sabato 25 luglio 2015

Crisi, è il “semestre nero dei suicidi economici”. Ma l’Istat non li conta più

Crisi, è il “semestre nero dei suicidi economici”. Ma l’Istat non li conta più

Crisi, è il “semestre nero dei suicidi economici”. Ma l’Istat non li conta più
Società

E' stato diffuso ieri l'aggiornamento dell'Osservatorio sui suicidi del sociologo Ferrigni. Dall'inizio dell'anno 121 casi, il doppio rispetto a tre anni fa. Si litiga sull'attendibilità del metodo di rilevazione ma Istat da tre anni ha cancellato la sua e gli ultimi dati sono fermi al 2010. Ufficialmente il silenzio è dovuto alla difficoltà di attribuire al decesso una causa univoca. Ma potrebbe anche avere tutt'altre ragioni, anche politiche


Stiamo messi bene, anzi malissimo. Da cinque anni in Italia non si conta un suicidio per motivi economici che sia uno. La spia più tragica della crisi si è definitivamente spenta? Sarebbe una gran bella notizia, se non fosse smentita dalle evidenze della cronaca che, con frequenza quotidiana, testimonia quanti italiani arrivano a togliersi la vita per il lavoro perso, lo sfratto subito, la misera pensione o perché legati al cappio dei creditori. Come è possibile?
Il fatto è che, perfino sui morti, ci sono non una ma due Italie. E quella che conta, di punto in bianco, ha smesso di contare. Dal 2012 l’Istat, l’ente che fa la statistica ufficiale del Paese, non pubblica più il conteggio annuale dei suicidi economici. L’ultimo dato disponibile è fermo al 2010, con 187 casi tragicamente conclusi e 245 tentati. I motivi della decisione sono discussi e discutibili, ma il punto è che da altre fonti di ricerca i dati arrivano e sono allarmanti: 121 vittime nei primi sei mesi dell’anno, il semestre di gran lunga peggiore dal 2012.  A rilevarli è l’Osservatorio sui suicidi diretto dal sociologo Nicola Ferrigni dell’Università Link Campus di Roma che – a differenza dell’Istat – non ha mai smesso di contare le sue croci.
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Stando all’aggiornamento semestrale del rapporto (scarica) il numero dei suicidi sarebbe doppio rispetto a 3 anni fa, con un escalation delle tragedie soprattutto nel Mezzogiorno e nel Nord-Est, un aumento dei casi tra gli imprenditori, l’abbassamento dell’età media, la crescita dei tentati suicidi di quasi il 50% rispetto al stesso periodo 2014. Salgono così complessivamente a 560 i suicidi (e 320 i tentati suicidi) registrati in Italia per motivazioni economiche dall’inizio del 2012 a giugno del 2015. Un piccolo comune tra i tanti che si spegne, nel silenzio (statistico) generale. Va detto il protocollo di classificazione impiegato da Ferrigni è stato criticato in ambienti accademici. Il docente ha difeso il metodo di rilevazione delle sue ricerche in un video (guarda). Il cuore della questione però è un altro.
Perché lo Stato, all’improvviso, smette di contare gli schiantati dalla crisi? La risposta, che sembrerebbe semplice, non lo è. Lo stesso professor Ferrigni non sa trovare un argomento convincente. “Me lo chiedono in tanti, ma non trovo una ragione plausibile. Istat in questo campo era l’unico serbatoio dei dati ufficiali in quanto provenienti da fonte giudiziaria. Noi invece, per forza di cose, siamo costretti a impiegare una metodologia indiretta ed empirica che prevede la sistematica raccolta di notizie attraverso gli organi di informazione e il successivo controllo con le autorità di polizia, l’autore dell’articolo di stampa locale o il sindaco. Un lavoro di verifica il più scrupoloso possibile che ci porta a escludere per prudenza tutti i casi dubbi, tanto da farmi temere che il dato reale sia ben più tragico di quello che infine pubblichiamo”.
Istat, dunque, perché non parli? In realtà risponde l’Ufficio stampa dell’ente. “E’ vero, dal 2010 non rileviamo e pubblichiamo i dati sui suicidi e sulle cause. Ma dietro questa scelta non c’è alcun intento di oscurare o minimizzare il fenomeno”. La scelta di interrompere la serie, come spiega una nota dell’ente del 2012, sarebbe legata alla difficoltà di attribuire una causa univoca a ciascuno dei casi.  La rilevazione proveniva dai dati accertati dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza in base alle notizie contenute nella scheda individuale di denuncia di suicidio o tentativo di suicidio trasmesso all’atto della comunicazione all’Autorità giudiziaria. “Ma l’attribuzione della causa di decesso risultava spesso inattendibile e il rischio di sovrastima o sottostima era ritenuto troppo alto”. Così nel 2012 i vertici Istat hanno deciso di non usare più la fonte giudiziaria ma quella ospedaliera, e di non elaborare più la serie sulle cause di morte. “Anche perché è capitato, purtroppo, che i risultati delle statistiche venissero utilizzati in modo strumentale”.
E qui, forse, sta il punto delicato dell’intera faccenda. Dell’improvviso silenzio calato sui suicidi economici si potrebbe anche dare una lettura meno benevola. Con non poco cinismo la si potrebbe chiamare “operazione allegria”. Non può sfuggire, infatti, in quale clima politico e sociale sia maturata la decisione dei vertici dell’istituto. Se non bastano i titoli dei giornali di allora (“Crisi, in Italia è record di suicidi”, “Nord-Est, gli imprenditori si uccidono”…) è sufficiente una foto: quella del corteo del 4 maggio 2012, quando le vedove di 70 imprenditori che si erano tolti la vita dall’inizio dell’anno hanno sfilato a Bologna per manifestare la loro rabbia e il loro dolore.
Non si sa se ha prevalso allora la logica dello Stato-tutore che spegne le statistiche per evitare la spirale delle emulazioni, la caduta delle difese collettive, il sensazionalismo imperante dei giornali. Oppure quella del governo (che nomina i vertici di Istat) allora additato, magari a torto, come responsabile unico di tutte le tragedie. Fatto sta che da allora certe morti fanno solo notizia e non più statistica. E l’allarme sul fenomeno, come per magia, è scomparso.

