sabato 28 marzo 2015

Funzionari bancari a processo per usura : Morozzo (CN)

processo iniziato questa mattina al tribunale collegiale di Cuneo che vede imputati due funzionari di banca

[caption id="attachment_2575" align="alignnone" width="300"]Funzionari bancari a processo per usura a Morozzo (CN) Funzionari bancari a processo per usura : Morozzo (CN)[/caption]

Funzionari bancari a processo per usura : Morozzo (CN)


Ci lamentammo in banca perché gli interessi che stavano maturando secondo noi erano esagerati. Ci rispondevano che erano tassi normali, i soliti applicati dall'istituto di credito. Per la nostra azienda la situazione economica diventò insostenibile, e fummo costretti a svenderla ad una società russa”. Due fratelli ex titolari di una ditta produttrice di pellets di Margarita si sono costituti parte civile nel processo iniziato questa mattina al tribunale collegiale di Cuneo che vede imputati M.C. e R.G. ex responsabili della gestione “small business” della filiale di una banca a Morozzo, presso la quale gli imprenditori avevano aperto due conti correnti intestati alla ditta. L'accusa formulata dal pm Massimo Picozzi è di usura per aver applicato sui conti negli anni dal 2002 al 2009 varie commissioni di massimo scoperto che ha fatto lievitare gli interessi a livelli usurari oltre il “tasso soglia” fissato per legge.

Ha spiegato l'avvocato di parte civile Andrea Argenta che ci sarebbero banche che “superano il tasso di soglia fissato dalla legge, perché contrariamente da quanto dettato dalla legge 108/1996, sostengono che la commissione di massimo scoperto non vada conteggiata nel tasso effettivo globale (TEG). Di conseguenza il costo del denaro va a superare di 1,5 volte il tasso medio pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale”.

Nella prossima udienza saranno sentiti i testi a difesa e gli imputati. Secondo la tesi del loro avvocato Alessandro Viglione mancherebbe in capo ai funzionari l'elemento soggettivo: per le banche la commissione di massimo scoperto non entrerebbe nel computo degli interessi usurari in applicazione delle regole dettate dalla Banca d'Italia. Una linea difensiva che in altri processi simili ha già avuto successo.

fonte: targatocn.it

 

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venerdì 27 marzo 2015

Usura via al processo : al tribunale di Vallo della Lucania ex Presidente e Dg di MPS

imputati l’ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, e l’ex direttore generale dell’istituto, Antonio Vigni.

[caption id="attachment_2833" align="alignnone" width="300"]Usura via al processo : al tribunale di Vallo della Lucania ex Presidente e Dg di MPS Usura via al processo : al tribunale di Vallo della Lucania ex Presidente e Dg di MPS[/caption]

 

Usura via al processo : al tribunale di Vallo della Lucaniaex Presidente e Dg di MPS


Via al processo per usura bancaria. Il giudice Bove, presidente del primo collegio della sezione penale del tribunale di Vallo della Lucania, ha dato il via al dibattimento dove sono imputati l’ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, e l’ex direttore generale dell’istituto, Antonio Vigni. I fatti risalgono al periodo che va dal 2006 al 2008 quando un cittadino di Agropoli ha denunciato il pagamento di tassi di interesse estremamente elevati dopo un prestito ottenuto alla banca Monte Paschi di Siena della cittadina cilentana. Il collegio ha proceduto con l’ammissione delle prove della difesa e fissato la prossima udienza l’8 ottobre. I due sono finiti sotto inchiesta perchè in qualità di presidente e direttore generale «avrebbero autorizzato interessi usurari ai danni dei clienti della banca». Per i legali dei due imputati non sussiste il reato di usura.

fonte: giornaledelcilento.it

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giovedì 26 marzo 2015

Consulente del tribunale dà ragione ad una imprenditrice in difficoltà usurata

dalla Banca che ha applicato interessi usurai per ben 18 trimestri sul tasso primario, cioé il tasso trimestrale in capitalizzazione composta senza spese di conto ad una imprenditrice di Imperia che si è trovata in difficoltà finanziaria.

