giovedì 15 dicembre 2016

Banca d'Italia ed il vizio inveterato di mistificare la realtà: "le banche italiane non fronteggiano una crisi sistemica"

da:  linkiesta.it

Sulla scia del precedente post dal titolo Fandonie di Stato: "Le nostre banche? Più che mai solide!" Così "solide" da non farcela a restare a galla... e affondare!, vorremmo concentrare l'attenzione adesso sulle dichiarazioni dell'attuale Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco per capire se e quanto egli, nel suo ruolo istituzionale, sia uso ed aduso ad apertamente raccontare vere e proprie frottole o, addirittura, bugie belle e buone.
Per fare ciò andremo a rivalutare, alla luce degli attuali e notissimi accadimenti che interessano Monte dei Paschi di Siena e l'intero comparto bancario, le dichiarazioni da lui rese durante la lezione dal titolo "Banche, crisi e comportamenti" tenuta presso l'Università Bocconi in Milano un mese fa circa, più precisamente il 9 novembre scorso.
A favore dei lettori più curiosi specifichiamo che il testo integrale di tale intervento è liberamente scaricabile sul sito di Banca d'Italia a questo indirizzo web, anche se qui di seguito, per comodità di consultazione, riporteremo ampi stralci di tale documento, al fine di meglio commentarli.
Vediamo, dunque, di capire cosa dice l'Istituto di Via Nazionale, per bocca del suo Governatore, in merito alle origini e cause della crisi che sta travolgendo il sistema bancario nazionale ed eventualmente sulle responsabilità in tale ambito di Banca d'Italia.
Premettiamo che, per ragioni di brevità, non commenteremo parola per parola quanto affermato da Ignazio Visco, ma ci limiteremo ad estrapolare brani (seppur ampi) di tale intervento, cercando di evidenziare quale sia il filo conduttore del pensiero dell'Organo Vigilante bancario e se esso sia coincidente (o forse no) con la rigorosa - e sempre obiettiva - prova dei fatti.
Il Governatore di Banca d'Italia non ha dubbi nell'individuare il principale responsabile della crisi attuale attraversata dalle banche:
Contrariamente a quanto accaduto in altri paesi avanzati tra il 2007 e il 2010, da noi la crisi non ha avuto origine nel sistema bancario. (...) Dalla seconda metà del 2011, la crisi del debito sovrano ha determinato per le banche italiane un forte ridimensionamento della raccolta di fondi sui mercati internazionali e un corrispondente deterioramento delle condizioni di costo; in una fase di elevata instabilità finanziaria e di consolidamento dei conti pubblici, la contrazione del credito si è anch’essa riflessa sull’attività economica.
La doppia, profonda, recessione che ha colpito tra il 2008 e il 2014 la nostra economia ha inciso gravemente, a sua volta, sulle condizioni delle banche ed è stata alla base del rilevante aumento dei crediti deteriorati.
Aggiunge Ignazio Visco che:
Nel loro complesso le banche hanno mostrato una sostanziale capacità di tenuta, sorprendente per alcuni osservatori, e non fronteggiano, contrariamente a quanto temuto da altri, una crisi di natura sistemica. Le difficoltà di singoli intermediari, anche medio-grandi, restano circoscritte; la loro serietà non va minimizzata ed esse sono oggetto di attento scrutinio. In più casi l’impatto delle crisi è stato rafforzato da comportamenti fraudolenti e gravemente scorretti.
In buona sostanza, quindi, la tesi di Banca d'Italia non ci si discosta di un millimetro dalle solite "fandonie di Stato", che culminano con il "mantra", ripetuto fino all'ossesso, che così recita: "il sistema bancario italiano è solido; non c’è un rischio sistemico; le banche italiane sono molto più solide di quelle di altri Paesi".
Peraltro il buon Visco si spinge ancora più in là arrivando ad affermare che:
Analisi di tipo controfattuale (sic, controfattuale!) condotte in Banca d’Italia mostrano che in assenza della recessione l’incidenza delle sofferenze lorde sul totale dei prestiti alle imprese non finanziarie sarebbe rimasta intorno al 5 per cento, una percentuale sostanzialmente analoga a quella osservata a fine 2007, pari a circa 50 miliardi, contro i 140 registrati alla fine dello scorso anno nei bilanci delle banche italiane.
Appena incidentalmente sottolineando il capolavoro dialettico dell'espressione "analisi di tipo controfattuale", che arriva a vette mai sfiorate neanche dalle "convergenze parallele" di democristiana memoria, secondo il ragionamento di Visco, quindi, senza la crisi le banche sarebbero state solidissime, come a dire:

se una persona non fosse morta, avrebbe goduto di ottima salute. Siamo alle comiche!!!

Peraltro, dopo avere riaffermato la solidità del sistema bancario italiano (ricordiamo che è un discorso di appena un mese fa, non di un decennio fa, quindi ce ne vuole di faccia tosta!), il Governatore della Banca d'Italia ha (forse) un moto di consapevolezza che si è spinto troppo oltre nella mistificazione della realtà ed è costretto, suo malgrado - ma con toni decisamente "morbidi" e diplomatici - ad affermare che:
Vi è la diffusa percezione che le banche e gli operatori finanziari siano più vulnerabili delle imprese non finanziarie all’affermarsi di comportamenti scorretti che talvolta, soprattutto nei periodi di crisi, possono sconfinare nell’illecito.
Anche qui non sfugga l'ironia di Ignazio Visco che fa passare un messaggio neanche troppo velato:
le banche, quando tutto va bene (e nessuno ha voglia di lamentarsi), si comportano correttamente, ma, appena arrivano i tempi duri, si arrabattano ed arraffano come, dove e quanto possono, alla faccia di ogni scrupolo deontologico e legale!
Non c'è dubbio alcuno:

il Governatore di Banca d'Italia, aldilà delle sue intenzioni, dipinge un quadro raccapricciante del sistema bancario italiano!!!

E questo è avvalorato dalle ulteriori parole di Visco, il quale, senza troppo scomporsi, aggiunge:
In tempi di crisi, quando le risorse generate dall’attività corrente si riducono e i rischi aumentano, le tensioni divengono più acute e gli incentivi a perseguire interessi particolari, anche in modo illecito, diventano più difficili da contrastare. Per questi motivi, e in quanto l’attività delle banche ha dirette conseguenze in termini di stabilità finanziaria del sistema nel suo complesso, essa è soggetta a un regime di vigilanza stringente.
I danni arrecati dai comportamenti scorretti degli amministratori e dei dirigenti delle banche (come di quelli delle altre imprese) riguardano in primo luogo gli azionisti, i creditori e i clienti (...) e l’erosione della fiducia nell’industria bancaria nel suo complesso che da questi comportamenti può derivare.
Anche in queste parole non sfugga il messaggio (neanche troppo sub-liminale) che regge il pensiero del Governatore, il quale primariamente (se non esclusivamente) è interessato nel difendere l'operato suo e del suo Istituto, addossando le responsabilità non già al vigilante, ma alle "mele marce" del sistema bancario.
Ciò è facilmente evidenziabile nel seguente passaggio, che, sebbene un po' lungo, è, peraltro, meritevole di essere letto attentamente nella sua interezza:
In Italia, con l’acuirsi della crisi economica, la situazione di alcune banche, non solo di piccola dimensione, si è fortemente deteriorata; all’impatto della recessione si sono aggiunte le conseguenze di gestioni azzardate e prassi operative non conformi ai principi regolamentari, amplificate a volte da una governance inadeguata che ha di fatto consentito una spiccata autoreferenzialità dei manager. In più casi i comportamenti hanno anche assunto rilevanza penale
L’azione di vigilanza ha contrastato queste anomalie con gli strumenti a sua disposizione. Esse hanno riguardato tanto il lato degli impieghi quanto quello della provvista di fondi; il confine tra le due attività è peraltro labile, come mostrano in particolare quei casi nei quali i prestiti venivano concessi dalle banche subordinandoli alla sottoscrizione di azioni in occasione di operazioni di ricapitalizzazione degli intermediari. L’individuazione di questi fenomeni è il risultato di minuziose ricostruzioni, che possono aver luogo solo in sede ispettiva. In diverse occasioni l’intervento della Vigilanza, che presidia la stabilità delle banche con l’analisi delle strategie, degli assetti organizzativi e dei profili tecnici, è stato agevolato dalle denunce dei sottoscrittori.
Alla radice delle anomalie nei processi di erogazione del credito si possono identificare alcuni tratti comuni, in particolare per aziende della fascia medio-piccola, tra i quali il tentativo di raggiungere in breve tempo obiettivi reddituali troppo ambiziosi e una crescita imprudente dei volumi del credito, con l’offerta di finanziamenti a segmenti di clientela precedentemente non servita o a grandi prenditori. Sono così cresciuti i rischi dovuti alla concentrazione delle esposizioni, per singolo cliente o per settore di attività economica, in particolare nel comparto immobiliare.
Nei casi più gravi la gestione delle grandi esposizioni è risultata appannaggio personale dei vertici aziendali; non è stata, quindi, adeguatamente bilanciata dai contrappesi e dalle dialettiche interne di controllo che devono normalmente caratterizzare la funzionalità organizzativa delle banche. Tali casi, portati alla luce dall’attività ispettiva della Banca d’Italia e prontamente comunicati, nel doveroso riserbo, all’autorità giudiziaria, hanno evidenziato un circolo vizioso di commistione di interessi tra esponenti bancari e clienti finanziati, spesso celato attraverso il ricorso a società di comodo. Al decadimento dei profili tecnici e alla rimozione dei responsabili delle condotte irregolari, determinata dall’intervento della Vigilanza, non sempre hanno fatto seguito tempestive iniziative di ristrutturazione.
L’inaridirsi di fonti di reddito tradizionali quali quelle rivenienti dalla forbice fra i tassi ha spinto talora gli intermediari ad adottare aggressive pratiche in cui l’offerta e la distribuzione di alcuni prodotti abbinati a quelli tipici bancari sono risultate poco attente alle reali esigenze finanziarie della clientela. Si fa riferimento, ad esempio, alla vendita di polizze assicurative congiuntamente all’erogazione di finanziamenti, caratterizzate da esclusioni, limitazioni e carenze tali da ridurre significativamente l’ambito delle garanzie, ovvero sottoscritte in assenza dei requisiti soggettivi cui è subordinata la garanzia.
Criticità sono emerse, altresì, con riferimento ai finanziamenti per dipendenti e pensionati, quali i prestiti contro cessione del quinto, risultati connotati da opacità informative e gravati da costi spesso eccessivi. Si sono in particolare rilevate condotte opportunistiche seguite dalle reti di agenti all’atto di estinzioni anticipate dei finanziamenti e di rinnovi contrattuali.
Ora, se questa è davvero l'idea che Banca d'Italia ha degli istituti bancari da lei vigilati il quadro è davvero desolante:

più che banche sembra davvero che Visco descriva delle articolate associazioni criminali, comandate e mosse solo dal "Dio Denaro", in spregio ad ogni qualsivoglia minimo rispetto delle leggi e decenza deontologica.

La tesi sottostante a ciò è davvero limpida: di fronte ad un marasma così grande, specie dei piccoli operatori (perché i grandi, invece, sono più "virtuosi", vero Governatore? I casi Banca Popolare di Vicenza-Veneto Banca e Monte dei Paschi di Siena insegnano quanto lo siano!!!), che può fare la povera Banca d'Italia?
Riprendendo e facendo nostre le parole di De André nell'immortale canzone "Don Raffae'", Banca d'Italia:

si costerna, s'indigna, s'impegna, poi getta la spugna con gran dignità!

In effetti è questo il senso delle parole del Governatore Visco laddove afferma che:
L’ordinamento assegna alla Banca d’Italia poteri di controllo da esercitare avendo come riferimento due obiettivi: la stabilità del sistema bancario e la sana e prudente gestione delle banche (“vigilanza prudenziale”), la trasparenza e la correttezza dei rapporti con la clientela relativamente ai prodotti bancari (“vigilanza di trasparenza”). (...)
Anche se ostacolata in alcuni casi da comportamenti elusivi, la vigilanza prudenziale della Banca d’Italia è stata intensa e assidua; si svolge oggi in un contesto internazionale in larga parte armonizzato, sia per quanto riguarda le regole, dove la legislazione primaria è definita da un Regolamento, immediatamente applicabile, del Parlamento europeo e del Consiglio, integrato da norme di dettaglio elaborate dall’Autorità bancaria europea, sia per quel che concerne l’azione di supervisione, che si svolge nell’ambito del Meccanismo unico di vigilanza stabilito all’interno dell’area dell’euro. (...)
Se il processo di definizione delle attività di controllo può apparire complessivamente semplice e lineare, numerosi sono tuttavia i vincoli che esso incontra nel suo svolgimento. La Vigilanza non può che muoversi entro i confini delineati dalla legge per l’attività amministrativa, all’interno dei quali deve svolgersi l’esercizio della discrezionalità “vincolata” attribuita al supervisore.
In buona sostanza, quindi, Banca d'Italia, per voce del suo Governatore, dice che il suo potere è limitato e poco incisivo e che gli strumenti a sua disposizione sono carenti e, poco, efficaci per impedire comportamenti illegittimi e sanzionare gli istituti creditizi che lo meritano.
A controprova di quanto sopra, Visco cita. ad esempio, gli importi delle sanzioni che si possono comminare:
I limiti minimi e massimi delle sanzioni sono stabiliti dalla legge; all’interno di tali limiti la Banca d’Italia determina l’ammontare delle sanzioni tenendo conto della gravità, della diffusione e della durata delle condotte anomale accertate, nonché delle azioni correttive eventualmente poste in essere. Una recente modifica del quadro normativo, introdotta a seguito del recepimento della quarta direttiva sui requisiti di capitale (CRD4), ha significativamente inasprito l’ammontare delle sanzioni applicabili. In prospettiva esse saranno commisurate alla capacità finanziaria del responsabile o all’entità del vantaggio ottenuto attraverso la violazione.
Il che equivale a dire: "fino a poco te le sanzioni stabilite per legge erano non congrue, se non ridicole, e tali da non scoraggiare gli eventuali amministratori dal perpetrare atti illegittimi o addirittura penalmente rilevanti, ma che può fare Banca d'Italia se non applicarle?"
Detto ciò, peraltro, Visco sembra contraddirsi perché rivendica con orgoglio tutta l'attività ispettiva dei funzionari di Banca d'Italia, elencando con vigore i successi della propria azione:
I vincoli di legge sul segreto d’ufficio e il divieto di diffondere informazioni sull’attività di vigilanza riferite a situazioni e interventi specifici non danno al pubblico l’esatta percezione dell’intensità dell’azione posta in essere e di come questa abbia evitato che numerose situazioni di difficoltà sfociassero in crisi conclamate. I casi oggetto di maggiore attenzione da parte dei media sono quelli per i quali agli effetti sfavorevoli derivanti dal contesto di acuta debolezza dell’economia si sono aggiunti comportamenti devianti, nella maggior parte dei casi individuati attraverso le ispezioni di vigilanza. (...)
Le misure di vigilanza sono state e vengono sempre graduate in base al grado di rilevanza delle problematiche aziendali; se le difficoltà si acuiscono, gli interventi diventano via via più intrusivi, e ciò li rende inevitabilmente meno accettabili da parte degli esponenti aziendali.
Tuttavia, come prima il Governatore aveva individuato una prima causa dell'inefficacia dell'azione di Banca d'Italia (i poteri e gli strumenti affidati ad essa dalla legge), nuovamente ora tenta lo scarica-barile su altro soggetto per i problemi attuali del sistema bancario.
Dice, infatti, testualmente Visco:
In presenza di problemi gravi, ad esempio, abbiamo sovente chiesto, insieme con il reperimento di nuovo capitale, il ricambio dell’alta dirigenza; per ottenerlo, tuttavia, è necessaria la volontà consapevole degli organi deputati a decidere (l’Assemblea, per la sostituzione del Consiglio di amministrazione; il Consiglio, per la sostituzione del capo dell’azienda, dell’amministratore delegato o del direttore generale). Spesso la presa d’atto dei problemi da parte delle strutture di governo societario è lenta; ciò contribuisce a peggiorarli, innescando un circolo vizioso: se il sistema di governo rimane debole, infatti, diviene più difficile reperire i capitali necessari al risanamento della banca. Il discrimine tra situazioni contenibili negli argini della normale attività di vigilanza e quelle da affrontare con strumenti non ordinari sta proprio nel grado di condivisione da parte dell’intermediario delle richieste della vigilanza e nella sua rapidità di risposta alle sollecitazioni ricevute.
Se non si verifica una soluzione cooperativa è necessario ricorrere agli strumenti non ordinari. A questo riguardo, solo recentemente il legislatore ha previsto il potere per la Banca d’Italia di rimuovere direttamente esponenti aziendali quando la loro permanenza nella carica sia di pregiudizio alla sana e prudente gestione. È uno strumento che rafforza i poteri della vigilanza; può contribuire ad accelerare la risoluzione di situazioni problematiche prima che esse degenerino in uno stato di crisi irreversibile. Ma non può, ovviamente, risolvere immediatamente i problemi di fondo dell’intermediario; si possono infatti rimuovere gli esponenti quando ne ricorrano i presupposti previsti dalla legge, ma non si può cambiare in breve tempo il “contesto ambientale” che li esprime e che permea il resto della struttura organizzativa e societaria.
Le sanzioni sono uno degli strumenti impiegati per disincentivare comportamenti scorretti. Nel triennio 2013-2015, sono stati avviati 251 procedimenti sanzionatori; di questi, 229 sono terminati con l’irrogazione di sanzioni pecuniarie, per un ammontare complessivo di circa 65 milioni di euro, che affluiscono direttamente al bilancio dello Stato. Le condotte sanzionate hanno sovente riguardato pratiche non corrette nell’allocazione dei finanziamenti e, in particolare, carenze nel processo di selezione del credito, nell’attività di gestione e monitoraggio dell’andamento delle relazioni creditizie, nonché nella classificazione dei crediti e degli accantonamenti per le posizioni deteriorate.
Di nuovo, quindi, il Governatore getta esclusivamente sulle banche la responsabilità di tutti i comportamenti scorretti e/o illegittimi che hanno portato il sistema bancario all'attuale situazione.
Ciò è tanto vero che si dilunga ad enumerare candidamente quanti e quali siano stati i casi in cui i suoi "vigilati" si sono macchiati di azioni riprovevoli ed assolutamente da condannare:
Vi sono stati casi di disallineamento tra le condizioni pubblicizzate e quelle inserite nei contratti o effettivamente applicate e di non corretta applicazione della disciplina relativa alla remunerazione di affidamenti e sconfinamenti. (...)
Per quanto riguarda la raccolta, a fronte dei significativi interventi di ricapitalizzazione chiesti dalla Vigilanza, talune banche, piuttosto che ricercare il supporto di investitori professionali, hanno trovato più agevole collocare quote di capitale presso la clientela al dettaglio. Nel caso di alcune banche popolari, finanziamenti ai clienti sono stati erogati in coincidenza con l’acquisto da parte loro di quote di capitale dell’intermediario, talvolta con l’impegno di quest’ultimo al riacquisto delle stesse quote a prezzi predeterminati.
I finanziamenti accordati in occasione dell’acquisto di azioni da parte della clientela sono legittimi se autorizzati dall’assemblea straordinaria secondo le norme del codice civile; in questo caso, tuttavia, le regole prudenziali stabiliscono che le azioni non possono essere conteggiate nel patrimonio di vigilanza.(...)In alcuni casi, invece, abbiamo riscontrato in sede ispettiva che il capitale raccolto a fronte di finanziamenti erogati ai clienti sottoscrittori non era stato dedotto dal patrimonio di vigilanza. Le conseguenze di questi comportamenti, che si configurano in tutta evidenza come ostacoli all’esercizio delle funzioni di vigilanza, sono state in alcuni casi assai gravi.
Comportamenti elusivi sono stati talvolta adottati nel collocamento presso la clientela al dettaglio di strumenti di debito “subordinati”, emessi per soddisfare parte dei requisiti patrimoniali.
Banca d'Italia, quindi, nelle parole di Visco, è immune da ogni censura, in quanto nel suo lavoro, pur ingente e meticoloso (sempre a suo dire!), ha dovuto fronteggiare un mare di ostacoli alla sua attività di vigilanza, nell'ordine:
► i "limitati" poteri a lei concessi dalla legge;
► gli strumenti (i.e. le sanzioni) poco efficaci;
► il comportamento irresponsabile delle banche vigilate.
Peraltro, in questo quadro tratteggiato a tinte così fosche dal Governatore, è a dir poco stupefacente leggere come, in un campo così pervasivo e delicato quale il riciclaggio, i "numeri" dell'azione di vigilanza di Banca d'Italia siano così straordinariamente positivi.
Sentiamo, infatti, cosa dice testualmente Ignazio Visco:
Il caso del coinvolgimento diretto di banche in attività illecite e nel connesso reato di riciclaggio è estremamente raro, circoscritto a intermediari di minori dimensioni, legato a infiltrazioni criminali negli organi amministrativi. Grazie anche all’intensa azione dell’Unità di informazione finanziaria (UIF) e della Vigilanza della Banca d'Italia, vi è stata una adesione crescente del sistema bancario alle richieste di innalzamento dei presidi e di collaborazione attiva; il numero di segnalazioni alla UIF di operazioni sospette è salito da circa 72.000 nel 2014 a 82.500 nel 2015 e intorno a 100.000 nelle stime per l’anno in corso. Sono altresì migliorate la capacità di individuare fenomeni significativi e la qualità delle analisi, anche se alcune debolezze organizzative ancora presenti presso singoli intermediari – essenzialmente di tipo organizzativo e procedurale – possono tuttora determinare varchi per la canalizzazione di flussi finanziari di origine illecita.
Un comportamento davvero anomalo: secondo la ricostruzione di Visco, da una parte le banche ostacolano la vigilanza e cercano di impedire a Banca d'Italia di svolgere la sua attività d'ispezione, ma dall'altra (versante riciclaggio) la cooperazione è forte e pressoché totale.
Come si può spiegare questo comportamento "schizofrenico"?!? Forse che quanto affermato dal Governatore sui "pochi poteri" di Banca d'Italia non sia, usando una perifrasi, così "aderente al vero"?
La risposta potrebbe essere data da un qualsiasi funzionario bancario delle centinaia di banche italiane, perché:

chi abbia mai lavorato in banca sa con quale preoccupazione (quasi "sacro terrore") viene pronunciata la frase: "ho Banca d'Italia in casa", i.e.: "ho in corso un'ispezione di Banca d'Italia", che si tratti di funzionario di agenzia, struttura centrale o direzione generale.

Già questo sarebbe un indice molto più accurato di quanto vasto ed ampio sia il potere di Via Nazionale, che non arriva al potere di "vita o di morte", concesso all'imperatore in epoca romana, ma poco ci manca!

In ogni caso Visco, per non farsi mancare nulla alla propria "auto-assoluzione", dopo avere addossato qua e là le colpe delle malefatte degli amministratori/dirigenti bancari al legislatore ovvero alle banche stesse (in altre parole a tutti tranne che a se stesso), effettua la famosa "quadratura del cerchio", con una non insolita "stoccata" ai clienti bancari e risparmiatori ignoranti ed inetti.
Il Governatore ricorda, infatti, che:
Anche ai clienti è richiesto un ruolo in prospettiva più attivo. Ciò non significa scaricare su di loro carenze della regolazione o risultati di comportamenti opportunistici, ma trasformarli in alleati in un percorso di innalzamento della qualità di prodotti e servizi finanziari. Ciò implica la disponibilità ad aumentare il proprio livello di competenze finanziarie di base e ad accrescere la consapevolezza dei propri diritti e degli strumenti di tutela esistenti.
La cosa non sorprende, perché già molte "autorità" si erano espresse in tali termini, ad es. Giuseppe Vegas, Presidente di Consob (cfr. il precedente post dal titolo I guai di Veneto Banca con l'A.G.C.M. e la reputazione delle banche ai minimi storici: di chi la responsabilità maggiore? "Dei clienti ignoranti": parola di Consob (ma non solo)), quindi la posizione del Governatore non è una novità assoluta nel panorama italiano, ma costituisce uno degli altri "mantra" del sistema bancario:

"se tu, cliente, sei ignorante, poi non ti lagnare se noi banche ti rifiliamo qualche solenne fregatura".

Giunti a questo punto ci chiediamo: come si può sinteticamente riassumere tutto quanto sopra esposto?
In effetti, secondo la (molto opinabile) ricostruzione del Governatore Visco non ci sono dubbi:
la crisi di alcune banche (non del sistema bancario) è esogena (la recessione a livello sistemico dell'economia globale), ma, nonostante tutto, il sistema nel suo complesso ha reagito molto bene, anche grazie a tutti gli sforzi di vigilanza profusi da Banca d'Italia.
Se in pochi "casi isolati" alcune "pecore nere" hanno ostacolato l'attività ispettiva, ciò è dovuto non a colpe di Banca d'Italia, ma semplicemente a due fattori:
1) i poteri e gli strumenti di cui il legislatore ha dotato Via Nazionale sono insufficienti e spesso poco incisivi;
2) le banche sono state molto agevolate nei loro comportamenti scorretti e illegali in quanto i loro clienti sono ignorantoni e, quindi, molto facili da fregare/raggirare.

Parola di Ignazio Visco...

e questa volta - ahinoi! - non siamo su "Scherzi a parte"!!!

sabato 10 dicembre 2016

+++Diego Fusaro - A cosa servono i migranti? I tre obiettivi dei mondial...



Diego Fusaro - A cosa servono i migranti? I tre obiettivi dei mondial...

martedì 6 dicembre 2016

Istat: un quarto italiani a rischio povertà. Il crollo del Pil pro-capite

di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Oltre un quarto della popolazione italiana è a rischio povertà o esclusione sociale. A riferirlo l’Istat secondo cui nel 2015 il 28,7% delle persone residenti in Italia pari a 17.469.000 individui, si trova in tale condizione.
Ma cosa significa “a rischio di povertà ed esclusione sociale”? La definizione è stata data nell’ambito della Strategia Europa 2020 e fa riferimento a coloro che si trovano almeno in una delle seguenti condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale, bassa intensità di lavoro. Come scrive Repubblica:
“Essere in arretrato con il pagamento delle bollette, della rata di un mutuo o di un prestito, non potere riscaldare adeguatamente l’abitazione, non potere sostenere spese impreviste di 800 euro, non potersi permettere un pasto proteico almeno una volta ogni due giorni, non potersi permettere neanche una settimana di vacanza l’anno fuori casa, non potersi permettere un televisore a colori, non potersi permettere una lavatrice, non potersi permettere un’automobile e non potersi permettere un telefono”.
Relative poverty, in a staged stock photo via huffpo












Secondo quanto rende noto l’Istat, in un report intitolato “Condizioni di vita e reddito – Anno 2015”, il 19,9% delle persone residenti in Italia risulta a rischio di povertà, vive cioè in famiglie che nel 2014 avevano un reddito familiare equivalente inferiore al 60% del reddito mediano; l’11,5% si trova in condizioni di grave deprivazione materiale, mostra cioè almeno quattro dei nove segnali di deprivazione individuati; l’11,7% vive in famiglie a bassa intensità di lavoro, ossia in famiglie con componenti tra i 18 e i 59 anni che nel 2014 hanno lavorato meno di un quinto del tempo.
Stanno peggio le famiglie numerose. In particolare le persone che vivono in nuclei familiari con cinque o più componenti sono quelle più a rischio di povertà o esclusione sociale: passano a 43,7% del 2015 da 40,2% del 2014, ma la quota sale al 48,3% (da 39,4%) se si tratta di coppie con tre o più figli e raggiunge il 51,2% (da 42,8%) nelle famiglie con tre o più minori. A livello territoriale, il Sud è sempre messo peggio rispetto al centro e al Nord: Nel Mezzogiorno infatti si stima che nel 2015 la quota di persone coinvolte sale al 46,4%, dal 45,6% dell’anno precedente. La quota è in aumento anche al Centro (da 22,1% a 24%) ma riguarda meno di un quarto delle persone, mentre al Nord si registra un calo dal 17,9% al 17,4%.
Ed è impietoso il ritratto dell’Italia che emerge da questo grafico del Wall Street Journal

Il Wall Street Journal presenta il grafico monstre, facendo notare in che modo i titoli delle banche italiane abbiano performato rispetto al sottoindice bancario dell’Eurostoxx.
E un altro grafico mostra il trend, in termini percentuali, del PIL pro-capite in Italia, dal 1997, rispetto a Regno Unito, Canada, Germania, Usa, Francia, Giappone. (l’Italia è sempre quella con la freccia verde).
Il professore della London Economics Paul Kirby, commenta su Twitter:
“Un paese più povero di 20 anni fa. Le banche hanno perso metà del loro valore nel 2016. Non promette bene”.
 fonte : WSI 

venerdì 2 dicembre 2016

Banca Etruria. Dopo assoluzione ex dirigenti, Codacons presenta una nuova denuncia in Procura

Agenpress – Dopo la decisione di ieri  del gup di Arezzo che ha assolto l’ex presidente di Banca Etruria, Giuseppe Fornasari, l’ex direttore generale Luca Bronchi e il direttore centrale Davide Canestri dall’accusa di ostacolo all’attività di vigilanza, scende in campo il Codacons, che presenta un nuovo esposto alla Procura di Arezzo.

