLAMOROSO: il Consiglio di Stato licenzia i docenti assunti per ricorso

Un’ordinanza questa del Consiglio di Stato destinata a gettare nel panico alcune migliaia di docenti che avevano ottenuto il ruolo grazie al ricorso al TAR del Lazio e che oggi viene congelato, se non bocciato appunto dal Consiglio di Stato. L’ordinanza è stata depositata il 20 maggio 2016 e sospende
l’efficacia di una sentenza del TAR Lazio concernente il concorso per esami e titoli per il reclutamento del personale docente della scuola indetto con DDG n.82 del 24 settembre 2012.
L’antefatto
“Il TAR Lazio – scrive Ficara su la Tecnica della Scuola – aveva ammesso con riserva al concorso, poi superato, alcune migliaia di docenti che non avevano raggiunto la soglia dei 21/30 nella prova
preselettiva. In prima istanza questi docenti sono stati ammessi con riserva nelle graduatorie di merito del concorso ordinario 2012, poi con la sentenza di primo grado tale riserva è stata sciolta e questi
docenti sono entrati in ruolo ed alcuni stanno terminando quest’anno anche l’anno di prova.
Cosa succederà agli ex precari?
Con questa assurda ordinanza del Consiglio di Stato – continua Ficara –  si sostiene che la soglia dei 21/30 posta per la prova preselettiva appare non irragionevole, e decide che la sentenza del TAR Lazio è sospesa in via cautelare. Inoltre il Consiglio di Stato fissa l’udienza pubblica, per discutere nel merito la delicatissima questione, il 20 dicembre 2016. In buona sostanza i docenti immessi in ruolo e che hanno svolto uno o due anni di servizio e che per altro non hanno potuto partecipare, perché assunti in ruolo dalle graduatorie di merito del concorso 2012, al nuovo concorso a cattedra bandito con DDG 105 del 23 febbraio 2016.
Quindi oltre il danno, anche la beffa? Come è possibile fare entrare in ruolo dei docenti, fargli frequentare anche l’anno di prova, giudicarli positivamente e poi ordinare la cancellazione del loro ruolo? D’altronde si tratta di docenti che hanno superato le prove scritte e orali del concorso ordinario 2012, dimostrando di essere preparati ad affrontare questo delicato ruolo. Adesso è necessario che si intervenga a  sanare quella che sembra acquisire i contorni di una storia priva di ogni significato logico. Come è possibile sanare questa questione?
La politica e il Miur sono chiamati a dare una risposta ad un caso che potrebbe diventare un vero e proprio scandalo anche per i numeri dei  docenti coinvolti a cui è necessario dare immediatamente una risposta”.





CLAMOROSO: il Consiglio di Stato licenzia i docenti assunti per ricorso

Indennizzi crack banche, Cappelletti: anche i risparmiatori di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca devono averne diritto


Riceviamo dal senatore M5S Enrico Cappelletti e pubblichiamo
In questi giorni è in esame in Senato il disegno di legge di conversione del d.l. n. 59/2016 che prevede, a favore degli investitori truffati dalle banche, un indennizzo nei limiti dell'80% dell'importo investito. La disciplina risulta applicabile solo nei confronti degli investitori di Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.a., Banca delle Marche S.p.a., Banca popolare dell’Etruria e del Lazio S.p.a. e Cassa di risparmio di Chieti S.p.a..
Ho presentato un ordine del giorno che impegna il Governo ad adottare analoghe misure di risarcimento anche ai risparmiatori della  Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Sono, infatti, oltre 200 mila le famiglie, gli enti e le aziende che hanno investito nelle azioni delle due banche, perdendo oltre 11 miliardi di euro, a causa soprattutto dell'inefficace vigilanza degli organi di controllo e garanzia, Banca d'Italia e Consob.
Il Governo non può continuare  ad ignorare i 118 mila soci di BpVi e gli oltre 80 mila di Veneto Banca
che hanno perso tutti i loro risparmi, gli unici al momento a pagare lo  scotto degli scandali finanziari di Consigli d'Amministrazione senza scrupoli e di organi di garanzia che hanno abdicato alle loro funzioni. Così come previsto per i risparmiatori truffati dalle 4 banche dell'Italia Centrale chiediamo dunque di considerare l'estensione delle procedure di rimborso anche agli azionisti delle banche popolari venete, allo scopo di arginare una crisi economica che peserà per decenni
sull'economia della società veneta e dell'intero paese, nella consapevolezza delle enormi responsabilità degli organi di garanzia e in  ultima istanza dello stesso Governo, che del fallimento delle attività degli organi di controllo, é il primo responsabile.

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Indennizzi crack banche, Cappelletti: anche i risparmiatori di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca devono averne diritto

Acqua Santo Stefano: panico tra i consumatori ad Angri, l'azienda dice la sua

Da diverse ore circola in rete un comunicato dell'azienda Sorgenti Santo Stefano Spa indirizzata ad un grande supermercato di Angri che ha messo in allarme migliaia di cittadini-consumatori creando un'ondata di panico, visto che il marchio è uno dei più venduti in provincia di Salerno e non solo. Nella lettera si legge: “Con la presente vi informiamo di avere ricevuto comunicazione da parte di ARPA Campania in merito ad esiti analitici difformi inerenti n°1 bottiglia di acqua minerale naturale “Santo Stefano” di cui i riferimenti in oggetto. Con l’intenzione di massima trasparenza, soprattutto finalizzata alla salvaguardia dell’immagine commerciale della Sorgenti S. Stefano Spa, anche se in assenza di provvedimento alcuno da parte di nessun organo di controllo giurisdizionalmente competente chiediamo di verificare l’eventuale giacenza residua del prodotto presso i Vostri magazzini e cautelativamente, in caso di riscontro positivo, di predisporre tale merce per il reso verso la scrivente”. Per molti è iniziata la ricerca della fatidica e leggendaria data marzo-aprile sulle confezioni di acqua, visto che inizialmente si parlava erroneamente di un intero lotto di produzione a rischio, ma l'azienda ha smentito e ridimensionato  ufficialmente la notizia ai nostri microfoni: "Abbiamo fatto questa comunicazione il 17 maggio solo ad un supermercato (di Angri, ndr) perchè avevamo un problema su una bottiglia. Abbiamo fatto le dovute verifiche e il problema è rientrato. Il problema era solo in quel supermercato e su una bottiglia" prontamente ritirata. A breve arriverà
il comunicato ufficiale dell'azienda che chiarirà tutti gli aspetti della vicenda.













