lunedì 29 febbraio 2016

Pop Vicenza e Veneto Banca: conviene rimanere correntisti?

Che fare se si è correntisti di Veneto Banca o Banca Popolare di Vicenza, le due banche venete che non versano affatto in buone acque? Rimanere correntisti oppure chiudere il conto? A dare una risposta a questo grande interrogativo è un articolo di Altroconsumo Finanza, che descrive i due istituti nel modo seguente:



Pop Vicenza e Veneto Banca: conviene rimanere correntisti?



“Entrambe con perdite da brivido nel 2015 (882 milioni di euro per Veneto Banca, 1,4 miliardi di euro per Banca Popolare di Vicenza), entrambe alle prese con una trasformazione imposta senza vie di fuga ai propri azionisti: trasformazione in Spa, aumento di capitale (tra l’altro appena sufficiente a coprire le perdite del 2015) e quotazione in Borsa. L’assemblea di Veneto Banca ha già approvato questo bagno di sangue lo scorso dicembre, e l’assemblea di Banca Popolare di Vicenza si appresta a farlo nei prossimi giorni – viste le premesse della “collega” non c’è molto da sperare in un esito diverso. Anche se, volendo, un’alternativa esisterebbe”.
L’articolo ricorda come gli azionisti siano rimasti “ingabbiati in questa situazione, senza nemmeno la possibilità di andarsene sbattendo la porta esercitando il diritto di recesso”. Non si riesce neanche a risalire alla genesi esatta di questa situazione: quali sono le responsabilità del management, quali sono le cause di queste perdite sconfinate?
 “E soprattutto, senza che ancora sia chiaro cosa aspetta le due banche dopo l’iter che le porterà fino in Borsa: quali altri sorprese potranno emergere dai conti?”
Altroconsumo continua:
“In una situazione del genere, perché rimanere correntisti? Ma se il rischio che a pagare in futuro non siano solo gli azionisti, ma anche i clienti della banca, ancora non ti basta come motivo per andartene, te ne diamo un altro: la convenienza. Né i conti correnti di Veneto Banca né quelli di Banca Popolare di Vicenza sono tra i migliori. Per un utilizzo “base”, in sostanza come conto d’appoggio per domiciliare stipendi e bollette, il conto migliore di Banca Popolare di Vicenza (Semprepiù online) si piazza al 53° posto della nostra classifica, il più caro (Semprepiù famiglia) addirittura al 235° posto. Non va molto meglio con Veneto Banca, dove Libero Doppiozero è il “migliore” con un 14° posto e Libero Family 2015 arriva al 91° posto. Tradotto in soldoni, con Banca Popolare di Vicenza paghi ogni anno dai 37 ai 157 euro in più rispetto al conto più conveniente per questo profilo (Conto corrente completo Bcc for Web per i soci Altroconsumo). Con Veneto Banca paghi dai 13 ai 62 euro in più ogni anno”

Questo l'articolo del Messaggero Veneto sull'incontro di Ieri a Udine con gli azionisti di BPvi e Veneto Banca.


Se il mutuo è abusivo niente decreto ingiuntivo o pignoramento . Corte di Giustizia UE sentenza C-49/14 del 18 febbraio 2016.


Corte di Giustizia UE sentenza C-49/14 del 18 febbraio 2016. Se il mutuo è abusivo niente decreto ingiuntivo o pignoramento Se il mutuo è abusivo niente decreto ingiuntivo o pignoramento La direttiva 93/13 dev’essere interpretata nel senso che osta a…



La direttiva 93/13 dev’essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale che non consente al giudice investito dell’esecuzione di un’ingiunzione di pagamento di valutare d’ufficio il carattere abusivo di una clausola inserita in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore, ove l’autorità investita della domanda d’ingiunzione di pagamento non sia competente a procedere a una simile valutazione.

I giudici della Corte di Giustizia dell’Unione Europea hanno stabilito che l’eventuale presenza di clausole abusive inserite da una banca nel contratto di finanziamento (c.d. clausole vessatorie) deve essere rilevata dal giudice d’ufficio, quindi anche in mancanza di apposita richiesta della parte mutuataria.

Se il mutuo è abusivo niente decreto ingiuntivo o pignoramento

Ma vi è di più. Tale rilevazione può avvenire in qualsiasi fase del procedimento, dall’iniziale istanza di decreto ingiuntivo alla fase ultima, quella della vendita forzata con l’asta. In buona sostanza, sono contrarie al diritto dell’Unione Europea eventuali regole interne agli Stati che pongano una preclusione oltre la quale il consumatore non può più eccepire la nullità del contratto.

Secondo la Corte di Giustizia il sistema delle c.d. preclusioni non può valere quando è in gioco l’interesse del consumatore nei rapporti con un soggetto forte quale è una banca in grado di imporre contratti standard senza possibilità per il mutuatario di intervenire sul testo, modificandolo o personalizzandolo alle proprie esigenze.

Se il mutuo è abusivo niente decreto ingiuntivo o pignoramento

Le ripercussioni della pronuncia nel nostro ordinamento.

All’atto della richiesta del decreto ingiuntivo, se di norma è sufficiente, per il creditore, la prova scritta del credito (che, per la banca, è data dal contratto di mutuo, dagli estratti conto o dal saldaconto), scaricando poi sul debitore, con l’eventuale opposizione, l’onere di sollevare eventuali contestazioni sulla validità del rapporto, la Corte di Giustizia ha affermato che il giudice nazionale deve, già da questa fase, verificare se il contratto è in regola e non presenti clausole abusive e vessatorie (si pensi al caso di interessi anatocistici, interessi superiori a quanto disposto dalla legge, rinuncia a garanzie, ecc.). In pratica, il Tribunale – per quanto la legge non lo dica espressamente – deve fare, già da questa fase e pur in assenza di una vera e propria causa (il decreto ingiuntivo è azionato solo dal creditore) un primo e generale vaglio sulla legittimità del contenuto del contratto;

Inoltre, all’atto dell’esecuzione forzata, in sede cioè di pignoramento e vendita forzata, il giudice non può nascondersi dietro le regole della procedura che stabiliscano, eventualmente, la sua incompetenza a pronunciarsi su questioni relative al merito del credito: anche in questo caso, infatti, il Tribunale deve annullare il contratto, e quindi stoppare la vendita all’asta se riconosce che, nel merito, il contratto presenti clausole abusive e vessatorie.

