giovedì 31 dicembre 2015

La Deutsche Bank ha 54 trilioni di euro di derivati.

Non possiamo più permetterci il lusso di dirottare la maggior parte delle risorse a nostra disposizione nell’attività di banca d’affari e nei derivati La Deutsche Bank ha 54 trilioni di euro di derivati. Altro che tragedia



La Deutsche Bank ha 54 trilioni di euro di derivati. Altro che tragedia

La Deutsche Bank ha 54 trilioni di euro di derivati. Altro che tragedia[/caption]


La Deutsche Bank ha 54 trilioni di euro di derivati. Altro che tragedia


John Cryan, banchiere inglese di lungo corso, da meno di un mese alla guida di Deutsche Bank, ha aspettato qualche settimana prima di emettere questa sentenza in una dura lettera ai dirigenti. "È inutile negarlo - si legge tra l’altro - la nostra reputazione ha subito grossi danni. E ci vorrà un grande lavoro per ricostruire un clima di collaborazione con i regolatori". Altro che Trojka.

Cryan ha carta bianca da parte di Angela Merkel e del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble che gli hanno affidato una missione da far tremare i polsi: disinnescare la bomba ad orologeria dei derivati seppelliti nei bilanci dell'istituto simbolo della finanza d’oltre Reno, un incubo che pesa sulle sorti della Repubblica Federale. Vediamo perché.

L'ammontare degli strumenti derivati in mano all'istituto, secondo l’analisi compita nel settembre scorso dall’americana Zerohedge (ma la situazione, al limite, può essere solo peggiorata) si aggira su una cifra astronomica: 54.700 miliardi di euro, non invidiabile record mondiale, pari a venti volte il prodotto interno lordo tedesco e a cinque volte quello dell'eurozona. Per carità, non si tratta di un debito o di un'obbligazione a perdere. A fronte di questo tipo di operazioni, tipiche dei grandi istituti di importanza sistemica, ci sono controparti, per lo più bancarie. Deutsche Bank, insomma, ha venduto, attraverso i derivati, protezione finanziaria ad altri istituti impegnati in operazioni a rischio. Un po’ come fece a suo tempo l'americana Aig che fece da controparte alle operazioni inanzarie di Goldman Sachs, Merrill Lynch e così via, finendo sull’orlo del fallimento durante la tempesta Lehman Brothers. Quello che, probabilmente, potrebbe accadere nel caso di un tracollo finanziario di analoga potenza che potrebbe essere innescato dalla crisi greca.

In sintesi, la scelta tedesca del 2011/12 di salvare le banche trasferendo i crediti dagli istituti privati agli Stati (Italia compresa) aveva una motivazione precisa: evitare ad ogni costo che si potesse scatenare un effetto domino in grado di colpire il cuore della finanza tedesca, già impegnata nel costoso salvataggio di Commerzbank. Il problema si ripropone, in maniera più grave, oggi. Negli ultimi anni Deutsche Bank ha accresciuto la scommessa sulla finanza innovativa (e, sulla carta, più redditizia). Intanto, per far fronte ad un bilancio sempre più esagerato, la banca ha assorbito tre aumenti di capitale e ha in pratica divorato gli sportelli della Post Bank, acquisita dalle Poste grazie al sostegno del governo. Ma, soprattutto, l'obiettivo di recuperare posizioni, ha spinto i vertici dell'istituto a spingere i traders ad impegnarsi nelle attività più rischiose e spesso illegali. Deutche Bank è stata condannata sia per la manipolazione del Libor che del mercato dei cambi, per citare gli ultimi scandali. E' troppo anche per la Merkel, anche perchè i depositi della Deutsche Bank rappresentano solo un centesimo di questi 55,6 trillioni di prodotti derivati... Cipro non è nulla al confronto.

di Ugo Bertone

mercoledì 30 dicembre 2015

Pescara , tassi e interessi ultralegali: banca deve risarcire 200milaeuro

Sentenza del tribunale dà ragione a un imprenditore che aveva chiuso il conto. Il giudice aumenta la richiesta della parte lesa che voleva un risarcimento di 130 mila euro. Pescara , tassi e interessi ultralegali: banca deve risarcire 200mila euro

Pescara , tassi e interessi ultralegali: banca deve risarcire 200mila euro
Pescara , tassi e interessi ultralegali: banca deve risarcire 200mila euro

Pescara , tassi e interessi ultralegali: banca deve risarcire 200mila euro


PESCARA. Il giudice civile Sergio Casarella ha condannato una banca a restituire a un imprenditore di Pescara la somma complessiva per sorte capitale, interessi e spese di quasi 200mila euro. Il tribunale ha rilevato l'illecita applicazione da parte della banca di interessi ultralegali, della capitalizzazione trimestrale degli interessi (cosiddetto anatocismo), oltre all'illegittima applicazione delle commissioni di massimo scoperto e di tutti gli altri oneri e interessi mai pattuiti tra la banca e il cliente. «Insomma», sottolinea Gennaro Baccile, presidente onorario dell’associazione consumatori Sos Utenti che ha reso nota la sentenza senza specificare il nome della banca né dell’imprenditore, «alcune banche, oltre a truffare e ingannare i risparmiatori, hanno costantemente ingannato con illegittimi contratti anche gli imprenditori e le cifre sono di gran lunga superiori a quelle sottratte ai risparmiatori».

Il tribunale, condannando la banca alla restituzione di tutte le somme illegittimamente addebitate e richieste all'impresa correntista, ha quindi accolto le ragioni di difesa dell'ex cliente. Il contenzioso avviato nel 2010, verteva sul rapporto di conto corrente estinto in precedenza, e ha visto la nomina di un consulente tecnico da parte del tribunale, il dottor Perfetto, che ha effettuato tutti i conteggi relativi ai rapporti di conto corrente tra le parti e alle cui risultanze il giudice ha fatto riferimento per determinare le somme dovute all'impresa correntista.

La condanna inflitta dal giudice è stata addirittura maggiore rispetto a quanto inizialmente chiesto dall’imprenditore: richiesta per 130.556 euro, condanna per 145.425,80 euro, più spese legali per altri 15.455 euro, maggiorazione di interessi legali e rivalutazione monetaria per complessivi 200mila euro circa.

L'assistenza legale dell'imprenditore è stata assicurata dall'avvocato Emanuele Argento di Pescara, storico referente di zona di Sos Utenti. Baccile, che ha trasferito la sua sede da Roma a Ortona nel corso del 2015, sottolinea che la Giurisprudenza civile pescarese continua a fare scuola in Italia nel contenzioso bancario. In questa occasione, peraltro il tribunale ha sottolineato come la stessa banca
ha confessato di essere debitrice di 129.828,68 euro. Sos Utenti, sottolinea Baccile, «pone in guardia la clientela bancaria da scellerati o falsi professionisti che promettono recuperi stratosferici con l'approccio delle preanalisi gratuite, ma che poi si rivelano vere e proprie truffe».

fonte: ilcentro.it

martedì 29 dicembre 2015

Come non farsi fregare dalle banche: confessione choc di un ex squalodella finanza

Vincenzo Imperatore, ex squalo della finanza, ha deciso di vuotare il sacco e svelare i segreti del sistema bancario: “Ecco come non farsi fregare”. Come non farsi fregare dalle banche: confessione choc di un ex squalo della finanza
Come non farsi fregare dalle banche: confessione choc di un ex squalo della finanza
Come non farsi fregare dalle banche: confessione choc di un ex squalo della finanza

Come non farsi fregare dalle banche: confessione choc di un ex squalo della finanza


Vincenzo Imperatore è stato per vent’anni nelle direzioni operative di alcuni tra i più blasonati istituti di credito italiani. Prima e dopo la crisi economica. La sua testimonianza svela i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista.

I costi eccessivi caricati sui conti correnti (“almeno il 20 per cento di quello che il correntista paga non dipende dal tasso d’interesse”, scrive Imperatore).

La moltiplicazione delle commissioni. Il ricatto psicologico dietro le richieste di rientro. L’anatocismo e l’usura. Le cosiddette manovre massive, aumenti quasi impercettibili dei tassi che più del 90 per cento dei correntisti non vede e che producono incassi d’oro per gli istituti.

Le procedure di calmierazione reclami per i clienti che si accorgono di movimenti strani sul conto e minacciano di chiuderlo (“Noi lo chiamavamo sistema 72H”, ricorda Imperatore).

Le tecniche per piazzare un diamante, una polizza assicurativa o un derivato (“Ci garantivano una redditività enorme”). E ancora centinaia di irregolarità e leggerezze nella redazione dei contratti. Questo libro rappresenta uno strumento utile dalla parte del correntista.

Le banche sono abituate a non scontare la pena, e non risarciscono. Al limite restituiscono per ricominciare la volta dopo. Però temono il danno reputazionale”.

Parola di esperto che garantisce che con gli istituti di credito servono preparazione, attenzione e nessuna remora nel denunciare.

In un’intervista rilasciata a Liberoquotidiano, Imperatore ha spiegato gli ultimi avvenimenti: “La vicenda delle quattro banche è solo la punta dell’iceberg. Ci sono migliaia di morti indiretti che detengono azioni di istituti non quotati che sono carta straccia; per le banche quotate magari ci perdi, ma un acquirente comunque lo trovi. Il mercato è il primo controllore”.

Cosa succederà ora? È sempre Imperatore a spiegarlo, con un aneddoto: “Sa cosa mi ha detto il direttore di Banca Popolare Etica, un istituto piccolo e sano con 18 sportelli? “Il sistema bancario – cioè noi – ha salvato quattro banche che sono l’1% del sistema stesso. A me personalmente questa cosa è costata 1 milione. Non so se il prossimo salvataggio lo reggo”. Capisce? A questo punto, per paradosso, meglio che le banche scoppiate per malagestio falliscano, come in America”.

La Ue ci accusa di aiuti di Stato, ma la Germania ha messo più di 400 miliardi per salvare le sue banche. “Vero. Ma ci si dimentica che la Merkel ha costretto le banche aiutate a prestare i soldi per le imprese del territorio”. In termine tecnico si chiama Funding for lending e anche in Inghilterra funziona benissimo.