Acqua Santo Stefano: panico tra i consumatori ad Angri, l'azienda dice la sua

venerdì 20 maggio 2016

Carife, la procura indaga sugli ultimi 10 anni di gestione | estense.com Ferrara

La procura di Ferrara ha aperto un'indagine per individuare le eventuali responsabilità penali nel crac della vecchia Carife, che il 22  novembre dell'anno scorso dichiarò uno stato di insolvenza per 433
milioni di euro. Una vicenda ormai fin troppo nota dove le cronache finanziarie si incrociano a quelle politiche, sociali e giudiziarie. E proprio da quest'ultimo fronte giunge la notizia della nuova inchiesta
che verterà sull'operato degli ex vertici della banca (manager, dirigenti e membri del consiglio di amministrazione) che hanno guidato la banca prima del commissariamento. A coordinare l'inchiesta è il procuratore capo Bruno Cherchi, affiancato dai pm Stefano Longhi e Barbara Cavallo. Il pool di magistrati dovrà 'scandagliare' tutte le operazioni e le decisioni prese dai vertici di Carife almeno negli ultimi 10 anni, ovvero quando cominciarono a crearsi i presupposti per l'aumenti di capitale del 2011, che portò nelle casse della banca 150 milioni di euro e 5.700 nuovi azionisti,oggi tutti drammaticamente “azzerati”. L’ipotesi della procura è che chi sottoscrisse qui titoli possa essere
stato tratto in inganno da informazioni sbagliate sulla rischiosità dell’investimento. E la stessa BankItalia, che autorizzò l’aumento di capitale, potrebbe aver ricevuto dati incorretti, che la portarono poi ad avvallare l’operazione.
Tutti elementi da chiarire nell’ambito di una maxi-inchiesta che in futuro potrebbe avere notevoli
ripercussioni anche nello scontro tra associazioni di risparmiatori, governo e nuove banche in fatto di risarcimenti: con l’accertamento di eventuali responsabilità penali da parte degli ex dirigenti, gli ex
azionisti e obbligazionisti avrebbero finalmente figure ben definite, con nome e cognome, contro cui rivalersi. Sperando che nel frattempo i capitali, che potrebbero essere stati distratti o occultati dalla banca, non siano nuovamente scomparsi nel nulla.
 carife


fonte : estense.com
Carife, la procura indaga sugli ultimi 10 anni di gestione | estense.com Ferrara:

Italia e Grecia: stampa serva delle banche Grecia, 'Il debito con il FMI non è che strozzinaggio'

Grecia, 'Il debito con il FMI non è che strozzinaggio'

Record di presenze alla manifestazione anti-austerity di mercoledì 17 giugno.
ROMA (WSI) – Oltre all’enorme debito che zavorra i conti pubblici e che le rende osservate speciali di Ue e Bce, la Grecia e l’Italia hanno un altro elemento in comune: la relazione pericolosa tra banche, politici e media.
Nel caso dell’Italia, ad affrontare l’argomento è stato recentemente Luigi Zingales, economista e professore alla University of Chicago Booth School of Business, a Chicago, editorialista di fama anche per quotidiani e settimanali italiani.  Zingales dimostra come diversi siano i giornali italiani che si inginocchiano al volere delle banche, presentando alla fine una realtà distorta che certamente stride con il concetto di libertà di stampa.
Per Zingales, il problema della stampa che non riesce più a essere libera e finisce al servizio degli interessi degli inserzionisti pubblicitari si manifesta in tutta la sua gravità nel momento in cui i mezzi di informazione versano in condizioni finanziarie precarie. E’ così che, tra l’altro, funzionano le cose: “quando i debitori si trovano in difficoltà economiche o finanziarie, i creditori hanno una grande influenza sulle loro decisioni”. Zingales continua: Non c’è ragione di credere che per i quotidiani le cose vadano diversamente (…) Le banche potrebbero – almeno in linea di principio – ottenere dunque un potere rilevante sulla diffusione di alcune notizie attraverso la carta stampata, grazie ai prestiti che erogano (a favore degli stessi giornali, in qualità di inserzionisti pubblicitari)”.
L’economista italiano passa poi dalla teoria ai fatti, chiedendosi se il suo ragionamento sia confinato alla semplice possibilità valutata a livello accademico o se esista una base empirica. E la sua ricerca snocciola risultati interessanti. Intanto, come chiaramente riportato nella tabella di cui sotto, “molti quotidiani italiani sono in perdita e/o sono pesantemente indebitati”.
Ma, “anche quelli che non sono pesantemente indebitati, hanno motivo di essere influenzati dagli interessi delle banche. Per esempio, il Messaggero e Il Mattino sono di proprietà di Caltagirone, industriale che detiene anche una rilevante partecipazione in Unicredit, una delle due principali banche in Italia. Editoriale Espresso è controllato dalla famiglia De Benedetti che, durante il periodo preso in considerazione, ha dovuto rinegoziare con le banche per garantire il futuro a una società di cui detiene il controllo (Sorgenia). L’unico quotidiano che non è molto indebitato o molto dipendente dalle banche per altre ragioni è Il Fatto Quotidiano“.




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Partendo da questi dati , Zingales studia il modo in cui i giornali hanno coperto la notizia della riforma delle banche popolari voluta dal governo Renzi – che non è piaciuta in generale al settore bancario – e il lancio del fondo Atlante (che invece ha fatto gli interessi delle banche).
“Ho ripreso tutte le notizie che sono apparse nei dieci principali quotidiani italiani nei primi nove giorni dall’annuncio di entrambi gli eventi, con l’aiuto di un assistente di ricerca per classificare gli articoli in base al loro contenuto. Un articolo è considerato positivo (+1) se contiene giudizi positivi in modo esplicito”.
Ne è emerso, che in data 11/4/2016 il Messaggero ha pubblicato un articolo in cui definitiva il fondo Atlante “un risultato magnifico”. Il 20/4/2016 La Repubblica scriveva che “alle tante voci in favore di Atlas, da Draghi all’Fmi, dal G20 al ministro Schaeuble, si aggiunge quella autorevole di Jean-Claude Trichet (ex numero uno della Bce). Zingales fa notare che “un articolo è considerato neutrale se si limita a descrivere semplicemente il fondo, come è stato nel caso dell’articolo di Conti su Il Giornale del 13/4/2016. Un articolo viene considerato critico se alimenta invece dubbi sul modo in cui il fondo dovrebbe operare per realizzare l’obiettivo prefissato. Per esempio, l’articolo del 12/4/2016 su “Il Fatto Quotidiano” titolava “Troppe sofferenze ma pochi soldi: il peso che schiaccia Atlante“. Per stabilire cosa debba essere un giudizio obiettivo, ho anche raccolto le opinioni pubblicate in sei principali quotidiani stranieri”.
E il risultato è che “i quotidiani italiani sono fortemente a favore del fondo Atlante, mentre quelli stranieri sono per lo più contro. L’opposto è vero per la trasformazione delle banche popolari: in media i quotidiani italiani sono contro, mentre i quotidiani stranieri sono decisamente a favore”.