[caption id="attachment_2575" align="alignnone" width="300"]Consulente del tribunale dà ragione ad una imprenditrice in difficoltà usurata dalla Banca Consulente del tribunale dà ragione ad una imprenditrice in difficoltà usurata[/caption]

Consulente del tribunale dà ragione ad una imprenditrice in difficoltà usurata dalla Banca


C'è un istituto di credito, che secondo un consulente tecnico del tribunale, ha applicato interessi usurai per ben 18 trimestri sul tasso primario, cioé il tasso trimestrale in capitalizzazione composta senza spese di conto ad una imprenditrice di Imperia che si è trovata in difficoltà finanziaria. Lo ha scritto su bianco nella sua perizia nell'ambito del procedimento “696 bis cpc – RG 836/13 , G.I.” e consegnato al presidente del tribunale di Imperia dottor Pinto. Si tratta di una prima importante battaglia vinta, ma la guerra è ancora molto lunga perché dovrebbe essere avviata una causa e quindi aprire un eventuale processo.

Diversi tra l'altro sono gli accertamenti in fase di definizione e già sanzionati con “l’usura bancaria” ex art 1815 2^ comma, che attendono il definirsi della causa ordinaria per la restituzione totale dell’indebito oggettivo usuraio e dei danni morali e materiali anche relativi alla illegittima ed errata segnalazione alla centrale dei rischi”.

Entrando nel merito l'Atp ex art. 669 bis, altro non é che un procedimento di accertamento tecnico ultra - veloce senza addivenire a sentenza, con una tempistica di sviluppo tra deposito e nomina di Ctu e esperimento della stessa che va da un minimo di 8 mesi a un massimo 12 mesi circa e che accerta lo stato dei rapporti tra banca e cliente.

 

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fonte: riviera24.it

sabato 21 marzo 2015

Si impicca sulla scala della villetta La sorella va a trovarlo e scopre il corpo

Si impicca sulla scala La sorella lo trova morto








MONTELUPONE - Si è ucciso impiccandosi alla ringhiera delle scale della villetta in cui abitava. La vittima è Piero Re, un giovane di 33 anni. La scoperta della tragedia è stata fatta nel primo pomeriggio di oggi dalla sorella del giovane che viveva da solo in una villetta di via San Nicolò. Il giovane era disoccupato ma non sembra che le motivazioni del gesto siano di natura economica. I rilievi sono a cura dei carabinieri, la morte risalirerebbe a ieri. Il giovane ha lasciato un biglietto di scuse alla famiglia senza spiegare le cause che lo hanno portato alla scelta di farla finita.

vai all'articolo: http://www.corriereadriatico.it/MACERATA/montelupone_giovane_suicida_scala_villetta/notizie/1251869.shtml

martedì 17 marzo 2015

Vendita all'asta dell'immobile dell'usurato: sì al sequestro preventivo

Questo quanto deciso dalla Procura della Repubblica di Torino, sequestro preventivo in data 30.01.2015

Vendita all'asta dell'immobile dell'usurato: sì al sequestro preventivo
Vendita all'asta dell'immobile dell'usurato: sì al sequestro preventivo

Vendita all'asta dell'immobile dell'usurato: sì al sequestro preventivo


Può essere disposto il sequestro preventivo dell'immobile venduto all'asta di proprietà del soggetto vittima di usura. E' quanto emerge dalla pronuncia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino del 30 gennaio 2015.

Si tratta di un importante provvedimento a tutela delle vittime del reato di cui all'art. 644 c.p., destinato a fissare tutele anche nel caso in cui, come nella specie, il soggetto passivo del reato, quest'ultimo ancora in fase di accertamento, si veda a breve spogliato di un immobile con conseguente aggravarsi delle conseguenze dannose derivanti dal reato.

Qualora sussista una assoluta urgenza di intervenire sull'imminente apprensione dell'immobile di proprietà del soggetto vittima di usura, infatti, può essere disposto il sequestro preventivo del medesimo, anche nel caso in cui per l'immobile sia già stata fissata la vendita all'asta.

Questo in quanto, secondo la Procura, "la vendita dell'immobile, in pendenza di accertamento dell'usura e delle connesse responsabilità, inevitabilmente determinerebbe, con la spoliazione delle vittime, l'aggravamento e la protrazione delle conseguenze dannose del reato per cui si procede".