Appunto. Provi a parlarne in Italia...”.

Tribunale di Latina – Sospensione Procedura Esecutiva Immobiliare exart. 20 L. n. 44/99

A seguito dell’entrata in vigore della L.27.01.2012 n.3 (entrata in vigore il 29.03.2012) recante “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento” che all’art. 2 così dispone: “ d) all’art.20: Tribunale di Latina – Sospensione Procedura Esecutiva Immobiliare ex art. 20 L. n. 44/99


Tribunale di Latina – Sospensione Procedura Esecutiva Immobiliare ex art. 20 L. n. 44/99  Tribunale di Latina – Sospensione Procedura Esecutiva Immobiliare ex art. 20 L. n. 44/99

Tribunale di Latina – Sospensione Procedura Esecutiva Immobiliare ex art. 20 L. n. 44/99


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Tribunale-di-Latina-7DIC



La sentenza della Cassazione permette il recupero integrale degli interessi pagati sui mutui, nonché il risparmio degli interessi futuri, quando i tassi e le penali superano la soglia di usura: ciò vale anche qualora gli interessi di mora non vengano applicati, in quanto “Se sono convenuti interessi usurari , la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. Convenuti, cioè se questi interessi sono previsti dal contratto, anche se poi non vengono applicati effettivamente. Contratti di Mutuo

I mutui ipotecari sottostanno pienamente alla disciplina, tant’è che la Banca d’Italia comunica ogni trimestre due valori soglia (uno per i mutui a tasso fisso ed uno per i variabili), validi per qualsiasi contratto di mutuo, indipendentemente dall’importo e dalla finalità (sono quindi compresi i mutui per l’acquisto della casa).

Qualora, in un determinato trimestre, il TAEG del mutuo dovesse superare il tasso soglia stabilito per quel periodo, si verificherebbe un interesse usurario. In queste condizioni, la legge impone al mutuante di restituire l’intera somma ricevuta a titolo di interesse, e concede al mutuatario la facoltà di non remunerare ulteriori interessi per il mutuo usuraio.

Esame del contratto; Controllo della indicizzazione; Verifica della determinazione del tasso di interesse contrattualmente convenuto e,

in caso di difformità, annullamento delle clausole economiche e rielaborazione del piano di ammortamento ad interessi legali e capitalizzazione semplice;

Capitalizzazione del TAN stipulato e confronto dello stesso con i tassi soglia ex Legge 108/96 e, in caso di tassi usurari, azzeramento degli interessi addebitati.

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Il G.I.P del Tribunale di Oristano con provvedimento del 03-11-2015,ordina al Pubblico Ministero la prosecuzione delle Indagini

l'individuazione dei funzionari di banca responsabili degli illeciti penali. Il G.I.P del Tribunale di Oristano con provvedimento del 03-11-2015, ordina al Pubblico Ministero la prosecuzione delle Indagini

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Il G.I.P del Tribunale di Oristano con provvedimento del 03-11-2015, ordina al Pubblico Ministero la prosecuzione delle Indagini e l'individuazione dei funzionari di banca responsabili degli illeciti penali.




Il tasso anti usura viene rilevato trimestralmente dalla banca d’Italia ed è ottenuto come media dei tassi effettivi globali, ossia comprendenti anche spese e commissioni, praticati dal sistema bancario e finanziario. Il suddetto decreto fissa quindi i tassi di interesse effettivi globali medi che ha rilievo ai sensi della legge anti usura penale. Analisi e Perizia del Conto corrente

La Legge 108/96 inserisce come modifica importante, per il calcolo dell’usura in conto corrente, ulteriori parametri di riferimento che vanno a sommarsi determinando i costi addebitati al correntista, collegati alle operazioni di erogazione del credito.

Con una accurata analisi e la conseguente perizia econometrica è possibile evidenziare la presenza di usura in un conto corrente tale attività vi permette di richiedere i danni patiti fino all’annullamento dell’intero contratto bancario, potrete ottenere così la restituzione delle somme sottratte.

Gli elementi per il conteggio delle competenze sono molteplici, e vengono determinati dalle clausole indicate nel contratto di gestione del conto corrente. Da queste ed altre variabili, e dalla possibile mancanza di conoscenze dei meccanismi bancari e finanziari di chi è chiamato a leggere i movimenti del proprio conto, ne consegue che il calcolo corretto del saldo, così come la successiva analisi, riescono a produrre una panoramica integrale e approfondita

Il servizio di calcolo del saldo del conto corrente si concentra su ogni singolo movimento contabile effettuato nel corso del rapporto bancario, con verifica dei costi stabiliti nel contratto istitutivo del rapporto.

Tramite il calcolo del saldo aggiornato del conto corrente ,


aiutamo la Tua Azienda a verificare eventuali differenze tra quanto dovuto e quanto addebitato,

offrendoTi un ricalcolo finale del saldo secondo il Testo Unico Bancario (TUB).



Il G.I.P del Tribunale di Oristano con provvedimento del 03-11-2015, ordina al Pubblico Ministero la prosecuzione delle Indagini e l'individuazione dei funzionari di banca responsabili degli illeciti penali.



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Usura su mutuo , tribunale di Torre Del Greco condanna banca

Il Giudice di pace con sentenza n. 7785 15 del 15 07 2015 ha ritenuto che la pattuizione usuraria del mutuo determina la gratuità dell'intero negozio. Usura su mutuo , tribunale di Torre Del Greco condanna banca

Usura su mutuo , tribunale di Torre Del Greco condanna banca
Usura su mutuo , tribunale di Torre Del Greco condanna banca

Usura su mutuo , tribunale di Torre Del Greco condanna banca


In una recente sentenza il Giudice di Pace di Torre del Greco (sent. n. 7785 15  giorno 15 07 2015) la banca vince o perde,la grande differenza è la serietà del ... del superamento della soglia di usura nei mutui bancari attraverso il ... sentenza della Suprema Corte e dall'altro su un criterio di calcolo .

I tassi di interesse richiesti per prestiti e finanziamenti, mutui compresi, non debbono superare determinate soglie; altrimenti subentra l’usura, che è un reato penale.

La Banca d’Italia stabilisce ogni tre mesi i tassi massimi di interesse, detti anche tassi soglia, da applicare alle varie forme di finanziamento.

Se i tassi del finanziamento superano i tassi soglia, il mutuo è illegale e si ha diritto al rimborso degli interessi.

La sentenza della Cassazione permette il recupero integrale degli interessi pagati sui mutui, nonché il risparmio degli interessi futuri, quando i tassi e le penali superano la soglia di usura: ciò vale anche qualora gli interessi di mora non vengano applicati, in quanto “Se sono convenuti interessi usurari , la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. Convenuti, cioè se questi interessi sono previsti dal contratto, anche se poi non vengono applicati effettivamente. Contratti di Mutuo

I mutui ipotecari sottostanno pienamente alla disciplina, tant’è che la Banca d’Italia comunica ogni trimestre due valori soglia (uno per i mutui a tasso fisso ed uno per i variabili), validi per qualsiasi contratto di mutuo, indipendentemente dall’importo e dalla finalità (sono quindi compresi i mutui per l’acquisto della casa).

Qualora, in un determinato trimestre, il TAEG del mutuo dovesse superare il tasso soglia stabilito per quel periodo, si verificherebbe un interesse usurario. In queste condizioni, la legge impone al mutuante di restituire l’intera somma ricevuta a titolo di interesse, e concede al mutuatario la facoltà di non remunerare ulteriori interessi per il mutuo usuraio.

Esame del contratto; Controllo della indicizzazione; Verifica della determinazione del tasso di interesse contrattualmente convenuto e,

in caso di difformità, annullamento delle clausole economiche e rielaborazione del piano di ammortamento ad interessi legali e capitalizzazione semplice;

Capitalizzazione del TAN stipulato e confronto dello stesso con i tassi soglia ex Legge 108/96 e, in caso di tassi usurari, azzeramento degli interessi addebitati.

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lunedì 28 dicembre 2015

Il futuro di Veneto banca e Popolare di Vicenza: ecco cosa potrebbesuccedere

Due delle principali banche popolari italiane si preparano al debutto in borsa: sarà l’inizio della fine anche per altri istituti di credito? Il futuro di Veneto banca e Popolare di Vicenza: ecco cosa potrebbe succedere

Il futuro di Veneto banca e Popolare di Vicenza: ecco cosa potrebbe succedere
Il futuro di Veneto banca e Popolare di Vicenza: ecco cosa potrebbe succedere


Il futuro di Veneto banca e Popolare di Vicenza: ecco cosa potrebbe succedere


di : Iole Veltri


La Banca Popolare di Vicenza sta per seguire lo stesso destino di Veneto Banca, con la trasformazione in Spa, l’aumento di capitale sociale fino a 1,5 miliardi e l’ingresso in Borsa entro la fine del 2016. E’ questo perché, nonostante i più di 5.500 dipendenti, i 41 miliardi di euro di attivo, la banca già nei primi mesi del 2015 aveva registrato una perdita di circa un miliardo di euro. Cosi’ dopo la sua trasformazione in S.p.a a seguito del decreto sulle popolari varato dal Governo è stata costretta anche a tagliare il valore delle sue azioni, portandolo da 62,5 a 48 euro. Ma non è bastato perché già l’anno scorso la BCE aveva imposto alla Banca Popolare di Vicenza una drastica pulizia nei conti che ha generato non solo perdite e svalutazioni per miliardi di euro, ma anche la quotazione in borsa prevista nel Piano industriale varato da poco.