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Ma l’Italia non è certo l’unica a presentare questo fenomeno. Un articolo di KeepTalking Greece fa luce sulla stessa distorsione presente in Grecia, dopo la decisione della Commissione parlamentare di inchiesta, lo scorso mercoledì, di indagare sul modo in cui le banche hanno erogato finanziamenti e hanno speso in inserzioni pubblicitarie a favore di diversi partiti politici e gruppi di media, nel corso degli ultimi dieci anni. E’ stata così accolta la richiesta della parlamentare Annetta Kavvadia, un tempo giornalista, secondo cui “nel 2015 il 70% delle spese pubblicitarie delle banche è stato distribuito tra cinque organi di stampa”.
Per Kavvadia era ed è fondamentale che i cittadini greci abbiano il diritto di sapere che, mentre dicevano stop ai prestiti a favore delle piccole e medie imprese, le stesse banche pubblicavano inserzioni pubblicitarie, tra l’altro nei mezzi di informazione a cui in precedenza avevano erogato finanziamenti (che evidentemente poi tali media non erano stati capaci di rimborsare).
Per capire come stanno le cose in Grecia, KeepTalkingGreece ha riportato l’intervista rilasciata da Giorgos Pleios, responsabile del dipartimento di Studi sulla comunicazione e sui media presso la National and Kapodestrian University di Atene, che ha così spiegato la situazione:
“La Grecia è uno di quei paesi dell’Europa del sud dove esiste una stretta relazione e interdipendenza tra i media e il potere politico – e anche economico – sia a livello istituzionale che ideologico. (…) I proprietari dei mezzi di informazione in Grecia – proprietari anche di altre attività nel settore delle costruzioni e cantieristico, nuove tecnologie e servizi sanitari) tendono a fornire un sostegno politico ai partiti, specialmente a coloro che sono al potere o che hanno la probabilità di formare un nuovo governo. Dall’altro lato, i partiti politici in Grecia tendono a dare un sostegno finanziario e amministrativo ai proprietari dei mezzi di informazione e alle aziende che sono di proprietà dei cosiddetti ‘oligarchi’, in cambio del loro sostegno politico”.
Nel 2016, l’Italia è scivolata al 77esimo posto nella classifica di Reporters Sans Frontieres, su 180 paesi esaminati. La Grecia si trova all’89esimo posto. Forse ora si sa meglio il perchè.

Fonte articolo Luigi Zingales
Fonte KeepTalkingGreece
Italia e Grecia: stampa serva delle banche Grecia, 'Il debito con il FMI non è che strozzinaggio'
fonte : wallstreetitalia.com
autore:  Laura Naka Antonelli

giovedì 19 maggio 2016

Etruria e quel filo legato a Bini Smaghi - giornaleditalia

Interrogazione del fittiano Bianconi che punta il dito contro il fedelissimo di Renzi, già presidente di Chianti Banca

Etruria e quel filo legato a Bini Smaghi


continua a far discutere il decreto varato dal governo per i rimborsi. I risparmiatori chiedono modifiche al provvedimento
Il decreto varato dal governo alla fine di aprile, dopo ben cinque
mesi di attesa straziante condita pure da un suicidio, che prevede un
rimborso forfettario fino all’80% della cifra sottratta indebitamente
per chi ha un reddito lordo inferiore ai 35mila euro o un patrimonio
mobiliare che non supera i 100.000, senza dovere ricorrere
all’arbitrato, continua a far discutere. Perché ritenuto fortemente
ingiusto e troppo generico. Certamente non rassicurante. E così le
vittime del salva-banche, in audizione presso la commissione Finanze del
Senato, hanno avanzato istanza proponendo una modifica al
provvedimento. Chiedendo di estendere la platea dei beneficiari fino ai
redditi da 55.000 euro e prevedere un indennizzo al 99% per chi guadagna
meno di 18.000 euro l’anno.
Toccherà al Parlamento, adesso, prendere in mano la questione. Ma la
battaglia si annuncia durissima visto che il Pd è costretto a seguire
alla lettera le direttive del premier-segretario che di trattare, sul
tema, proprio non ne vuole sapere.
Intanto ad Arezzo non si spengono le polemiche legate al crac della
vecchia Banca Etruria che giorno dopo giorno continua a regalare colpi
di scena. Con l’inchiesta destinata a chiudersi nel peggiore dei modi
visto che la maggior parte dei responsabili potrà presto avvalersi del
salvagente della prescrizione. Tant’è, il deputato Maurizio Bianconi (ex
Forza Italia passato dal novembre 2015 nel gruppo Conservatori e
Riformisti) ha depositato una interrogazione urgente rivolta al
presidente del Consiglio Renzi, alla ministra per le Riforme e i
Rapporti col Parlamento Boschi e al titolare dell’Economia Padoan.
Ricostruendo in maniera dettagliata tutta la vicenda riguardante la
vendita dei crediti in sofferenza cinque giorni prima del decreto
salva-banche, fino ad intrecciare le sorti dell’istituto di credito
aretino con Chianti Banca, puntando addirittura il dito contro il
presidente Lorenzo Bini Smaghi, renziano di ferro e già membro del
comitato esecutivo della Bce oltre che numero uno della Società
Generale, il colosso francese nominato da Bankitalia advisor per la
vendita di Etruria.
L’onorevole fittiano vuole fare chiarezza su un presunto conflitto
d’interessi tutto d’accertare. E chiede l’intervento di Bankitalia oltre
che della magistratura su un caso pieno di punti oscuri. Col premier
Renzi (e con lui anche la Boschi) sollecitato a fornire la sua versione
circa i fatti contestati. In una vicenda che si arricchisce di altre
ombre con i responsabili di un vero e proprio disastro ancora impuniti.