Procura della Repubblica di Torino

Sequestro preventivo 30 gennaio 2015

(Altalex, 11 marzo 2015. Nota di Simone Marani)

domenica 15 marzo 2015

Liberalizzazioni è battaglia tra notai e banche

Così potrebbe cambiare il mercato immobiliare


Liberalizzazioni è battaglia tra notai e banche


Il governo liberalizza i contratti immobiliari, colpendo i notai che ne avevano l'esclusiva. E i danneggiati dietro l’operazione vedono lo zampino degli istituti di credito e un rischio per la legalità del sistema

La posta in palio vale potenzialmente un miliardo e 200 milioni l’anno. La partita sulla liberalizzazione delle compravendite di immobili non residenziali di valore catastale fino a 100 mila euro, prevista dal disegno di legge sulla concorrenza, è solo alle prime battute. E potrebbe riservare più di un colpo di scena. Per questo i contendenti si preparano a una guerra di posizione: da una parte i notai, che finora avevano goduto di un’esclusiva; dall’altra gli avvocati, ammessi nel nuovo business un po’ a sorpresa.
L’Antitrust, nella sua relazione annuale al Parlamento, chiedeva alcune norme capaci di portare a un’ulteriore liberalizzazione del settore notarile, già avviata con le lenzuolate di Pier Luigi Bersani e proseguita sotto il governo Monti, che aveva definitivamente cancellato le tariffe. In particolare, dagli uomini di Giovanni Pitruzzella era stato auspicato l’ampliamento del raggio d’azione del singolo notaio dal distretto di corte d’appello alla regione, l’abolizione del fatturato minimo di 50 mila euro per l’istituzione di nuove sedi notarili, l’ampliamento della possibilità di ricorrere alla pubblicità (tutte richieste accolte).
Non avevano invece fatto cenno all’apertura agli avvocati del mercato delle compravendite immobiliari. La mossa ha preso in contropiede i notai, che dietro alla potente lobby dei legali in realtà vedono fare capolino pure un concorrente più insidioso e agguerrito: il sistema bancario, le cui capofila, Unicredit e Intesa Sanpaolo, si sono affacciate sul mercato del mattone.
Il business immobiliare non residenziale sotto i 100 mila euro di valore catastale (che corrisponde a un valore commerciale di 300-400 mila euro) è una piccola frazione di quello totale. Secondo i notai vale tra i 10 e i 12 miliardi l’anno. Mario Breglia, presidente del centro studi Scenari Immobiliari, è più cauto e parla di una torta da 4 miliardi e 560 milioni. Oggi quando uno dei 4.800 notai in attività stipula una piccola compravendita trattiene in media, secondo il presidente di Federnotai, Carmelo Di Marco, l’1,2 per cento dell’importo. Se si prendono per buone le quotazioni di Breglia, la liberalizzazione riguarda dunque per ora un business da circa 55 milioni l’anno. Troppo poco per solleticare l’interesse dei colossi del credito. Ma i notai temono che il cambiamento sia una sorta di grimaldello per arrivare alla progressiva apertura dell’intero mercato delle compravendite, comprese quelle abitative. Un business che, nonostante la crisi del mattone, vale qualcosa come cento miliardi l’anno.
Le banche, già snodo obbligatorio per chi ha bisogno di ottenere un mutuo, stanno organizzando il loro servizio immobiliare. Quando avranno completato il progetto si troveranno in una formidabile posizione di forza. Convincere i clienti che si presentano in filiale per chiedere un finanziamento e per farsi aiutare nella ricerca di un appartamento a trattenersi anche per la stipula del relativo contratto non sarà un’impresa difficile.
I notai rischiano così di trovarsi nell’angolo. Pazienza per i loro portafogli, dato che la categoria vanta un reddito medio lordo di 224 mila euro (i dati sono del 2012). Peccato invece per una serie di garanzie che hanno finora prestato al sistema. I registri pubblici italiani, alimentati dai dati dei notai, sono considerati un’eccellenza persino dalla Banca mondiale.
Il mercato nazionale delle transazioni immobiliari presenta un contenzioso limitato allo 0,003 per cento dei casi. E oltre nove segnalazioni antiriciclaggio su dieci effettuate da professionisti alla Banca d’Italia portano la firma di notai. Che nel 2014 hanno versato direttamente al fisco 6,5 miliardi di imposte sugli atti firmati. Ecco perché stavolta i signori della stipula, nella loro resistenza, potrebbero trovare più di un alleato. STEFANO LIVADIOTTI

fonte: http://www.cupnapoli.it/?p=3432

sabato 7 marzo 2015

Lecce per Usura sotto processo finiscono direttore di banca e due dipendenti

Un direttore di banca e due dipendenti rinviati a giudizio con l’accusa di usura.