Se il mutuo è abusivo niente decreto ingiuntivo o pignoramento

martedì 23 febbraio 2016

Banche: il trucchetto dell'ABI sulle sofferenze che non risolve i nostri problemi

Banche: il trucchetto dell'ABI sulle sofferenze che non risolve i nostri problemi:



Il settore bancario italiano è nell'occhio del ciclone a causa di profonde fragilità e della gestione maldestra delle crisi. L'ABI, nel tentativo di mascherare queste fragilità, ha modificato la tipologia di dati che fornisce, rendendo, se possibile, il tutto ancor più ridicolo.



Tutti coloro che possono contare su uno stipendio a fine mese conoscono bene la differenza tra netto e lordo.
E sanno che sostituirne uno con l’altro può cambiare la percezione di
chi ascolta, ma non cambia la sostanza di quanti soldi ci mettiamo in
tasca a fine mese
. Dopo 24 mesi di governo Renzi gli italiani
hanno imparato quanto il premier Renzi e il suo Ministro dell’Economia
Padoan si divertano a cambiare le carte in tavola con trucchetti
contabili o semantici.


E seguire l’esempio della politica, questa volta è stata
l’ABI, l’associazione bancaria italiana. Dall’inizio del 2016 il sistema
bancario europeo, ma in modo particolare italiano è al centro di una
tempesta finanziaria e politica senza precedenti. Il decreto salvabanche
del 22 novembre scorso, le nuove regole europee sui salvataggi e soprattutto la montagna di crediti in sofferenza che appesantiscono le banche hanno scatenato un’ondata ribassista sui mercati.


Così l’ABI, dopo aver realizzato che l’accordo trovato dal
Padoan con Bruxelles sulla bad bank all’italiana porterà pochi o punti
benefici alle banche, ha deciso di intervenire con un trucchetto
contabile degno del miglior Udinì. Nel tentativo di far sparire parte di
quei 200 miliardi di sofferenze in pancia alle banche italiane l’ABI, nel suo bollettino mensile sul credito, ha pensato bene di eliminare il dato lordo e riportare soltanto il netto.


Secondo il vice direttore generale dell’associazione
Gianfranco Torriero, infatti, il dati lordo della sofferenze italiane
sarebbe “fuorviante” per gli istituti internazionali e
il mercato come se BCE, Commissione europea e operatori non conoscessero
la differenza tra sofferenze al lordo o al netto.


Il dato quindi a prima vista risulta parecchio più contenuto. Finora il bollettino mensile dell’ABI indicava lo stock di sofferenze pari a 200 miliardi di euro e i 150 miliardi di crediti incagliati cioè
soldi erogati sottoforma di prestiti o mutui la cui riscossione è in
bilico. I crediti incagliati, in pratica, possono trasformarsi in vere e
proprie sofferenze se le possibilità di essere rimborsari svaniscono
totalmente o tornare in bonis se il debitore riesce a ripagare il suo
debito.


Dal report di febbraio in poi, l’ABI indicherà soltanto le sofferenze nette, cioè al netto delle svalutazioni fatte dalle banche mettendole a bilancio. In
pratica in presenza di 350 miliardi di crediti deteriorati
(sofferenze+incagli) e 200 miliardi di sofferenze, l’ABI ha pubblicato
soltanto il dato di 89 miliardi di sofferenze nette. Un dato certamente rassicurante per coloro che non intuiscono il trucchetto che c’è dietro.


Passare all’improssivo dal lordo al netto può avere un qualche
impatto sui cittadini che leggono nei titoloni dei giornali un numero
meno preoccupante, ma cosa dovrebbe cambiare per BCE e mercati? È
un’offesa all’intelligenza degli operatori economici pensare che
passando dal dato lordo al netto delle sofferenze si possa
tranquillizzare BCE e Borsa sulla disastrosa condizione delle banche
italiane.
Nonostante i tentativi disperati dell’ABI, i 350
miliardi di crediti deteriorati delle banche italiane ormai sono il
segreto di Pulcinella.


Ovviamente la pensata dell’ABI ha raccolto il plauso del Ministro del
Tesoro Padoan che da tempo parla soltanto di sofferenze nette per
tentare di tranquillizzare i mercati. D’altronde il governo Renzi
conosce bene questi trucchetti avendoli utilizzati per il calcolo del
debito pubblico e della pressione fiscale e, quasi quotidianamente, per
la valutazione del mercato del lavoro.


Purtroppo in Italia i dati sull’occupazione arrivano dal Ministero
del Lavoro, dall’INPS e dall’ISTAT ognuno dei quali calcolati secondo
metodi diversi. Ma la politica chissà perchè preferisce sottolineare il dato dei nuovi contratti e non quello degli occupati essendo il primo sempre più alto del secondo
(perchè si calcolano anche le trasformazioni e soprattutto il
lavoratore che nel corso dell’anno ha firmato più di un contratto).


Le questioni sono molto diverse, è ovvio, ma alla base c’è lo stesso principio di
prendere il dato che fa più comodo per convincere chi ascolta che la
condizione della banche, così come quella della disoccupazione non è
così grave.
Il problema è che i giochetti di prestigio non cambiano la realtà delle cose.


Il sistema bancario italiano è gravato da una quantità di sofferenze
che non ha uguali in Europa, circa il doppio della media comunitaria. E
inoltre sarebbe interessante capire il destino di quei 150 miliardi di
incagli che, senza una vera ripresa dell’economia, rischiano di andare
ad ingrossare le fila delle sofferenze. A questo si aggiunge una
maldestra gestione delle crisi bancarie e della nuova normativa europea e
un’accordo Roma-Bruxelles sulla bad bank che rasenta l’inutilità più
assoluta. Se i mercati continuano a tenere sotto pressione il
settore bancario italiano è perchè attualmente è l’anello più debole
dell’economia comunitaria. E non saranno certamente i trucchetti
contabili a risolvere il problema.