La sentenza di ieri conferma uno scenario inquietante che per il primo il Codacons aveva sollevato: quello della mancata vigilanza da parte degli organi di controllo – spiega l’associazione dei consumatori, che rappresenta nei vari procedimenti il maggior numero di risparmiatori delle 4 banche salvate – 

Se infatti non c’è stata alcuna attività da parte degli ex dirigenti di Banca Etruria per ostacolare la vigilanza, è evidente che Banca d’Italia e Consob erano in possesso di tutti gli elementi per valutare non solo le operazioni portate avanti dall’istituto di credito, ma anche la sua solidità finanziaria.

Per questo il Codacons chiede oggi alla Procura di Arezzo di aprire un nuovo filone di indagine sul caso di Banca Etruria, volto a verificare eventuali omissioni o negligenze da parte degli organi di vigilanza e comportamenti che possano configurare anche un eventuale concorso negli illeciti commessi a danno di migliaia di risparmiatori titolari di obbligazioni subordinate.

 

Banca Etruria. Dopo assoluzione ex dirigenti, Codacons presenta una nuova denuncia in Procura

giovedì 1 dicembre 2016

La Bce vuole che le banche «perseguitino» chi non paga. La Vigilanza ipotizza telefonate anche tutti giorni a famiglie e imprese che non pagano mutui e prestiti

La Vigilanza ipotizza telefonate anche tutti giorni a famiglie e imprese che non pagano mutui e prestiti Dopo aver passato le banche italiane ai raggi X degli stress test e aver imposto maxi-aumenti di capitale (13 miliardi l'ammontare soltanto dal 2015 fino all'operazione Mps ora in corso) per coprire i buchi di bilancio, ora la Vigilanza europea le invita a inseguire famiglie e imprese debitrici con telefonate a raffica (anche a cadenza giornaliere), pur di accelerare il recupero delle rate scadute di mutui casa e prestiti.
Il suggerimento è contenuto a pagina 21 di un corposo documento ancora in fase di bozza («Draft guidance to banks on non-performing loans) su cui la Banca centrale europea ha da poco terminato di interrogare gli istituti del Vecchio continente e che potrebbe confluire in un «manuale» di intervento già entro fine anno. L'obiettivo ultimo di stabilire una «chiara strategia» di intervento per ridurre le sofferenze è assolutamente condivisibile, meno il monolitico criterio di azione ipotizzato dagli sceriffi di Francoforte: più il cliente è inaffidabile, più frequentemente la banca dovrà provvedere a tempestarlo al telefono di casa o al cellulare.
Le 129 pagine del documento dettagliano in particolare tre gradi di allarme e quindi di rischio: «basso», «medio» e «alto». Nel primo caso - dove oggi sono sostanzialmente contemplati i prestiti scaduti scoperti da oltre 90 giorni e pari almeno al 5% del totale inizialmente erogato) - la banca dovrà contattare famiglie e imprese debitrici a intervalli di 5-7 giorni. La «tregua» concessa dalla Vigilanza si riduce però a 2-3 giorni già in caso di rischio «medio»: si tratta delle cosiddette «inadempienze probabili», cioè quando l'istituto ritiene difficile recuperare il finanziamento senza escutere le garanzie reali (per esempio la casa in caso di mutuo).
Fino all'ordine finale: «daily call», telefonate giornaliere, se il rischio del prestito si situa sul gradino più alto: in sostanza i finanziamenti finiti in «sofferenza» e quindi totalmente inesigibili. I burocrati della Bce spingono tuttavia oltre il loro piglio organizzativo, arrivando a dettagliare anche il «galateo» degli orari in cui sarebbe opportuno contattare il cliente: dal lunedì al venerdì dalle 8 del mattino alle 9 di sera, il sabato fino alle 5 del pomeriggio e la domenica dalle dieci del mattino alle 4 del pomeriggio.
Un incubo che, se realizzato con queste modalità, appare al limite dello stalking telefonico. Senza contare che con la prevista stretta sulle regole contabili, dal 2018 finirebbero nel calderone del rischio «basso» (e quindi telefonate ogni 5-7 giorni) tutti gli sconfinamenti da 1 a 90 giorni, nel secondo insieme (rischio medio) quelle oltre tale lasso di tempo e che le inadempienze probabili salirebbero in cima alla scala del rischio insieme alle vere sofferenze.
La stessa suggestione di utilizzare, per il primo contatto con il cliente, un call center automatizzato dovrebbe fare poi probabilmente i conti con le regole di comportamento sul recupero dei crediti dettate dal Garante della privacy, che rimarca come «ogni attività» deve avvenire «nel rispetto della dignità personale del debitore». Insomma, se la Bce non cambierà idea ascoltando i suggerimenti inviati dalle banche, si profila una grande mole di lavoro. Visto che i crediti in sofferenza lordi continuano oggi a sfiorare i 300 miliardi nei bilanci degli istituti di credito della Penisola, per un valore netto di un ottantina di miliardi dopo le pesanti svalutazioni già effettuate.
 
 
 
fonte : ilgiornale.it

lunedì 21 novembre 2016

Steven Eisman : le banche italiane provocheranno la prossima crisi finanziaria. “L’Europa è fregata, voi tutti siete fregati“


di Daniele Chicca
 
NEW YORK (WSI) – Steven Eisman, il gestore famoso per le sue puntate short che ha ispirato il film “La grande scommessa” (“Big Short“), è convinto che le banche italiane provocheranno la prossima crisi finanziaria. Questo perché i crediti deteriorati sono, come avvenne nel 2007-2008 per i mutui subprime, enormemente sopravvalutati.
“Steve” Eisman, che di crisi ne sa qualcosa, constata che, se valutati correttamente, le sofferenze creditizie in pancia agli istituti del nostro paese vedrebbero “spazzato via” il capitale. In un’intervista al Guardian, l’investitore che ha fatto una fortuna anticipando lo scoppio della crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti non è ottimista sul futuro dell’Italia e del continente europeo:
“L’Europa è fregata, voi tutti siete fregati“, dice.
L'attore Steve Carell interpreta il finanziere Steve Eisman nel film "La Grande Scommessa" (The Big Short).













Non sono contratti finanziari derivati, come nel caso dei mutui cartolarizzati, a preoccupare Eisman, il quale aveva capito che prestiti giudicati tripla A dalle agenzie di rating in realtà non valevano nulla. Il finanziere di Wall Street punta in questo caso il dito contro la montagna di sofferenze iscritte nei bilanci delle banche italiane, il cui errore è stato quello di non svalutare questi prestiti inesigibili.
Secondo lui se fossero valutati correttamente “il loro capitale verrebbe spazzato via”. Gli istituti di credito italiani, invece, si ostinano ancora a tenerli in portafoglio, con un valore che si aggira tra il 45 e il 50% del valore originale.
Il problema è che nessuno li valuta altrettanto. Quando ci sono offerte da parte di società e banche specializzate nella gestione di tali prestiti, si arriva al massimo al 20% (quanto si prevede di recuperare) del valore. Si parla di più di 300 miliardi di euro in sofferenze lorde, una somma non da poco, pari al 17% del Pil italiano, la terza forza economica dell’area euro.
In conclusione, non appena il valore reale dei crediti deteriorati verrà riconosciuto dalle banche, il capitale verrebbe azzerato e da un giorno all’altro risulterebbero “insolventi”. La speranza è che stavolta Eisman – e tanti altri speculatori come lui – si sbaglino.

sabato 19 novembre 2016

TRE MILIONI DI FRANCHI IN PIASTRE D’ORO A GARIBALDI PER COMPRARSI IL SUD, ce lo raccontano i massoni.