Decollo a breve di Veneto banca e Popolare di Vicenza in borsa


In primavera intanto è previsto lo sbarco in borsa di Veneto Banca, i cui azionisti hanno subito in meno di un anno una svalutazione delle azioni da 39,50 euro a 30,50 euro. Per arrivare ora agli attuali 7,3 euro, prezzo stabilito per poter esercitare il diritto di recesso. Il Piani industriale appena presentato da Veneto Banca, sicura di avere un utile già dall'anno prossimo, prevede inoltre il raggiungimento entro il 2020 di un CET1 ratio al 15,7% e di un ROTE al 7%. Il Piano industriale di Banca Popolare di Vicenza prevede invece sempre entro il 2020 un CET1 ratio superiore al 12% e un ROTE pari al 8,6%. Per entrambe le banche poi ci sarà un rafforzamento del sistema dei controlli interni e un nuovo Top manager, il ridimensionamento del portafoglio di crediti deteriorati attraverso la cessione di circa 1,5 miliardi di sofferenze, la riduzione dei costi e la gestione del personale. Fra gli altri ambiziosi obiettivi del Piano industriale delle due banche venete c’è anche l’imminente dismissione della partecipazione detenuta in ICBPI (Istituto centrale delle Banche Popolari Spa) pari a 9,99% sia per Banca Popolare di Vicenza sia per Veneto Banca, che dovrebbe generare altre plusvalenze.



Cosa potrebbe succedere in futuro?


Molti analisti si sono però chiesi a che prezzo queste due banche riusciranno a rivendere le azioni una volta quotate in borsa. C’è infatti chi pensa che l’esiguo valore attuale delle azioni potrebbe scende ancora di più. L'aumento di capitale imposto dalla BCE entro il 2016 e i conti in rosso potrebbero infatti incoraggiare questi due istituti di credito malconci quasi a regalare le azioni penalizzando così i vecchi azionisti, i quali hanno già visto mandare in fumo molti dei loro soldi. Il colpo assestato al pubblico dei risparmiatori di Veneto Banca e Popolare di Vicenza potrebbe non essere l’ultimo perché altre 11 banche popolari sono inserire nella lista nera degli istituti che essendo stati commissariati potrebbero seguire le loro stesse sorti. Tutto ciò rischia di avere effetti molto negativi in primis sul sistema bancario nel suo complesso, ma anche sull’economia italiana. Ed è forse per questo che il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia ha precisato che a breve si metteranno in capo tutte le risorse necessarie a creare un Fondo di solidarietà a sostegno dei risparmiatori più colpiti dalla svalutazione della Veneto Banca che negli ultimi tre anni ha accumulato quasi 2 miliardi di euro di perdite e i cui crediti deteriorati si aggirano intorno ai cinque miliardi di euro. Per info di economia premi tasto segui.

di : Iole Veltri

domenica 27 dicembre 2015

BCC PICENA TRUENTINA LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI CONDANNA ALL’EXPRESIDENTE

E’ una vera e propria “trama usuraia, posta in essere da chi agiva per conto della Banca Picena Truentina”, quella che il Tribunale di Teramo mette nero su bianco nelle motivazioni, depositate pochi giorni fa, della sentenza con cui i giudici del collegio, nel settembre scorso, hanno condannato a due anni e due mesi per usura bancaria, in primo grado, l’ex presidente della Banca Picena Truentina di credito cooperativo Gino Gasparretti, in carica fino al giugno 2011. BCC PICENA TRUENTINA


BCC PICENA TRUENTINA LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI CONDANNA ALL’EX PRESIDENTE
BCC PICENA TRUENTINA LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI CONDANNA ALL’EX PRESIDENTE


BCC PICENA TRUENTINA LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI CONDANNA ALL’EX PRESIDENTE


di



E’ una vera e propria “trama usuraia, posta in essere da chi agiva per conto della Banca Picena Truentina”, quella che il Tribunale di Teramo mette nero su bianco nelle motivazioni, depositate pochi giorni fa, della sentenza con cui i giudici del collegio, nel settembre scorso, hanno condannato a due anni e due mesi per usura bancaria, in primo grado, l’ex presidente della Banca Picena Truentina di credito cooperativo Gino Gasparretti, in carica fino al giugno 2011.

Condanna emessa nell’ambito di procedimento che vedeva vittima del reato una società cooperativa agricola affidatasi alla filiale di Torano (Teramo) dell’istituto di credito.

Per il Tribunale di Teramo, sulla base delle risultanze istruttorie, non ci sarebbero dubbi sul fatto che in due rapporti su tre, relativi a due conti correnti, la banca avesse applicato “pattuizioni geneticamente usuraie, ossia incardinate fin dall’inizio su fondamenta illecite”, con lo sforamento del tasso di soglia “per tutti i periodi oggetto di valutazione”, con Gasparetti che, si legge nelle motivazioni, proprio in virtù del suo ruolo apicale, sarebbe stato “certamente consapevole di un meccanismo gestionale produttivo, per finalità di spasmodica locupletazione, di un tasso di interessi che, traducendosi in una comprovata violazione di un precetto penale di portata imperativa e inderogabile, di certo lo individua come responsabile di tale condotta criminosa di cui il prevenuto ben conosceva gli effetti”.



fonte : certastampa.it

sabato 26 dicembre 2015

Belpietro, lo schiaffo dell'Europa a Renzi: "C'è la prova: potevasalvare i conti"

Adesso c' è la prova. Il decreto salva banche, che poi come si è visto sembra più un salva-papà, non era l' unica strada per mettere in sicurezza i conti correnti dei clienti dei quattro istituti di credito sull' orlo del fallimento.Belpietro, lo schiaffo dell'Europa a Renzi: "C'è la prova: poteva salvare i conti"


Belpietro, lo schiaffo dell'Europa a Renzi: "C'è la prova: poteva salvare i conti"
Belpietro, lo schiaffo dell'Europa a Renzi: "C'è la prova: poteva salvare i conti"

Belpietro, lo schiaffo dell'Europa a Renzi: "C'è la prova: poteva salvare i conti"


C' era anche un' altra via, quella dell' intervento del fondo di tutela interbancario alimentato da contributi volontari e non obbligatori, ossia di quella rete di salvataggio che il sistema aveva steso trent' anni fa, dopo il fallimento del Banco Ambrosiano, a tutela dei risparmiatori. Purtroppo questa diversa via d' uscita non poteva garantire alle banche circa un miliardo di sgravi fiscali e dunque il governo per non scontentare gli istituti di credito ha preferito scontentare azionisti e obbligazioni delle banche in dissesto, trasformando i loro investimenti in carta straccia.

La prova dell' esistenza di un piano B l' ha fornita incautamente il governo che, dopo le polemiche dei giorni scorsi con cui si tendeva ad attribuire la colpa di quanto successo alla Ue, ha fatto filtrare il contenuto della lettera riservata che gli uffici dell' Unione hanno spedito a Palazzo Chigi tre giorni prima che si varasse il famigerato decreto. E si scopre che quando Matteo Renzi dice di essere stato costretto a intervenire, liquidando le vecchie banche e creandone di nuove da affidare alle cure di un pool di salvatori della patria, non la racconta giusta, perché la soluzione era a portata di mano, a patto però che fosse privata e non con i soldi dello Stato.

Nella missiva indirizzata a Roma, i commissari incaricati di seguire l' affaire in pratica scrivono che se lo Stato decide di garantire i depositi per ricapitalizzare una banca, l' intervento è soggetto alle regole Ue sugli aiuti di Stato e quindi scatterà la risoluzione europea, ma se l' intervento è privato, cioè se lo Stato non mette un euro, la Commissione non ci ficcherà il naso né pretenderà di sanzionare l' operazione. Tradotto: tocca all' autorità italiana decidere il da fare, l' importante è che Palazzo Chigi non apra il portafoglio e non usi quattrini pubblici.

La storia è dunque ben diversa da quella che ci è stata fin qui raccontata. Non era una strada obbligata quella imboccata dal governo. Volendo, se ne potevano percorrere altre, ovviamente a carico del sistema. Ma evidentemente al grosso delle banche di dover mettere mano al portafogli per salvare quattro istituti travolti dal crac non era una prospettiva che piaceva, dunque si è preferito liquidare Etruria, Banca Marche CariFerrara e CariChieti cedendo in blocco le attività a nuove entità, le quali, liberate dai crediti incagliati potevano essere finanziate da altre banche senza che queste dovessero passare sotto la tagliola di Bruxelles. Non solo: l' intervento di salvataggio potrà premiare i partecipanti con un recupero Ires che secondo stime oscillerà tra i 900 e 1200 milioni. Insomma, le banche con una mano mettono e con l' altra prendono.

Chi invece perde tutto sono gli azionisti e gli obbligazionisti, che sono i veri gabbati di tutta questa faccenda. Il sistema che ha inventato i derivati, i subordinati e i certificati si salva e può ricominciare da capo senza problemi. I risparmiatori che si sono fidati cascando nella truffa, al contrario si leccano le ferite. Per lo meno se le leccano coloro i quali non si sono lasciati prendere dalla disperazione, come il pensionato di Civitavecchia che dopo aver appreso di aver perso ogni risparmio si è impiccato.
E usando il sostantivo truffa non sbagliamo. Nel caso di Luigi D' Angelo, l' ex dipendente dell' Enel che aveva investito i propri risparmi in obbligazioni subordinate e alla fine di novembre si è ritrovato con un pugno di mosche, la Procura ha aperto un fascicolo con l' ipotesi di truffa ai danni del pensionato. Ipotizzando che chi gli abbia venduto i titoli non sia stato corretto nell' informarlo dei rischi che si stava assumendo con l' investimento.

Nel mirino ovviamente ci sono i famosi modelli di valutazione dell' investitore, questionari che vengono fatti sottoscrivere alla clientela senza che questa sia in grado di valutare ciò che sta firmando. In genere si tratta di documenti che mettono al riparo la banca da un' azione di responsabilità qualora ci siano perdite: di certo non mettono al riparo il risparmiatore. Nel caso di Luigi D' Angelo è molto difficile che un anziano impiegato fosse in grado di valutare che cosa il consulente gli stesse proponendo e quali fossero i pericoli di un investimento costituito al cento per cento di obbligazioni subordinate. Tuttavia questo, oltre che argomento da Procura, sarà argomento da approfondire con la commissione parlamentare d' inchiesta. Che, se mai vedrà la luce, avrà il compito di fare piena chiarezza su tanti misteri dei crac bancari italiani. Speriamo che il 2016 sia l' anno giusto per illuminare i fattacci.