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Bari, madre e figli in roulotte e senz'acqua dopo lo sfratto: "Il parcheggio è la nostra casa"

Monia e i suoi due ragazzi vivono così accampati in una roulotte all'ombra del centro commerciale Ipercoop in viale Pasteur. "Cinque metri di lunghezza, ma compresi bastone e gancio da traino"

La terra di mezzo è il parcheggio di un ipermercato. Il compromesso fra la strada e una casa. Il tetto è mobile, il giaciglio provvisorio. Ma i servizi sono garantiti: basta farsi spazio tra buste e carrelli, facendo attenzione a non incontrare tra i clienti qualche vecchia conoscenza. Monia e i suoi due figli da un mese e mezzo vivono così: accampati in una roulotte, alla periferia di Bari, all'ombra del centro commerciale Ipercoop in viale Pasteur. "Cinque metri di lunghezza, ma compresi bastone e gancio da traino", scherza Emanuel, il più piccolo. Petto nudo, faccia nascosta sotto l'ombrellone.

Bari, madre e figli in roulotte e senz'acqua dopo lo sfratto

"Non entriamo nella roulotte perché soffocheremmo - si giustifica - E poi c'è troppo disordine". Ventun anni, portamento da capofamiglia, quando ad aprile è arrivato lo sfratto esecutivo per morosità incolpevole frequentava il quarto anno all'istituto alberghiero Perotti. "Ho lasciato, non potevo mica pensare alla scuola - sussurra con gli occhi lucidi- Ma a settembre ricomincio". Ora lavora in un negozio di detersivi: 90 euro a settimana, part time. "Nessuno sa che vivo qui, nemmeno i professori. Ho detto che mi sono trasferito da Libertà a San Girolamo". Nel quartiere Libertà c'era la casa della nonna. Monia e i ragazzi ci sono arrivati dopo anni al Nord. Un'infanzia vissuta non senza affanni, sempre al confine, col fiato sospeso. "Ma mai in strada, mai", ripete la mamma, quasi quarantenne, che nelle Marche faceva l'operatrice sanitaria e a Bari lavora come badante per 500 euro al mese.