Questo articolo è stato tratto da un blog veneto (storiaveneta.com), la voglia di fare chiarezza sull’Unità d’Italia non appartiene solo al popolo del sud ma tutto lo stivale vuole e chiede la verità storica! Mentre la maggior parte del popolo oggi conosce la realtà dei fatti lo stato non prende posizione per affrontare una “revisione storica”, ma come può uno stato basato appunto sulle bugie e i tradimenti iniziati proprio con il risorgimento ammettere la realtà?
DI MILLO BOZZOLAN

I MASSONI SVELANO COME FURONO FINANZIATI I MILLE se ce lo spiegano loro, cosa c’era sotto, c’è da dar retta alla fonte…
Adesso, ecco la sconcertante rivelazione. Viene dal convegno “La liberazione d’Italia nell’opera della Massoneria”, organizzato a Torino nel settembre del 1988 dal Collegio dei Maestri Venerabili del Piemonte, con l’appoggio di tutte le Logge italiane. Di recente sono stati pubblicati gli Atti, a cura dell’editrice ufficiosa dei massoni. Una fonte sicura dunque, visto il culto dei “fratelli” per quel Garibaldi che fu loro Gran Capo.
Un breve intervento — poco più di due paginette, ma esplosive— a firma di uno studioso, Giulio Di Vita, porta il titolo “Finanziamento della spedizione dei Mille”.
Già: chi pagò? Come riconosce lo stesso massone autore della ricerca: «Una certa ritrosia ha inibito indagini su questa materia, quasi temendo che potessero offuscare il Mito. Quanto viene solitamente riferito è un modesto versamento — circa 25.000 lire — fatto da Nino Bixio a Garibaldi in persona all’atto dell’imbarco da Quarto».
E invece, lavorando in archivi inglesi, l’insospettabile Di Vita ha scoperto che, in quei giorni, a Garibaldi fu segretamente versata l’enorme somma di tre milioni di franchi francesi, cioè (chiarisce lo studioso) «molti milioni di dollari di oggi». Il versamento avvenne in piastre d’oro turche: una moneta molto apprezzata in tutto il Mediterraneo.
A che servì quell’autentico tesoro? Sentiamo il nostro ricercatore: «È incontrovertibile che la marcia trionfale delle legioni garibaldine nel Sud venne immensamente agevolata dalla subitanea conversione di potenti dignitari borbonici alla democrazia liberale. Non è assurdo pensare che questa illuminazione sia stata catalizzata dall’oro». Anche perché ai finanziamenti segreti se ne aggiunsero molti altri (e notevolissimi, palesi) frutto di collette tra tutti i “democratici” di Europa e America, del Nord come del Sud.
Sarebbero così confermate quelle che, sinora, erano semplici voci: come, ad esempio, che la resa di Palermo (inspiegabile sul piano militare) sia stata ottenuta non con le gesta delle camicie rosse ma con le “piastre d’oro” versate al generale napoletano, Ferdinando Lanza. Con la prova dei molti miliardi di cui disponeva Garibaldi si può forse valutare meglio un’impresa come quella dei Mille che mise in fuga un esercito di centomila uomini (tra i quali migliaia di solidi bavaresi e svizzeri), al prezzo di soli 78 morti tra i volontari iniziali.
Ma c’è di più: il poeta Ippolito Nievo se ne tornava da Palermo a Napoli al termine della spedizione. Il piroscafo su cui viaggiava, l’”Ercole”, affondò per una esplosione nelle caldaie e tutti annegarono. Si sospettò subito un sabotaggio ma l’inchiesta fu sollecitamente insabbiata. Le cose possono ora chiarirsi, visto che il Nievo, come capo dell’Intendenza, amministrava i fondi segreti e aveva dunque con sé la documentazione sull’impiego che nel Sud era stato fatto di quei fondi. Qualcuno evidentemente non gradiva che le prove del pagamento giungessero a Napoli: non si dimentichi che recenti esplorazioni subacquee hanno confermato che il naufragio della nave del poeta fu davvero dovuto a un atto doloso.
Si cominciava bene, dunque, con quella “Nuova Italia” che i garibaldini dicevano di volere portare anche laggiù: una bella storia di corruzioni e di attentati. Ma Nievo portava, pare, solo ricevute: dove finirono i miliardi rimasti, e dei quali solo pochissimi capi dei Mille erano a conoscenza?
In ogni caso, era una somma che solo un governo poteva pagare. E, in effetti, la fonte del denaro era il governo inglese (non a caso lo sbarco avvenne a Marsala, allora una sorta di feudo britannico, e sotto la protezione di due navi inglesi; e proprio su una nave inglese nel porto di Palermo fu firmata la resa dell’isola).
Come riconosce il «fratello» Di Vita, lo scopo della Gran Bretagna era quello già ben noto: aiutare Garibaldi per “colpire il Papato nel suo centro temporale, cioè l’Italia, agevolando la formazione di uno Stato protestante e laico“. Le monarchiche isole pagarono cioè il repubblicano Eroe perché distruggesse un Regno, quello millenario delle Due Sicilie, purché anche l’Italia, «tenebroso antro papista», fosse liberata dal cattolicesimo.

Fonte: Laveritadininconaco.altervista.org

mercoledì 16 novembre 2016

L’Istituto di credito che voglia insinuarsi allo stato passivo deve produrre documenti con data certa


Secondo quanto disposto dalla sent. 17354/2016 della Cassazione, la banca che, nei confronti di un fallimento, voglia far valere la propria ragione di credito derivante da un rapporto obbligatorio regolato in conto corrente e, dunque, ne chieda l’ammissione allo stato passivo, ha l’onere di dare piena prova del suo credito.

Perché si consideri assolto l’onere di cui sopra, la Corte ritiene da un lato che l’istituto di credito sia chiamato a fornire documentazione con data certa, venendosi, altrimenti, a configurare un fatto impeditivo all’accoglimento della domanda di ammissione; dall’altro che lo stesso fornisca l’integrale documentazione relativa allo svolgimento del conto, non essendo sufficiente la dimostrazione di mancata opposizione del correntista agli estratti conto lui notificati.

In particolare – precisa il Collegio – l’istituto di credito non può pretendere di opporre al curatore, stante la sua posizione di terzo, l’incontestabilità del conto corrente bancario che, ex art. 1832 c.c., deriva, ma soltanto tra le parti del contratto, dall’approvazione anche tacita del conto da parte del correntista, poi fallito, e dalla di lui decadenza dalle impugnazioni.






Cassazione Civile, Sez. I, 26 agosto 2016, n. 17354                                                                                                                                                                    

sabato 12 novembre 2016

Il Risorgimento del Sud . Morti fucilati istantaneamente: 1.841; morti fucilati dopo poche ore: 7.127; feriti: 10.604; prigionieri: 6.112; sacerdoti fucilati

