giovedì 27 novembre 2014

Le imprese accusano: le banche in Toscana sono come gli usurai

La ricerca di Confapi: anomalie nel 99% dei conti correnti. Tassi superiore alla soglia di legge nel 94,8%

[caption id="attachment_1218" align="alignnone" width="300"]Le imprese accusano: le banche in Toscana sono come gli usurai Le imprese accusano: le banche in Toscana sono come gli usurai[/caption]


Le imprese accusano: le banche in Toscana sono come gli usurai


La ricerca di Confapi: anomalie nel 99% dei conti correnti. Tassi superiore alla soglia di legge nel 94,8% dei casi

FIRENZE. Cresce il fenomeno dell'usura bancaria in Toscana. E' praticata perlopiù dai grandi istituti, quelli che si sono fusi insieme negli ultimi anni di recessione, e colpisce soprattutto le piccole e medie imprese della manifattura: costruzioni, agricoltura, artigianato e turismo. Questo il grido d'allarme che salta fuori dalla prima ricerca su credito e conti correnti aziendali dei cosidetti “reclamanti” messa in piedi da Confapi, la confederazione delle pmi, e dalla fondazione per l'educazione finanziaria delle imprese. La presentazione si è svolta in un affollato auditorium del consiglio regionale, in via Cavour a Firenze. L'usura bancaria è un fenomeno forse poco conosciuto in Italia che mette in fila le illegalità nei rapporti tra alcuni operatori bancari, parabancari, mediatori creditizi e finanziari e molti imprenditori.

I dati della ricerca. Il rapporto di Confapi e la fondazione prende in esame l'usura bancaria partendo da un campione di 900 imprese toscane dove sono impiegati 5mila lavoratori. Mentre a livello nazionale la base di studio sale a 14mila imprese per un complesso di 125mila unità di occupati. Fermando lo sguardo sulla situazione regionale, i dati che emergono sono preoccupanti. Il 99% dei conti correnti aziendali presenta anomalie piccole e grandi: dalle commissioni applicate in maniera non corretta a contratti di finanziamenti non rispettati. Cresce il numero dei conti correnti che presentano tassi di interesse superiori alla soglia di usura: 94,8% in Toscana, mentre la media nazionale è 71%. Più l'azienda è piccola e a conduzione familiare, maggiore è la possibilità che sia soggetta a usura. Ogni 100 euro pagati alla banca per “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito”, così come recita testualmente la legge 108/96, un’alta percentuale non era dovuta. Infine, l'80% delle aziende è ancora attiva, dunque regge ai colpi della crisi e nonostante l'usura bancaria.

L'usura e la crisi. Il direttore del comitato scientifico, Maurizio Fiasco, mette a fuoco l'evoluzione dell'usura bancaria spalmandola in un arco di tempo ventennale: “Prima il fenomeno non faceva distinzione tra famiglie e imprese. Ora vengono colpite anche le imprese patrimonializzate, strutturate e con capacità produttive”. Fiasco spiega questo fenomeno attribuendolo all'onda lunga della crisi. “Negli ultimi anni la recessione ha portato ad un processo di privatizzazioni e di concentrazione di istituti bancari. Si è passati dalle banche che si preoccupavano dell'economia reale alle banche che generano denaro dal denaro con il gioco finanziario. E si è attivato – continua il direttore – un circolo vizioso per cui gli istituti cercano di sopperire alla recessione premendo sui clienti tradizionali”, ossia le piccole e medie imprese radicate nel territorio. Cosa fa la Regione. All'incontro di Firenze c'era anche l'assessore al bilancio Vittorio Bugli che ha fatto il punto su quanto sta facendo la Regione per contrastare l'usura: «Dal dicembre del 2009 la Toscana ha una legge che ha istituito antenne sul territorio per intercettare il fenomeno. Si appoggia sulle organizzazioni di volontariato e su nostri uffici con l'obiettivo di raccogliere le segnalazioni di disagio». Poi la Regione aiuta economicamente le vittime e le instrada in un percorso di assistenza.

Abbiamo contattato l’Abi regionale e nazionale (l’associazione degli istituti bancari), ma si è riservata di spiegare la propria posizione in seguito.

fonte: di Samuele Bartolini su iltirreno.gelocal.it

 

 

mercoledì 26 novembre 2014

Anatocismo : condanna Bnl, restituirà 7 milioni di Euro

Un'azienda "portata ingiustamente" al fallimento è riuscita a fare condannare la banca Bnl a restituire 7 milioni di euro per anatocismo (interessi su interessi).


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Anatocismo : condanna Bnl, restituirà 7 milioni di Euro


 

(ANSA) - BARI, 18 NOV - Un'azienda "portata ingiustamente" al fallimento è riuscita a fare condannare la banca Bnl a restituire 7 milioni di euro per anatocismo (interessi su interessi). Lo rende noto l'Adusbef a proposito di una sentenza del Tribunale civile di Lecce che ha accolto la domanda avanzata nel novembre del 2009 da due società salentine associate all'Adusbef (Associazione degli utenti servizi bancari e finanziari), la Nuova Adelchi Spa e Calzaturificio Adelchi.

 
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.



L'anatocismo (dal greco ἀνατοκισμός anatokismós, composto di ἀνα- «sopra, di nuovo» e τοκισμός «usura»)[1] nel linguaggio bancario è la produzione di interessi (capitalizzazione) da altri interessi resi produttivi sebbene scaduti o non pagati, su un determinato capitale. Nella prassi bancaria tali interessi vengono definiti composti. Esempi di anatocismo sono il calcolo dell'interesse attivo su un conto di deposito, o il calcolo dell'interesse passivo di un mutuo.


Il calcolo degli interessi in regime di capitalizzazione composta anziché in regime di capitalizzazione semplice determina una crescita esponenziale del debito, di conseguenza per periodi inferiori all'anno l'importo calcolato con la capitalizzazione composta sarà inferiore a quello che si determina nella capitalizzazione semplice.

Giuridicamente, in un'obbligazione pecuniaria l'applicazione dell'anatocismo comporterebbe, per il debitore, l'obbligo di pagamento, non solo del capitale e degli interessi pattuiti, ma anche degli ulteriori interessi calcolati sugli interessi già scaduti.

La legge non autorizza il pagamento degli interessi sulle quote di debito (capitale e interessi), che non sono state regolarmente pagate a scadenza. La sentenza della corte di Cassazione del 20 febbraio 2003 n. 2593 è molto chiara a riguardo: “Occorre, in primo luogo, rilevare che in ipotesi di mutuo per il quale sia previsto un piano di restituzione differito nel tempo, mediante il pagamento di rate costanti comprensive di parte del capitale e degli interessi, questi ultimi conservano la loro natura e non si trasformano invece in capitale da restituire al mutuante, cosicché la convenzione, contestuale alla stipulazione del mutuo, la quale stabilisca che sulle rate scadute decorrono gli interessi sulla intera somma integra un fenomeno anatocistico, vietato dall'art. 1283 c.c.” In generale tuttavia gli istituti di credito applicano gli interessi di mora su tutta la quota di debito (capitale e interessi), di fatto ignorando la legislazione vigente.

Malgrado l'anatocismo sia un istituto conosciuto dagli albori del prestito ad interesse, la normativa italiana non ha raggiunto un sufficiente grado di completezza, tant'è che la disciplina si basa ancora sul codice civile del 1942, ed in particolare sull'art. 1283 c.c. Secondo questa norma, gli interessi scaduti, in assenza di usi contrari, possono produrre a loro volta interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi. In linea di principio, il codice civile vieta un regime di capitalizzazione composta degli interessi, ovvero il pagamento degli interessi su interessi di periodi precedenti.