lunedì 22 febbraio 2016

Aste: addio al pignoramento dopo il quarto tentativo

Aste: addio al pignoramento dopo il quarto tentativo

Tre tentativi di vendita e uno a prezzo libero e immobile vuoto. Questo prevede la riforma del processo civile che ha ricevuto il via libera della Commissione giustizia



di Valeria Zeppilli – Nei giorni scorsi, la nuova riforma del processo civile ha avuto il via libera della commissione giustizia della camera. E un ulteriore passo avanti verso la definitiva approvazione delle novità è stato compiuto (leggi: "Processo civile: la riforma spiegata punto per punto").
Uno degli aspetti maggiormente interessanti del testo licenziato è, senz'altro, quella che pone il limite di quattro aste per la validità della procedura esecutiva immobiliare.
Ciò vuol dire che, dopo che siano state vanamente tentate tre aste, se anche la quarta va deserta il debitore potrà riappropriarsi ufficialmente della propria casa, nuovamente libera dall'esecuzione. E il creditore dovrà cercare altri beni se vorrà tentare comunque di soddisfare i suoi diritti.
Tuttavia, detta in questo modo sembra quasi troppo semplice per il debitore. Ma così non è. Il testo approvato, infatti, prevede anche che il quarto esperimento, proprio per il particolare ruolo che dovrebbe rivestire, venga sottoposto a una precisa regolamentazione: esso va fatto a prezzo libero. E, perlopiù, solo dopo che il debitore abbia liberato l'immobile.
Gli obiettivi delle due limitazioni sono evidentemente quello di incentivare la partecipazione all'asta da parte di più offerenti e quello di arginare il rischio che la causa che renda infruttuosi i tentativi di vendita sia da rinvenire nell'eventuale presenza nell'immobile dello "scomodo" inquilino.
Prosegue, insomma, il percorso legislativo volto a combattere l'eccessiva durata dei pignoramenti immobiliari, già avviata con l'introduzione, ad opera del d.l. 12 settembre, n. 132, dell'articolo 164-bis nelle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile.
Tale norma, infatti,prevede che "quando risulta che non è più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, delle probabilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo, è disposta la chiusura anticipata del processo esecutivo".
Presto, quindi, questa chiusura anticipata dovrebbe avvenire a un "orario" ben preciso.
Staremo a vedere.

domenica 21 febbraio 2016

Veneto Banca, approvazione definitiva del bilancio: meno 882 milioni


Veneto Banca, approvazione definitiva del bilancio: meno 882 milioni


Il Consiglio di Amministrazione, riunitosi oggi sotto la presidenza del Dottor Pierluigi Bolla, ha approvato il bilancio consolidato e il progetto di bilancio individuale al 31 dicembre 2015 confermando i risultati approvati nella seduta del 9 Febbraio 2016.  Veneto Banca, approvazione definitiva del bilancio: meno 882 milioni


Veneto Banca, approvazione definitiva del bilancio: meno 882 milioni
Veneto Banca, approvazione definitiva del bilancio: meno 882 milioni

Veneto Banca, approvazione definitiva del bilancio: meno 882 milioni

Gruppo Veneto Banca

PRINCIPALI DATI ECONOMICI
Risultato della gestione operativa pari a 261 milioni di euro, in crescita rispetto al 2014 grazie alla buona tenuta dei ricavi e nonostante la presenza di componenti non ricorrenti sui costi.
Rettifiche su crediti a 754 milioni di euro, corrispondenti a 332 punti base di costo del credito a seguito di una attenta e rigorosa revisione dell’intero portafoglio creditizio.
Coperture sul totale crediti deteriorati al 35,3% (37,8% inclusive delle posizioni stralciate) in crescita di 370 punti base rispetto a dicembre 2014; copertura sulle sofferenze al 52,8% (56,4% inclusive delle posizioni stralciate) in crescita di 500 punti base rispetto a dicembre 2014.
Rigorosa politica di revisione delle principali voci di attivo patrimoniale: totale azzeramento dell’avviamento di Gruppo per circa 418 milioni di euro e impairment degli avviamenti riconducibili a BIM (contabilizzata nelle attività in via di dismissione) per circa 83 milioni di euro.
Accantonamenti a rischi e oneri per circa 88 milioni di euro.
Risultato finale negativo per 882 milioni di euro
PRINCIPALI DATI PATRIMONIALI
Raccolta totale – costituita da raccolta diretta, raccolta amministrata e risparmio gestito – a 38,8 miliardi di euro (-4,2% anno su anno e -3,9% rispetto a settembre 2015).
Risparmio gestito e amministrato a 16,3 miliardi di euro (+2,6% anno su anno e stabile rispetto a settembre 2015).
Raccolta diretta a 22,5 miliardi di euro (-8,6% anno su anno e -5,9% rispetto a settembre 2015). L’indicatore LCR si è attestato a dicembre 2015 al 53% (89% a settembre 2015). Tale dinamica ha riflesso situazioni peculiari e di settore venutesi a creare congiuntamente nella parte finale dell’anno, specificatamente l’Assemblea Straordinaria del 19 dicembre 2015 ed il salvataggio di 4 banche regionali italiane (con prima parziale applicazione della nuova normativa del cosiddetto bail-in), che hanno avuto un impatto sulle scelte di risparmio della clientela. Le azioni messe prontamente in campo dalla rete commerciale, congiuntamente alle iniziative (in parte già realizzate) dell’Area Finanza, hanno contribuito ad una progressiva normalizzazione della situazione di liquidità e permetteranno di riportare l’indicatore LCR sopra al 70% prima della fine del primo trimestre 2016.
Impieghi netti a 22,7 miliardi di euro (-4,7% anno su anno e -3% rispetto a settembre 2015). Rapporto impieghi su raccolta diretta al 101%.
Crediti deteriorati netti a 4,9 miliardi di euro (inclusa la controllata BIM) con un’incidenza sullo stock degli impieghi netti pari al 20,4%.
Patrimonio netto tangibile a oltre 1,9 miliardi di euro.
Coefficienti patrimoniali:
CET 1 ratio (phased in e pre aumento di capitale) al 7,23%.
Total capital ratio (phased in e pre aumento di capitale) al 9,06%.
A pieno regime (fully loaded) il CET1 è pari al 6,82% ed il Total Capital all’8,56%.
Questi coefficienti risultano peraltro al netto dello scomputo a titolo prudenziale di complessivi 298 milioni di euro, riconducibile a possibili operazioni di assistenza finanziaria correlate all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni della Banca o derivanti da opzioni contrattuali di riacquisto delle azioni sottoscritte in occasione di operazioni di aggregazione societarie condotte nel passato.
Attività ponderate per il rischio (RWA) a 23,1 miliardi di euro.
Con l’approvazione odierna del bilancio consolidato e del progetto di bilancio individuale al 31 dicembre 2015, Veneto Banca, nel pieno rispetto della roadmap prevista, compie un ulteriore importante passo per la prossima quotazione in Borsa e il contestuale aumento di capitale fino a 1 miliardo di Euro attesi nel secondo trimestre 2016.
fonte: vicenzapiu.com

giovedì 18 febbraio 2016

Banca Popolare Vicenza: 117.000 azionisti assistono impotenti al “massacro” dei loro risparmi