Il grande, Ivan, ha 23 anni e una figlia di tre. Nella roulotte la piccola morirebbe: per questo la bimba vive con la giovane compagna e i suoceri nel quartiere Madonnella. Ivan, a differenza di Emanuel, la maglia la indossa. "La Bari siamo noi". Non lavora, si arrangia con espedienti, anche questi borderline. La roulotte è arrivata da una candidata al consiglio regionale. "Sarebbe un regalo - racconta Monia - ma mi è costata 500 euro di spese. E comunque no, non sono andata a votare". L'acqua nella roulotte non c'è. Emanuel e Ivan riempiono le taniche di plastica dal benzinaio a due passi. Non sono i soli: di fronte a loro c'è un'altra coppia, che del parcheggio dell'Ipercoop ha fatto la sua casa ormai da otto anni. "Ora che fa caldo l'acqua si riscalda e facciamo la doccia - raccontano i ragazzi - ma d'inverno come faremo?".

Per i bisogni fisiologici ci sono gli alberi o i bagni del centro commerciale.  La famiglia, come spesso accade in storie come questa, non esiste. "Parenti serpenti", scherza Emanuel, e chissà se sia davvero così. I Servizi sociali fanno quello che possono. Davanti alla roulotte fa capolino la macchina del Pronto intervento sociale del Comune. Monia ha ottenuto un contributo come ragazza madre e un altro straordinario per lo sfratto. Ora è inserita nelle liste dell'emergenza abitativa, nell'attesa che dopo l'aneurisma le sia riconosciuta un grado di invalidità utile a ottenere la pensione. Qualche centinaio di euro sono troppo pochi, però. Le soluzioni proposte nell'immediato sono quelle di "accoglienza di prossimità".

Con i figli maggiorenni non si va in comunità: restano mensa e dormitorio, che la famiglia rifiuta. "Lì non sappiamo chi troviamo - spiega Emanuel - c'è brava gente, ma anche persone sporche e ubriache". E poi ci sono i migranti. "A loro offrono di più che a noi baresi". Pochi metri più in là, all'ingresso del centro commerciale, i richiedenti asilo africani offrono aiuto alle signore con le buste della spesa in cambio di pochi spiccioli. Dall'ipermercato nessuno ha intenzione di forzare uno sgombero. Le roulotte occupano un'area interessata ai lavori di restyling, però, e a breve il problema si porrà con prepotenza. Fra i clienti qualcuno si incuriosisce, c'è chi s'intenerisce, ma c'è anche chi storce il naso, perché vuole godersi lo shopping senza scrupoli e preoccupazioni.
fonte: repubblica

sabato 11 luglio 2015

Suicidio Maschio, il testamento disperato in 25 punti: «Siamo senza soldi»

L’imprenditore ha lasciato un minuzioso promemoria, elencando debiti e pendenze L’ultimo sms della compagna: «Amore, insieme vinceremo»


di Lino Lava

PADOVA - «Siamo sensa soldi in banca, sono disperato cosa posso fare». La scritta, con l’errore del dialetto, è in stampatello sul foglio con i marchi "Maschio", "Gaspardo" e la frase "Insieme si vince". Queste parole chiudono i venticinque punti, tutti numerati, scritti da Egidio Maschio prima di uccidersi la mattina del 24 giugno. Sono i "macigni" che lo opprimevano e per i quali il grande imprenditore 73enne si è tolto la vita con una fucilata nel suo ufficio nello stabilimento di Cadoneghe, alle porte di Padova.

I cinque fogli sono stati trovati sulla scrivania, vicino al suo corpo. Li ha scritti prima di morire.
Con un pennarello nero e in stampatello ha elencato tutte le situazioni che stavano mettendo in crisi il suo gruppo industriale, creato nel 1964 assieme al fratello Giorgio nella stalla di casa, a Campodarsego, con una saldatrice. Da giorni diceva sottovoce alla sua segretaria: «Ci sono estranei a casa nostra». Si riferiva alle nomine dell’amministratore delegato e del direttore finanziario. I due nuovi entrati nel gruppo li nomina anche nei venticinque punti. È una ricostruzione precisa, appassionata pur nell’aridità dei numeri. È il testamento dell’imprenditore

fonte: ilgazzettino

S.QUIRINO (PN) Teme per il posto e si uccide in azienda un Avianese di 36 anni

ha atteso di rimanere da solo in fabbrica a San Quirino. Trovato quando era ormai tardi