Nonostante la tutela approntata dal citato articolo, che subordina l'anatocismo alla compresenza di alcuni presupposti ben determinati, per circa mezzo secolo nella prassi bancaria italiana hanno trovato applicazione pressoché generalizzata, nei contratti di apertura di conto corrente, le clausole di capitalizzazione trimestrale degli impieghi. Ciò grazie (anche) all'avallo della giurisprudenza, tanto di legittimità quanto di merito, che ha affermato la validità delle clausole di capitalizzazione trimestrale, escludendo l'esistenza di un contrasto con la previsione di cui all'art. 1283 codice civile, sulla base dell'affermazione dell'esistenza di un uso idoneo a derogare al divieto di anatocismo stabilito da tale norma.

Nel 1999 la Corte di Cassazione, invertendo il proprio orientamento giurisprudenziale, ha più volte affermato la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale, sostanzialmente argomentando nel senso della inesistenza di un uso normativo idoneo a derogare all'art. 1283 c.c..

Per evitare scompensi tra il lavoro dei giudici e la prassi, il legislatore ha ritenuto opportuno, con il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 342, modificare l'art. 120 del decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia): tale intervento ha introdotto in materia il principio della eguale cadenza di capitalizzazione dei saldi attivi e passivi, nel contempo stabilendo – con norma transitoria – una sanatoria per il pregresso, facendo salve le clausole di capitalizzazione trimestrale contenute nei contratti conclusi prima dell'entrata in vigore della nuova disciplina.

La norma transitoria è stata però dichiarata illegittima, per eccesso di delega e conseguente violazione dell'articolo 77 Costituzione, dalla Corte Costituzionale (sentenza 17 ottobre 2000, n. 425,[2]).

Il cosiddetto "decreto salvabanche" fu presentato il 23 luglio 1999, sotto il Governo D'Alema I, convertito in legge n. 342 del 4 agosto 1999[3]. La Consulta, con la citata sentenza, ha abrogato l'art. 25, comma 3, dichiarato incostituzionale per: l'irretroattività della legge, la disparità di trattamento fra soggetti del testo Unico Bancario e creditori sottoposti all'anatocismo, il non rispetto dell'autonomia e indipendenza della magistratura.

Dopo la sentenza della Consulta, del 17 ottobre 2000, un secondo decreto fu approvato il 29 dicembre 2000, n. 394, a firma del Presidente del Consiglio Amato e della Repubblica, Ciampi, e convertito in legge 28 febbraio 2001, n. 24[4]. Il decreto fornisce l'interpretazione autentica della legge antiusura n. 108 del 1996.

Venuta meno la norma transitoria, finalizzata ad assicurare validità ed efficacia alle clausole di capitalizzazione degli interessi inserite nei contratti bancari stipulati anteriormente alla entrata in vigore della nuova disciplina, paritetica, della materia, la Corte di Cassazione ha continuato, con una ulteriore serie di sentenze (tra le altre, si veda la sentenza 13 dicembre 2002, n. 17813), a ribadire il suo approccio più recente, peraltro estendendo i principi enunciati inizialmente con riferimento al conto corrente bancario anche ai contratti di mutuo. Infine, con sentenza n. 21095/2004 (Cass. Civ., SS.UU., 4 novembre 2004, n. 21095), la suprema Corte ha confermato in modo netto il mutamento del 1999, così consolidando il nuovo trend giurisprudenziale.

 

lunedì 24 novembre 2014

Potenza: l'odissea dell'imprenditore Satriani tra mutui, banche e tassi usurai

Una lunga storia di banche, tassi usurai e mutui non concessi quella denunciata  già in data 30 Luglio 2014 dall’imprenditore Michele Satriani che aveva già incontrato i giornalisti della Redazione“La Nuova del Sud”  .

 

[caption id="attachment_2143" align="alignnone" width="225"]Potenza: l'odissea dell'imprenditore Satriani tra mutui, banche e tassi usurai Potenza: l'odissea dell'imprenditore Satriani tra mutui, banche e tassi usurai[/caption]

[caption id="attachment_2144" align="alignnone" width="225"]Potenza: l'odissea dell'imprenditore Satriani tra mutui, banche e tassi usurai Potenza: l'odissea dell'imprenditore Satriani tra mutui, banche e tassi usurai[/caption]

[caption id="attachment_2146" align="alignnone" width="225"]Potenza: l'odissea dell'imprenditore Satriani tra mutui, banche e tassi usurai Potenza: l'odissea dell'imprenditore Satriani tra mutui, banche e tassi usurai[/caption]

 Potenza: l'odissea dell'imprenditore Satriani tra mutui, banche e tassi usurai


Evento di protesta dinanzi al Tribunale di Potenza. Giornata di divulgazione per far comprendere alla Procura Generale che deve ricorrere alla Suprema Corte di Cassazione perché non può precludermi il diritto di avere Giustizia. Il giorno Lunedì 24 e Martedì 25 c.m. sarò costretto ad effettuare uno sciopero della fame, nonostante lo stato di salute precaria. Questo ritengo sia un reato di induzione al suicidio che mi riservo di valutare azioni legali e segnalazioni alla commissione Antimafia e Tribunali di competenza.

17 anni di intenso lavoro condotto con l’aiuto del fratello per mettere su in un contesto già precario “un’impresa innovativa e di altissima qualità in Basilicata”, messa a repentaglio dall’azione delle banche. Satriani, che si è definito un “usurato bancario”, ha raccontato come la sua azienda - fondata nel 1990 – “è stata messa in ginocchio da un sistema che colpisce gli imprenditori onesti a vantaggio degli istituti di credito”.

articolo del 30 luglio del 2014  intervista rilasciata  a “La Nuova del Sud”

Satriani nell' Evento di protesta dinanzi al Tribunale attuata allo scopo di far comprendere alla Procura Generale che deve ricorrere alla Suprema Corte di Cassazione perché dichiara il Satriani non può precludermi il diritto di avere Giustizia e il giorno Lunedì 24 e Martedì 25 c.m. sarò costretto ad effettuare uno sciopero della fame, nonostante lo stato di salute precaria, a ragion veduta il Satriani ritiene vi sia un reato di induzione al suicidio che si riserva di valutare con azioni legali e segnalazioni alla commissione Antimafia e Tribunali di competenza.

Anomalie Bancarie

sabato 22 novembre 2014

Aziende Italiane uniche in Europa ad essere VITTIME di USURA BANCARIA

L'usura bancaria è un' ingiustizia , diventata una vera piaga sociale subita dalle Aziende Italiane


di Vincenzo De Stefano


[caption id="attachment_2113" align="alignnone" width="300"]Aziende Italiane uniche in Europa ad essere VITTIME di USURA BANCARIA Aziende Italiane uniche in Europa ad essere VITTIME di USURA BANCARIA[/caption]

 

Aziende Italiane uniche in Europa ad essere VITTIME di USURA BANCARIA


In una Nazione come la nostra dove del resto Nulla funziona dove a farla da padrona è l'Ingiustizia Sociale non ci si poteva aspettare che all'appello mancassero le Banche. Tutto ha inizio con Basilea, tutti schedati e noi tutti zitti, loro le Banche che decidono chi è il bravo e chi è il cattivo e cosi si è poi passati a Basilea 2 poi Basilea 3 definito : "Schema di regolamentazione internazionale per il rafforzamento delle banche e dei sistemi bancari" nella sostanza "limitare le perdite e aumentare i profitti".

Il Corriere della Sera del 30 Agosto 2014 dettava : "Banche, in sei mesi 2 miliardi di utili" insomma con l'Italia in Ginocchio, con 1,5 Milioni di bambini Italiani che sono in Povertà assoluta pare che a loro le cose vadano molto bene, per dare un'idea più veritiera dei profitti che hanno portato a casa in Lire 2.842.540.000.000 (questo hanno Marginato) riporto in Lire perchè vivo nella convinzione che presto torneremo alla Lira (anche se Loro che hanno inventato L'Euro senza dare a noi cittadini alcuna possibilità di scelta ce lo hanno fatto ingoiare e noi zitti, del resto questa è l'idea che in Italia i nostri Politici hanno della Democrazia!!) senza alcuna distinzione tra dx,sx,centro ecc...