[caption id="attachment_2575" align="alignnone" width="300"]Lecce per Usura sotto processo finiscono direttore di banca e due dipendenti Lecce per Usura sotto processo finiscono direttore di banca e due dipendenti[/caption]

Lecce per Usura sotto processo finiscono direttore di banca e due dipendenti


LECCE - Un direttore di banca e due dipendenti rinviati a giudizio con l’accusa di usura.

Sotto processo sono finiti Carmelo Zaccaria, 59 anni, di Lecce, direttore della filiale Imprese del Banco di Napoli; i dipendenti Vincenzo Talesco, 53, di Lecce e Sandra Antonia Ferraro, 44, di Cutrofiano.

L’istruttoria dibattimentale si aprirà il prossimo 6 luglio.

L’inchiesta è stata avviata con una denuncia presentata dalla “Pierre srl” di Galatina e dall’amministratore Leonardo Rescio assistiti dall’avvocato Augusto Loffreda.

L’accusa di usura – secondo quanto contestato dal procuratore aggiunto Antonio De Donno – riguarda l’applicazione di interessi sulla gestione del conto corrente dell’azienda superiore al tasso soglia.

Sandra Antonia Ferraro risponde anche di estorsione e truffa. La dipendente avrebbe fatto sottoscrivere un prodotto derivato minacciando, in caso contrario, di non prestare il consenso alla erogazione di un mutuo di mezzo milione e di richiedere l’immediato rientro dall’esposizione debitoria.

Nel corso delle indagini gli esiti di una consulenza disposta dalla Procura hanno fornito maggior consistenza all’intero impianto accusatorio. Intanto la Pierre ha avanzato al Prefetto una richiesta di accesso al “Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura” per la concessione di un mutuo.

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fonte :http://lecce.corrieresalentino.it/2015/02/usura-sotto-processo-finiscono-direttore-di-banca-e-due-dipendenti

mercoledì 4 marzo 2015

La Corte di Cassazione contro l’anatocismo

 

Non sarà più possibile per le banche addebitare interessi passivi sul capitale, ad esempio nel caso in cui si vada in rosso o si sia sottoscritto un fido.


 




La Corte di Cassazione contro l'anatocismo


Una recente sentenza emanata dalla Corte di Cassazione si è espressa sulla legalità e opportunità dell’ anatocismo bancario, ritenendolo un uso non accettato e considerato come lecito dai clienti, ma una pratica vessatoria di capitalizzazione degli interessi, a cui si deve porre fine o rimedio.

In seguito alla sentenza, o meglio alle sentenze emesse, non sarà più possibile per le banche addebitare interessi passivi sul capitale, ad esempio nel caso in cui si vada in rosso o si sia sottoscritto un fido.

Gli interessi anatocistici sono calcolati anche sui fidi bancari

Sulla scia di questa sentenza si stanno muovendo di conseguenza anche i Tribunali d’ Italia, che stanno chiedendo alle banche la restituzione degli interessi anatocistici prelevati ai correntisti. Questa che può sembrare in generale una buona notizia, in realtà non è stata accolta allo stesso modo dalle Associazioni dei Consumatori, che, secondo una recente analisi hanno riscontrato ancora molte violazioni della norma tra le banche e gli istituti di credito della penisola.

Quando si possono calcolare interessi anatocistici legali

Su un campione di 30 banche italiane ed europee, la maggior parte continua ancora a violare il diritto di anatocismo, arrivando a prelevare in totale un addebito illecito pari a più di due miliardi di euro. Presso il Tribunale di Milano si stanno così definendo azioni legali al fine di bloccare ulteriori forme di capitalizzazione degli interessi. Se questo provvedimento andrà a buon fine verrà disciplinato anche l’ ordine di comunicazione dell’ errore da parte degli istituti e degli importi da restituire ai correntisti. Due banche italiane sono già state condannate per tale motivo dal Tribunale di Bari, ma nel frattempo una delle associazioni dei consumatori, l’ Adusbef, ha invitato tutti i cittadini a controllare eventuali violazioni dei diritti bancari.

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