117.000 azionisti di Banca Popolare di Vicenza stanno assistendo impotenti al “massacro” dei loro risparmi. La Banca ha infatti fissato il prezzo di recesso per gli azionisti in 6,30 euro, a fronte dei 62,50 del 2014 e dei 48 euro fissati solo lo scorso aprile!
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 Banca Popolare Vicenza: 117.000 azionisti assistono impotenti al “massacro” dei loro risparmi


BPV ha fissato il 5 marzo come data per l’assemblea che dovrebbe deliberare l’aumento di capitale, la trasformazione in S.p.A. e la quotazione in Borsa. Confconsumatori rileva che i dati comunicati dal nuovo management della Banca dicono che la raccolta del 2015 è di 21,9 miliardi (ossia in un anno la raccolta segna meno 8,43, pari a – 27,8%). Purtroppo la perdita viene comunicata in una somma pari a circa 1,4 miliardi di euro. Il patrimonio netto consolidato è pari ad euro 2,5 miliardi.
Secondo Mara Colla, Presidente di Confconsumatori: «In attesa dell’indispensabile aumento di capitale, resta la rabbia e la perdita patrimoniale enorme degli azionisti della Banca, che perdono quasi il 90%del valore delle loro azioni. Servono interventi seri sul piano normativo che tutelino davvero i piccoli risparmiatori».
TUTELA DEI RISPARMIATORI – Confconsumatori, in base all’esperienza maturata in anni di tutela dei “risparmiatori traditi”, ha delineato un percorso giudiziario per recuperare le ingiuste perdite subite e ritiene percorribili almeno due strade in via autonoma e concorrente fra loro.
· In primo luogo, secondo l’avv. Luca Baj, «Sussistono i presupposti per presentare un esposto penale presso la Procura della Repubblica per ognuno dei risparmiatori azionisti della Banca. Se il procedimento penale attivato presso la Procure di Vicenza proseguirà, ci costituiremo parte civile per richiedere il risarcimento dei danni agli imputati».
· In secondo luogo, in via di azione civile, intendiamo invece proporre una causa contro la Banca che ha venduto le azioni. Secondo l’avv. Antonio Pinto: «Si domanderà l’invalidità ed inefficacia dei contratti stipulati, per una serie di violazioni del Testo Unico Bancario e del Testo Unico dell’Intermediazione Finanziaria. Inoltre si chiederà la nullità del contratto di acquisto delle azioni per violazione di norme imperative (ad es. violazione dell’art. 2621 cod. civ. per false comunicazioni sociali), nonché l’annullabilità del contratto per errore sull’oggetto e sulle qualità essenziali del bene».
Tanto al fine di ottenere la restituzione delle somme versate per l’acquisto. In particolare, come noto, il prezzo dell’azione lo fissava l’Assemblea sulla base di una proposta del CDA (che era quella che contava per davvero) e si fondava su dati NON controllabili e verificabili dal singolo risparmiatore, neppure usando la migliore diligenza. Il risparmiatore quindi ha fatto affidamento sui dati di bilancio che venivano pubblicizzati che, in realtà, non erano veritieri, come i numeri che la Banca sta comunicando per l’assemblea del 5 marzo stanno indirettamente comprovando.
Infine, nei vari casi segnalati a Confconsumatori, in cui le azioni sono state vendute unitamente all’erogazione di un mutuo o di un fido ecc., si chiederà di applicare la norma che considera nulli i contratti di vendita, perché in violazione del divieto di finanziare l’acquisto delle proprie azioni.  AGI

martedì 16 febbraio 2016

Dramma lavoro a Mugnano: lavoratore si toglie la vita

Dramma lavoro a Mugnano: lavoratore si toglie la vita:





NAPOLI – Ancora tragedia legata al lavoro, ancora un suicidio. Accade
a Mugnano dove M.B., lavoratore del Cub-Consorzio Unico di Bacino di
Napoli e Caserta, si è tolto la vita con un colpo di fucile. Dalle prime
ricostruzioni, la causa sarebbe da ascrivere alla natura economica: non
percepiva lo stipendio da mesi.  
"In Campania ci sono 1966 lavoratori dei Cub che non ricevono
lo stipendio da quattro a 40 mesi – le parole di Vincenzo Guidotti,
segretario generale del Sindacato Azzurro e coordinatore delle otto
sigle sindacali - e questo nonostante si trovino in mobilità pubblica.
Ci sono responsabilità istituzionali di sindaci, amministrazioni
provinciali, Regione Campania e Prefetti per il mancato pagamento di
questi stipendi".
La nota anticipa la mobilitazione generale di tutti i lavoratori dei Cub della Campania, prevista per lunedì mattina.



Dramma lavoro a Mugnano: lavoratore si toglie la vita

Truffa sull' Euribor: le Banche tremano ed i cittadini chiedono verità

Si scopre che gli Istituti di credito hanno manipolato l'Euribor dal 2005 al 2008 per i mutui a tasso variabile, ora si temono ripercussioni.

pubblicato da: Antonella Avallone





Una notizia sconvolgente scuote l'Europa, che, se confermata, potrebbe portare al risarcimento per miliardi di euro ed un tracollo del sistema finanziario. L'Euribor, il tasso di riferimento per determinare gli interessi da pagare per chi ha contratto un mutuo a indici variabili, sarebbe stato manipolato dalle banche a proprio vantaggio. In poche parole queste avrebbero fatto pagare più del dovuto i propri clienti, truffandoli. L'Ue tace e cerca di proteggere gli Istituti, temporeggiando per trovare una soluzione. Non poteva certo immaginare che, quando istituì nel 2013 una commissione d'indagine presieduta da Joaquin Almunia sarebbe nato uno scandalo di tali proporzioni.

Le origini dello scandalo

Almunia scoprì nel 2013 che 4 grandi Istituti finanziari, Barclays, Deutsche Bank, Royal Bank of Scotland e Societé Générale, avevano modificato l'Euribor a loro favore a scapito dei propri clienti. Il tutto era stato chiuso con una sanzione pecunaria ai loro danni e la documentazione segretata per impedire eventuali ricorsi da parte dei truffati. Ora, però,si dice che ciò potrebbe riguardare l'intero sistema creditizio europeo, comprendendo anche quelle italiane, per cui si parla di risarcimenti intorno ai 16 miliardi di euro.