Per tornare quindi a questa piaga sociale quale l'Usura Bancaria regolata con (art. 1815 c.c., dalla legge 7 marzo 1996 n. 108, la quale ha altresì modificato l’art. 644 c.p. che disciplina il reato di usura, nonché dalla legge 28 febbraio 2001 n. 24 di conversione del D.l. 29 dicembre 2000 n. 394 e dalla legge 12 luglio 2011 n. 106 di conversione del D.l. 70/11.) mi viene da chiedermi : "vedremo mai lo stesso ed Egual Trattamento come nel caso dei cittadini "normali" definiti Usurai che con ragione il codice Penale quando vengono presi con le mani nel sacco adotta sequestri preventivi, detenzione carceraria e tutte le misure dettate dal codice civile e quello penale?

Piccole Imprese e Piccoli Imprenditori ancora una volta Feriti e Prigionieri del Sistema senza speranza, senza più coraggio e soprattutto stremati senza più la forza di reagire.

Questa Europa di Banchieri, Europeisti, Perbenisti, Salotti chic e raffinati dove ci porterà? ci sveglieremo in tempo da questo torpore ?...

@RIPRODUZIONE RISERVATA

martedì 18 novembre 2014

Mutui a tassi elevati e usura bancaria, come difendersi

Istituti tengono spesso comportamento sul filo della legalità, ma ci sono azioni bancarie di supporto a imprenditori e individui vittime di tali pratiche.

[caption id="attachment_3577" align="alignnone" width="300"]Mutui a tassi elevati e usura bancaria, come difendersi,Mutui a tassi elevati e usura bancaria, come difendersi,Mutui a tassi elevati e usura bancaria Mutui a tassi elevati e usura bancaria, come difendersi,Mutui a tassi elevati e usura bancaria, come difendersi,Mutui a tassi elevati e usura bancaria[/caption]

 

Mutui a tassi elevati e usura bancaria, come difendersi,


ROMA  - Non è un segreto: le banche tendono ad avere talvolta un comportamento sul filo della legalità quando si tratta di erogare mutui, finanziamenti o contratti di leasing a imprenditori e singoli individui. Quello che spesso non si dice è che ci sono pratiche e azioni bancarie di supporto alle vittime di tali pratiche ai limiti del lecito.

Operazioni di finanziamento nascondo spesso delle irregolarità da parte delle banche. Un incontro a Milano cercherà di mettere in luce tali irregolarità e fornire gli strumenti necessari al consumatore finale per riconoscere la buona o cattiva condotta degli istituti bancari.

"In un periodo particolare come quello che si sta vivendo, è importante che piccoli e grandi imprenditori, ma anche gente comune, vengano correttamente informati riguardo alle azioni bancarie che potrebbero dare loro supporto e realizzazione", dice il comunicato che annuncia il dibattito che si terrà giovedì 4 dicembre e che verrà presediuto dal giornalista Luigi Pelazza del programma televisivo "Le Iene".

Presso la sala "Sandro Pertini" di Villa Casati a Cologno Monzese, il giornalista presidente dell'Associazione Diritti al Diritto, organizzazione che opera nel settore bancario per assistere e tutelare i consumatori, approfondirà i temi legati alle possibili irregolarità che si annidano dietro alle più comuni operazioni bancarie.

Dal 2013, Pelazza ha condotto diverse inchieste relative all’usura e all’anatocismo bancario suscitando grande clamore e riscontro al programma "Le Iene" - "denunciando un atteggiamento spesso sul filo della legalità da parte degli istituti bancari nei confronti dei fruitori finali", dice un comunicato.

Come riporta la nota, l’incontro, gratuito e patrocinato dal Comune di Cologno Monzese, offre anche la possibilità di richiedere successivamente eventuali chiarimenti al team di professionisti di Diritti al Diritto.

Mutui a tassi elevati e usura bancaria, come difendersi


Luigi Pelazza è un giornalista e conduttore televisivo, da oltre 10 anni nel team del programma di Italia Uno "Le Iene", per il quale si è occupato soprattutto di inchieste. In molti suoi servizi andati in onda ha evidenziato alcune irregolarità messe in atto dagli istituti di credito verso i consumatori. A questo proposito è diventato presidente onorario dell’Associazione Diritti al Diritto che promuove la serata del 4 Dicembre, tappa di un ciclo di incontri su territorio nazionale.

Mutui a tassi elevati e usura bancaria


Diritti al Diritto è un’associazione senza scopo di lucro che si prefigge l’obiettivo etico di assistere, aiutare e risolvere questioni relative all’usura e all’anatocismo bancario. La struttura si avvale di professionisti del settore con i quali ha stabilito delle convenzioni al fine di offrire ai propri iscritti la stessa possibilità di reagire e pretendere i propri diritti con spese accessibili. Tecnici e Periti di prim’ordine, Avvocati con esperienza nel settore bancario, strutture associative consolidate e rinomate che già operano sul territorio da tempo, costituiscono il punto di forza di Diritti al Diritto.

fonte: WSI

lunedì 17 novembre 2014

Tribunale Palermo: mutuo in usura pattizia sospende procedura esecutiva

Tribunale Palermo: mutuo in usura pattizia, con ordinanza del 7 11 febbraio 2014

 

[caption id="attachment_1260" align="alignnone" width="272"]Tribunale Palermo: mutuo in usura pattizia, con ordinanza del 7 11 febbraio 2014    il Tribunale di Palermo, in composizione collegiale, ha sospeso la procedura esecutiva avviata da una Banca nei confronti di un imprenditore. Tribunale Palermo: mutuo in usura pattizia, con ordinanza del 7 11 febbraio 2014
il Tribunale di Palermo, in composizione collegiale, ha sospeso la procedura esecutiva avviata da una Banca nei confronti di un imprenditore.[/caption]

 

il Tribunale di Palermo, in composizione collegiale, ha sospeso la procedura esecutiva avviata da una Banca nei confronti di un imprenditore.


 

Tribunale Palermo: mutuo in usura pattizia, con ordinanza del 7-11 febbraio 2014, il Tribunale di Palermo, in composizione collegiale, ha sospeso la procedura esecutiva avviata da una Banca nei confronti di un imprenditore (e giunta alla fissazione dell’asta per la vendita) a causa del presunto inadempimento relativo a un mutuo fondiario. I Giudici hanno accolto, in fase cautelare, la tesi difensiva proposta da parte opponente, secondo la quale il tasso realmente applicato a detto mutuo aveva superato il c.d. tasso-soglia di usura.

Analisi dei contratti di Mutuo


La pre-analisi  del contratto di Mutuo è gratuita: potete compilare la richiesta via mail e vi invieremo la lista dei documenti da inviare in formato cartaceo o digitale. Analizzeremo il tutto ed elaboreranno un documento di sintesi evidenziando tutte le anomalie – perizia econometrica

I tassi di interesse richiesti per prestiti e finanziamenti, mutui compresi, non debbono superare determinate soglie; altrimenti subentra l’usura, che è un reato penale.

La Banca d’Italia stabilisce ogni tre mesi i tassi massimi di interesse, detti anche tassi soglia, da applicare alle varie forme di finanziamento.

Se i tassi del finanziamento superano i tassi soglia, il mutuo è illegale e si ha diritto al rimborso degli interessi.

I mutui ipotecari sottostanno pienamente alla disciplina, tant’è che la Banca d’Italia comunica ogni trimestre due valori soglia (uno per i mutui a tasso fisso ed uno per i variabili), validi per qualsiasi contratto di mutuo, indipendentemente dall’importo e dalla finalità (sono quindi compresi i mutui per l’acquisto della casa).

Qualora, in un determinato trimestre, il TAEG del mutuo dovesse superare il tasso soglia stabilito per quel periodo, si verificherebbe un interesse usurario. In queste condizioni, la legge impone al mutuante di restituire l’intera somma ricevuta a titolo di interesse, e concede al mutuatario la facoltà di non remunerare ulteriori interessi per il mutuo usuraio.