Maurizio Belpietro

fonte: liberoquotidiano.it

venerdì 25 dicembre 2015

Lo Stato attacchi i trust, vere casseforti dell'evasione

Nascondono al fisco capitali milionari. Eppure paiono intoccabili. Troppo elevati gli interessi delle banche. Lo Stato attacchi i trust, vere casseforti dell'evasione


Lo Stato attacchi i trust, vere casseforti dell'evasione
Lo Stato attacchi i trust, vere casseforti dell'evasione

Lo Stato attacchi i trust, vere casseforti dell'evasione



In queste ultime settimane abbiamo affrontato il tema del trattamento delle categorie “privilegiate” da parte delle banche.
Come fa una banca a coprire la grande evasione fiscale delle categorie “protette”? Offrendo un servizio chiamato «società fiduciaria», anche conosciuto come trust.
Che cosa sono di preciso? Sono delle società, appunto, che ogni gruppo bancario ha al suo interno, che garantiscono l’anonimato nei confronti di terzi e quindi anche del fisco.
QUEI CONTI FANTASMA. Tu cliente puoi cedere il patrimonio e scomparire facendo perdere le tracce. Un conto «fantasma» intestato alla fiduciaria con un numero segreto inaccessibile a tutti.
«È quello che desiderano i nostri clienti. E noi siamo lo schermo tra il loro patrimonio e terzi. La prudenza con cui rilasciamo informazioni, anche al nostro interno, garantisce discrezione assoluta per chi sceglie di affidarci i suoi beni»: con questo giro di parole, dolce e suadente, riportato sulle brochure di una grande banca del paese, le società fiduciarie aprono le porte ai correntisti che hanno soldi, titoli, beni immobili, partecipazioni societarie da distrarre o nascondere a parenti, fornitori, Stato e quindi al fisco.
LA MANIPOLAZIONE DELL'INFORMAZIONE. Queste società di solito sono di diritto estero ma ne esistono anche di diritto italiano.
Ovviamente anche i trust vengono venduti dagli istituti manipolando le informazioni (esattamente come per tutti gli altri prodotti spazzatura bancari): al cliente spesso si dice che questi siano inattaccabili.
Ma è vero solo in parte perché un’indagine della magistratura può obbligare la banca a svelare i conti nascosti.
Ai correntisti più facoltosi e con grossi capitali da far “sparire” vengono forniti dettagli parziali e fuorvianti, nello stile consolidato del sistema del credito.

Un meccanismo malato su cui le banche mangiano


Questo ha alimentato un meccanismo malato in cui i capitali sommersi si sono moltiplicati.
Certo, perché le banche stesse vivono dei patrimoni delle evasioni e io nella mia carriera non ho mai visto un conto di una fiduciaria essere attaccato da un magistrato o dalla Guardia di finanza.
Ho visto bloccare conti corrente ufficiali, quelli visibili, quelli la cui identità del legittimo proprietario è palese, ma un trust mai.
LA PIÙ POTENTE LOBBY DEL PAESE. Perché? Partiamo da un assunto: se lo Stato attaccasse quei capitali con più costanza e decisione, essi migrerebbero all’estero. Si bloccherebbe, dunque, un meccanismo di accumulo di denaro grazie al quale gli stessi istituti mangiano.
Forse sono proprio questi ultimi, la più potente lobby del paese, a impedire che si indaghi; forse sono le banche, che in Italia manovrano il sistema politico e quello dei controlli, a mettere il veto sulle fiduciarie.
E finché persiste questa situazione sarà molto difficile fare chiarezza su certe falle che hanno contribuito al dissesto economico dello Stato.
MILIONI DI EURO SOMMERSI. Nei trust ci sono milioni e milioni di euro sommersi. Soldi che non si possono distrarre comprando una polizza assicurativa o un diamante (altri prodotti su cui “distrarre” evasione fiscale e di cui ho ampiamente parlato in Io so e ho le prove e sulle colonne di Lettera43.it).
La banca mettendo a disposizione una società fiduciaria, sicura e legale, guadagna assai di più che con i “normali” junk products: un buon motivo per non mutare il sistema e favorire i privilegiati.
Una prova? Se il capitale è di 5 milioni, l’istituto prende una media di 15 mila euro all’anno per la sola gestione (quindi senza alcuna movimentazione delle disponibilità presenti).
In Italia la Corte dei Conti stima ci siano 100-120 miliardi di euro frutto di evasione fiscale. È così difficile capire dove siano?

di

mercoledì 23 dicembre 2015

Carife. Depositato l’esposto contro il presidente di Bankitalia

È stato depositato dinanzi alla Procura della Repubblica di Ferrara l’annunciato esposto del Codacons sulla vicenda dei risparmiatori di Carife, in cui si chiede alla magistratura di disporre la sospensione dall’ufficio per il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Carife. Depositato l’esposto contro il presidente di Bankitalia



Carife. Depositato l’esposto contro il presidente di Bankitalia
Carife. Depositato l’esposto contro il presidente di Bankitalia  (foto di Lalupa/CC BY SA 3.0)

Carife. Depositato l’esposto contro il presidente di Bankitalia


È stato depositato dinanzi alla Procura della Repubblica di Ferrara l’annunciato esposto del Codacons sulla vicenda dei risparmiatori di Carife, in cui si chiede alla magistratura di disporre la sospensione dall’ufficio per il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco.

La richiesta – spiega l’associazione – si basa sull’art. 289 del Codice di Procedura Penale, che consente al giudice di disporre l’interdizione dall’esercizio di un pubblico ufficio, ed è motivata dall’ostinata quanto abnorme difesa che il Governatore ha fatto dell’operato dei vertici dell’istituto relativamente al caso delle banche salvate.

Si legge nell’esposto depositato dal Codacons: “Sarebbe evidente come il danno subito oggi dagli azionisti e obbligazionisti della sia derivato da condotte illecite nonché dall’omessa attenta vigilanza degli organi preposti, che si sono concretizzate in una danno per i risparmiatori, da una parte perché sono state celate informazioni rilevanti sul dissesto che già aveva investito la banca, ai sensi dell’art. 173 bis Tuf, nonché degli artt. 2621, 2622, 2625, 2638, 2391 c.c. e dall’altra gli organi di vigilanza con la propria condotta omissiva non hanno impedito il verificarsi dell’ipotesi delittuosa, avrebbero cioè concorso, insieme agli organi amministrativi della banca, ad indurre in errore i risparmiatori che hanno partecipato all’acquisto di azioni ed obbligazioni subordinate. Non basta, infatti, produrre note, o comminare sanzioni a distanza di anni, ma è necessario che gli organi istituzionalmente preposti, vigilino nella sostanza alla corretta informativa ai clienti bancari, e laddove riscontrino carenze in tal senso, impediscano che la banca stessa operi in maniera fraudolenta”.

“In questo caos economico-finanziario – prosegue il Codacons – non risulta plausibile che la Banca d’Italia possa andare esente da responsabilità ben possedendo tutti gli strumenti di controllo e vigilanza per potere impedire operazioni e scandali di questa portata. A fronte di tale escalation di eventi e responsabilità per omesso controllo e vigilanza da parte della Banca d’Italia, perplessità e preoccupazione suscitano le dichiarazioni rilasciate dal Governatore che, come riportato dai media, siti web e stampa, più volte si è lanciato in una difesa ad oltranza dei vertici della Banca d’Italia stessa mirando a difenderne l’operato. Una ulteriore condotta che farebbe emergere un modus operandi che potrebbe ripercuotersi anche nell’ attività di vigilanza sulle altre piccole banche a rischio crac. Alla luce di quanto evidenziato, nel richiamare integralmente il contenuto e le richieste contenute nell’esposto denuncia e nel reiterare la propria qualità di parte offesa, stante la palese condotta omissiva della Banca d’Italia ed il rischio di una reiterazione di tale comportamento anche sulle altre piccole banche a rischio crac, la scrivente fa istanza alla Ill.ma procura adita di voler procedere alla sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio ex art. 289 c.p.p. del Governatore della Banca D’Italia”.

Carife. Depositato l’esposto contro il presidente di Bankitalia

fonte: estense.com

Mutui e prestiti , tassi usurari del 1° trimestre 2016

Come si calcolano i tassi usurari. Le soglie di usura sono legate all’andamento dei tassi dei mutui. In particolare, vengono calcolate aumentando di un quarto i tassi effettivi globali medi (tegm) del secondo trimestre precedente e aggiungendo 4 punti percentuali. Con un limite: la differenza tra la soglia e il tasso medio non può superare gli 8 punti percentuali. In questo caso i mutui hanno fatto registrare tassi medi su base annua pari al 2,83% per il variabile e al 3,6% per il fisso. Mutui e prestiti , tassi usurari del 1° trimestre 2016

[caption id="attachment_5399" align="alignnone" width="300"]Mutui e prestiti , tassi usurari del 1° trimestre 2016 Mutui e prestiti , tassi usurari del 1° trimestre 2016[/caption]

 

Mutui e prestiti ,  tassi usurari del 1° trimestre 2016


Resta stabile la soglia che i tassi dei mutui non potranno superare tra gennaio e marzo 2016. I mutui a tasso fisso non potranno eccedere l’8,5%, come nell’ultimo trimestre del 2015, mentre quelli a tasso variabile dovranno contenersi entro il 7,5375%. Il limite era del 7,7125% tra ottobre e dicembre.

L’andamento nel 2015. Dall’inizio dell’anno i limiti oltre i quali i tassi dei mutui vengono considerati usurari sono progressivamente diminuiti. Nel dettaglio, per il variabile sono passati dall’8,3375% del primo trimestre all’8,1375% del secondo, per arrivare al 7,9125% nel terzo e attestarsi al 7,7125% nell’ultimo. Con il nuovo anno saliranno leggermente. Per i finanziamenti ipotecari a tasso fisso la soglia è stata pari al 9,6250% tra gennaio e marzo, al 9,3875% tra aprile e giugno, all’8,95% tra luglio e settembre e all’8,5% tra ottobre e dicembre. E si manterrà invariata per i primi tre mesi del 2016.