La truffa dei mutui ai tassi variabili e non solo. L'UE fa ostruzionismo

L'imbroglio dei tassi di interesse riguarderebbe milioni di famiglie che hanno contratto i mutui a indici variabili e derivati dal 2005 al 2008. Secondo il Sole24Ore, si parla di 400 mila miliardi di euro, una cifra difficile solo a pronunciare. Se si potesse fare ricorso, avendo la documentazione dalla Commissione Europea, le banche dovrebbero affrontare risarcimenti miliardari ed addirittura secondo un avvocato dell'Adusbef, Antonio Tanza, si potrebbero annullare i contratti stipulati e chiedere la restituzione totale di quanto pagato ingiustamente. Tutti questi possibili scenari, però, potrebbero rimanere solo teoria, se l'Ue non pubblicherà la sentenza della condanna del 2013 riguardanti le 4 banche coinvolte nella truffa Euribor. Senza di questo non si potrà dare il via ad alcun ricorso e, dopo più di due anni, non sembra che ci sia alcuno spiraglio.

Telemarketing: adesso si può denunciare la società del call center se non c’è consenso

La Cassazione ha detto basta alle continue 'telefonate mute’ sui cellulari e sugli apparecchi fissi che richiedono un esplicito consenso.




Coloro che sono stati vessati dalle continue telefonate dei call center sui cellulari a scopi pubblicitari potranno denunciare le compagnie dei call center qualora esse abbiano chiamato senza il consenso del ricevente la telefonata. Nei casi in cui invece le telefonate commerciali vengano fatte su linea fissa con degli strumenti di selezione automatica dei numeri da chiamare le cosiddette ‘telefonate mute’, si può essere chiamati solo se si è dato il previo consenso. Anche chi dovesse ricevere una ‘telefonata muta’ che fa squillare inutilmente il telefono dell'utente, che dopo aver risposto è costretto ad attendere qualche secondo prima di sentire parlare l’operatore, può denunciare la società di call center al Garante della Privacy. E’ quanto ha statuito una sentenza della Corte di Cassazione, la n. 2196 del 4 febbraio 2016 con la quale i giudici di Piazza Cavour, in sostanza, hanno detto basta, in presenza di alcune condizioni, al fastidioso telemarketing. La Suprema Corte ha confermato un provvedimento del Garante della Privacy, che aveva fermato un’iniziativa commerciale di Enel Energia basata proprio chiamate mute, cioè in cui chi risponde rischia di sentirsi riattaccare.

Telefonate mute da telefono fisso: non basta il dissenso esplicito

La Suprema Corte ha fatto dunque importanti precisazioni sul tema, partendo proprio dalle telefonate su rete fissa effettuate sia da operatori telefonici sia mute, richiamando anche direttiva 2002/58 sull’e-privacy. La Cassazione ha sottolineato che il sistema del opt-out, ovvero del dissenso esplicito è valido solo per le chiamate fatte da operatore, senza l'uso di sistemi automatici, e richiedono se effettuate su linee fisse un preventivo ed esplicito consenso. La Suprema Corte non condivide quindi la tesi difensiva dei vari gestori telefonici secondo cui chi è inserito negli elenchi telefonici deve dare un esplicito dissenso se vuole evitare di ricevere telefonate commerciali, salvo l‘esercizio del diritto di opposizione attraverso l'iscrizione nel relativo registro. Gli Ermellini hanno affermato invece che nella direttiva 2002/58 sull’e-privacy prevale il principio del consenso inequivocabile espresso, specialmente ove si tratti di 'telefonate mute'. Inoltre la Suprema Corte circoscrive tali principio solo ai dati personali degli utenti pubblicati negli elenchi degli abbonati ai servizi di telefonia fissa.

Telefonate da apparecchio mobile: necessario il consenso espresso

Il discorso cambia invece se si tratta di telefonate ai fini commerciali effettuate dal cellulare. In tali casi infatti non opera nemmeno il sistema dell’opt-out proprio perché riguarda solo chi compare negli elenchi telefonici pubblici: le telefonate fatte dai call center verso utenze mobili necessitano sempre di un esplicito e preventivo consenso della persona titolare del numero del cellulare. Il Garante della Privacy in questi giorni si è pronunciato su un'altra importante questione, quella delle web scraping, ossia quei software che ricercando dati su internet e che riescono anche a prelevare, in automatico, i numeri di telefono degli utenti. Il Garante della Privacy ha sottolineato che i numeri telefonici fissi e mobili si possono ricavare solo dal Data base unico (Dbu). Ne consegue che ricavare tali numeri col web scraping è ritenuto illegittimo.

domenica 14 febbraio 2016

Mutui consumatori contro il Governo: "Con la norma sui contratti di credito siamo alla mercé delle banche!"

Scoppia il caos su una novità contenuta nel decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri in attuazione della direttiva UE n.17 del 2014 (Mortgage Credit Directive) sui contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali. Mutui consumatori contro il Governo: "Con la norma sui contratti di credito siamo alla mercé delle banche!"

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Mutui consumatori contro il Governo: "Con la norma sui contratti di credito siamo alla mercé delle banche!"