SAN QUIRINO. «I fanciulli trovano il tutto nel nulla. Gli uomini il nulla nel tutto». Chissà quante volte, entrando alla Effetitex, Beta Ghiorghita Katalin avrà visto quella frase incorniciata nel quadretto, all’ingresso dell’azienda, nella zona industriale di San Quirino.
Puntuale ogni mattina, il 36enne di origine rumena, residente ad Aviano, si recava al lavoro nell’azienda di via Masieres. Ieri ne ha varcato la soglia per l’ultima volta. Per abbracciare il nulla.
Tristi pensieri gli mulinavano in capo da qualche mese. Sposato con una connazionale, senza figli, il suo stipendio era l’unica fonte di reddito della giovane coppia.
C’erano difficoltà economiche in casa. Raccontava, ai colleghi, minimizzando, di non riuscire a dormire bene e di sentirsi nervoso, chiedendo loro consiglio su come guarire dall’insonnia. Si era sottoposto anche a visite mediche.
In questo momento di sconforto, si è aggiunta una nuova preoccupazione. Beta Ghiorghita era l’unico operaio della Effetitex.
Era in previsione che la ditta, specializzata nella produzione e commercializzazione di ricambi e accessori per macchinari tessili, chiudesse i battenti. Il giovane temeva di perdere il suo posto di lavoro nell’azienda, in cui lavorava dal 2008. Così, a tu per tu con se stesso, a un certo punto ha deciso. Fuori, però, non ha lasciato trapelare nulla del proposito che stava covando.
Un collega che lavora nella fabbrica vicina, Oscar Moras, l’ha salutato prima di andare in pausa pranzo: nessuna avvisaglia di quanto stava per accadere.
«Era tranquillissimo, stava mangiando il pranzo in fabbrica – racconta Moras, ancora scosso dall’accaduto –. Doveva fare un lavoro, gli ho detto che se voleva l’avremmo visto insieme. L’ho salutato e gli ho detto: ci vediamo dopo alle 14.30». Beta è rimasto solo nella fabbrica.
Ha preso una corda, l’ha legata a un cassone e si è impiccato. Erano le 13.30. Al ritorno dalla pausa pranzo, Moras l’ha trovato appeso al cassone. Ormai non c’era più nulla da fare.
«Ho provato a scuoterlo per le gambe e a sollevarlo, ma non si muoveva più. Subito ho chiamato il 118. Sto male per quello che è successo: era un bravissimo ragazzo». Le indagini dei carabinieri di Aviano e della compagnia di Sacile hanno escluso ogni responsabilità di terzi.

fonte: messaggeroveneto

PADOVA: Titolare del negozio chic si uccide lanciandosi sotto il treno in stazione

La vittima è Augusto Rigoni, 64 anni, titolare della boutique
di calzature che versava in gravi problemi economici

 

PADOVA - Un gesto estremo dettato dalla crisi e dai problemi economici dietro l'investimento mortale di un 64enne che si è lanciato sui binari provocando il blocco dei treni stamani a Terme Euganee. E' avvenuto alle 9.50 in prossimità della stazione

Il treno coinvolto è il Regionale 2226 Bologna-Venezia. In corso i rilievi dell'autorità giudiziaria. Dopo un primo stop del traffico ferroviario e in attesa del nulla osta alla sua totale ripresa, dalle 10.35 la circolazione dei treni prosegue su solo binario, a senso unico alternato.

La vittima è Augusto Rigoni, 64 anni, notissimo nella zona termale perchè titolare de Il calzolaio, negozio di scarpe in centro ad Abano Terme. Stando alle prime ricostruzioni, il suicidio sarebbe legato a problemi economici.