Gli altri prestiti. Tornano invece a salire i tassi usurari dei prestiti personali. Dopo la flessione dal 18,425% del terzo trimestre 2015 al 17,5% del quarto, risalgono al 18,1625%. Il tasso medio di riferimento per il calcolo è pari all’11,33% (era al 10,8%).
I limiti per gli altri finanziamenti alle famiglie e alle imprese non potranno risultare più elevati del 17,325% (tasso medio 10,66%), risultano in aumento rispetto al 17,125% del trimestre precedente.
Per il prestiti finalizzati sono previste due tetti: uno al 19,1375% (dal 19,4125%) per i finanziamenti fino a 5.000 euro; l’altro al 16,1% (dal 15,9375%), per quelli di importo superiore.
Per i prestiti contro cessione del quinto dello stipendio e della pensione il tetto massimo da non superare tra gennaio e marzo sarà pari al 19,25% (dal 18,95%) per i finanziamenti fino a 5.000 euro e al 17,7375% (dal 17,825%) per gli importi superiori.

Come verificare la soglia di usura del proprio mutuo. Se il Taeg (Tasso annuo effettivo globale) applicato al proprio mutuo supera il limite massimo fissato dal Mef, il finanziamento è usurario. Il discorso non vale solo per il limite in vigore al momento dell’accensione del mutuo ma per tutta la durata del piano di rimborso. Un prestito immobiliare, dunque, pur non essendo usurario al momento della stipula può diventarlo nel corso degli anni a causa dei cambiamenti che si verificano nel mercato e che determinano una fluttuazione nei tassi di usura.

Se il Taeg è troppo alto il mutuatario va rimborsato. Se “il tasso di mora, le penali e le varie spese, tutte messe insieme superano il tasso soglia, stabilito dalla legge antiusura 108/96, anche i mutui diventano usurai e possono essere annullati con le relative procedure giudiziali bloccate”, spiega il presidente dell’Adusbef Elio Lannutti, ricordando la sentenza 350 del 2013 della Cassazione. In questo caso al consumatore devono essere rimborsati gli interessi pagati. Per verificare se il proprio mutuo è usurario si possono usare i moduli disponibili sul sito dell’Adicosum o dell’Aduc oppure ci si può rivolgere agli sportelli delle diverse associazioni di categoria sparse sul territorio.

Mutui e prestiti , tassi usurari del 1° trimestre 2016

Scritto da: Jennifer Zocchi

Disabili e invalidi ancora una volta vittime di un governo disumano

"Non so come Renzi faccia a guardarsi allo specchio" Lo scrive Giorgia Meloni, leader di FdI, commentando la bocciatura di un emendamento del suo partito che avrebbe permesso di escludere la pensione d'invalidità e l'accompagnamento come reddito nella dichiarazione Isee. Disabili e invalidi ancora una volta vittime di un governo disumano

Disabili e invalidi ancora una volta vittime di un governo disumano
Disabili e invalidi ancora una volta vittime di un governo disumano

Disabili e invalidi ancora una volta vittime di un governo disumano


​"VERGOGNA! Pd boccia l'emendamento di Fratelli d'Italia per esentare dal calcolo ‪#‎ISEE‬ (quello che serve a valutare la ricchezza delle famiglie ai fini dell'accesso ai servizi sociali) le pensioni di invalidità e le indennità di accompagnamento.

Disabili e invalidi ancora una volta vittime di un governo disumano. Non so come Renzi riesca a guardarsi allo specchio. Ma la battaglia di Fratelli d'Italia continua". Lo scrive Giorgia Meloni su Facebook pubblicando anche la foto della votazione all'emendamento presentato dal suo partito.

A stretto giro è arrivato, sempre su Facebook, un suo nuovo affondo contro il governo sullo stesso tema: "Dopo una lunga battaglia parlamentare, il Pd e la maggioranza bocciano l'emendamento di Fratelli d'Italia per chiedere che le pensioni di invalidità e di accompagnamento non siano considerate reddito nel calcolo dell'ISEE. Un provvedimento che costerebbe allo Stato 3 milioni di euro e che restituirebbe a tante famiglie che hanno a casa un disabile o un invalido il minimo sindacale di giustizia sociale. Mi chiedo come riescano ancora a guardarsi allo specchio".



fonte: ilgiornale.it

martedì 22 dicembre 2015

Inchiesta BpVi cominciati gli interrogatori dei funzionari indagati perestorsione

La procura di Prato ha dato il via alla tornata di interrogatori degli undici finiti sotto indagine un paio di settimane fa. Guardia di finanza al lavoro per esaminare l'enorme quantità di documenti sequestrati in una decina di filiali. Inchiesta BpVi cominciati gli interrogatori dei funzionari indagati per estorsione
Inchiesta BpVi cominciati gli interrogatori dei funzionari indagati per estorsione
 Inchiesta BpVi cominciati gli interrogatori dei funzionari indagati per estorsione[/caption]

Inchiesta BpVi cominciati gli interrogatori dei funzionari indagati per estorsione


La procura di Prato ha dato il via alla tornata di interrogatori degli undici finiti sotto indagine un paio di settimane fa. Guardia di finanza al lavoro per esaminare l'enorme quantità di documenti sequestrati in una decina di filiali

“C'è anche materiale interessante tra tutto quello sequestrato nelle filiali della Banca popolare di Vicenza. Nei prossimi giorni ci raccorderemo con la procura vicentina per il coordinamento e per lo scambio degli atti ad ora disponibili”.

Così il procuratore capo di Prato Giuseppe Nicolosi a proposito dell'inchiesta che nelle settimane scorse ha portato a una decina di perquisizioni in altrettante filiali della città e delle province di Lucca e di Pistoia.

Per gli undici funzionari indagati sono cominciati gli interrogatori. Per tutti il reato ipotizzato è estorsione: secondo il procuratore e il sostituto Laura Canovai, ai clienti intestatari di un fido sarebbe stato imposto l'acquisto di azioni della banca dietro la minaccia verbale della revoca dell'affidamento. Azioni vendute a 62 euro e 50 e ad aprile scorso crollate a 48 euro con imprenditori e risparmiatori che hanno visto andare in fumo quasi un quarto del loro investimento.

Gli interrogatori sono all'inizio ma già si starebbe delineando uno scenario di responsabilità riferita ad una politica dell'istituto di credito in ordine alla vendita dei pacchetti azionari.

Questa fase dell'inchiesta sta cercando di individuare le leve che venivano utilizzate per piazzare le azioni ai clienti interessati non solo a mantenere aperto il rubinetto del credito, ma anche a rinegoziare o acquistare questo o quel prodotto bancario. Dall'analisi dei documenti e dei supporti informatici sequestrati nelle filiali, sarà possibile ricostruire con più precisione i contorni della vicenda.

Stando alla quantità del carteggio e del resto del materiale finito sotto sequestro, un lavoro enorme per gli investigatori. E' solo una delle bufere giudiziarie che si è abbattuta negli ultimi mesi sulla Popolare di Vicenza con gli ex vertici, Gianni Zonin presidente e Samuele Sorato direttore generale, che a settembre sono finiti nel registro degli indagati della procura vicentina con le accuse di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza.

fonte: toscanatv

Scoppia il caso delle coop: a rischio 12 miliardi di euro

In Friuli oltre 20mila pensionati travolti dal terremoto di due società. Ma il dissesto del sistema può allargarsi in tutto il Paese: in ballo i risparmi di 1,3 milioni di italiani. Scoppia il caso delle coop: a rischio 12 miliardi di euro

Nel calderone bollente del risparmio tradito, non ci sono solo i soldi di azionisti e obbligazionisti che hanno pagato con i loro investimenti il salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Cari Chieti e CariFerrara.



Scoppia il caso delle coop: a rischio 12 miliardi di euro Scoppia il caso delle coop: a rischio 12 miliardi di euro


Scoppia il caso delle coop: a rischio 12 miliardi di euro



di :

Ma anche quelli di migliaia di piccoli risparmiatori, che nel silenzio mediatico hanno visto andare in fumo i risparmi di una vita riposti nel fidato «fortino» delle cooperative rosse. Le stesse che oggi corrono ai ripari, promettendo revisioni normative e strette ai controlli per evitare che l'effetto psicologico del Salva-banche inneschi la fuga dei soci.In ballo, infatti, ci sono 15 miliardi di euro - 12 miliardi solo nelle nove grandi cooperative di consumo - che 1 milione e 300mila italiani hanno scelto di affidare alla pancia del prestito sociale. Una fetta rilevante, tanto che se la macchina coop fosse una banca, ipotizza il Sole24Ore, per volume di raccolta sarebbe la venticinquesima in Italia. Con la differenza, sostanziale, di non essere soggetta alla vigilanza cui sono sottoposti gli istituti bancari e gli intermediari finanziari. Nel ventre molle delle cooperative, dove non ci sono ispezioni di Bankitalia, commissariamenti e segnalazioni sospette, per le società che hanno fatto crac hanno pagato azionisti e prestatori. Altro che bail in. Nel terremoto finanziario e giudiziario che ha travolto Cooperative Operaie e Coop Carnica in Fvg - senza scomodare i dissesti recenti della Di Vittorio a Parma e di Coopsette a Reggio Emilia - a pagare non sono stati arditi speculatori finanziari, ma un esercito di 20mila pensionati talmente certi dell'infallibile cassaforte cooperativistica da trasformare conti correnti in azioni e libretti, per 130 milioni di euro. Scandali che hanno macchiato l'immacolata reputazione de «La coop sei tu» e hanno fatto scattare pure l'allerta di Bankitalia, che alla vigilia del Salva-banche ha avviato una consultazione pubblica per arginare la raccolta selvaggia del risparmio e assicurare maggiori garanzie al popolo dei prestatori. Perché con le banche, le coop hanno in comune non solo il volume della raccolta, ma anche l'immagine agli occhi di consumatori che nel libretto di risparmio vedono più un deposito bancario, con il plus di una rendita, che un capitale a rischio. Tanto che in Fvg veniva incentivato con depliant al banco dei salumi del supermercato sotto casa.In considerazione, sottolineano da via Nazionale, delle «problematiche emerse in alcuni episodi di crisi d'impresa», è necessario «rafforzare i presidi normativi, patrimoniali e di trasparenza a tutela dei risparmiatori che prestano fondi a soggetti diversi dalle banche, specie con riferimento a forme che coinvolgono un pubblico numeroso composto da consumatori». Raccolta che non deve, avverte Bankitalia, superare il limite del triplo del patrimonio. Le cooperative possono spingersi fino a cinque volte tanto solo accendendo una fideiussione che garantisca ai soci il rimborso del 30% dei loro prestiti. Non solo, nella definizione dei parametri e delle soglie di sicurezza, Bankitalia sottolinea che «il valore del patrimonio da assumere a riferimento dovrà essere quello risultante dal bilancio consolidato». Ovvero quello che rispecchia la reale situazione economico e finanziaria dell'azienda. Adottando questo criterio, in Toscana e Umbria, rivela ancora Il Sole, il campanello d'allarme suona per due giganti delle cooperative: Unicoop Tirreno, 122mila prestatori per 1 miliardo di fondi, mostra un rapporto prestito-patrimonio di 6,22, mentre Coop Centro Italia, 73mila soci per 582 milioni, si avvicina a 3. Chi controlla?