Il Risorgimento del Sud . Morti fucilati istantaneamente: 1.841; morti fucilati dopo poche ore: 7.127; feriti: 10.604; prigionieri: 6.112; sacerdoti fucilati: 54; frati fucilati: 22; case incendiate: 918; paesi incendiati: 5; famiglie perquisite: 2903; chiese saccheggiate: 12; ragazzi uccisi: 60; donne uccise: 48; individui arrestati 13.629; comuni insorti 1428. Questa è la statistica riportata sul Contemporaneo di Firenze del 14 agosto 1861, a pochi mesi dalla “liberazione” del sud dall’oppressore, e l’annessione al regno Sabaudo.
Liberazione, un termine usato a lungo, quasi istintivamente nel descrivere il risorgimento del Meridione, una smisurata sequela di istantanee sporche del sangue di un esercito fedele al proprio re, di una popolazione legata alle proprie radici, di un popolo fiero e incosciente, di una nazione conquistata.
Un sud, quello del Regno delle due Sicilie, che vantava una delle migliori scuole di medicina in Europa, le prime cattedre di astronomia (in italia) ed economia (al mondo), il primo teatro al mondo, il primo osservatorio astronomico, la prima ferrovia ed il primo telegrafo elettrico in Italia, il terzo posto nella classifica delle nazioni più industrializzate d’Europa ed una serie di altri primati degni dei paesi più sviluppati. Di contro, l’organizzazione statale non è omogenea in tutto il regno, soprattutto nelle regioni più periferiche spesso sprovviste di strade e con condizioni igieniche precarie. C’era tanta povertà, ma nessuno aveva mai sentito il bisogno di dover lasciare la propria terra. Difficile dire che siano state queste ultime le motivazioni che hanno spinto Cavour, che masticava più di francese che di Italiano, a mobilitare una macchina di doppi giochi, inganni, pedine spostate alla bisogna ed alcuni salentini, Liborio Romano di Patù, Giuseppe Pisanelli di Tricase e Antonietta de Pace di Gallipoli (tra i più noti), esponenti di spicco del neo governo unitario i primi, e crocerossina e rivoluziona la seconda, che con il loro agire hanno spianato la strada a Garibaldi nella consapevolezza (o nella speranza) di poter migliorare ancora di più la condizione del sud. Non potevano sapere però, che i piemontesi non erano interessati a migliorare le condizioni di vita dei meridionali, paragonati alla stregue di bestie luride e primitive, bensì a mettere le mani sul patrimonio duo siciliano, che al momento dell’annessione constava di 445,2 milioni di lire in oro (oltre due terzi del patrimonio dell’intero stato italiano post unitario).
- See more at: http://www.salogentis.it/2013/09/20/il-risorgimento-del-sud/#sthash.z7eVVGdy.dpuf
Liberazione, un termine usato a lungo, quasi istintivamente nel descrivere il risorgimento del Meridione, una smisurata sequela di istantanee sporche del sangue di un esercito fedele al proprio re, di una popolazione legata alle proprie radici, di un popolo fiero e incosciente, di una nazione conquistata. - See more at: http://www.salogentis.it/2013/09/20/il-risorgimento-del-sud/#sthash.z7eVVGdy.dpuf
Liberazione, un termine usato a lungo, quasi istintivamente nel descrivere il risorgimento del Meridione, una smisurata sequela di istantanee sporche del sangue di un esercito fedele al proprio re, di una popolazione legata alle proprie radici, di un popolo fiero e incosciente, di una nazione conquistata.
Un sud, quello del Regno delle due Sicilie, che vantava una delle migliori scuole di medicina in Europa, le prime cattedre di astronomia (in italia) ed economia (al mondo), il primo teatro al mondo, il primo osservatorio astronomico, la prima ferrovia ed il primo telegrafo elettrico in Italia, il terzo posto nella classifica delle nazioni più industrializzate d’Europa ed una serie di altri primati degni dei paesi più sviluppati. Di contro, l’organizzazione statale non è omogenea in tutto il regno, soprattutto nelle regioni più periferiche spesso sprovviste di strade e con condizioni igieniche precarie. C’era tanta povertà, ma nessuno aveva mai sentito il bisogno di dover lasciare la propria terra. Difficile dire che siano state queste ultime le motivazioni che hanno spinto Cavour, che masticava più di francese che di Italiano, a mobilitare una macchina di doppi giochi, inganni, pedine spostate alla bisogna ed alcuni salentini, Liborio Romano di Patù, Giuseppe Pisanelli di Tricase e Antonietta de Pace di Gallipoli (tra i più noti), esponenti di spicco del neo governo unitario i primi, e crocerossina e rivoluziona la seconda, che con il loro agire hanno spianato la strada a Garibaldi nella consapevolezza (o nella speranza) di poter migliorare ancora di più la condizione del sud. Non potevano sapere però, che i piemontesi non erano interessati a migliorare le condizioni di vita dei meridionali, paragonati alla stregue di bestie luride e primitive, bensì a mettere le mani sul patrimonio duo siciliano, che al momento dell’annessione constava di 445,2 milioni di lire in oro (oltre due terzi del patrimonio dell’intero stato italiano post unitario).
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Liberazione, un termine usato a lungo, quasi istintivamente nel descrivere il risorgimento del Meridione, una smisurata sequela di istantanee sporche del sangue di un esercito fedele al proprio re, di una popolazione legata alle proprie radici, di un popolo fiero e incosciente, di una nazione conquistata.
Un sud, quello del Regno delle due Sicilie, che vantava una delle migliori scuole di medicina in Europa, le prime cattedre di astronomia (in italia) ed economia (al mondo), il primo teatro al mondo, il primo osservatorio astronomico, la prima ferrovia ed il primo telegrafo elettrico in Italia, il terzo posto nella classifica delle nazioni più industrializzate d’Europa ed una serie di altri primati degni dei paesi più sviluppati. Di contro, l’organizzazione statale non è omogenea in tutto il regno, soprattutto nelle regioni più periferiche spesso sprovviste di strade e con condizioni igieniche precarie. C’era tanta povertà, ma nessuno aveva mai sentito il bisogno di dover lasciare la propria terra. Difficile dire che siano state queste ultime le motivazioni che hanno spinto Cavour, che masticava più di francese che di Italiano, a mobilitare una macchina di doppi giochi, inganni, pedine spostate alla bisogna ed alcuni salentini, Liborio Romano di Patù, Giuseppe Pisanelli di Tricase e Antonietta de Pace di Gallipoli (tra i più noti), esponenti di spicco del neo governo unitario i primi, e crocerossina e rivoluziona la seconda, che con il loro agire hanno spianato la strada a Garibaldi nella consapevolezza (o nella speranza) di poter migliorare ancora di più la condizione del sud. Non potevano sapere però, che i piemontesi non erano interessati a migliorare le condizioni di vita dei meridionali, paragonati alla stregue di bestie luride e primitive, bensì a mettere le mani sul patrimonio duo siciliano, che al momento dell’annessione constava di 445,2 milioni di lire in oro (oltre due terzi del patrimonio dell’intero stato italiano post unitario).
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Un sud, quello del Regno delle due Sicilie, che vantava una delle migliori scuole di medicina in Europa, le prime cattedre di astronomia (in italia) ed economia (al mondo), il primo teatro al mondo, il primo osservatorio astronomico, la prima ferrovia ed il primo telegrafo elettrico in Italia, il terzo posto nella classifica delle nazioni più industrializzate d’Europa ed una serie di altri primati degni dei paesi più sviluppati. Di contro, l’organizzazione statale non è omogenea in tutto il regno, soprattutto nelle regioni più periferiche spesso sprovviste di strade e con condizioni igieniche precarie. C’era tanta povertà, ma nessuno aveva mai sentito il bisogno di dover lasciare la propria terra. Difficile dire che siano state queste ultime le motivazioni che hanno spinto Cavour, che masticava più di francese che di Italiano, a mobilitare una macchina di doppi giochi, inganni, pedine spostate alla bisogna ed alcuni salentini, Liborio Romano di Patù, Giuseppe Pisanelli di Tricase e Antonietta de Pace di Gallipoli (tra i più noti), esponenti di spicco del neo governo unitario i primi, e crocerossina e rivoluziona la seconda, che con il loro agire hanno spianato la strada a Garibaldi nella consapevolezza (o nella speranza) di poter migliorare ancora di più la condizione del sud. Non potevano sapere però, che i piemontesi non erano interessati a migliorare le condizioni di vita dei meridionali, paragonati alla stregue di bestie luride e primitive, bensì a mettere le mani sul patrimonio duo siciliano, che al momento dell’annessione constava di 445,2 milioni di lire in oro (oltre due terzi del patrimonio dell’intero stato italiano post unitario).
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Liberazione, un termine usato a lungo, quasi istintivamente nel descrivere il risorgimento del Meridione, una smisurata sequela di istantanee sporche del sangue di un esercito fedele al proprio re, di una popolazione legata alle proprie radici, di un popolo fiero e incosciente, di una nazione conquistata.
Un sud, quello del Regno delle due Sicilie, che vantava una delle migliori scuole di medicina in Europa, le prime cattedre di astronomia (in italia) ed economia (al mondo), il primo teatro al mondo, il primo osservatorio astronomico, la prima ferrovia ed il primo telegrafo elettrico in Italia, il terzo posto nella classifica delle nazioni più industrializzate d’Europa ed una serie di altri primati degni dei paesi più sviluppati. Di contro, l’organizzazione statale non è omogenea in tutto il regno, soprattutto nelle regioni più periferiche spesso sprovviste di strade e con condizioni igieniche precarie. C’era tanta povertà, ma nessuno aveva mai sentito il bisogno di dover lasciare la propria terra. Difficile dire che siano state queste ultime le motivazioni che hanno spinto Cavour, che masticava più di francese che di Italiano, a mobilitare una macchina di doppi giochi, inganni, pedine spostate alla bisogna ed alcuni salentini, Liborio Romano di Patù, Giuseppe Pisanelli di Tricase e Antonietta de Pace di Gallipoli (tra i più noti), esponenti di spicco del neo governo unitario i primi, e crocerossina e rivoluziona la seconda, che con il loro agire hanno spianato la strada a Garibaldi nella consapevolezza (o nella speranza) di poter migliorare ancora di più la condizione del sud. Non potevano sapere però, che i piemontesi non erano interessati a migliorare le condizioni di vita dei meridionali, paragonati alla stregue di bestie luride e primitive, bensì a mettere le mani sul patrimonio duo siciliano, che al momento dell’annessione constava di 445,2 milioni di lire in oro (oltre due terzi del patrimonio dell’intero stato italiano post unitario).
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mercoledì 26 ottobre 2016

Pop Vicenza annuncia 1500 esuberi. “Non possiamo utilizzare fondo Governo”

1500 esuberi alla banca Pop Vicenza. Ad annunciarlo il presidente Gianni Mion a margine della presentazione di Space 2/Avio sottolineando che non sarà possibile usare il fondo esuberi del Governo.
“E’ un numero importante: 1.300-1.500. E purtroppo non è possibile utilizzare il fondo per gli esuberi bancari del Governo. Questo è un esubero strutturale, non è una cosa temporanea. Noi forse abbiamo commesso l’errore di dirlo subito. Non siamo in condizione di aspettare”.

fonte :  Alessandra Caparello

lunedì 24 ottobre 2016

Arriva il reato di stalking bancario

Presentata alla Camera la proposta di legge per punire le richieste persecutorie di banche e società di recupero crediti

Basta con i cittadini "perseguitati" dalle società di recupero crediti. È questo l'obiettivo della proposta di legge, appena presentata alla Camera da Fratelli d'Italia, per introdurre il reato di stalking bancario.
Una proposta di legge, ha dichiarato la leader del partito Giorgia Meloni (firmataria del testo insieme all'intero gruppo parlamentare di Fdi), nel corso della presentazione a Montecitorio, tesa ad "estendere il reato di stalking alle condotte persecutorie e aggressive che vengono messe in atto nei confronti dei cittadini dalle società di recupero crediti che lavorano per conto di banche, società finanziarie e grandi aziende".
La pdl, recante "Modifica all'articolo 612-bis del codice penale concernente il reato di atti persecutori commesso nell'esercizio di attività di recupero di crediti", prevede, in sostanza, l'introduzione di una aggravante rispetto alla pena prevista per gli atti persecutori, quando le condotte, messe in atto da istituti bancari, società finanziarie, filiali di recupero credito o da qualsiasi altro soggetto giuridico nella attività di recupero crediti, "esulano e travalicano quanto previsto dalla legge e le norme del codice di procedura civile".
Tra queste pratiche "scorrette" possono annoverarsi, ad esempio, le telefonate a qualsiasi ora del giorno (e della notte), le intimazioni "fittizie" e le pressioni di ogni tipo per indurre i debitori a saldare quanto dovuto.
Comportamenti che non solo esulano dal dettato legislativo ma che in passato hanno provocato danni e tragedie, come quello di Dario Casotto, raccontato in conferenza stampa dalla moglie Laura Schiavo, che non reggendo la pressione degli agenti di recupero crediti si tolse la vita per un debito di 40mila euro.
Da qui, l'esigenza di "impedire che altre famiglie subiscano lutti simili" ha concluso la Meloni durante la presentazione, seguita a ruota da Walter Rizzetto (altro firmatario della proposta), per il quale, i debiti vanno certamente pagati "ma con una riscossione più umana e più etica".

 di Marina Crisafi - Studiocataldi.it

mercoledì 12 ottobre 2016

Bnl taglia: 700 esuberi e 100 sportelli da chiudere

MILANO (WSI) – Arriva la cura dimagrante per Bnl, la banca romana controllata dai francesi di Bnp Paribas che si appresta a tagliare 700 posti di lavoro con prepensionamenti e a ridurre del 30% gli incentivi per il personale e  a chiudere altri 100 sportelli entro il 2020. Il gruppo ha presentato così il nuovo piano industriale ai sindacati dopo 11 mesi dall’arrivo del nuovo amministratore delegato, Andrea Munari.