Marco Zappa
Etruria e quel filo legato a Bini Smaghi - giornaleditalia

“I derivati Unicredit danneggiarono Divania”: banca condannata

L'istituto di credito dovrà versare oltre 12 milioni di euro, così è stato deciso in primo grado dal giudice del Tribunale civile di Bari. La replica: "Non condividiamo e proporremo appello"

 
BARI – Il giudice monocratico del Tribunale civile di Bari, Valentino Lenoci, ha condannato la banca Unicredit spa al pagamento di 12.681.776 euro in favore della curatela del fallimento Divania, la società barese produttrice di divani dichiarata fallita nel 2011, corrispondenti alle presunte perdite dovute agli investimenti in derivati.
La sentenza
La sentenza riconosce “le gravi violazioni poste in essere” dall’istituto di credito “nella gestione dell’operatività in strumenti finanziari derivati” sottoscritti dal titolare dell’azienda, l’imprenditore barese Francesco Saverio Parisi, fra il 2000 e il 2005. Secondo il Tribunale civile  di Bari le operazioni finanziarie “non erano assolutamente coerenti con il profilo di rischio della società Divania” e “assolutamente inappropriate”. Secondo il giudice, l’imprenditore Francesco Saverio Parisi ha effettuato “investimenti in maniera inconsapevole, senza conoscere adeguatamente natura e tipologia degli strumenti finanziari sottoscritti”. Il giudice scrive di “gravissime violazioni compiute da Unicredit, con riferimento agli obblighi informativi da porre in essere al momento della stipulazione delle singole operazioni” e di “notevole superficialità nella gestione documentale dell’operatività in essere”. Sempre secondo il giudice, concludendo “la condotta della banca ha cagionato una serie rilevantissima di danni”.
La replica
“Unicredit – si legge in una nota – non condivide la sentenza e si riserva di proporre appello. Si ribadisce ancora una volta che le vere ragioni del default di Divania sono contenute nella sentenza dichiarativa del suo fallimento del giugno 2011, confermate anche dalla Corte di appello di Bari che, nella sostanza, escludono che la contestata operatività in derivati abbia potuto rappresentare anche solo una concausa del dissesto di Divania”,.

fonte: borderline24.com  Di redazione

Barclays, la beffa delle rate sui mutui. Ecco il contratto

Lo scorso 16 maggio WSI ha pubblicato un articolo in cui Barclays si difendeva dall’accusa di frode, affermando di non aver commesso “nessuna violazione”.
Pronta la risposta dei mutuatari possessori di mutui fondiari in euro a tasso variabile indicizzati al franco svizzero, erogati da Barclays. WSI è stata contattata da loro in merito all’articolo.
Ecco l’email inviata a Wall Street Italia da Sheila Meneghetti, fondatrice e vice presidente di Tuconfin. Nella lettera Meneghetti precisa che i tassi di cambio che molto spesso sono stati applicati erano già aumentati in favore della banca e allega il suo stesso contratto di mutuo, in quanto lei stessa è parte lesa nella vicenda. Si interroga sulla risposta di Barclays: “Se è vero che non c’è criticità nel prodotto (come dichiarano in prima pagina e anche nel vostro articolo) perché nel 2011 lo hanno ritirato dal mercato?”.
Di seguito la lettera di Meneghetti, che WSI riprende integralmente
“Buongiorno,
Vi scrivo in nome e per conto di tutti i mutuatari lesi da Barcalys grazie al mutuo in oggetto. Vorrei poter controbattere alla risposta di Barclays in riferimento al seguente articolo, poiché non viene assolutamente messa in luce la parte a favore del consumatore. Vi allego anche l’ordinanza del tribunale di Milano poiché così da potervi dimostrare su carta che Barclays non ha “vinto” nel diritto e non su tutti i fronti… L’azione inibitoria, innanzi tutto, è stata rigettata per la mancanza di presupposti nel criterio di urgenza (ex art. 140 VIII comma del Codice del Consumo) e, ribadisco, non perché Barclays abbia totalmente ragione. Il giudice non ha ravvisato nello specifico la prova della difficoltà dei mutuatari di procedere all’estinzione anticipata del mutuo in ragione dell’eccessiva onerosità poiché in una situazione di mercato differente questo mutuo poteva essere conveniente. Ma, in riferimento alla disposizione relativa all’estinzione anticipata del mutuo e alla contestata mancanza di chiarezza, dichiara la violazione dell’art. 35 Codice del Consumo. La banca non può essere condannata in merito, poiché con l’azione inibitoria, per legge, non si può far valere questo articolo. Perciò pur essendo stata rigettata, l’ordinanza lascia agli altri giudici il compito di condannare le banca per la sua assoluta mancanza di chiarezza nei nostri confronti“.
Il contratto di mutuo Barclays che è stato sottoscritto dal vicepresidente di Tuconfin, Sheila Meneghetti


L’associazione fa riferimento in modo particolare a quanto scritto nelle pagine 12-13 dell’ordinanza del Tribunale di Milano.
“E’, però, da sottolinearsi che la terminologia impiegata in detta disposizione poteva dare adito a dubbi interpretativi, come, peraltro, condivisibilmente già osservato in alcune decisioni dell’ABF prodotte da parte ricorrente. In particolare, il problema si pone per la dicitura “capitale restituito” contenuta nell’art. 7.5: ed, invero, posto che l’indicizzazione riguardava, nell’ipotesi di estinzione anticipata, il capitale da rimborsare, l’adeguamento avrebbe dovuto riguardare certamente il capitale residuo e non già quello restituito sino alla data della richiesta di estinzione. Una simile inesattezza poteva avere come conseguenza quella di focalizzare l’attenzione del consumatore sul capitale restituito e non su quello da restituire, con le conseguenti inesattezze in punto di valutazione economica dell’operazione. Né vale considerare il meccanismo utilizzato per i conguagli semestrali in base al quale, una volta operato il conguaglio, nessuna rivalutazione delle somme rimborsate da parte del mutuatario poteva più essere disposta; ciò in quanto non è esigibile, da parte del consumatore, un ragionamento logico-giuridico volto a supportare un’interpretazione sistematica delle clausole contrattuali per giungere ad una corretta conclusione metodologica in ordine al calcolo e, prima ancora, per compiere una corretta e realistica valutazione delle somme ancora dovute in caso di estinzione anticipata. In sostanza, quindi, una simile inesattezza ben potrebbe essere fonte di non corrette valutazioni economiche da parte del consumatori e, per ciò stesso, contravviene a quei doveri di correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali, che sono maggiormente avvertite in ambito comsumeristico ed impongono all’operatore professionale un onere di diligenza particolarmente stringente ed idoneo a colmare la normale asimmetria informativa nel rapporto con il cliente. (…) Quanto, invece, alla clausola di cui all’art. 7.5 dei contratti de quibus, se ne ravvisa il contrato con l’art. 35, I comma del Codice del Consumo non in relazione al meccanismo di conversione, ma in rapporto alla terminologia impiegata come sopra precisato; il tutto, con il rilievo che l’interpretatio contra stipulatorem di cui al II comma della stessa disposizione è impedita dal III comma quanto proprio all’azione inibitoria.”
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Prosegue il vicepresidente di Tuconfin:
“Ovviamente essendo stata emessa dalla sezione specializzata in diritto bancario di Milano del Tribunale di Milano, questa dichiarazione ha una certa autorevolezza. Inoltre in questa azione inibitoria, Alttoconsumo non ne fa menzione, ma i tassi di cambio che molto spesso sono stati applicati erano già aumentati in favore della banca. Perciò solo alla firma il mutuatario si generavano debiti consistenti a causa della rivalutazione. Perciò questo mutuo non è mai stato favorevole al cliente. Il problema della rivalutazione incide inoltre su ogni singola rata del mutuo e non solo all’estinzione. Quindi la banca ha venduto un prodotto sconveniente al cliente sin dall’origine. Vi allego anche il mio contratto di mutuo (sono anche parte lesa) così da potervi rendere conto di come questo mutuo sia stato venduto. Il tasso convenzionale alla firma è stato fissato a 1,685, mentre quello reale era di 1,6542 (dati Bce). Ipotizzando un’estinzione immediata (nello stesso giorno del rogito) avrei dovuto pagare un debito di circa 3.200 euro di rivalutazione oltre al capitale richiesto a mutuo. Detto questo bisogna sempre tenere conto che la banca ha gli strumenti per tenere d’occhio l’andamento del mercato in via preventiva (dati Bloomberg) mentre un consumatore no, non è nemmeno in grado di leggere e comprendere il mutuo che tra le altre cose cita l’indicizzazione al CHF solo nel paragrafo degli interessi. (Altro errore??)
A voi le conclusioni ….