fonte :





Test banche: litigio in atto tra Eba e Bce

Litigio in atto tra l’Eba, l’autorità competente per la supervisione bancaria nei 28 paesi Ue e la Bce. Motivo del contendere, secondo quanto riporta la stampa tedesca, il quotidiano Boersen-Zeitung in particolare, la pubblicazione delle richieste individuali di capitale da parte della Bce che emergono nel corso dello Srep (Supervisory Review and Evaluation Process), il processo di revisione e valutazione prudenziale condotto dalla Banca centrale su base annua.Test banche: litigio in atto tra Eba e Bce



Test banche: litigio in atto tra Eba e Bce
Test banche: litigio in atto tra Eba e Bce

Test banche: litigio in atto tra Eba e Bce


di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Litigio in atto tra l’Eba, l’autorità competente per la supervisione bancaria nei 28 paesi Ue e la Bce. Motivo del contendere, secondo quanto riporta la stampa tedesca, il quotidiano Boersen-Zeitung in particolare, la pubblicazione delle richieste individuali di capitale da parte della Bce che emergono nel corso dello Srep (Supervisory Review and Evaluation Process), il processo di revisione e valutazione prudenziale condotto dalla Banca centrale su base annua.
“Chiediamo più trasparenza perchè siamo convinti che, se sono gli investitori a dover sopportare i costi di un fallimento bancario, dovrebbero anche avere accesso a tutte le informazioni rilevanti”.

Nessun commento da parte della Bce anche se sembra che all’interno della stessa istituzione bancaria europea si stiano facendo sentire voci che premono per una maggiore trasparenza, come richiesta dall’Eba in merito ai test Srep realizzati per le 120 banche più importanti dell’area dell’euro l’anno scorso.

Ma la riservatezza sulle richieste di capitale dello Srep, come ricorda il quotidiano tedesco, non vale però dappertutto. Le Autorità di Borsa negli Stati Uniti e in Italia hanno richiesto la pubblicazione e proprio il sistema bancario italiano è diventato di fatto il più trasparente d’Europa. Una dichiarazione che stride parecchio con la cronaca degli ultimi giorni in merito al decreto salva banche.

fonte: WSI

Chi è EBA :

L'Autorità bancaria europea (ABE) è un'autorità indipendente dell'Unione europea (UE), che opera per assicurare un livello di regolamentazione e di vigilanza prudenziale efficace e uniforme nel settore bancario europeo.  Gli obiettivi generali dell'Autorità sono assicurare la stabilità finanziaria nell'UE e garantire l'integrità, l'efficienza e il regolare funzionamento del settore bancario.

L'ABE fa parte del Sistema europeo di vigilanza finanziaria (SEVIF), che è costituito da tre autorità di vigilanza: l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), l'Autorità bancaria europea (ABE) e l'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA). Il sistema comprende inoltre il Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS), il comitato congiunto delle autorità europee di vigilanza e le autorità di vigilanza nazionali.

Pur essendo indipendente, l'ABE è responsabile dinanzi al Parlamento europeo, al Consiglio dell'Unione europea e alla Commissione europea.

Il compito principale dell'ABE è contribuire, attraverso l'adozione di norme tecniche vincolanti e orientamenti, alla creazione del corpus unico di norme del settore bancario. Il corpus è inteso a fornire un'unica serie di norme prudenziali armonizzate per gli istituti finanziari in tutta l'UE, che consentano di assicurare condizioni di parità e una tutela elevata dei depositanti, degli investitori e dei consumatori

Impiegato di banca indagato: avrebbe imbrogliato per diversi anni i suoi clienti

La conferma arriva da una nota dello stesso gruppo bancario: "Unicredit conferma l'esistenza di un'indagine, avviata dalla questura di Verona riguardante un dipendente della propria filiale di San Giovanni Lupatoto" Impiegato di banca indagato: avrebbe imbrogliato per diversi anni i suoi clienti

 

[caption id="attachment_5544" align="alignnone" width="300"]Impiegato di banca indagato: avrebbe imbrogliato per diversi anni i suoi clienti Impiegato di banca indagato: avrebbe imbrogliato per diversi anni i suoi clienti[/caption]

Impiegato di banca indagato: avrebbe imbrogliato per diversi anni i suoi clienti


Impiegato di banca indagato: avrebbe imbrogliato per diversi anni i suoi clienti
„La conferma arriva direttamente dal colosso del credito bancario: "Unicredit conferma l'esistenza di un'indagine, avviata dalla questura di Verona riguardante un dipendente della propria filiale di San Giovanni Lupatoto". A riportare la notizia è il giornale L'Arena, il quale afferma che l'impiegato sarebbe finito sotto la lente d'ingrandimento della Questura e dei vertici aziendali per diversi brogli messi in atto ai danni di numerosi clienti. Per il momento non sarebbe possibile sapere i numeri della vicenda, mentre il lavoratore sarebbe stato sospeso dall'azienda che annuncia: "La banca sta proseguendo le verifiche relative alle posizioni coinvolte, incontrando i clienti interessati e collaborando con le forze dell'ordine". Le indagini quindi proseguono, nel tentativo di portare a galla tutta la verità.
Intanto il giornale scaligero, basandosi su alcune informazioni trapelate, ipotizza che le vittime delle truffe del dipendente Unicredit possano essere circa un centinaio e di una presunta appropriazione indebita di alcuni milioni di euro. Notizie che però non trovano conferme dal momento che i controlli sono tuttora in corso e che la vicenda si starebbe rivelando decisamente complessa: investigatori della polizia e ispettori dell'istituto di credito infatti stanno cercando di ricostruire questa maxi truffa che però andrebbe avanti da anni, con montagne di documenti falsi consegnati agli ignari clienti.
Secondo L'Arena, il presunto truffatore approfittava di coloro che non utilizzavano l'home banking nel suo portafoglio clienti e che quindi non potevano vedere i movimenti in atto sul loro conto corrente: l'uomo allora avrebbe consegnato documenti falsi a queste persone, relativi all'acquisto mai avvenuto di titoli mentre lui incassava il denaro. Dove sia finito però questo tesoretto è ancora un mistero: gli investigatori stanno cercando di risalire al frutto del "lavoro" del 45enne ma per ora non si sarebbero sbilanciati, mentre alcuni vociferano di un giro di gioco d'azzardo nel quale sarebbe caduto. Lo stesso starebbe collaborando con le forze di polizia per fare chiarezza su questa ingarbugliata vicenda, per la cui soluzione bisognerà ancora pazientare.
Come afferma la nota di Unicredi, "La vicenda è emersa a seguito di controlli interni predisposti dall'istituto e riguarda il portafoglio clienti di un solo gestore", ma secondo L'Arena il caso sarebbe esploso il mese scorso, quando alcuni clienti avrebbero notato che i soldi non venivano restituti, dando il via ad azioni legali contro l'istituto di credito.
Ma come già detto, tutto è ancora piuttosto fumoso e in fase di accertamento. L'unica cosa certa è la rabbia di quelle persone che hanno affidato i loro risparmi all'uomo che ha tradito la loro fiducia. “
fonte : veronasera

Protesta a Bankitalia. Crollo fiducia su banche, si fida solo il 16%

Non si placano le polemiche in merito al salvataggio delle quattro banche ad un passo dal default alle spalle dei piccoli risparmiatori e gli effetti non si fanno attendere. Ed è in corso proprio oggi una protesta dei risparmiatori truffati dinanzi alla sede di Bankitalia. La protesta è stata organizzata da Comitato vittime del Salva-banche, da Federconsumatori e Adusbef, in via Nazionale a Roma. Protesta a Bankitalia. Crollo fiducia su banche, si fida solo il 16%

Protesta a Bankitalia. Crollo fiducia su banche, si fida solo il 16%
Protesta a Bankitalia. Crollo fiducia su banche, si fida solo il 16%

Protesta a Bankitalia. Crollo fiducia su banche, si fida solo il 16%


22 dicembre 2015, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Non si placano le polemiche in merito al salvataggio delle quattro banche ad un passo dal default alle spalle dei piccoli risparmiatori e gli effetti non si fanno attendere. Ed è in corso proprio oggi una protesta dei risparmiatori truffati dinanzi alla sede di Bankitalia. La protesta è stata organizzata da Comitato vittime del Salva-banche, da Federconsumatori e Adusbef, in via Nazionale a Roma.

Sulla scia dello scandalo, crolla la fiducia dei consumatori nei confronti del sistema bancario italiano.

Oltre alle quattro banche oggetto del decreto del governo Renzi (Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara, Banca Marche) ci sono altre 16 banche che sono state commissariate dalla Banca d’Italia. Ma dove sono concentrati gli istituti di credito che sono oggi in crisi? La loro geolocalizzazione, secondo quanto riporta Repubblica, è correlata al sistema aziendale.
“La crisi del sistema bancario riflette –e moltiplica – le difficoltà dei sistemi aziendali che, in queste aree ( Nordest e Centro) hanno perduto la spinta propulsiva degli anni Ottanta e Novanta. Ma risente anche della fine dei grandi partiti di massa, DC e PCI, che garantivano coesione e rappresentanza politica. Non solo ai cittadini, ma anche agli interessi”.