Proprio Munari ha voluto la riorganizzazione della banca al fine di rilanciare la vocazione corporate della banca che a Milano aprirà un centro per i grandi clienti, con presidi corporate a Napoli e Roma. A cambiare sarà anche l’assetto della banca nel territorio con dieci macro aree rispetto alle quattro attuali al fine di dare risposte più veloci alla clientela. Nel piano industriale inoltre si prevedono nuovi investimenti nell’IT e la valorizzazione della banca on line Hello bank snellendo al contempo la direzione generale di Roma. Come ha spiegato una fonte sindacale citata da MilanoFinanza:
“Questo piano prevede efficientamenti, che noi chiamiamo esuberi, sia legati alla chiusura delle agenzie sia per interventi nei processi IT che generano complessivamente quasi 700 uscite, si tratta di persone che dovrebbero uscire con i requisiti della pensione, come accaduto già in passato in Bnl”.
Bnl dal 2012 a oggi ha già chiuso 100 agenzie e oggi può contare su 900 totali, un numero troppo alto considerando la crisi che sta vivendo attualmente tutto il comparto bancario. Un nuovo incontro tra banca e sindacati è previsto per il prossimo 18 ottobre.

fonte :  Alessandra Caparello  WSI

mercoledì 5 ottobre 2016

LA BOMBA DEL CREDITO : Il cerino acceso delle quattro banche


LA BOMBA DEL CREDITO : Il cerino acceso delle quattro banche è rimasto in mano al governo. Nessun compratore per gli istitui eredità di Etruria & C.

Eurozona: la "miccia esplosiva" di cui nessuno parla


NEW YORK (WSI) – Le conseguenze negative che la Brexit avrà in Europa non sono il problema esistenziale più pressante del continente. Sul breve termine il maggiore rischio economico e finanziario è quello rappresentato da Portogallo e Italia.
Lo sostiene la società di consulenza Eurasia, uno dei principali gruppi di analisi dei rischi politici al mondo. Per gli analisti “l’economia politica dell’Europa meridionale va di male in peggio“, si legge in una nota.
Il gran caos scaturito dalla Brexit il 23 giugno ha mascherato problemi ben più gravi in Europa. “È assolutamente possibile che nei prossimi mesi l’Italia e il Portogallo dovranno fare i conti con la caduta dei rispettivi governi e il ricorso a piani di salvataggio delle banche”.
Sarebbe un uno due molto doloroso per l’Eurozona e per i mercati mondiali. La situazione italiana, che rischia di piombare nell’instabilità politica se il governo non uscirà vincitore dal referendum costituzionale del 4 dicembre, è ben nota.
Ma quella portoghese è passata ancora più inosservata e rischia invece di essere il primo catalizzatore delle vendite sui mercati e prima valida preoccupazione per le autorità dell’Eurozona. A Lisbona il governo a guida socialista che è in piedi da appena nove mesi ha già bloccato le riforme economiche e fiscali chieste da Bruxelles e consigliate da Fmi e Bce. 
Il parlamento europeo ha provato a opporsi alla proposta dell’esecutivo europeo di ridurre i fondi destinati al Portogallo e alla Spagna, a causa dei loro deficit eccessivi. Ma la Commissione Europea ha detto che le regole sono regole e vanno rispettate. Perciò bisogna sospendere i fondi. Finora mai nessun paese membro è stato multato per violazione del Patto di Stabilità.

Portogallo rischia di restare senza aiuti Bce

Nelle ultime settimane la Commissione Europea e il governo portoghese sono però riusciti a trovare anche un accordo, quello per la ricapitalizzazione dell’istituto pubblico Caixa Geral de Depositos. È una delle due banche che sono sull’orlo del collasso da qualche tempo. Il vero problema in questo caso è come l’intervento pubblico dello Stato influenzerà il rating sulla qualità creditizia sovrana del paese.
È importante perché se il Portogallo dovesse essere declassato allo status di “spazzatura” (junk) dall’agenzia di rating canadese DBRS, non avrebbe più un solo giustizio di investiment grade rimasto e verrebbe punito inevitabilmente dai mercati, che perderebbero completamente la loro fiducia nelle capacità del governo di ripianare i debiti e rifinanziarsi sui mercati.
Le tre agenzie americane Fitch, Moody’s e Standard & Poor’s hanno già declassato a junk il credito del paese lusitano. Se il Portogallo resta orfano di un investment grade, perde il diritto di partecipare al programma di acquisto di bond della Bce, il Quantitative Easing.
“Il peggiore scenario è quello in cu i mercati sono minacciati, provocando la caduta del governo“. A proposito di esecutivo che rischia di sciogliersi, l’Italia è la prossima della lista delle micce esplosive che rischiano di scoppiare in Eurozona a fine anno.
Secondo il gruppo di consulenza politica “l’Italia è altrettanto vulnerabile”. Le riforme hanno perso slancio prima del referendum di questo autunno. Per ora “continuiamo a credere che il referendum passerà (con il 60% delle probabilità). Ma questo non significa che i rischi siano trascurabili. Se vincono i No il governo cadrà”.
Nel suo  rapporto sui malanni dell’Eurozona, Eurasia pone l’accento anche sulla crisi politica in Spagna, che non sa ancora se andrà alle terze elezioni in nove mesi di tempo a dicembre, e i problemi di bilancio senza fine della Grecia. L’elenco è lungo (si possono citare il caso Deutsche Bank e la crisi di fiducia nel settore privato della Germania), ma Portogallo e Italia sono in cima alla lista delle preoccupazioni.

Eurozona: la "miccia esplosiva" di cui nessuno parla

domenica 2 ottobre 2016

La casa va all'asta, pignorata dalla banca, imprenditore 60enne si impicca: "Ha lasciato un biglietto"





MASSA CARRARA - La casa va all'asta e lui, disperato, si impicca. È successo nella provincia di Massa Carrara. Vittima un imprenditore sessantenne.

La scoperta del cadavere è avvenuta nella tarda serata di ieri nell'abitazione: gli investigatori avrebbero trovato anche un biglietto.

L'uomo non avrebbe retto il dolore per aver perso i suoi beni. La casa sarebbe stata pignorata da una banca ed è poi finita all'asta.



 La casa va all'asta, pignorata dalla banca, imprenditore 60enne si impicca: "Ha lasciato un biglietto"

venerdì 30 settembre 2016

Spagna: Banca centrale alza stima Pil 2016 al 3,2% contro il 2,7%





Spagna: Banca centrale alza stima Pil 2016:




La Banca centrale di Spagna ha alzato la stima di crescita dell'economia per il 2016 al 3,2% contro il 2,7% della precedente previsione.







lunedì 26 settembre 2016

Da Etruria a Monte dei Paschi, cercate la massoneria (Nessuno)

Nessuno entra nelle stanze del potere di alcune banche toscane vicine al 'giglio magico' di Matteo Renzi, per scoprire quello che Ferruccio De Bortoli aveva già scritto sul Corriere prima di essere sostituito come direttore

Azienda agricola vittima di usura da parte di una banca e una società di leasing rischia di fallire per la burocrazia.