Scoppia il caos su una novità contenuta nel decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri in attuazione della direttiva UE n.17 del 2014 (Mortgage Credit Directive) sui contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali. Il decreto favorisce le banche a danno dei consumatori, permettendo agli istituti di riprendersi gli immobili dei morosi e rivenderli ripagando la differenza tra il valore di mercato e il mutuo residuo. Operazione, finora vietata, che può scattare già alla seconda rata non pagata.
Protesta Asso-Consum che chiede al Parlamento di non approvare il decreto per evitare che le banche si dotino di un ulteriore “coltello” contro i consumatori. “Se questo decreto fosse approvato – afferma il Presidente di Asso-Consum Aldo Perrotta – il cittadino rimarrebbe indifeso. Sarebbe l’ennesimo regalo alle banche. Con la scusa di agevolare il consumatore quest’ultimo verrà solo fregato”.
L’Associazione aggiunge: “Malgrado il testo citi “le parti possono convenire che in caso di inadempimento del consumatore la restituzione o il trasferimento del bene immobile oggetto di garanzia reale o dei proventi della vendita del medesimo bene comporta l’estinzione del debito”, siamo sicuri che le banche troveranno qualche altra spesa da addossare al cittadino. Dunque, il Governo con l’intento di accelerare i tempi della giustizia civile, favorisce le banche a danno dei consumatori eliminando le garanzie, previste dall’attuale norma italiana sul credito, offerte dal sistema giudiziario.
La direttiva Ue alla quale si riferisce il decreto, in Italia, risulta fuori luogo in quanto attualmente secondo l’articolo 2744 del Codice Civile, sia la banca che il cittadino sono garantiti nei propri interessi da un ente terzo, ovvero il tribunale. Alla luce di tale specificità italiana, la banca ha la garanzia dell’ipoteca, il cittadino ha a disposizione tempi più lunghi per sopperire a eventuali quanto plausibili difficoltà. Sicchè, la direttiva, che per i cittadini europei costituisce una possibilità che oggi non hanno, per gli italiani rappresenta una regressione oltre uno strumento che mette i cittadini alla mercè delle banche, le quali, in questo modo potranno vendere il patrimonio edile dei consumatori bloccato dalle difficoltà finanziarie.
Fiaip mette benzina sul fuoco rincarando la dose: “Dopo l’ingresso nel mondo delle agenzie immobiliari e dopo il varo del prestito vitalizio, il Governo si appresta a rendere inapplicabile l’art. 2744 del Codice Civile che da sempre vieta alle banche di poter vendere un bene immobile per cui abbiano erogato un prestito. L’art.120-quinquiesdecies, contenuto nello schema di decreto legislativo prevede che le parti possano convenire che in caso di inadempimento del cliente, la banca possa vendere il bene per cui ha prestato garanzia. E’ una norma contro i diritti del consumatore e che se verrà approvata, sarà posta una seria ipoteca sulla serietà e la trasparenza dei contratti di mutuo che saranno stipulati in futuro e sulla tutela di chi ha contratto un prestito bancario“.
Il Presidente Nazionale Fiaip Paolo Righi commenta: “Il fatto che per accedere a questo istituto sia necessario che il cliente sia d’accordo è assolutamente irrilevante in quanto tutti conoscono la forza di persuasione che le banche possono mettere in campo nei confronti dei loro clienti. Se il Governo varerà la norma, così come contenute nel decreto legislativo, le garanzie previste dal codice civile a tutela dei consumatori verranno meno e il mercato immobiliare rischierà di diventare una giungla senza regole.
Dopo i recenti scandali bancari, che hanno dimostrato come i cittadini siano inermi di fronte a determinate situazioni, mettere nelle mani di alcune banche i destini dell’immobiliare e un atto da parte del Governo che non posso che definire irresponsabile. Abbiamo già visto nel 2008 i risultati disastrosi che hanno causato le banche finanziarizzando il mercato immobiliare, se il Governo continuerà sulla strada tracciata molto presto assisteremo ad un nuovo tracollo del mercato”.
Fiaip si appella al Governo affinché venga stralciato dal decreto legislativo l’art.120-quinquiesdecies, e si vieti alle banche di svolgere la professione di agente immobiliare, proponendo un proprio emendamento all’interno della discussione che attualmente si sta svolgendo al Senato sul ddl concorrenza.
Mutui consumatori contro il Governo: "Con la norma sui contratti di credito siamo alla mercé delle banche!"
fonte: controlacrisi.org

sabato 13 febbraio 2016

Veneto Banca, Confedercontribuenti: no rapina azionisti

 Veneto Banca, Confedercontribuenti: no rapina azionisti



«A pagarne le conseguenze sono sempre e soltanto i “risparmiatori-azionisti”, siano essi le famiglie che le imprese, mentre rimangono sostanzialmente impuniti i veri colpevoli che hanno diretto la Banca e che in questi anni ne hanno combinate di tutti i colori. Sono migliaia i casi dove emerge, nei rapporti con i clienti, l’usura bancaria e l’anatocismo». Così i vertici di Confedercontribuenti, il presidente Carmelo Finocchiaro e il vice Alfredo Belluco, commentano la notizia della delibera del cda di Veneto Banca che farà perdere a migliaia di azionisti ben l’81% del valore delle loro azioni. Valore passato da 39,50 euro per azione dei mesi precedenti ad appena 7,3 euro di oggi. Un vero e proprio colpo al risparmio di migliaia di famiglie e imprese. «Noi non ci fermeremo – aggiunge Alfredo Belluco – proprio in queste ultime settimane, insieme ad altre associazioni e con in testa Don Enrico Torta, presidente onorario di Confedercontribuenti Veneto, abbiamo chiamato alla mobilitazione migliaia di azionisti e il nostro ufficio legale nazionale sta valutando anche una eventuale azione penale nei confronti degli amministratori passati e presenti. Una situazione che colpisce soprattutto il Veneto e i veneti in maniera drammatica. Fra l’altro il decreto “salvabanche” potrebbe riservare un’altra beffa agli azionisti che comunque volessero recedere, perchè Bankitalia potrebbe anche limitare questo diritto se si intacca la solidità del capitale sociale. Insomma beffa dopo beffa il risparmio italiano va in fumo in nome e per conto di un sistema che favorisce il potere bancario rendendolo immune da responsabilità. Insomma vale la pena definirlo un sistema di “stampo bancario”

 Veneto Banca, Confedercontribuenti: no rapina azionisti

UDINE 27 FEBBRAIO M.D.C.-F.G.V INCONTRA GLI AZIONISTI DELLA BANCA POPOLARE DI VICENZA E DI VENETO BANCA Per info 371.1773998 - 0432 1636762

UDINE 27 FEBBRAIO M.D.C.-F.G.V INCONTRA GLI AZIONISTI DELLA BANCA POPOLARE DI VICENZA E DI VENETO BANCA Per info 371.1773998 - 0432 1636762

Il decreto omnibus sulle banche appena approvato dal Governo prevede anche il reverse charge esteso alle cessioni di PC, tablet, consolle

Il decreto omnibus sulle banche appena approvato dal Governo prevede anche il reverse charge esteso alle cessioni di PC, tablet, consolle

Frodi contabili Iva e vendita all’asta di case: nuove regole dal decreto sulle banche


Ieri il Governo ha dato il via libera al maxi-decreto sulle banche al fine di rafforzare il sistema bancario che prevede anche la riforma delle BCC e la garanzia statale per le sofferenze cartolarizzate al fine di accelerare il recupero dei crediti da parte degli istituti. E’ stato invece messo in stand-by il provvedimento per i rimborsi ai risparmiatori truffati dalle quattro banche in risoluzione. Sono stati varati anche i decreti legislativi che attuano le direttive europee n. 2013/42/UE e la n.2013/50/UE, il cui scopo è l’armonizzazione degli obblighi di trasparenza sugli emittenti di valori mobiliari e la lotta alle frodi contabili in materia di Iva. Il maxi-decreto approvato il 10 febbraio dal Consiglio dei Ministri contiene anche delle agevolazioni sulle vendite giudiziarie. Per quando riguarda l’armonizzazione degli obblighi di trasparenza relativi alle informazioni sugli emittenti di valori mobiliari è stato previsto innanzitutto l’innalzamento della soglia del 3 % oltre la quale scattano gli obblighi di  comunicazione al mercato regolamentato delle partecipazioni azionarie rilevanti. Viene prevista anche l’eliminazione della rendicontazione trimestrale delle società emittenti, cui spetterà alla Consob il potere di reintrodurla.