Esame del contratto; Controllo della indicizzazione; Verifica della determinazione del tasso di interesse contrattualmente convenuto e,

in caso di difformità, annullamento delle clausole economiche e rielaborazione del piano di ammortamento ad interessi legali e capitalizzazione semplice;

Capitalizzazione del TAN stipulato e confronto dello stesso con i tassi soglia ex Legge 108/96 e, in caso di tassi usurari, azzeramento degli interessi addebitati.

La sentenza della Cassazione permette il recupero integrale degli interessi pagati sui mutui, nonché il risparmio degli interessi futuri, quando i tassi e le penali superano la soglia di usura: ciò vale anche qualora gli interessi di mora non vengano applicati, in quanto “Se sono convenuti interessi usurari , la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. Convenuti, cioè se questi interessi sono previsti dal contratto, anche se poi non vengono applicati effettivamente.

www.usurainbanca.it

 

mercoledì 12 novembre 2014

Bankitalia: a settembre prestiti in calo del 2,3%

Bankitalia: a settembre prestiti in calo del 2,3%, sofferenze in aumento. E cresce ancora il risparmio: +3,6%


[caption id="attachment_1858" align="alignnone" width="258"]Bankitalia: a settembre prestiti in calo del 2,3%, sofferenze in aumento. E cresce ancora il risparmio: +3,6% Bankitalia: a settembre prestiti in calo del 2,3%, sofferenze in aumento. E cresce ancora il risparmio: +3,6%[/caption]

 

Credito bancario ancora in contrazione (anche se la flessione rallenta) e sofferenze sempre in aumento a settembre. È quanto emerge dalla rilevazione di Bankitalia sulle principali voci dei bilanci bancari. In dettaglio, a settembre i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, hanno registrato una contrazione su base annua del 2,3 per cento (-2,5 per cento ad agosto). I prestiti alle famiglie sono scesi dello 0,6 per cento sui dodici mesi (-0,7 per cento nel mese precedente); quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, del 3,3 per cento (-3,8 per cento ad agosto).

Il trend dei tassi di interesse
I tassi d'interesse, comprensivi delle spese accessorie, sui finanziamenti erogati nel mese alle famiglie per l'acquisto di abitazioni sono stati pari al 3,27 per cento (3,38 nel mese precedente); quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo al 9,24 per cento (9,34 per cento ad agosto). I tassi d'interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro sono risultati pari al 3,60 per cento (3,97 per cento nel mese precedente); quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia al 2,43 per cento (2,20 per cento ad agosto). I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,79 per cento (0,81 per cento ad agosto).

A settembre sofferenze aumentano del 19,7%
Ancora in crescita le sofferenze bancarie a settembre. Secondo la rilevazione di Bankitalia sulle principali voci dei bilanci bancari a settembre le sofferenze - senza correzione per le cartolarizzazioni ma tenendo conto delle discontinuità statistiche -registrano un tasso di crescita del 19,7 per cento sullo stesso mese dell'anno scorso, mentre ad agosto l'incremento era stato del 20%.

Raccolta +3,6% su base annua
A settembre il tasso di crescita sui dodici mesi dei depositi del settore privato è stato pari al 3,6 per cento (3,1 per cento ad agosto). La raccolta obbligazionaria, includendo le obbligazioni detenute dal sistema bancario, è scesa del 14,2 per cento su base annua (-14,1 per cento nel mese precedente).

fonte: ilsole24ore.com

 

https://www.facebook.com/usurainbanca

 

domenica 9 novembre 2014

Anatocismo Bancario, Corte d'Appello Campobasso condanna le banche

Anatocismo Bancario, Corte d'Appello Campobasso condanna banche


 

[caption id="attachment_1260" align="alignnone" width="272"]Anatocismo Bancario, Corte d'Appello Campobasso condanna banche Anatocismo Bancario, Corte d'Appello Campobasso condanna banche[/caption]

 

CAMPOBASSO - Con due sentenze della Corte di Appello di Campobasso ed una del Tribunale di Isernia due istituti bancari,tra i maggiori in Italia,sono stati costretti a restituire quanto illegittimamente percepito, ovvero ingenti somme a tre correntisti che si erano rivolti a uno studio legale. Le sentenze sono state depositate il 30 Settembre 2014,il 14 Ottobre 2014 e il 27 Ottobre 2014.Sia la Corte di Appello di Campobasso,sia il Tribunale di Isernia, hanno confermato l'illegittimità della capitalizzazione trimestrale composta degli interessi, spese e commissioni di massimo scoperto, condannando le banche, di primario interesse nazionale, alla restituzione del maltolto. Soddisfazione dei correntisti e degli avvocati Aldo e Carmine De Benedittis che hanno visto accogliere le loro richieste.
Chi ha avuto nel corso degli anni passati scoperti di conto corrente con contratti stipulati prima dell’anno 2000 può richiedere la restituzione di ingenti somme pagate indebitamente alle banche! Ciò è possibile anche per i rapporti di conto corrente già estinti,purchè non siano decorsi 10 anni dalla loro chiusura o estinzione.La ripetizione dell’indebito può essere richiesta fin dall’inizio del rapporto contrattuale (quindi,a ritroso,anche da 10,20 o 30 anni) purchè si sia in possesso della documentazione contabile di riferimento (estratti conto).

Massima attenzione per i correntisti a cui è stato notificato un Decreto Ingiuntivo! Nella maggior parte dei casi dalla rielaborazione del conto corrente risulta un credito a favore e non un debito,oppure l’eventuale debito si riduce di somme consistenti.

Opporsi sempre entro 40 giorni dalla notifica del Decreto Ingiuntivo.


 

 

CAMPOBASSO - Con due sentenze della Corte di Appello di Campobasso ed una del Tribunale di Isernia due istituti bancari,tra i maggiori in Italia,sono stati costretti a restituire quanto illegittimamente percepito


fonte: mytermoli.com

 

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sabato 8 novembre 2014

Associazione ANTONINO CAPONNETTO : L’USURA BANCARIA E LE ASTE GIUDIZIARIE

ANTONINO CAPONNETTO : L’USURA BANCARIA E LE ASTE GIUDIZIARIE


 

[caption id="attachment_1654" align="alignnone" width="198"]ANTONINO CAPONNETTO : L’USURA BANCARIA E LE ASTE GIUDIZIARIE ASSOCIAZIONE ANTONINO CAPONNETTO : L’USURA BANCARIA E LE ASTE GIUDIZIARIE[/caption]

Usura bancaria ed aste giudiziarie. E’ allarme. Si rischia di far finire tutte le aziende italiane sotto il tallone della mafie. Si invitano tutti gli amici dell’Associazione Caponnetto, iscritti ma anche simpatizzanti, ad incentrare la loro massima attenzione su questo problema. Ma qui DEVE essere TUTTA l’antimafia, istituzionale e sociale, Procure, Forze dell’ordine, Associazioni Antimafia, Fondazioni ecc. , ad accendere i riflettori e ad attivare i meccanismi previsti dalle leggi. TUTTI, nessuno escluso. Prima che sia troppo tardi.