CikahczXAAEVGvR

Barclays, la beffa delle rate sui mutui. Ecco il contratto
In un’altra email Meneghetti parla delle tredici pagine di opzioni commerciali “che Barclays, naturalmente, dopo tutta la nostra protesta e denuncia ai tribunali di tutta Italia e al Governo, ha iniziato ad inviare ai mutuatari. Queste opzioni creano solo un ulteriore confusione al consumatore (che ricordiamo è già rimasto scottato da un loro prodotto finanziario…. Naturalmente vorremmo evitare di trovarci in situazioni peggiori di quelle attuali….!!!!).
Meneghetti illustra le “soluzioni” proposte da Barclays:
Caso A
Viene creato un nuovo fondo accessorio dedicato soltanto ai conguagli negativi. Così il cliente si troverà con 3 conti differenti:
  • Il residuo in EURO del mutuo
  • Il fondo con il saldo positivo (se ancora presente) del primo fondo
  • Il fondo con il saldo negativo
I famosi CHF non compaiono mai. Alla scadenza naturale del mutuo, ipotizzando scenari di mercato come quelli attuali , il cliente si troverà a dover pagare le rate del debito ancora presente nei confronti della banca. Le rate avranno lo stesso importo del mutuo originario per un numero indefinito di anni poiché questo dipenderà solo dal risultato finale del debito… Perciò si rimarrà nel dubbio fino alla naturale scadenza del mutuo originario. il mutuatario, oltre a questa ulteriore incertezza, non avrà alcun beneficio, poiché nel frattempo non potrà surrogare, estinguere il mutuo o vendere casa senza sentire il peso della rivalutazione, a meno che non abbia un ulteriore immobile su cui spostare questa l’ipoteca… E qui la rimando al caso C.
Caso B
Conversione del mutuo in CHF ad uno in EURO con la possibilità di scegliere tra tasso fisso o variabile.
Ciò che varia rispetto al contratto di mutuo originario è che in questo caso la parte della rivalutazione verrà aggiunta al mutuo senza però calcolarvi gli interessi. In pratica ci fanno uno “sconto”….Questo almeno in apparenza… Poiché se continuiamo nella lettura dobbiamo far particolare attenzione alla pagina 10… Infatti se si legge attentamente, questo sconto sugli interessi viene a decadere se si opta per l’allungamento degli anni di mutuo per avere un maggiore respiro sulla rata mensile… Opzione che a ragion di logica sarebbe la più probabile scelta da parte dei mutuatari che già oggi non riescono a pagare la rata “normale” figuriamoci quella con la rivalutazione.
Detto questo, per il cliente si avrà comunque una maggiorazione del debito residuo
Per la rata mensile si possono scegliere quindi due opzioni:
  • lasciare invariati gli anni di mutuo e pagare una rata mensile maggiorata con lo sconto degli interessi sulla parte della rivalutazione
  • allungare il mutuo e lasciare la rata invariata, ma vedersi applicati anche gli interessi sulla quota della rivalutazione.
Qui in poche parole il mutuatario congela il debito da rivalutazione alle condizioni negative di oggi e spalma l’ulteriore debito nel nuovo mutuo… Il calcolo degli interessi, come anticipato sopra, rimane un dubbio poiché dipende da una ulteriore opzione  tra i casi b1/b2 o b3. Non esistono benefici poiché:
  • non si potrà comunque surrogare (il valore del mutuo sarà comunque superiore al valore attuale della casa)
  • non si potrà  comunque vendere (se il valore della casa è inferiore al debito bisogna ugualmente avere il capitale per coprire il debito eccedente).
  • E anche qui si ri-elencano le problematiche indicate anche a pagina 4… Ovvero l’iscrizione di una nuova ipoteca e la scopertura assicurativa sugli anni e sulle somme eccedenti al mutuo originario.
  • Una volta scelta questa opzione non sarà più possibile rinegoziare il mutuo.
  • Ancora attenzione …anche qui è possibile agganciarsi al caso C…   Chi ha la fortuna di avere un ulteriore immobile, può spostare l’ipoteca di questo mutuo sull’altro immobile a disposizione… Perciò pur avendo venduto, il mutuatario continuerà a pagare questo mutuo “ora maggiorato della rivalutazione”.
CASO C
Trasferire l’ipoteca che garantisce il mutuo su un diverso immobile per poter vendere la casa senza estinguere il mutuo.
Ma anche qui la cosa si complica… Poiché bisogna sperare di avere un altro immobile che soddisfi le esigenze di Barclays tenendo presente che generalmente l’ipoteca su questi mutui ha importi esorbitanti rispetto al valore dell’immobile stesso – ad esempio sul mio mutuo di 170.000 euro ho un ipoteca di 510.000 (allego foto del documento di sintesi del mio mutuo).
Ma la cosa “bella” è che questa opzione è cumulabile al caso A e al caso B.
Anche in questo caso si dovrà procedere con un nuovo atto notarile per la nuova ipoteca… Ma come nei precedenti casi non si fa menzione dei costi nascosti… Il notaio rimane a carico della banca? Del cliente? Non si sa… E se il mutuatario ha già un mutuo in corso sull’altro immobile?? E se invece ne volesse acquistare uno di valore superiore ma deve chiedere un mutuo superiore??! E se ci sono, come nel mio caso, i garanti nel contratto che succede??? Troppe domande rimangono senza chiare risposte.
Particolarmente curiosa e interessante è la parte finale con i 3 punti con cui la banca dichiara apertamente:
  • di rispettare le disposizioni della legge italiana, senza comunque fornire una chiara e dettagliata documentazione in merito alle singole opzioni e dei relativi costi di gestione (es. Notaio)
  •  di vincolare un eventuale controversia legata a tale informativa al foro di residenza del mutuatario (così evitano in partenza le Class Action o le azioni comuni)
  • di utilizzare queste proposte per una sua e sola tutela… EH SI…. Da oggi se il mutuatario opterà per la conversione (cmq già prevista a livello contrattuale) andrà in automatico a rinunciare ad ogni possibilità di causa inerente a fatti passati, presenti o futuri…
Ora, secondo Voi, noi consumatori/mutuatari possiamo accettare una cosa del genere?
autore :Redazione Wall Street Italia
fonte : WSI