 Tutti i particolari sul Gazzettino di Padova dell'11 luglio.

venerdì 10 luglio 2015

Così i Brics si consolidano a Ufa si è concluso con l’avvio della Banca di Sviluppo


UDINE: Ecco la pagella dei dirigenti comunali di Udine: premi per tutti, costo 98 mila euro

L’assegno più ricco all’ingegner Disnan, il più povero a Padrini ma solo perché nel 2014 era in aspettativa. Al nuovo comandante della polizia locale 4 mila 414 euro. Resta da valutare il lavoro svolto all’Ambito
È l’ingegner con il più alto numero di incarichi in Comune, è il tecnico di fiducia di palazzo D’Aronco, ma anche il dirigente che riceve il premio più ricco per gli obiettivo raggiunti lo scorso anno: la cifra supera di poco i 7 mila euro. A seguire si collocano Marina Del Giudice (6 mila 790 euro) che ha appena ricevuto i complimenti dal sindaco per la stesura del bilancio con le nuove regole e il dirigente che gestisce i servizi alla persona, Filippo Toscano, al quale è stato assegnato un premio pari a 6 mila 739 euro.
La cosiddetta pagella è stata approvata dalla giunta Honsell sulla base della valutazione effettuata dall’unico componente dell’organismo per la valutazione delle performance, Luca Nervi. Va subito detto che la pagella non prende in considerazione l’operato del segretario generale, Carmine Cipriano, il quale è stato inquadrato con un contratto diverso dai colleghi. Specifiche a parte, il valore complessivo dei premi ammonta a 98 mila 229 euro.


In cima alla classifica quindi troviamo l’ingegner Disnan al quale sono stati affidati tutti i cantieri più problematici dal punto di vista tecnico, a partire dal parcheggio di piazza Primo maggio per arrivare alla costruzione dello stadio Friuli. In entrambi i casi sostituisce il collega Luigi Fantini che si piazza a metà classifica con un premio pari a 5 mila 499 euro. Disnan però è anche responsabile unico del procedimento (Rup) della ristrutturazione del palasport Carnera dove ha ricevuto il testimone dall’architetto Barbara Gentilini alla quale vanno 6 mila 553 euro di premio. In termini di obiettivi raggiunti non si posiziona male neppur l’architetto Lorenzo Agostini, che riceve 6 mila 336 euro. Il nuovo comandante della polizia locale, Sergio Bedessi, invece incassa 4 mila 414 euro. Una cifra leggermente superiore a quella assegnata all’avvocato, Giangiacomo Martinuzzi, che supera di poco i 4 mila euro.
Nella pagella compaiono anche i nomi di dirigente non più a Udine come il direttore dei civici musei, Marco Biscione, che dallo scorso ottobre non lavora più per l’amministrazione di palazzo D’Aranco. Incassa comunque il premio, il suo assegno ammonta a 4 mila 282 euro.
Fanalino di coda Marco Padrini ma per un fatto puramente temporale perché lo scorso anno, dopo il periodo di aspettativa durante il quale ha svolto l’incarico di Rup del nuovo stadio Friuli per conto dell’Udinese calcio, è rientrato a palazzo, nella sua veste di dirigente, solo a novembre. In ogni caso non ha mancato di raggiungere qualche obiettivo perché il suo premio è stato quantificato in 521 euro. Lo stesso vale per Bruna Proclemer che per aver diretto il servizio appalti per poco più di tre mesi incassa 2 mila 943 euro.
Resta da quantificare il premio del dirigente dell’Ambito socio assistenziale, Roberto Orlich, il quale, per conoscere la valutazione del suo lavoro, dovrà attendere la riunione dell’assemblea dei sindaci alla quale compete esprimersi. Stando agli importi pagati si deduce che a palazzo D’Aronco tutti i dirigenti si impegnano nel raggiungimento degli obiettivi che gli vengono assegnati dall’amministrazione attraverso il Piano esecutivo di gestione. Non va dimenticato, inoltre, che lo scorso anno, nell’ambito della razionalizzazione della spesa, la giunta Honsell ha ridotto del 10 per cento il valore del fondo riservato ai premi dei dirigenti tagliando gli importi di circa 2 mila euro a testa all’anno.