Emerge così da un sondaggio Demos, che il trend della fiducia degli italiani nei confronti delle banche agli inizio degli anni 2000 era al 30% – “non moltissimo, ma, comunque, non poco”. Le banche vengono percepite, in tutta Italia, come delle “istituzioni della Finanza”, fino alla crisi del 2008 dopo di che la fiducia nei loro confronti cala sotto il 20% e negli ultimi anni scende ancora attestandosi tra il 12 e il 16 per cento, secondo un sondaggio Demos realizzato a dicembre del 2015.

Ma come hanno “utilizzato” le banche gli italiani negli ultimi anni? A rivelarlo il 49esimo Rapporto del Censis presentato nelle ultime settimane secondo cui gli italiani hanno continuato ad accrescere il loro patrimonio finanziario ma adottando strategie difensive, “privilegiando il contante e i depositi bancari, mentre sono crollate azioni e obbligazioni”. Secondo quanto scrive Repubblica:
“Negli ultimi mesi questa tendenza è perseguita. Si assiste così ad un costante aumento della liquidità e, insieme, a un incremento di assicurazioni e fondi pensione. Mentre gli investimenti in azioni e obbligazioni degli italiani continuano a ridursi. (E anche questo spiega le operazioni, talora poco trasparenti, di alcune banche per orientare i clienti in questa direzione.) (…) Dietro alla crisi delle banche si coglie, così, la crisi del rapporto fra economia, società e politica”.

fonte: WSI

Conto corrente: fideiussore è tenuto al pagamento fino alloscioglimento del rapporto, purché sia legittimo il recesso della banca

 Con la sentenza in analisi, la Corte di Cassazione (Presidente: Di Palma, Relatore: Nappi) si occupa, inter alia, di analizzare gli effetti che il recesso di un istituto di credito da un contratto di conto corrente genera sul fideiussore in relazione al medesimo, sottolineando come il garante personale sia tenuto al soddisfacimento del debito sussistente alla data dello scioglimento del rapporto, purché tale scioglimento, come nella situazione in esame, sia legittimo. Conto corrente: fideiussore è tenuto al pagamento fino allo scioglimento del rapporto, purché sia legittimo il recesso della banca



Conto corrente: fideiussore è tenuto al pagamento fino allo scioglimento del rapporto, purché sia legittimo il recesso della banca
Conto corrente: fideiussore è tenuto al pagamento fino allo scioglimento del rapporto, purché sia legittimo il recesso della banca

Conto corrente: fideiussore è tenuto al pagamento fino allo scioglimento del rapporto, purché sia legittimo il recesso della banca


Cassazione Civile, Sez. I, 10 novembre 2015, n. 22961

Davide Camasi, dottorando presso Leiden Law School

n particolare, a seguito della sentenza di rigetto della Corte di Appello di Roma, che non aveva accolto una domanda volta ad ottenere il risarcimento dei danni derivanti da una supposta ingiustificata revoca degli affidamenti accordati su conti correnti degli attori, caratterizzati da una considerevole esposizione debitoria, e di una società da essi garantita con fideiussioni, i ricorrenti hanno provveduto a dedurre in Cassazione, inter alia, violazione e falsa applicazione degli artt. 1175, 1375, 1461 e 1845 c.c. e omessa pronuncia sulla domanda di risarcimento danni contrattuale. Tali ricorrenti hanno posto in rilievo come, a parere dei medesimi, non fosse stata adeguatamente considerata la circostanza che oggetto della revoca risultasse essere un contratto di conto corrente (non di apertura di credito, a cui si connette l’art. 1845 c.c.) né il principio di buona fede sembrasse agli stessi correttamente rispettato dalla banca.

Il Supremo Collegio, pur riconoscendo l’autonomia del contratto di conto corrente rispetto a quello di apertura di credito, ha considerato assenti problematiche in relazione allo scioglimento del primo rapporto contrattuale, dato che l’art. 1833 c.c. “prevede la facoltà di ciascuna delle parti di recedere dal contratto di conto corrente a tempo indeterminato a ogni chiusura periodica del conto, previo preavviso di dieci giorni”, né i decorrenti avevano eventualmente dedotto che il rapporto fosse da considerarsi a tempo determinato. In aggiunta permane nell’alveo dell’insindacabile discrezionalità del giudice di merito la valutazione in ordine alla “giustificabilità del recesso in ragione dell’entità dell’esposizione debitoria, in mancanza di prova della sua contrarietà a buona fede” (come ricordato anche in Cass., sez. I, 7 marzo 2008, n. 6186, citata espressamente nella pronuncia in analisi). In relazione alla figura del fideiussore, la Suprema Corte, ricollegandosi ad una pronuncia anteriore del giugno scorso (Cass., sez. I, 12 giugno 2015, n. 12263), ha sottolineato come la tutela del medesimo si risolva nel principio in base al quale “in caso di recesso della banca dal contratto di conto corrente bancario, il fideiussore resta tenuto al soddisfacimento del debito quale esistente alla data dello scioglimento del rapporto e in tale misura cristallizzato”.

Per completezza, è opportuno ricordare il rigetto altresì degli altri motivi di ricorso in Cassazione. Nel dettaglio, con il secondo motivo veniva lamentata violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., dato che i giudici di merito avevano riconosciuto all’istituto di credito interessi convenzionali pur in assenza di un’esplicita domanda di parte (dato che ai giudici di merito era stato devoluto, a seguito altresì della riunione dei giudizi conseguenti all’opposizione proposta dai ricorrenti avverso talune ingiunzioni monitorie decretate su richieste delle banche estese anche agli interessi, l’accertamento della giusta misura di questi ultimi). Infine, non è stato accolto il terzo motivo, con cui si lamentava l’erronea compensazione delle spese del giudizio di primo grado benché concluso con l’accoglimento della domanda, dato che tale compensazione risulta legittima anche in presenza di “parzialità dell’accoglimento meramente quantitativa, riguardante una domanda articolata in un unico capo” (come posto in luce da corposa giurisprudenza richiamata nella pronuncia in esame).



Cassazione Civile, Sez. I, 10 novembre 2015, n. 22961

Davide Camasi, dottorando presso Leiden Law School

lunedì 21 dicembre 2015

No alla buona fede dell’Istituto bancario nella concessione del mutuoin un quadro di entrate illecite

Ai fini dell’opponibilità del diritto di garanzia del terzo sul bene oggetto di confisca, la condizione della sua buona fede deve essere verificata in relazione al momento in cui il contratto è stato stipulato. No alla buona fede dell’Istituto bancario nella concessione del mutuo in un quadro di entrate illecite


No alla buona fede dell’Istituto bancario nella concessione del mutuo in un quadro di entrate illecite
No alla buona fede dell’Istituto bancario nella concessione del mutuo in un quadro di entrate illecite

No alla buona fede dell’Istituto bancario nella concessione del mutuo in un quadro di entrate illecite


Ai fini dell’opponibilità del diritto di garanzia del terzo sul bene oggetto di confisca, la condizione della sua buona fede deve essere verificata in relazione al momento in cui il contratto è stato stipulato. Essa può essere ravvisata soltanto nel caso in cui risultino dimostrate: l’estraneità a qualsiasi collusione o compartecipazione all’attività criminosa, l’inconsapevolezza credibile in ordine alle attività svolte dal prevenuto e un errore scusabile sulla situazione apparente del medesimo.


Con la sentenza n. 50018/15, depositata il 18 dicembre scorso, la sesta sezione penale della Corte di Cassazione interviene in tema di finanziamenti operati dalla banca al cliente in un quadro di entrate illecite da parte del beneficiario del mutuo. Diritto...


l'articolo continua sù : dirittoegiustizia.it

Rc auto : addio al contrassegno, sostituito dal certificato diassicurazione

Meno fastidi per chi guida la macchina per quanto riguarda i documenti di circolazione e di guida da tenere a bordo: ecco perché. Rc auto : addio al contrassegno, sostituito dal certificato di assicurazione ma non solo

Rc auto : addio al contrassegno, sostituito dal certificato di assicurazione ma non solo
Rc auto : addio al contrassegno, sostituito dal certificato di assicurazione ma non solo

Rc auto : addio al contrassegno, sostituito dal certificato di assicurazione ma non solo




Come tutti sanno, dal 18.10.2015 non è più necessario esporre il contrassegno RC Auto che è sempre servito ad attestare il pagamento del premio e il numero della targa. Al suo posto c’è il certificato di assicurazione che rende più difficile la contraffazione, problema che invece riguardava il vecchio tagliando cartaceo, il quale si poteva falsificare, consentendo così di non pagare l'assicurazione auto. Il Ddl liberalizzazioni, infatti, non solo ha cancellato il contrassegno cartaceo, ma ha anche reso la targa simile ad una carta di identità dell’auto. Infatti, grazie al sistema Targa System, si può riconoscere subito chi ha l’assicurazione dell'automobile "in regola e attiva" proprio grazie ad un semplice controllo della targa. Inoltre, questa nuova modalità di accertamento consente di incrociare i dati archiviati dalle forze dell’Ordine, dalle compagnie di assicurazione e dall'Agenzia delle Entrate. Oltre al certificato di assicurazione, resta l’obbligo di tenere a bordo alcuni documenti sempre relativi alla polizza assicurativa, sia per esibirli alle forze dell'ordine, sia per provare di essere assicurati nel caso di incidente stradale.

Cosa cambia per chi ha pagato l’assicurazione auto?


Il Ministero dell'interno, con una recente circolare del 10 dicembre scorso, ha dato alcune indicazioni utili ai fini degli accertamenti sulla copertura assicurativa per chi ha sempre pagato l’assicurazione dell'auto. Queste brevi note non incidono sul rapporto fra la compagnia di assicurazione e l’automobilista. La compagnia assicurativa, infatti, al prossimo rinnovo del contratto, si limiterà ad inviare i documenti della polizza, tra i quali dovrebbe esserci anche il contrassegno, che però non si dovrà più esibire. L’automobilista deve comunque ricordare di conservare nel proprio veicolo, oltre al certificato di assicurazione, l'attestazione della stipula del contratto di assicurazione e del pagamento del relativo premio. Tali documenti, infatti, prevalgono sempre sull'accertamento di validità da remoto presso l'Archivio nazionale dei veicoli.