mercoledì 18 maggio 2016

LA GRANDE STAMPA TEDESCA PREANNUNCIA LA CACCIATA DELL'ITALIA DALL'EUROZONA: ''POTREBBE ACCADERE GIA' A GIUGNO'' (DIE ZEIT) - I fatti e le opinioni del Nord - ilnord.it

BERLINO -  In Italia è in vigore - da quando governa il Pd - la regola non scritta ma applicata con ferrea pervicacia di non dare notizie scomode all'esecutivo Renzi, specialmente se provengono
dall'estero. Così è "sfuggito" anche quanto scrive in prima pagina uno dei più autorevoli quotidiani tedeschi, il Die Zeit, che senza troppi giri di parole preannuncia la cacciata dall'Italia dall'euro con tutti i cataclismi che provocherà non solo nel Belpaese, anche in tutta Europa.
"Gli storici sanno spiegare in un modo o in un altro il crollo degli
imperi: il piu' delle volte succede per colpa di un allargamento
geografico o militare - scrive oggi l'editorialista Jochen Bittner sul
Die Zeit -. Ma qual e' il fattore o la concatenazione di cause che
potrebbe portare al tramonto dell'Europa Unita?"
A questa domanda che riempie da tempo il dibattito politico in
Germania, mentre in Italia si è affacendati sull'elezione dei sindaci,
fatto certamente rilevante ma altrettanto certamente di minore portata,
confrontato all'orizzonte del crollo dell'Unione europea, il giornale
risponde in un modo che non lascia spazio a fraintendimenti: la Germania
prevede l'uscita dell'Italia dall'euro.
Scrive il Die Zeit: "Ad oggi, uno scenario appare assai plausibile:
il 23 giugno prossimo i cittadini britannici potrebbero votare a favore
della Brexit, l'uscita dall'Unione Europea. Il loro esempio indurrebbe
anche altre nazioni a fare un'analisi dei costi e dei benefici
dell'appartenenza al sistema comunitario. Tra questi paesi figura senza
dubbio l'Italia, schiacciata economicamente dai vincoli comunitari e in
prima linea di fronte ai flussi migratori estivi dal Nord Africa, senza
che dai paesi europei vicini giunga un aiuto concreto. La situazione
italiana è finanziariamente ed economicamente insostenibile, in queste
condizioni".
"Gia' oggi - prosegue il Die Zeit - secondo un sondaggio, il 48 per
cento dei cittadini italiani si dice a favore dell'uscita dalla Ue.
Poiche' l'Italia, diversamente dalla Gran Bretagna, e' un paese
dell'euro, un voto a favore dell'uscita dalla Ue creerebbe una reazione
apocalittica sui mercati finanziari. Gli operatori di borsa potrebbe
iniziare a speculare, e alcuni si stanno già organizzando in tal senso,
contro l'appartenenza del Belpaese alla Ue, portando conseguentemente il
paese fortemente indebitato a non potersi piu' finanziare sui mercati".


Evidentemente, questo scenario è reputato possibile, in Germania, e
non una farneticazione rispetto la quale non è il caso di perdere tempo
in analisi. Se non fosse così, la stampa tedesca che non indugia mai nei
modi levantini fatti di sotterfugi e retroscena, non avrebbe neppure
per sbaglio dedicato spazio alla possibilità che a breve, si parla di
giugno 2016, l'Italia possa essere espulsa di fatto dall'eurozona.


"Nel caso - conclude il quotidiano
tedesco - di un fallimento dell'Italia, i piani di salvataggio dell'euro
non basterebbero. L'Italia dovrebbe uscire dall'Unione monetaria:
situazione che scatenerebbe a sua volta una lunga serie di speculazioni
sul successivo paese destinato all'uscita".



Quindi, l'Italia è avvisata: il tempo sta per scadere.





LA GRANDE STAMPA TEDESCA PREANNUNCIA LA CACCIATA DELL'ITALIA DALL'EUROZONA: ''POTREBBE ACCADERE GIA' A GIUGNO'' (DIE ZEIT) - I fatti e le opinioni del Nord - ilnord.it

Banche sottotono a Milano: a marzo cresciute le sofferenze nette, ad aprile scesi ancora i prestiti a famiglie e imprese

Banche sottotono a Milano: a marzo cresciute le sofferenze nette, ad aprile scesi ancora i prestiti a famiglie e imprese



Avvio di seduta fiacco per il comparto bancario. L'indice di settore
Ftse Italia All Share Banks segna un ribasso dello 0,01% appesantito dai
cali di Fineco *(-1,45%), di *Unicredit *(-0,5%) di *Mediobanca (-0,46%), del Banco Popolare
(-0,60%). *Ubi Banca *cede lo 0,42% e *Bpm *lo 0,49 per cento. In
territorio positivo invece *Intesa *(+0,37%), *Bper *(+0,6%) e *Mps
*(+1,26%).



Banche sottotono a Milano: a marzo cresciute le sofferenze nette, ad aprile scesi ancora i prestiti a famiglie e imprese: Avvio di seduta fiacco per il comparto bancario.

lunedì 16 maggio 2016

Banche: Unimpresa, prestiti ad aziende -21 mld e sofferenze a 197 mld

  Tabella credito 16 maggio 2016
Il rapporto mensile sul credito: famiglie più indebitate per 20 miliardi. Lo stock di finanziamenti al settore privato resta stabile (-1 mld) da 1.408 miliardi di marzo 2015 a 1.407 miliardi di marzo 2016. Sofferenze salite di 7 miliardi in 12 mesi da 189 miliardi a 196 miliardi. Il presidente Longobardi: “Istituti pagati due volte per dare denaro a imprese e cittadini”