Lotta alle frodi contabili sull’IVA e sul reverse charge

Il maxi-decreto sulle banche introduce anche una procedura veloce che consente di applicare il reverse charge quando i controlli fiscali mettono in luce l`esistenza di frodi in particolari tipologie di transazioni commerciali. Lo scopo del reverse charge consiste proprio nell’evitare le frodi Iva, che si realizzano laddove il prestatore del servizio non proceda al versamento dell'IVA addebitata in via di rivalsa, fatto salvo il diritto alla detrazione per il committente-acquirente. La norma contenuta nel dlgs amplia infatti l'elenco delle operazioni per cui si può applicare il regime del reverse change per il versamento dell'Iva. Il reverse charge viene esteso infatti alle cessioni di consolle da gioco, tablet, laptop e PC e ai dispositivi a circuito integrato. Ad esempio i microprocessori e le unità centrali di elaborazione e destinati al consumatore finale. Il Dlgs elimina dall’ambito applicativo del reverse charge le cessioni dei telefoni cellulari. Il Ministro dell'economia e delle finanze ha il potere di individuare poi attraverso l’emanazione di propri decreti ulteriori operazioni da assoggettare a reverse charge. Il reverse charge si applica a tali nuove operazione a patto che esse siano effettuate dal 12 Aprile in poi e fino al 31 dicembre 2018.

Procedure di vendita all’asta della casa: velocizzazioni

Il Governo ha anche pensato ad un incentivo fiscale al fine di vendere più facilmente gli immobili pignorati dalle banche. Una norma del decreto elimina l’imposta di registro al 9%, calcolata sul valore dell’immobile e la sostituisce con un'imposta unica da 200 euro, sempre che l’immobile sia rivenduto entro i due anni successivi all’acquisto. Se l’immobile non dovesse essere rivenduto nei 2 anni successivi, l’acquirente dovrà versare l’imposta di registro del 9%. L’agevolazione fiscale sarà operativa per i beni acquistati entro il 31 dicembre 2016, salvo successive proroghe, e riguarderà anche gli acquisti effettuati da persone fisiche. Tale accelerazione avvantaggia quindi i creditori e in particolare le banche spesso impegnate, per lunghi anni, in pignoramenti immobiliari che non sempre vanno a buon fine.

Il decreto omnibus sulle banche appena approvato dal Governo prevede anche il reverse charge esteso alle cessioni di PC, tablet, consolle

venerdì 12 febbraio 2016

Benzina, arriva l’Accisa Olimpionica per Roma 2024. Renzi: “Sono piccoli sacrifici che gli italiani faranno volentieri

 

"Benzina, arriva l’Accisa Olimpionica per Roma 2024. Renzi: “Sono piccoli sacrifici che gli italiani faranno volentieri”


Se c’è chi ruba, bisogna avere il coraggio di mandarlo in galera e di
 alzare le pene per evitare i patteggiamenti e di insistere su una idea
che chi fa politica prova a proporre un sogno per il Paese”. Le
Olimpiadi in Italia, ha concluso, “sono un sogno, un
progetto che deve essere rigoroso, tenace e di alta qualità”. E più
tardi al Senato ha aggiunto, provocando la protesta dei Cinque
Stelle: “Nel progetto delle Olimpiadi del 2024 vedo l’idea di un paese
che torna a puntare alla medaglia d’oro, vedo l’ambizione di un paese che
 crede possibile essere nelle condizioni di puntare al meglio”.
Insomma sembrano essere sempre più le “Olimpiadi di Renzi“.
 Ma tutto ciò ha un costo. Il primo effetto della più grande manifestazione sportiva al mondo è l’introduzione della cosiddetta Accisa Olimpionica, cioè un aumento della benzina di circa 12
 centesimi al litro (stime di Padoan in persona), la quale comporterà un
 aggravio medio di ben 953;euro annui a famiglia. Insomma, mentre
nel resto del mondo il petrolio crollo a picco, da noi il carburante
continua ad essere un bene di lusso, ormai consentito a pochissimi.
La notizia a cui abbiamo creduto e di cui riportiamo la fonte (come
sempre del resto), stando a quanto riportato da Bufale. net (da molti
indicato come un blog di notizie vicino al Pd, ma per noi poco importa),
 risulta essere una bufala. No sappiamo se ciò sia vera, ma per tutta
onestà intellettuale, che da sempre ci caratterizza ci tenevamo ad
informarvi anche di questo.



"Benzina, arriva l’Accisa Olimpionica per Roma 2024. Renzi: “Sono piccoli sacrifici che gli italiani faranno volentieri”


























http://news24roma.com/benzina-arriva-laccisa-olimpionica-per-roma-2024-renzi-sono-piccoli-sacrifici-che-gli-italiani-faranno-volentieri/

Il vero motivo dietro all’abolizione della banconota 500 euro: fa parte di una strategia di guerra valutaria per svalutare l'euro