 Associazione ANTONINO CAPONNETTO


L’USURA BANCARIA E LE ASTE GIUDIZIARIE
Due temi,questi,strettamente connessi sui quali l’Associazione Caponnetto richiama l’attenzione di tutta l’antimafia istituzionale e sociale.
L’usura bancaria va vista come la causa che costringe molte aziende in Italia al fallimento e,attraverso le aste giudiziarie ,le porta dritto dritto nelle mani delle mafie.
Qualche anno fa,interessandoci delle aziende agricole pontine in crisi,noi cominciammo ad affrontare i due problemi segnalandoli a chi di dovere, a Roma.
Abbiamo la certezza che quella segnalazione é stata raccolta e qualcosa si é cominciata a fare.
Ora,però,il problema ci é stato riproposto e,quindi,ci siamo visti costretti a fare ulteriori passi.
Sappiamo ,però,che non si tratta di un fenomeno che riguarda solamente un’area geografica – nel nostro caso il Lazio – ma l’intero Paese.
Leggiamo quasi ogni giorno,infatti,di aziende sane che,per difficoltà dovute alle ristrettezze del credito ed all’usura nel sistema bancario,vanno in
fallimento e finiscono all’asta ,consentendo ,così,alle mafie di fare man bassa.
Intanto invitiamo tutti gli amici,iscritti e simpatizzanti,dell’Associazione Caponnetto delle altre regioni del Paese a cominciare a dedicare a questi due temi la massima attenzione,ma,al contempo,riteniamo che sia necessario che tutta l’antimafia,quella istituzionale e quella sociale,faccia altrettanto.
Al punto in cui siamo arrivati, TUTTE le Associazioni antimafia nel Paese dovrebbero mobilitarsi e cominciare a fare quello che é necessario.
Banche e usura, rischia di chiudere azienda simbolo Sindacati schierati in difesa della ditta di De Masi
Salta la mediazione del Governo per il contenzioso dell’imprenditore di Gioia Tauro con gli istituti di credito. In bilico ci sono 40 posti di lavoro. Annunciato un pacchetto di scioperi 

di MICHELE ALBANESE

Associazione ANTONINO CAPONNETTO


GIOIA TAURO – “Difendere la De Masi Costruzioni significa battersi per il lavoro e la legalità”. Lo affermano le segreterie regionali della Fiom Cgil, Fim Cisl e la Uilm Uil, oltre alle rappresentanze sindacali, che si pongono come scudo alla tutela di questa azienda ormai nota in tutta Italia per le lotte antimafia e antiusura del suo amministratore Nino De Masi. Il pericolo è stato ribadito ieri nel corso di un’assemblea dei lavoratori per discutere le iniziative da prendere a difesa del lavoro e delle prospettive industriali. Il paradosso della De Masi Costruzioni è che il sindacato, piuttosto che la sua organizzazione di categoria: gli industriali reggini, a avviare iniziative di tutela e di difesa di questa azienda. Una delle poche sopravvissute nell’area industriale di Gioia Tauro che assomiglia sempre più ad un deserto. «Dalle notizie di cui siamo venuti a conoscenza in questi giorni è venuta meno la mediazione del Governo tra la De Masi e le banche tanto da ipotizzarsi drammaticamente l’apertura a fine anno delle procedure di licenziamento dei 40 lavoratori in forza, con conseguenze anche sulle altre aziende». I lavoratori per contrastare questa situazione hanno proclamato lo stato di agitazione e hanno affidato alle Organizzazioni e alle Rsa un pacchetto di 20 ore di sciopero. La prima giornata di sciopero con manifestazione è stata fissata per giovedì 13 novembre a Reggio Calabria davanti alla Prefettura. Subito dopo i lavoratori sono persino decisi di promuovere altre iniziative anche a Roma. «Il Governo così come la Regione e le Istituzioni locali devono – dicono i lavoratori – continuare, e non rinunciare a premere sugli Istituti Bancari interessati per risolvere l’annoso e non più tollerabile contenzioso finanziario aperto. La De Masi – aggiungono – è un modello industriale, un’azienda produttiva, in una regione drammaticamente colpita dalla crisi, che non può e non deve chiudere a causa di una pressione inaccettabile delle Banche e dalla oppressione criminale». Se si arrivasse a questa conclusione si offrirebbe in pasto una delle pochissime realtà produttive gioiesi e soprattutto finirebbe un’azienda che si è contraddistinta per le sue coraggiose battaglie antimafia in un’area strategica nello scontro tra legalità e illegalità diffuse. Non si può accettare, infatti che possa correre dei rischi una società che realizza prodotti che hanno mercato e tecnologie moderne. Non una crisi che nasce dalla impossibilità di piazzare sul mercato i prodotti che produce ma una crisi che nasce dalla illegalità e dall’usura applicata da alcuni istituti bancari come hanno certificato numerose sentenza anche della Cassazione. Ci credeva Nino de Masi e continua a crederci sul futuro dei suoi prodotti. Ci ha creduto quando grazie alla legge 488, decide di avviare serie una sere di investimenti. Da artigiani, i De Masi diventano industriali e sbarcano nella zona del porto di Gioia Tauro con uno stabilimento che si estende su un’area di 30mila mq. «Ero giovane e volevo cambiare il mondo, credevo che la realtà fosse fatta solo di bianco e nero e che i confini fossero facilmente rintracciabili: invece, compresi ben presto che il nero è anche dove non te l’aspetti». Anche tra le cifre degli estratti conto bancari. I ritardi e gli intoppi nell’erogazione dei fondi della 488, la cui gestione, tra valutazioni delle pratiche ed emissione delle varie tranche di finanziamento, fu affidata dal Governo proprio agli istituti di credito, hanno costretto la ditta De Masi a ricorrere largamente al credito bancario. Ma i conti, a controllarli bene, non tornano. I tassi di interesse e gli altri “costi” imposti (soprattutto la commissione di massimo scoperto) sembrano superare tutti i limiti previsti dalla legge 108/1996. La legge sull’usura. La ditta De Masi si ritrova a pagare oneri finanziari per 6 milioni di euro su linee di credito di 12, 13 milioni. Nino reagisce seguendo
l’esempio del padre Giuseppe, poco importa se davanti ci sono da una parte gli ’ndranghetisti della Piana e dall’altra i colossi bancari italiani: nel 2003 presenta un esposto in Procura. Quattro anni dopo il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, il presidente della Bnl, Luigi Abete, e l’ex presidente della Banca Antonveneta, Dino Marchiorello, vengono rinviati a giudizio. Le sentenze di primo, secondo grado e persino al Cassazione confermano l’usura. Giustizia solo sulla carta perché le banche continuano ancora a negare quanto stabilito dalla sentenze.

 

Banche e usura, rischia di chiudere azienda

Banche e usura, rischia di chiudere azienda simbolo,


[caption id="attachment_1218" align="alignnone" width="300"]Banche e usura, rischia di chiudere azienda simbolo Sindacati schierati in difesa della ditta di De Masi Banche e usura, rischia di chiudere azienda simbolo
Sindacati schierati in difesa della ditta di De Masi[/caption]

Sindacati schierati in difesa della ditta di De Masi


Salta la mediazione del Governo per il contenzioso dell'imprenditore di Gioia Tauro con gli istituti di credito. In bilico ci sono 40 posti di lavoro. Annunciato un pacchetto di scioperi

Banche e usura


GIOIA TAURO – “Difendere la De Masi Costruzioni significa battersi per il lavoro e la legalità”. Lo affermano le segreterie regionali della Fiom Cgil, Fim Cisl e la Uilm Uil, oltre alle rappresentanze sindacali, che si pongono come scudo alla tutela di questa azienda ormai nota in tutta Italia per le lotte antimafia e antiusura del suo amministratore Nino De Masi.

Il pericolo è stato ribadito ieri nel corso di un’assemblea dei lavoratori per discutere le iniziative da prendere a difesa del lavoro e delle prospettive industriali. Il paradosso della De Masi Costruzioni è che il sindacato, piuttosto che la sua organizzazione di categoria: gli industriali reggini, a avviare iniziative di tutela e di difesa di questa azienda. Una delle poche sopravvissute nell’area industriale di Gioia Tauro che assomiglia sempre più ad un deserto. «Dalle notizie di cui siamo venuti a conoscenza in questi giorni è venuta meno la mediazione del Governo tra la De Masi e le banche tanto da ipotizzarsi drammaticamente l’apertura a fine anno delle procedure di licenziamento dei 40 lavoratori in forza, con conseguenze anche sulle altre aziende». I lavoratori per contrastare questa situazione hanno proclamato lo stato di agitazione e hanno affidato alle Organizzazioni e alle Rsa un pacchetto di 20 ore di sciopero.