Cosa prevede la circolare del Ministero dell’Interno?


Il testo del Ministero dell’Interno, innanzitutto dispone che la copertura assicurativa del veicolo è comprovata dal certificato di assicurazione, che il conducente in caso di controlli deve subito esibire. Esso attesta, appunto, l’adempimento dell'obbligo assicurativo. La circolare, inoltre, rende noto che fra la data di validità del certificato di assicurazione e quella che risulta dalle banche dati dell’Archivio nazionale dei veicoli, è sempre la prima ad essere presa come riferimento dalle forze dell'ordine.

Nell’ipotesi in cui, però, la data di validità del certificato di assicurazione è scaduta, mentre quella che risulta dalle banche dati è ancora valida, la polizia stradale può contestare al conducente la violazione dell'articolo 180 C.d.S. che prevede di avere con sé sempre un certificato di assicurazione in corso di validità. L'obiettivo è, infatti, proprio quello di "smascherare" i furbetti delle RC Auto. In Italia si contano ancora circa 4 milioni di veicoli senza polizza assicurativa.

fonte: Iole Veltri - Esperto di Cronaca

Zanetti : "Padoan ha esagerato nella difesa di Bankitalia"


«Non vogliamo attaccare le istituzioni e la vigilanza bancaria a scatola chiusa. Ma non vogliamo nemmeno difenderle senza conoscere se ci sono state pecche e omissioni. Se al termine di indagini serie fossero accertate responsabilità di chi doveva fare i controlli non esiteremmo a chiederne conto». Parla il sottosegretario all'Economia e leader di Scelta Civica, Zanetti : "Padoan ha esagerato nella difesa di Bankitalia"


Zanetti : "Padoan ha esagerato nella difesa di Bankitalia"
Zanetti : "Padoan ha esagerato nella difesa di Bankitalia"

Zanetti : "Padoan ha esagerato nella difesa di Bankitalia"

«Non vogliamo attaccare le istituzioni e la vigilanza bancaria a scatola chiusa. Ma non vogliamo nemmeno difenderle senza conoscere se ci sono state pecche e omissioni. Se al termine di indagini serie fossero accertate responsabilità di chi doveva fare i controlli non esiteremmo a chiederne conto». Il sottosegretario dell’Economia, Enrico Zanetti (leader di Scelta Civica) spiega a Il Tempo che non intende fare sconti sul caso delle quattro banche (Etruria, Marche, Carife e Carichieti) salvate dal crac con il decreto del governo. «Nel caso ci siano stati errori la politica non deve fare argine. Ha il dovere di pretendere che chi ha sbagliato si faccia da parte» aggiunge Zanetti.

L’atteggiamento del ministro Padoan sembra più protettivo nei confronti della Banca d’Italia e della Consob...
«In un governo ci sono sensibilità diverse. Padoan a mio avviso tende a enfatizzare la protezione dei vertici della Vigilanza bancaria. Al contrario la mia posizione è sicuramente quella di rispettare i ruoli e non attaccare, ma non voglio nemmeno difendere a scatola chiusa e senza un accertamento preciso della verità».

Dunque apertura netta alla commissione d’inchiesta parlamentare proposta a Renzi?
«Insisto. Vogliamo un’indagine seria e approfondita che chiarisca tutto»

Ha qualche sospetto?
«No. Però faccio presente che i media hanno messo sotto attenzione la Banca Etruria, ma nessuno ha affrontato il caso della Banca delle Marche».

Cosa ha di diverso?
«L’istituto è stato commissariato dalla Banca d’Italia per due anni e mezzo. In questo periodo, le informazioni sulla crisi non sono state fornite al mercato in maniera sufficiente e non è stato avviato alcune processo di ristrutturazione degno di nota. Mi sembra un po’ strano».

È azionista della Veneto Banca che si è salvata in extremis con l’aumento di capitale di sabato scorso. Ma lei lo sapeva che l’istituto aveva un jet di proprietà?
«Non lo sapevo. E questo conferma la mia perplessità su chi ha condotto la banca negli anni scorsi e su chi doveva controllare».

Da piccolo socio cosa si aspetta?
«Che gli amministratori attuali avviino l’azione di responsabilità contro chi ha gestito la banca e l’ha portata quasi al commissariamento. Lo devono fare»

E se si fermassero?
«Sarei il primo a mettermi alla testa di un corteo di protesta».

fonte: iltempo.it

Fil. Cal.




Franco Bechis : "Inaccettabile garantismo di Visco solo a favore dellebanche"

Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha rivelato in una intervista al quotidiano Repubblica un retroscena importante sulla questione delle quattro banche salvate da Matteo Renzi. “Abbiamo segnalato”, dice, “da subito i limiti delle nuove norme e i rischi che la loro applicazione potesse minare la fiducia dei risparmiatori. Franco Bechis : "Inaccettabile garantismo di Visco solo a favore delle banche"


Franco Bechis : "Inaccettabile garantismo di Visco solo a favore delle banche"
 Franco Bechis : "Inaccettabile garantismo di Visco solo a favore delle banche"

Franco Bechis : "Inaccettabile garantismo di Visco solo a favore delle banche"


Una soluzione più equilibrata, e forse più rispettosa del quadro giuridico generale, sarebbe stata quella di applicare le nuove norme solo ai titoli di nuova emissione, dotati di apposite clausole contrattuali”. Ma, continua Visco, “nelle sedi in cui questo è stato sotenuto la pressione per l’adozione di soluzioni drastiche è stata troppo forte”…Il punto centrale è proprio quello che svela Visco: in un paese-l’Italia- che ha inserito nella costituzione la protezione del risparmio, una delle autorità che dovrebbe garantirlo come la Banca d’Italia allarga le braccia di fronte quanto è accaduto e dice tradotto in parole povere: “è ingiusto avere azzerato le obbligazioni subordinate piazzate ai risparmiatori”. Attenzione: è ingiusto non perchè siano state infilate fraudolentemente nel portafoglio di tizio o di caio, perchè di questo si dovrebbe occupare la magistratura. E’ ingiusto perchè il risparmiatore non è stato avvertito nè nel prospetto nè in qualsiasi altro modo che quell’investimento avrebbe potuto essere azzerato. E non è stato avvertito perchè le norme in base a cui quell’investimento è stato azzerato al momento della sottoscrizione semplicemente non esistevano.

Non è un particolare da poco. Un criminale in Italia è protetto più di un risparmiatore, perchè esiste il principio del tempus regit actum che può essere superato solo dal principio del favor rei. Nessuno può rimetterci per una legge che entra in vigore successivamente agli atti compiuti, e in ogni caso nessuno può rimetterci (nemmeno un criminale) se la legge che entra in vigore successivamente è più sfavorevole di quella che esisteva al momento della sua azione (perfino un delitto). Il Governatore Visco se ne rende conto, e infatti rivela di essersi battuto perchè le norme che avrebbero comportato l’azzeramento di quelle obbligazioni subordinate fossero relative solo a nuove emissioni che indicassero chiaramente quelle regole contrattuali, inapplicabili invece a quelle del passato che non avevano quelle clausole, non esistendo per altro una legge che le prevedesse.

Visco lancia il sasso ma nasconde un po’ la mano. Chi gli ha detto di no e ha imposto una regola ingiusta retroattiva? La Ue? La Bce? Mario Draghi? O è stato sordo a quel richiamo il governo di Matteo Renzi e magari il suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan? Quali sono le sedi in cui lui ha proposto di non fare valere le conseguenze del bail in per le emissioni del passato e dove invece “la pressione per l’adozione di soluzioni drastiche è stata troppo forte?”. Non sarebbe male un po’ di chiarezza su questo punto. E credo che debba restare aperta la questione, perchè quell’azzeramento delle obbligazioni subordinate avvenuto sulla base di leggi non ancora esistenti al momento della sottoscrizione è chiaramente incostituzionale.

Ma c’è un secondo aspetto dell’intervista del Governatore che non convince affatto. Pur sapendo che ha ragione chi protesta in piazza per il furto dei suoi risparmi, Visco allarga le braccia e in sostanza dice “Amen”. Nei confronti di chi ha contribuito a formare quel disastro invece la Banca di Italia ha grande generosità. Ci riferiamo ai vertici di Banca Etruria, dove vicepresidente era Pier Luigi Boschi, papà del ministro Maria Elena.

“Dopo l’ispezione che ha portato al commissariamento di Banca Etruria”, spiega sul punto il Governatore, “agli inizi di quest’anno è stata avviata la normale istruttoria per valutare se siano state commesse irregolarità amministrative passibili di sanzioni. Le nostre procedure sono rigorosamente formalizzate, e richiedono tempi necessariamente non brevi, anche per consentire agli esponenti bancari la possibilità di spiegare le proprie ragioni. Il loro completamento richiederà ancora mesi, e alla fine le proposte degli Uffici della Vigilanza saranno vagliate dal direttorio della Banca in una delle sue sedute collegiali”.

Giusto essere garantisti nei confronti di chiunque, ma questo tempo infinito che si concede per fare valere le loro ragioni agli amministratori delle banche rovinate da una terribile gestione stride con il tempo zero che è stato concesso ai possessori di quelle obbligazioni subordinate, che ingiustamente (lo riconosce perfino Visco) sono state cancellate da un colpo di spugna del governo Renzi. Tappeti rossi dunque per papà Boschi, colpo di accetta per i risparmiatori. Quel “tempo zero” usato nei loro confronti è il motivo della tragedia capitata al pensionato di Civitavecchia che si è tolto la vita perchè gli è stato detto che aveva perso tutto. Quel percorso parallelo di tenerezza con i banchieri del disastro e accetta con gli incolpevoli risparmiatori è veramente inaccettabile. Fate con i banchieri quel che vi pare, promuoveteli perfino a compiere altri pasticci. Ma prima rivivano tutte quelle obbligazioni subordinate, e venga restituito il capitale a tutti. Fino all’ultimo centesimo.

di Franco Bechis

fonte : liberoquotidiano.it

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