12 febbraio 2016, di Daniele Chicca
ROMA (WSI) – La guerra ai contanti è ormai diventata la nuova frontiera delle guerre valutarie. Oggi i ministri delle Finanze dell’area euro si sono incontrati per discutere dell’eliminazione della banconota di 500 euro. La misura è stata proposta dalla Germania e la Bce e la Francia si sono già dichiarate a favore, sostenendo che aiuterà a combattere la criminalità (riciclaggio di denaro, lavoro in nero).
Sta iniziando lentamente il processo silenzioso che porterà così all’abolizione del contante, come vogliono governi e banche centrali nell’era di tassi di interesse zero o negativi, per scongiurare una fuga di capitali dall’Europa degli investitori stranieri e una corsa agli sportelli dei clienti bancari.
Come ha ricordato di recente Benoit Coeure, membro del direttivo della Bce, la banca sta studiando quale sarà il destino dei 500 euro, perché è preoccupata che l’uso delle delle banconote di grosso taglio nei crimini come riciclaggio di denaro stia aumentando”. L’utilità dell’utilizzo della banconota da 500 euro per i pagamenti di somme elevate viene messa in discussione.
Per aiutare la lotta al traffico di denaro sporco delle mafie, al mercato in nero e all’evasione fiscale l’esecutivo in Germania ha proposto anche nuovi limiti ai contanti fino a 5 mila euro, seguendo le orme di altri 12 paesi dell’area euro. A differenza di Francia o paesi scandinavi, però, la decisione del governo tedesco ha scatenato una mini insurrezione, perché nel paese teutonico si fa molto uso di cash per i pagamenti.
L’analista di Banf of America Merrill Lynch Athanasios Vamvakidis ha commentato così le conseguenze che potrebbe avere una simile decisione nel blocco a 19:
L’euro si indebolirà, soprattutto contro dollaro e franco svizzero. Il biglietto verde è la moneta più liquida e dovrebbe guadagnare dal calo della domanda di euro. Anche il franco svizzero dovrebbe essere favorito da una simile misura perché ha le banconote di maggiore taglio tra le economie del gruppo dei grandi del G10″.
In un paese ricco come la Svizzera, la banconota da 1000 franchi è molto popolare: rappresenta più del 60% dei franchi in circolazione. A meno che la Banca nazionale svizzera (SNB) non segua l’esempio della Bce abolendo tale banconota, la valuta elvetica registrerà un incremento della domanda.
Ormai le guerre valutarie si fanno con la morte dei contanti.


Fonte principale: FT Alphaville

LA GERMANIA GARANTISCE CREDITI MARCI DELLE SUE BANCHE PER IL 115% DEL PIL TEDESCO! E IMPONE IL BAIL IN A NOI - I fatti e le opinioni del Nord - ilnord.it

INCHIESTA / LA GERMANIA GARANTISCE CREDITI MARCI DELLE SUE BANCHE PER IL 115% DEL PIL TEDESCO! E IMPONE IL BAIL IN A NOI - I fatti e le opinioni del Nord - ilnord.it




Mentre l’evanescente
ministro Padoan scriveva sotto dettatura degli oligarchi europei la
normativa capestro sulle (una per ciascuna banca) bad bank italiane che
impone, de facto, che il governo non presti garanzia sulle sofferenze
bancarie cartolarizzate, abbattendone così in modo drammatico il valore
reale e spalancando le porte alla più grossa rapina di risparmio privato
che la storia italiana possa ricordare, emergevano dati decisamente
interessanti riguardanti i crediti “marci” garantiti dagli Stati della
Ue.
E anche in questo
caso, si è scoperto che il re è nudo e che la classe politica italiana
non sarebbe adatta nemmeno a gestire un condominio. Per quale motivo?
Semplice: mentre
ricevevamo la solita dose di insulti dagli eurocrati e dal tedesco
Schauble sul fatto che gli italiani sono brutti, sporchi e cattivi e
devono pagare di tasca propria i problemi delle banche senza alcun
intervento pubblico, si veniva a sapere che i “virtuosi” paesi nordici
ovvero Germania e Olanda già a fine 2014, avevano garantito sofferenze e
crediti marci delle proprie banche per oltre il 100% del proprio PIL
(rispettivamente 115,1% Germania e 109,2% Olanda) contro un modesto
44,3% dell’italico stivale.
Un valore, quest’ultimo, addirittura più basso di quanto non abbia l’Inghilterra col suo 55,8%.
Che dire? Di fronte a
questi dati che smentiscono apertamente gli attacchi fatti dagli
eurocrati al nostro Paese, un governo serio ed autorevole, avrebbe
sbattuto i pugni sul tavolo, rifiutato di farsi dettare le norme da
questo branco di ciarlatani e avrebbe salutato la compagnia,
riappropriandosi della propria sovranità.
Ma, poiché, il
coraggio uno non può darselo se non ce l’ha, l’ectoplasmatico Padoan ha
fatto quello che avrebbe fatto un Don Abbondio qualsiasi, chinando il
capo di fronte al potente di turno e lasciando oltraggiare in modo
vergognoso il paese che rappresenta.
Del pari, l’ineffabile
ministro tedesco Schauble, tanto pronto a bacchettare gli italiani,
chiudeva tutti e due gli occhi sulla situazione mefitica di Deutsche
Bank, la principale banca tedesca, quell’entità con un patrimonio di
titoli tossici da superare di svariate volte l’intero PIL europeo e
sulla cui tenuta si stanno addensando nubi nerissime, tanto che i
cosiddetti credit default swap, ovvero le coperture dal rischio di
fallimento, sono schizzati a 236 punti, un livello mai visto nemmeno
durante la crisi del 2008. Un valore, tra l'altro, più alto di quello di
Unicredit, che quindi è ritenuta una banca - italiana - molto più
solida e affidabile della scalcinata e pericolante Deutsche Bank.
Siamo certi che se si
fosse trattata di una banca italiana o greca, o spagnola, Schaeuble,
l’uomo responsabile della distruzione del tessuto industriale della
Germania dell’Est, salvato da pesantissime incriminazioni con apposita
legge dello stato tedesco,  avrebbe prontamente sbraitato di bail in, di
vergogna per l’europa, di necessità di misure drastiche e severe.
Tuttavia, poiché si tratta di una sua banca, si è limitato a dire che
“non vedo problemi”, anche se i mercati non la pensano come lui e in 6
mesi il buco con la banca tedesca attorno ha perso il 55% del suo valore. Un dato in linea col crollo di Mps, tanto per capirci.
Queste due vicende: i
titoli garantiti dallo stato e il trattamento che viene riservato in
questo momento a Deutsche Bank, dovrebbero farvi capire come gli
oligarchi della Ue adottino due pesi e due misure a seconda che si
tratti di situazioni tedesche o dei Paesi mediterranei.
Per quanto ancora dovremo tollerare di farci calpestare, umiliare, denigrare, depredare da questa Unione europea sempre più uguale al III Reich anche dal punto di vista del razzismo?
Un primo segnale lo
possiamo dare alle prossime amministrative, bocciando in blocco i
candidati dei movimenti che appoggiano questo governo servo degli
oligarchi Ue, e non fatevi incantare da quattro urla fatte dal premier
non eletto contro la Germania: contano i fatti, e quelli dicono che per
l’ennesima volta ha calato le braghe, giocando sulla pelle dei cittadini
che, d’altra parte, non lo hanno mai votato.
Luca Campolongo

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