Banche e usura


La prima giornata di sciopero con manifestazione è stata fissata per giovedì 13 novembre a Reggio Calabria davanti alla Prefettura. Subito dopo i lavoratori sono persino decisi di promuovere altre iniziative anche a Roma. «Il Governo così come la Regione e le Istituzioni locali devono – dicono i lavoratori - continuare, e non rinunciare a premere sugli Istituti Bancari interessati per risolvere l’annoso e non più tollerabile contenzioso finanziario aperto. La De Masi – aggiungono - è un modello industriale, un’azienda produttiva, in una regione drammaticamente colpita dalla crisi, che non può e non deve chiudere a causa di una pressione inaccettabile delle Banche e dalla oppressione criminale». Se si arrivasse a questa conclusione si offrirebbe in pasto una delle pochissime realtà produttive gioiesi e soprattutto finirebbe un’azienda che si è contraddistinta per le sue coraggiose battaglie antimafia in un’area strategica nello scontro tra legalità e illegalità diffuse. Non si può accettare, infatti che possa correre dei rischi una società che realizza prodotti che hanno mercato e tecnologie moderne. Non una crisi che nasce dalla impossibilità di piazzare sul mercato i prodotti che produce ma una crisi che nasce dalla illegalità e dall’usura applicata da alcuni istituti bancari come hanno certificato numerose sentenza anche della Cassazione. Ci credeva Nino de Masi e continua a crederci sul futuro dei suoi prodotti. Ci ha creduto quando grazie alla legge 488, decide di avviare serie una sere di investimenti. Da artigiani, i De Masi diventano industriali e sbarcano nella zona del porto di Gioia Tauro con uno stabilimento che si estende su un’area di 30mila mq. «Ero giovane e volevo cambiare il mondo, credevo che la realtà fosse fatta solo di bianco e nero e che i confini fossero facilmente rintracciabili: invece, compresi ben presto che il nero è anche dove non te l’aspetti». Anche tra le cifre degli estratti conto bancari. I ritardi e gli intoppi nell’erogazione dei fondi della 488, la cui gestione, tra valutazioni delle pratiche ed emissione delle varie tranche di finanziamento, fu affidata dal Governo proprio agli istituti di credito, hanno costretto la ditta De Masi a ricorrere largamente al credito bancario. Ma i conti, a controllarli bene, non tornano. I tassi di interesse e gli altri “costi” imposti (soprattutto la commissione di massimo scoperto) sembrano superare tutti i limiti previsti dalla legge 108/1996. La legge sull’usura. La ditta De Masi si ritrova a pagare oneri finanziari per 6 milioni di euro su linee di credito di 12, 13 milioni. Nino reagisce seguendo l’esempio del padre Giuseppe, poco importa se davanti ci sono da una parte gli ’ndranghetisti della Piana e dall’altra i colossi bancari italiani: nel 2003 presenta un esposto in Procura. Quattro anni dopo il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, il presidente della Bnl, Luigi Abete, e l’ex presidente della Banca Antonveneta, Dino Marchiorello, vengono rinviati a giudizio. Le sentenze di primo, secondo grado e persino al Cassazione confermano l’usura. Giustizia solo sulla carta perché le banche continuano ancora a negare quanto stabilito dalla sentenze.

 

Banche e usura


http://www.usurainbanca.it/usura-anomalie-bancarie/

fonte: ilquotidianoweb.it

mercoledì 5 novembre 2014

Rito abbreviato per Maiolini Giudizio per presunta usura bancaria

Rito abbreviato per Maiolini  Giudizio per presunta usura bancaria


http://palermo.blogsicilia.it/rito-abbreviato-per-maiolini-a-giudizio-la-presunta-usura-bancaria/276423/

 


Sarà giudicato con il rito abbreviato Francesco Maiolini, uomo di Banca Nuova, balzato agli onori delle cronache siciliane quale guida dell’Irfis prima di finire al centro dell’indagine per usura bancaria che ha travolto anche il procuratore di Palermo Francesco Messineo accusato (ma l’indagine è già stata archiviata) di fuga di notizie per le telefonate proprio con Maiolini quando ancora non era formalmente indagato.

E’ arrivato il via libera a Palermo al rito abbreviato proprio nei confronti di Maiolini e di Marino Breganze e Rodolfo Pezzotti. I tre manager sono indagati per usura bancaria avendo applicato, secondo l’accusa, tassi di interesse superiori ai limiti imposti da Banca d’Italia.

A sostenere l’impianto accusatorio in aula sarà il Pm Marco Verzera, titolare dell’inchiesta originale ma che era stato trasferito a Trapani. Il Csm ha ora deciso la sua applicazione alla procura di Palermo relativamente solo a questo procedimento.

La vicenda risale al periodo durante ilo quale Maiolini era Direttore generale di Banca Nuova. il reato sarebbe stato commesso insieme al Presidente Marino Breganze e con la complicità del direttore dell’area commerciale Rodolfo Pezzotti.

L’inchiesta riesce a dimostrare, in fase accusatoria, secondo il Pm, un illecito guadagno per soli 3000 euro. Tesi che adesso dovrà andare al vaglio di un giudice terzo

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Cessione crediti in sofferenza di 27 banche alle Casse Rurali

Cessione crediti in sofferenza di 27 banche alle Casse Rurali


 

[caption id="attachment_1630" align="alignnone" width="300"]Cessione crediti in sofferenza di 27 banche alle Casse Rurali Cessione crediti in sofferenza di 27 banche alle Casse Rurali[/caption]

 

Cessione crediti in sofferenza di 27 banche alle Casse Rurali


 

Si tratta della seconda operazione nell’ambito del programma che coinvolge una pluralità di banche di credito cooperativo e casse rurali con l’obiettivo di migliorare il costo del credito.

La prima operazione era stata realizzata lo scorso mese di dicembre 2013 con il coinvolgimento di 22 banche che avevano già ceduto 150 milioni di sofferenze.

Centrale Credit & Real Estate Solutions (CCRES), la società del Gruppo Cassa Centrale Banca, ha operato come advisor, coordinando le banche coinvolte nel processo di vendita dei rispettivi crediti deteriorati.

CCRES è stata affiancata da Banca IMI (la banca di investimenti del Gruppo Intesa Sanpaolo) che ha strutturato l’operazione, con il ruolo di financial advisor.

CCRES ha inoltre assistito le Banche di credito cooperativo e Casse Rurali in ciascuna fase del processo di cessione dei crediti in sofferenza, sino al perfezionamento dell’operazione.

Come confermato dai recenti stress test eseguiti dalla Banca Centrale Europea, il significativo aumento dello stock di sofferenze impone al sistema bancario nazionale l’attivazione di processi strutturati di alleggerimento del monte dei crediti in sofferenza per migliorare la qualità complessiva dell’attivo.

Ad oggi, le operazioni concluse con successo sul mercato domestico, attraverso il coinvolgimento di investitori specializzati sul mercato dei capitali, sono state poche.

Infatti, il divario tra il prezzo di cessione offerto dagli investitori ed il valore dei crediti in bilancio delle banche cedenti è ancora ampio.

In questo senso gli advisors Centrale Credit & Real Estate Solutions e Banca IMI hanno strutturato un programma di cessioni di crediti deteriorati, tecnicamente non performing loans, che consente alle banche cedenti di raggiungere con successo gli obiettivi prefissati.

Il programma ha coinvolto lo studio legale Orrick, Herrington & Sutcliffe (Europe) LLP ed un investitore di elevato standard internazionale, attivo nel mercato dei crediti non performing italiani, quale Christofferson, Robb & Company.

 

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fonte: lavocedeltrentino.it

 

 

UDINE: Hypo Bank, interessi non dovuti & usura

Hypo Bank – interessi non dovuti & usura bancaria:


maxi truffa da 88 milioni


 

[caption id="attachment_1539" align="alignnone" width="300"]Hypo Bank – interessi non dovuti & usura bancaria: maxi truffa da 88 milioni Hypo Bank – interessi non dovuti & usura bancaria: maxi truffa da 88 milioni[/caption]

 


La notizia che vi riportiamo oggi ha dell'incredibile. Soprattutto se siete soliti pensare che gli episodi di truffa bancaria (usura bancaria, interessi non dovuti, anatocismo, e illeciti di vario tipo) accadano sempre lontano da voi e dalla vostra banca.

Succede invece proprio a UDINE in FRIULI VENEZIA GIULIA , Proprio in quel silenzioso Friuli Venezia Giulia, che alcuni dirigenti di Hypo Bank siano stati indagati per truffa e associazione a delinquere.