Meno prestiti alle aziende per 21 miliardi di euro, mentre le famiglie tornano a indebitarsi con le erogazioni delle banche aumentate di 20 miliardi. Negli ultimi 12 mesi i finanziamenti degli istituti al settore privato sono sostanzialmente rimasti stabili, calati di 1 miliardo: lo stock di impieghi a marzo scorso valeva 1.407 miliardi, in calo dello 0,08% rispetto ai 1.408 miliardi di marzo 2015. Il risultato legato alla crescita del credito al consumo salito di 21 miliardi (+35%), alla lieve ripresa dei mutui di 3 miliardi (+0,83%); sul versante delle aziende, l’unica nota positiva è quella dei prestiti di medio periodo, cresciuti di oltre 16 miliardi (+12%). Crescono su base annua le sofferenze che ora ammontano a quasi 197 miliardi, aumentate di oltre 7 miliardi in un anno; le sofferenze nette in 12 mesi sono passate da 80 a 83 miliardi. Questi i dati principali del rapporto mensile sul credito del Centro studi di Unimpresa, secondo cui la fetta maggiore di prestiti che non vengono rimborsati regolarmente agli istituti di credito è quella delle imprese (139 miliardi), le “rate non pagate” dalle famiglie valgono più di 37 miliardi, mentre quelle delle imprese familiari sono oltre quota 15 miliardi. Superano il tetto dei 4 miliardi, poi, le sofferenze della pubblica amministrazione, delle assicurazioni e di altre istituzioni finanziarie. Complessivamente le sofferenze adesso corrispondono a quasi il 14% dei prestiti bancari, in aumento rispetto al 13% di un anno fa. Alla fine del 2010 le sofferenze ammontavano a 77,8 miliardi: in poco più di cinque anni, quindi, sono più che raddoppiate.
Secondo lo studio dell’associazione, basato su dati della Banca d’Italia, in totale le sofferenze sono passate dai 189,5 miliardi di marzo 2015 ai 196,9 miliardi di marzo 2016 (+3,92%) in aumento di 7,4 miliardi; a gennaio scorso le sofferenze ammontavano a 202,05 miliardi. Nel dettaglio, la quota di crediti deteriorati che fa capo alle imprese è salita da 134,9 miliardi a 139,5 (+3,38%) in aumento di 4,5 miliardi. La fetta relativa alle famiglie è cresciuta da 35,1 miliardi a 37,3 miliardi (+6,39%) in salita di 2,2 miliardi. Per le imprese familiari c’è stato un aumento di 437 milioni da 15,4 miliardi a 15,8 miliardi (+2,83%). Le “altre” sofferenze (pa, onlus, assicurazioni, fondi pensione) sono passate invece da 4,1 a 4,2 miliardi (+4,62%) con 186 milioni in più. Le sofferenze nette sono passate da 80,9 miliardi di marzo 2015 a 83,6 miliardi di marzo 2016 in aumento di 2,7 miliardi (+3,37%)
Sofferenze più che raddoppiate in cinque anni, ora valgono il 13,99% dei prestiti
A marzo 2015 le sofferenze corrispondevano al 13,45% dei prestiti bancari (1.408,7 miliardi), percentuale salita al 13,99% a marzo scorso, quando i finanziamenti degli istituti erano passati a 1.407,5 miliardi. Rispetto alla fine del 2010 le sofferenze sono più che raddoppiate: in poco più di cinque anni, da dicembre 2010 a marzo 2016, sono salite da 77,8 miliardi a 196,9 miliardi in salita di quasi 120 miliardi. A fine 2011 erano a 107,1 miliardi; alla fine del 2012 a 124,9 miliardi.
Credit crunch: -21 mld ad aziende in un anno, lieve ripresa per i mutui
Parallelamente c’è la difficile situazione del credito, i cui rubinetti faticano a riaprirsi del tutto anche se complessivamente lo stock dei finanziamenti al settore privato è rimasto stabile: da marzo 2015 a marzo 2016, il totale dei prestiti è calato di 1,1 miliardi di euro passando da 1.408,7 miliardi a 1.407,5 miliardi (-0,08%). Un risultato legato all’aumento delle erogazioni alle famiglie sostenuti da una dinamica in forte accelerazione del credito al consumo, comparto salito di 21,7 miliardi in un anno da 60,4 miliardi a 82,2 miliardi (+35,96%); lieve crescita anche per i mutui di 2,9 miliardi da 358,6 miliardi a 361,6 miliardi (+0,83%), mentre si registra un calo di 4,4 miliardi per i prestiti personali scesi da 179,8 miliardi a 175,3 miliardi (-3,38%). Complessivamente i finanziamenti alle famiglie sono saliti di 20,2 miliardi da 598,9 miliardi a 619,1 miliardi (+3,38%).
Resta in generale negativo il quadro per le imprese che hanno visto calare i finanziamenti di 21,4 miliardi da 809,7 miliardi a 788,3 miliardi (-2,64%). Le aziende nell’ultimo anno hanno assistito alla riduzione dei finanziamenti di quasi tutti i tipi di durata. Sono calati i prestiti a breve termine (fino a 1 anno) per 21,7 miliardi (-7,25%) da 300,02 miliardi a 278,2 miliardi e quelli di lungo periodo (oltre 5 anni) di 15,7 miliardi (-4,19%) da 376,6 miliardi a 360,8 miliardi, mentre quelli di medio periodo (fino a 5 anni), in controtendenza, sono cresciuti di 16,1 miliardi (+12,10%) da 133,1 miliardi a 149,2 miliardi.
Longobardi: “Con ultime mosse Bce, banche pagate due volte per fare credito ad aziende”
“La Bce ha messo le banche, italiane e non solo, con le spalle al muro: a questo punto non ci sono più scuse, diano credito all’economia reale. Gli istituti di credito verrano pagati due volte per dare liquidità alle aziende: c’è anzitutto la remunerazione, in forma di interessi, prevista contrattualmente sui singoli finanziamenti e poi c’è il tasso negativo stabilito allo 0,4% dall’Eurotower per questo Tltro. Come imprenditori ci aspettiamo una netta inversione di tendenza sullo stock di credito alle imprese che negli ultimi anni è sistematicamente diminuito e ora deve tornare ad aumentare” dichiara il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

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Banche: Unimpresa, prestiti ad aziende -21 mld e sofferenze a 197 mld

domenica 15 maggio 2016

Adusbef: “Il debito pubblico con Renzi aumenta di 6,6 milioni di euro l’ora”