Fonte: MessaggeroVeneto

giovedì 9 luglio 2015

Anatocismo, Movimento Consumatori: condannata anche Banca Sella


Anatocismo, Movimento Consumatori: condannata anche Banca Sella

Una buona notizia sul fronte della campagna Stop Anatocismo del Movimento Consumatori: il Tribunale di Biella, con ordinanza del 7 luglio, ha inibito a Banca Sella ogni forma di capitalizzazione degli interessi passivi e ogni pratica anatocistica in tutti i contratti di conto corrente con i consumatori. La banca è stata condannata a pubblicare il dispositivo dell’ordinanza sulla home page del proprio sito Internet e a comunicarlo a tutti i consumatori con le stesse modalità con le quali vengono inviati gli estratti di conto corrente.
Anatocismo, Movimento Consumatori: condannata anche Banca Sella
Anatocismo, Movimento Consumatori: condannata anche Banca Sella

Anatocismo, Movimento Consumatori: condannata anche Banca Sella

La decisione conferma l’orientamento del Tribunale di Milano e di quello di Cuneo (ordinanza del 29 giugno scorso) che hanno condannato, il primo ING Bank, BPM e Deutsche Bank e Intesa Sanpaolo e il secondo la Banca Regionale Europea (gruppo UBI) a cessare ogni pratica anatocistica.
“Il tribunale di Biella ha confermato che dal 1° gennaio 2014 per le banche è vietata ogni forma di anatocismo – commenta Paolo Fiorio, coordinatore dell’Osservatorio Credito e Risparmio del Movimento Consumatori e legale dell’associazione nella causa – gli interessi scaduti non possono più produrre nuovi interessi che devono essere conteggiati solo sul capitale. Anche il Tribunale di Biella ha chiarito che il divieto di anatocismo non comporta alcun profilo di illegittimità con il diritto europeo, affermando  che l’eliminazione di una condizione gravosa quale l’anatocismo risponde agli interessi generali di tutela dei consumatori. Come precisato dal tribunale di Milano, il divieto di anatocismo, enunciato dal nuovo articolo 120 T.U.B., è chiarissimo e non necessita di alcun intervento del CICR al quale può spettare solo l’individuazione delle modalità di applicazione e conteggio degli interessi”.
“Il tribunale di Biella – afferma Alessandro Mostaccio, segretario generale dell’associazione – ha accertato un comportamento illecito di una delle più importanti banche italiane. Invitiamo la banca ad avviare urgentemente una procedura di conciliazione per restituire alla propria clientela gli interessi anatocistici illegittimamente incassati. La nostra associazione provvederà, altrimenti ad avviare una class action per tutelare i correntisti”.

fonte: helpconsumatori

mercoledì 8 luglio 2015

Suicida nel giorno dello sfratto: la sua casa era stata messa all’asta

Suicida nel giorno dello sfratto: la sua casa era stata messa all’asta

Suicida nel giorno dello sfratto: la sua casa era stata messa all’asta

Si è impiccato il giorno prima dell’esecuzione dello sfratto della casa dove viveva a Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna. L’uomo, un 53enne agente di commercio, secondo quanto riporta l’edizione locale del Resto del Carlino, era reduce dal fallimento della propria attività economica – si occupava della gestione di una rete di distributori automatici di acqua ed alimenti – ed è stato trovato morto dalla madre. Separato, padre di una figlia piccola, viveva con una nuova compagna e da due anni era tornato ad abitare assieme alla madre 81enne nell’appartamento, venduto all’asta giudiziaria. Il 53enne aveva manifestato anche chiari segni di depressione, tanto che da alcuni anni era seguito dal servizio di igiene mentale dell’Ausl. A Casalecchio sono intervenuti i carabinieri e il 118.

La prima casa pignorabile

Proprio ieri, la maggioranza che sostiene il governo Renzi, aveva bocciato le mozioni dell’opposizione, tra queste una di Fratelli d’Italia, che chiedeva di sospendere le procedure di espropriazione relative a immobili adibiti ad abitazione principale. Formalmente c’è stato un via libera dell’Aula della Camera alle mozioni di maggioranza sulle iniziative volte a sospendere gli espropri delle prime case. Ma i testi approvati, di fatto, non garantiscono nulla: sostanzialmente impegnano il governo solo a «valutare l’opportunità di adottare iniziative di rango normativo per ad individuare misure di natura economica per la gestione dei mutui ipotecari per la prima casa in sofferenza, con particolare riferimento ai nuclei familiari, soprattutto quelli numerosi, che si trovano in situazione di temporanea insolvenza». Tutti respinti i documenti della opposizione, volti a bloccare gli espropri delle prime case. Tra queste appunto la mozione di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale nella quale si chiedeva che la prima casa non fosse pignorabile.

fonte: secoloditalia.it

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