E non si tratta di una cosa da poco, la stima fatta dalla Guardia di Finanza di Udine è infatti di circa 80 milioni di euro! La truffa di Hypo Bank riguarda interessi non dovuti su circa 55'000 contratti.

In questo caso parlare di usura bancaria è assai riduttivo, in quanto, a differenza del tipico (ma altrettanto illegale) superamento del tasso soglia degli interessi attraverso clausule e altri escamotages, nel caso di Hypo Bank abbiamo a che fare con una truffa organizzata con manomissione dei sistemi di verifica, dunque assai più articolata e proprio per questo ancor più criminale:

"Gli accertamenti, delegati al Nucleo di Polizia Tributaria di Udine hanno permesso di individuare precise responsabilità penali a carico di un sodalizio di dirigenti di Hypo Bank i quali, quantomeno a partire dal 1997, avevano realizzato una manipolazione del software in uso alla banca per la fatturazione dei leasing al fine di incassare interessi superiori (e quindi interessi non dovuti, n.d.r.) rispetto a quelli addebitabili da contratto".

Un vero e proprio sistema di truffa realizzato "ad arte" e ben collaudato, quello gestito da almeno 7 persone fisiche appartenenti al quadro dirigenziale di Hypo Bank Spa, che ora dovranno rispondere all’accusa di “Ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza” contemplato dall’art. 2638 del codice civile.

Occorre precisare che ora "anche l’istituto di credito Hypo Bank è indagato per la violazione del D.Lgs. 231/2001 (Responsabilità amministrativa da reato) per gli illeciti commessi a suo vantaggio dall'attività criminale."

Speriamo che quanto accaduto faccia aprire gli occhi a una popolazione che crede di vivere lontano da questa piaga e visto che fare una Pre analisi del conto, mutuo o leasing non comporta costi che si rivolgano a strutture per un controllo, che almeno conoscano la situazione reale senza paure e ansie.

 

www.usurainbanca.it

 

Usura Bancaria : Trento imprenditore perde anche la casa di famiglia

Usura Bancaria: l’imprenditore perde anche la casa di famiglia.


 

[caption id="attachment_1260" align="alignnone" width="272"]TRENTINO : Decine di cause e denunce penali contro le banche. Il titolare di una piccola aziende edile avrebbe pagato un milione e mezzo di interessi indebiti TRENTINO : Decine di cause e denunce penali contro le banche. Il titolare di una piccola aziende edile avrebbe pagato un milione e mezzo di interessi indebiti[/caption]

 

TRENTINO : Decine di cause e denunce penali contro le banche. Il titolare di una piccola aziende edile avrebbe pagato un milione e mezzo di interessi indebiti.


TRENTO. Sono centinaia i piccoli imprenditori e gli artigiani che non riescono a pagare le rate del mutuo e che, spesso, si vedono chiudere i rubinetti dalle banche. In Tribunale, a Trento, sono ormai decine le cause contro gli istituti di credito. Molte anche le denunce per usura e anatocismo. I pubblici ministeri Marco Gallina e Alessandra Liverani stanno seguendo due diversi filoni di inchiesta. Il primo ha chiesto al gip Francesco Forlenza, che l’ha concesso, un incidente probatorio per verificare se i tassi applicati da una banca sconfinassero nell’usura. La seconda, ha affidato i medesimi accertamenti alla Guardia di Finanza. Le denunce si sono moltiplicate in questi ultimi mesi.

L’avvocato Sabina Zullo si è specializzata in questo settore e segue molte controversie che oppongono i clienti alle banche. In molti casi, i problemi vengono risolti con una transazione, ma altre volte il conflitto si trasforma in una vera e propria causa civile o, addirittura, arriva alla denuncia penale. L’anatocismo è il nome tecnico che viene dato alla pratica di applicare un interesse anche sull’interesse stesso e non solo sulla somma da restituire. In questo modo le rate lievitano e spesso i piccoli imprenditori non ce la fanno, così le banche chiedono il rientro immediato.

L’avvocato Zullo segue un caso che è paradigmatico. Un imprenditore edile trentino ha lavorato per anni con un apertura di credito che la banca ha lasciato sforare di quasi il doppio di quanto contrattualmente concesso, facendo pagare gli interessi per il fuori fido. Tutto questo per un periodo di oltre 10 anni. A un tratto, la banca ha chiesto il rientro immediato. L’imprenditore, ovviamente, non ha potuto restituire tutto subito. Ha chiesto un piano di rientro ragionevole, ma non c’è stato nulla da fare. Così la sua impresa è fallita. Visto che si trattava di una società di persone, c’è stato il pignoramento della casa di famiglia che era intestata alla mamma anziana che aveva prestato una fidejussione a favore del figlio. La donna, così, è finita in casa di riposo dal momento che non aveva più un tetto sulla testa. Dall'analisi contabile effettuata dai periti incaricati dall’avvocato Zullo, è emerso il tasso complessivo sullo scoperto e sul fuori fido era superiore al tasso soglia. Secondo i calcoli dei periti di parte, l’imp0renditore ha pagato in maniera indebita una somma da capogiro: 1.452.343,38 euro. Intanto, l’imprenditore ha perso tutto ed è ridotto sul lastrico.

In un altro caso seguito dall’avvocato Zullo, un bed & breakfast trentino aveva contratto un mutuo ipotecario del valore di euro 870.000,00. Si era impegnato a restituirlo entro 15 anni in 24 mesi mediante il pagamento di 156 rate mensili. Dalla perizia econometrica è emerso che i tassi applicati erano superiori al tasso soglia In totale, dalla perizia è emerso che l'impresa aveva sottoscritto un contratto usurario quindi potrebbe chiedere la nullità del contratto che si dovrebbe trasformare in mutuo senza interessi, restituendo tutti quelli indebitamente pagati. La banca è stata chiamata in mediazione ma non si è presentata. (u.c.)

 

http://www.usurainbanca.it/usura-anomalie-bancarie/

 

fonte: http://trentinocorrierealpi.gelocal.it

 

Sospetta usura bancaria, Procura ferma asta beni del debitore di Unicredit fallito

Sospetta usura bancaria, Procura ferma asta beni del debitore


di Unicredit fallito


[caption id="attachment_1527" align="alignnone" width="300"]Sospetta usura bancaria, Procura ferma asta beni del debitore di Unicredit fallito Sospetta usura bancaria, Procura ferma asta beni del debitore di Unicredit fallito[/caption]

Sospetta usura bancaria


I magistrato di Latina ha fermato la vendita da diversi milioni di euro delle proprietà dei garanti della Brilli Primo fallita nel 2000 sotto il peso di un'esposizione da 38 miliardi di lire. L'asta era stata promossa dalla banca milanese, la Popolare di Aprilia e S.G.C. a cui la Banca Nazionale del Lavoro aveva ceduto i suoi crediti. Tutto congelato per verificare l'ipotesi che all'azienda siano stati applicati tassi usurari

Il sospetto dell’applicazione da parte delle banche di tassi usurari per oltre 365mila euro, congela l’asta dei beni del creditore fallito. Nei giorni scorsi la Procura di Latina ha fermato la vendita da diversi milioni di euro delle proprietà dei garanti di un’impresa fallita nel 2000. L’asta era stata promossa da Unicredit, Banca Popolare di Aprilia e S.G.C. a cui la Banca Nazionale del Lavoro aveva ceduto i suoi crediti. Ma il Procuratore aggiunto Nunzia D’Elia ha fermato tutto accogliendo l’istanza di sospensione presentata dai fratelli Brilli, garanti della Brilli Primo, una ditta di costruzioni finita sotto pignoramento per i debiti contratti con le banche.

Con modalità, però, che se fossero confermate, potrebbero riscrivere una parte della storia che risale agli anni ’90, quando i soci dell’azienda di Latina decidono di ricorrere a prestiti bancari, garantendoli con beni personali. Nel 2000 però alla Brilli Primo non resta che dichiarare fallimento sotto il peso di un’esposizione di circa 38 miliardi di lire. Le banche aggrediscono così prima il patrimonio della società e poi quello dei soci garanti.