Due magistrati hanno ritenuto fondate le accuse di tassi usurari ma da Roma non arrivano i fondi e intanto l’istanza fallimentare attivata dai creditori sta andando avanti in sede civile.
  PISTOIA. E’ una più che probabile vittima di usura ma non riesce ad accedere ai fondi stabiliti dalla legge a tutela proprio degli usurati e rischia di fallire. E’ questa l’amara realtà di un’azienda agricola di Pistoia che, se non arriveranno provvedimenti urgenti da Roma sarà dichiarata fallita prima ancora di vedersi riconoscere in sede penale di essere stata oggetto di usura da parte di una banca e di una società di leasing.
«Sussistono evidenze investigative e probatorie positive… in relazione ad alcuni conti correnti e per i mutui di interessi di natura usuraria» recita ill parere del sostituto procuratore della Repubblica di Pistoia, Luciano Padula che per questo motivo ha concesso per la prima volta il 5 marzo scorso, all’azienda agricola, una sospensione di trecento giorni dei termini di scadenza «degli atti aventi efficacia esecutiva».
A questo provvedimento si è aggiunto il 12 agosto scorso quello del sostituto procuratore della Repubblica, Fabio Di Vizio, che ha a sua volta concesso una proroga di 300 giorni «dei termini di scadenza, ricadenti entro un anno dalla data dell’evento lesivo, degli adempimenti amministrativi e del pagamento dei ratei dei mutui bancari e ipotecari, nonché di ogni altro atto avente efficacia esecutiva». Lo stesso per gli adempimenti fiscali e per i termini di prescrizione o comportanti decadenze da qualsiasi diritto. Il sostituto Di Vizio però non ha accolto l’istanza di sospensione della procedura di fallimento che pende sulla stessa azienda agricola – su istanza di dipendenti e fornitori - ritenendo che «la sospensione a favore dei soggetti vittime di richieste usurarie vada a riferirsi solo ai crediti derivanti dal reato denunciato» e di fatto non pregiudicherebbe la doverosità del riscontro dell’insolvenza dell’imprenditore.
Secondo l’avvocato Claudio Defilippi del foro di Milano che segue il caso dell’azienda agricola pistoiese, la vicenda avrebbe dell’assurdo anche perché la situazione di instabilità economica dei suoi clienti deriverebbe proprio da quei tassi usurari che si sarebbe trovato a pagare nel tempo alla banca e alla società di leasing. «Il problema più grave però – dice l’avvocato Claudio Defilippi - nasce dal fatto che l’azienda agricola pur avendo avuto due pareri da due diversi pubblici ministeri sull’esistenza del fumus commissi delicti e avendo avuto parere favorevole alla richiesta di accesso al fondo di solidarietà per le vittime dell’usura come previsto dalla legge, a oggi non ha ricevuto un centesimo».
«Ci troviamo nella situazione per cui sotto il profilo penale potremmo arrivare ad una sentenza di condanna per usura della banca e della società di leasing che i miei clienti hanno denunciato – aggiunge Defilippi – E dall’altra che nel frattempo l’azienda venga dichiarata fallita. Mi piacerebbe sapere se quella legge dello Stato che prevede il fondo di solidarietà per le vittime dell’usura esiste oppure è solo carta straccia visto che ho altri casi del genere in tutta Italia e sono tutti nella stessa situazione». La legge prevede che alle vittime dell’usura venga messo a disposizione un finanziamento in parte a fondo perduto e in parte a interessi zero.
«E’ la Prefettura che gestisce la pratica» dice Loredana Ferrara, ex assessore della Provincia di Prato e responsabile nazionale dello sportello antiusura della Fondazione Caponnetto. Procedura confermata dal dirigente della Prefettura di Pistoia, Francesco Piano che senza entrare nello specifico ammette: «Le pratiche di questo genere vengono istruite da noi e una volta che sono completate, vengono inviate al commissario prefettizio a Roma che le esamina e se le ritiene degne mette a disposizione i fondi».
Il ritardo nel concedere i fondi in questo caso specifico prova a spiegarlo Loredana Ferrara: «E’ dallo scorso luglio che il posto del commissario prefettizio a Roma è vacante perché Santi Giuffrè che lo ricopriva dal 2014, è andato in pensione e al suo posto non è stato ancora nominato il sostituto – dice Loredana Ferrara – Il ritardo potrebbe derivare proprio da questo ed è molto grave visto che le vittime dell’usura potrebbero vedersi penalizzare ulteriormente dalla lentezza della burocrazia».
E poi Ferrara ricorda un altro caso che ha seguito su Pistoia e che invece è andato a buon fine. «In passato come Fondazione Caponnetto abbiamo seguito la proprietaria
di un negozio che era vittima di usura e nel frattempo le stava andando all’asta la propria abitazione – conclude Ferrara – Grazie al nostro intervento e all’esistenza di quella legge che prevede il finanziamento in parte a fondo perduto e in parte a tasso zero, è riuscita a salvare al casa».

fonte : iltirreno 

sabato 24 settembre 2016

Denuncia della Cassazione : Ma quanto rubano le banche

Documento svela i crimini commessi agli sportelli dagli impiegati su ordine dei capi. Denuncia della Cassazione : Ma quanto rubano le banche




Denuncia della Cassazione : Ma quanto rubano le banche

fonte : Libero   articolo di : Francesco De Dominicis

Documento svela i crimini commessi agli sportelli dagli impiegati su ordine dei capi.  Senza contare i falsi in bilancio e altre innumerevoli irregolarità che hanno distrutto il sistema creditizio italiano.
Denuncia della Cassazione : Ma quanto rubano le banche
Come riporta oggi il quotidiano Libero la Cassazione consegna al Senato un documento che smaschera i trucchi usati da molti istituti per fregare azionisti e clienti : investimenti fasulli, azioni bidone e mercati falsati. E poi bilanci falsi e truffe finanziarie.
Denuncia della Cassazione : Ma quanto rubano le banche
MANO LESTA : Il Dossier contiene 25 anni di scandali e malefatte che hanno portato a dissesti di colossi e di istituti minori. E a pagare il conto sono i risparmiatori.

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venerdì 23 settembre 2016

UDINE : MEDIOCREDITO FVG, ARRIVANO I CONTRATTI DI SOLIDARIETA’, “PRESIDENTE COMPAGNO, TORNA SULLA NAVE, .....”



Cristiana Compagno, la presidente del CDA di Mediocredito, la partecipata della regione FVG di Serracchiani, non ce la fa più, dopo un mesetto trascorso in soggiorno, con autista a disposizione, a Lignano Pineta, soffre le intemperie di Via Aquileia, Udine. La presidente se ne vorrebbe andare dal bidone Mediocredito, il suo compenso è di 110mila euri/anno più auto con conducente da casa in ufficio. Paisa’. Per fortuna c’è ancora qualche De Falco in piazza unità a Trieste che ammonisce: “Torna sulla nave, cazzo!”.  
Da mesi circolava la voce del probabile ricorso al fondo di solidarietà cui l’istituto, potrebbe ricorrere. Ora giungono le prime certezze. Lo strumento è l’equivalente della cassa integrazione per gli operai del manufatturiero e il ricorso, nel caso inispecie, rivela la spregiudicata politica di assunzioni cui i vertici politici regionali hanno fatto ricorso in questi anni di buchi paurosi: assumere per accomodare i propri amici, in gergo si chiamano raccomandazioni.
Perché in questi ultimi 4/5 anni si è continuato a parcheggiare personale malgrado i conti non tornassero? Chi approvava le assunzioni? Che bisogno c’era di toccare e superare il numero di 90 dipendenti? per fare cosa? Perché il fenomeno universitario Compagno se ne vuole andare dopo che: l’esercizio 2013 è stato negativo per 62milioni e mezzo di euri; il 2014, negativo per 28milioni e mezzo; il 2015 negativo per 39milioni di euri. Paisà, paga Pantalone e Schettino/Compagno salta dalla nave che affonda. Che senso aveva far lievitare il costo del CDA nel 2015 di oltre 110mila euri? che razza di politica economica insegnano all’università? Bidoni speciali. E’ questo il Friuli autonomo che nessuno narra. Scegli l’essenza, la pagina che fa tendenza, Qui. Forza Badile-.

fonte : leonarduzzi.eu

domenica 18 settembre 2016

sabato 17 settembre 2016

UDINE AUTO DELLA POLIZIA LOCALE SOTTOPOSTA A DINSINFESTAZIONE, ALLARME MALATTIE INFETTIVE




Un’auto della polizia municipale di Udine è sotto osservazione. E’ stata sottoposta a una bonifica a causa di aree infettate riscontrate sui sedili. 

Malattie infettive, acari. Paisà. 

La pagina che fa tendenza, qui, aveva anticipato la notizia verso la fine di agosto. Silenzio…ora la centrale di via Girardini trema. 
Nessuno vuol salire sulle auto. I vigili chiedono garanzie al peggior sindaco che la città veneziana più elegante del Nord Italia abbia mai avuto: #HonsellVattene. 
Il comandante, l’elegante Bedessi non commenta. Resta stampato il totem del Pd regionale sintetizzato dalla capogruppo in consiglio comunale Monica Paviotti: “I comuni di centrodestra si rifiutano di accogliere i clandestini, noi siamo per il principio dell’accoglienza diffusa”. 
Ora la scabbia e non è una novità. 
Nel 2014, i vertici provinciali udinesi dell’Associazione Professionale Polizia Locale d’Italia (Anvu), avevano denunciato l’allarme per il rischio contagio e diffusione patologie determinato dai primi accompagnamenti di clandestini compiuti coi mezzi della polizia municipale di Udine.

fonte : leonarduzzi.eu

UDINE NELL’ORO, FORAGGIO DI QUALITA’ PER GLI AMICI DELL’ASSESSORE PIRONE: 10MILA EURI A BOTTA



Dopo Bandus, 50mila euri per far suonare i Radio Zastava in una caserma di Udine su proposta della cooperativa Punto Zero, ecco Luxardo, il collezionista. Come trasformare le centinaia di migliaia di morti della prima guerra mondiale in un grasso affare Per un consulente all’elaborazione ai testi si spendono 10mila euri, paisà: incarico a Luca Giuliani. 
Per valorizzare il patrimonio editoriale del collezionista, il comune mette a disposizione circa 150mila euri, 300milioni di vecchio conio.
Sarà allestita una mostra sul fondo Luxardo collocata al terzo piano del castello al Museo della fotografia dove saranno esposte le immagini del collezionista che raccontano il primo conflitto mondiale. Tuttavia l’occasione è d’oro per i consulenti “amici” dell’assessore Pirone che saranno gratificati da piccoli incarichi da 10mila euri a botta, come da esempio del dott. Giuliani.
Lavoretti tipo “elaborazioni testi” e “curatela e coordinamento della rassegna” vengono premiati con il grano pubblico che l’asssessore elargisce agli amici consulenti. Forza Badile.

fonte : leonarduzzi.ue






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