ROMA. Secondo i dati Bankitalia, a marzo 2016, dopo 25 mesi del governo Renzi insediato nel febbraio 2014, si registra una nuova impennata del debito pubblico, aumentato di 14,0 miliardi di euro rispetto a febbraio, arrivato a 2.228,7 mld, polverizzando così  il precedente record di 2.219 miliardi di euro del maggio 2015.
Il debito che doveva diminuire, è così salito con Renzi-Padoan al ritmo di 4,86 miliardi di euro al mese,  un aumento pro-capite (per ognuno dei 60 milioni di abitanti) di 2.025 euro di tassa occulta che graverà all’infinito sui giovani, ed un gravame di 37.145 euro per ognuno dei residenti, 93.000 euro a famiglia. Eppure sia il premier Renzi, che il ministro dell’Economia Padoan, dalla data del loro insediamento avevano promesso di ridurre il debito, ed anche 1 mese fa, in occasione  della presentazione del Def:  “Nel 2018 questo incubo di questa montagna di debito che può attivare terribili regole di taglio della ghigliottina andrà finalmente via e credo che per la prospettiva dell’Italia questo sarà un risultato importante”, aveva detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a margine del Documento di economia e finanza. L’”incubo” a cui fa riferimento Padoan è la zavorra del debito pubblico, che nell’estate 2014 ha toccato il massimo storico in termini assoluti (2.167,7 miliardi di euro) e quest’anno si attesterà al 132,5% del Pil. Ma dal prossimo inizierà a scendere: “Nel 2016 al 130,9% e poi al 123,4 nel 2018″. Per quanto riguarda l’indebitamento, “nel 2015 è previsto al 2,6, nel 2016 all’1,8%, nel 2017 all0 0,8%”, fino a ridursi a zero nel 2018. “Quindi nel 2018 rispetteremo la regola del debito (cioè l’azzeramento del rapporto deficit/Pil nominale previsto dal Fiscal compact, ndr)“, aveva promesso Padoan.
Purtroppo il debito pubblico, per politiche economiche e monetarie sbagliate improntate alla recessione ed all’austerità, è cresciuto nei 25 mesi del governo Renzi, di 121,543 miliardi di euro, il che equivale a quasi 5 miliardi di euro al mese, circa 160 milioni di euro al giorno, 6,6 milioni all’ora, 110mila euro al minuto, 1.833 euro ogni secondo.
 
Nonostante le promesse da marinaio il debito non potrà diminuire neppure nel 2016, a meno che il Governo non riprenda la propria sovranità monetaria, nazionalizzando Bankitalia (come in tutti i paesi europei e del mondo con le banche centrali pubbliche) incassando 380 milioni di euro di cedole che la Banca d’Italia versa ogni anno alle banche private ed altri azionisti, ed alienando le quote di oro e riserve, pari a 100 miliardi di euro, da tempo proposto da Adusbef e Federconsumatori, che non è di proprietà di cleptocrati ed oligarchi, ma del popolo italiano.
Elio Lannutti – Adusbef
Adusbef: “Il debito pubblico con Renzi aumenta di 6,6 milioni di euro l’ora”
fonte: ilcittadinonline.it 

venerdì 13 maggio 2016

Decreto legge sulle banche: arriva in Italia il primo registro di tutti i debitori

Sono tali le novità introdotte dal ‘dl banche’ n. 59/2016 a partire dal patto marciano fino al pegno non possessorio. "autore :
Il dl n. 59/2016, il cosiddetto ‘decreto sulle banche’ appena pubblicato in Gazzetta ufficiale contiene una serie di novità tra cui anche la codificazione del pegno non possessorio, il patto marciano, le norme in materia fallimentare. Vediamo nello specifico cosa prevedono le disposizioni appena approvate. Con riguardo alle modifiche della Legge fallimentare, è prevista l'attribuzione agli organi di controllo societari di formulare una richiesta di fallimento. Il cosiddetto 'patto marciano' nei contratti di finanziamento (applicabile anche ai contratti già in vigore se rinegoziati) stipulati tra le banche e le imprese prevede invece che le parti, se si verifica l’inadempimento dell’impresa, possano accordarsi per la cessione del bene dato in garanzia. In caso di insolvenza, quindi tale garanzia dà la possibilità ai creditori di acquisire direttamente i beni mobili dell'impresa debitrice senza passare dal giudice. Per l’inadempimento è però necessario che il mancato pagamento si protragga per più di 6 mesi dalla scadenza di almeno 3 rate.

Dai rimborsi agli obbligazionisti, al recupero crediti

Per quanto riguarda i rimborsi gli obbligazionisti delle 4 Banche in risoluzione - Marche, Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara - essi sono automatici fino all’80% e, per chi non rientra in quei parametri, è previsto il ricorso all’arbitrato. Come abbiamo illustrato in un precedente articolo, pubblicato sempre il 4 maggio, il decreto sulle banche incide però anche sulle norme del codice di rito in materia di procedure esecutive, sulle aste di vendita e sulle opposizioni del debitore. Il pacchetto delle misure ha infatti come obiettivo quello di rendere più veloci i tempi del recupero dei crediti, che dovrebbero passare a 6-8 mesi al massimo. Confermato anche il 'pegno mobiliare non possessorio' che l’imprenditore potrà costituire sui beni mobili destinati all’esercizio dell’impresa anche senza rischiare lo spossessamento. In caso di insolvenza, tale garanzia reale premette ai creditori di acquisire i beni mobili dell'impresa debitrice senza ricorrere al giudice.

Il registro dei debitori delle procedure concorsuali

Il dl n. 59/2016, all’art. 3 prevede la nascita di un registro digitale dei debitori delle procedure esecutive e concorsuali. Esso ha la funzione di mettere in allerta da potenziali soggetti che sono a rischio “morosità”. Il registro si compone di 2 sezioni: la 1^ gratuita, accessibile da chiunque, e una 2^ sezione a pagamento e ad accesso limitato. I magistrati avranno sempre accesso gratuito. Un decreto ministeriale che sarà emanato a breve stabilirà le informazioni a consultazione riservata e quelle a pubblica stabilendo altresì i tempi di conservazione delle informazioni e la procedura di aggiornamento dei dati.
Il modello a cui il Governo ha fatto riferimento è il Pacer, la banca-dati sui procedimenti in corso, non solo fallimentari degli Usa. Sarà inoltre istituito anche un registro presso l’Agenzia delle Entrate, relativo ai pegni non possessori. Il registro verrà conservato dal Ministero della giustizia e al suo interno verranno quindi inserite le procedure di espropriazione forzata immobiliari, i piani di risanamento, i fallimenti, i procedimenti di accordi di ristrutturazione dei debiti e le nuove procedure di sovra-indebitamento. Tale registro sarà accessibile anche dalla Banca d’Italia, che potrà utilizzare le informazioni nell’ambito delle proprie funzioni di vigilanza. Infine il tribunale competente o il giudice delegato possono limitare la pubblicazione dei documenti in esso contenuta, su richiesta di chiunque vi abbia interesse (del debitore, del curatore, di un creditore) o anche d’ufficio. Per altre informazioni sul tema potete premere il tasto segui accanto al mio nome.


Decreto legge sulle banche: arriva in Italia il primo registro di tutti i debitori
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