Sospetta usura bancaria


Inizia allora una lunga vicenda giudiziaria che vive il suo primo punto di svolta nel 2011, quando il consulente tecnico d’ufficio Luca Procaccini, nominato dal Giudice dell’esecuzione del Tribunale di Latina, rileva uno sforamento dei tassi applicati dagli istituti di credito rispetto alle soglie fissate dalla Banca d’Italia. Riscontra quindi l’esistenza di usura nei rapporti bancari tra i fratelli Brilli e tre istituti di credito. Questi, secondo i calcoli del consulente di parte, in base ai dati contenuti nella relazione depositata dal Ctu, avrebbero percepito interessi per una percentuale oltre la soglia legale, incassando rispettivamente 294.141 euro (Banca di Roma, oggi Unicredit), 41.360 (Banca Nazionale del Lavoro) e 30.113 (Banca Popolare di Aprilia).

Da allora però la procedura esecutiva ha proseguito il suo corso e l’asta pubblica per la vendita dei beni personali dei garanti della società è stata fissata al 15 ottobre di quest’anno. Nel tentativo di bloccarla i fratelli Brilli, lo scorso settembre, si sono rivolti agli avvocati Mattia Masotti e Lucia Baldoni del Foro di Perugia e all’avvocato Emanuele Massuoli del Foro di Terni, per presentare una denuncia penale per usura, facendo leva sulla relazione del perito del tribunale depositata nel 2011. Il 9 ottobre, analizzata la documentazione, il pm D’Elia ha ritenuto le accuse fondate e ha fatto partire le indagini per verificare l’esistenza del reato di usura. Il magistrato poi, applicando l’articolo 20, della legge 44 del 1999, “Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime di richieste estorsive e dell’usura”, ha sospeso per 300 giorni la vendita dei beni e tutti gli adempimenti legati alla procedura esecutiva. Il Tribunale di Latina ne ha preso atto lunedì 13, a due giorni dall’asta.

Sospetta usura bancaria


“Riteniamo particolarmente importante che il Procuratore aggiunto abbia concesso, in così breve tempo, un provvedimento così raro e incisivo, anche se era dovuto visti gli atti e i documenti che abbiamo portato all’attenzione della Procura di Latina”, ha dichiarato a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Masotti. I fratelli Brilli adesso hanno quasi un anno di tempo per proseguire le loro azioni nei confronti delle banche e tentare così di far riconsiderare la loro posizione.

Sospetta usura bancaria


fonte: ilfattoquotidiano.it

 

Difendersi dal decreto ingiuntivo della banca l’istituto deve provare l’intero rapporto

Difendersi dal decreto ingiuntivo della banca: se il cliente fa opposizione,


l’istituto deve provare l’intero rapporto.


 

[caption id="attachment_1260" align="alignnone" width="272"]Difendersi dal decreto ingiuntivo della banca l’istituto deveprovare l’intero rapporto Difendersi dal decreto ingiuntivo della banca l’istituto deve provare l’intero rapporto[/caption]


Difendersi dal decreto ingiuntivo



La Cassazione bastona l’uso delle banche di non produrre documentazione relativa agli estratti conto più risalenti, strumentalmente volta a nascondere l’anatocismo.




Non si deve confondere l’obbligo della banca di conservare soltanto la documentazione relativa agli ultimi dieci anni con l’onere, per quest’ultima, di provare il proprio credito nei confronti del cliente. A confermarlo è la Corte di Cassazione che, con sentenza depositata il 18 settembre scorso (Cass. sent. 19696/14 del 06/06/2014), va a consolidare un principio già recentemente affermato.

La banca che sostiene di vantare un credito nei confronti di un proprio cliente può ottenere dal Tribunale l’emissione di un decreto ingiuntivo. A tal fine deve allegare soltanto l’estratto conto dal quale risulti l’esistenza del credito e la dichiarazione di un suo dirigente, che certifichi la conformità dell’estratto conto con le scritture contabili della banca Art. 50 TUB.

Il cliente che riceve la notifica del decreto ingiuntivo ha 40 giorni di tempo per proporre opposizione e contestare l’esistenza o la quantificazione del credito.

A questo punto si instaura fra le parti un vero e proprio giudizio, nel quale spetta alla banca fornire la prova del proprio credito, non essendo più sufficiente l’estratto conto con dichiarazione di conformità alle scritture contabili depositato assieme al ricorso per decreto ingiuntivo.

Qual è, dunque, la documentazione che la banca deve depositare? Poniamo ad esempio che, nel 1995, l’impresa X abbia instaurato con la banca Y un rapporto di conto corrente con apertura di credito. Nel 2014 risulta dal conto dell’impresa X un saldo negativo di € 50.000; così la banca Y decide di agire in via giudiziale per ottenerne il pagamento. A tal fine deposita l’ultimo estratto conto, allega la dichiarazione di conformità con le scritture contabili ed ottiene così un decreto ingiuntivo per € 50.000. Se però l’impresa X decide di fare opposizione e contesta il credito della banca, quest’ultima sarà tenuta a dimostrare come è arrivata a calcolare il saldo negativo di € 50.000, di cui all’ultimo estratto conto del 2014. Per farlo dovrà depositare tutta la documentazione e quindi tutti gli estratti conto a partire dall’inizio del rapporto e cioè a partire dal 1995. Soltanto in questo modo sarà possibile verificare se nel corso degli anni il calcolo è stato fatto correttamente oppure se sono state addebitate delle somme non dovute.

Sino ad oggi, gli istituti di credito hanno sempre cercato di evitare il deposito in giudizio degli estratti conto più risalenti. Ciò per un evidente motivo: prima del 2000 era prassi diffusa, se non addirittura costante, quella di addebitare in conto corrente somme non dovute mediante l’applicazione illegittima dell’anatocismo (ovvero quel meccanismo che permette alla banca di portare gli interessi a capitale, in genere con cadenza trimestrale. Così facendo gli interessi capitalizzati producono a loro volta ulteriori interessi ed incrementano in maniera esponenziale le somme che la banca addebita al proprio cliente). Per evitare il deposito degli estratti conto più risalenti, gli istituti di credito fanno forza sull’esistenza di una norma del Testo Unico Bancario che li obbliga a conservare e consegnare al cliente soltanto la documentazione relativa agli ultimi dieci anni Art. 119 TUB. Conseguentemente, in un caso come quello sopra descritto, la banca avrebbe potuto limitarsi a depositare gli estratti conto dal 2004 al 2014 e sostenere di aver distrutto quelli precedenti, rendendo impossibile verificare se dal 1995 al 2004 fossero state addebitate delle somme non dovute.

La Corte di Cassazione ha vanificato questo tipo di difesa, andando a confermare un principio già recentemente espresso:l’obbligo di conservare e consegnare al cliente soltanto la documentazione relativa agli ultimi 10 anni del rapporto non esime la banca dall’onere di provare l’esistenza e la consistenza del proprio credito (Cass. sent. 18541/13 del 02/08/2013).

L’istituto di credito deve dimostrare come è arrivato a calcolare il saldo negativo che imputa al proprio cliente, depositando tutta la documentazione e gli estratti conto sin dall’inizio del rapporto.

 

Difendersi dal decreto ingiuntivo


fonte:laleggepertutti.it


Usura sopravvenuta: Abf punisce l’avidità delle banche

Usura sopravvenuta:


Abf punisce l’avidità delle banche. Addio al tasso fisso


 

[caption id="attachment_1506" align="alignnone" width="212"]Usura sopravvenuta: l’Abf punisce l’avidità delle banche. Addio al tasso fisso Usura sopravvenuta: l’Abf punisce l’avidità delle banche. Addio al tasso fisso[/caption]





 

Usura sopravvenuta



Tirare la corda in sede contrattuale, applicando ai finanziamenti tassi fissi o floor prossimi alla soglia di usura, obbliga banche e finanziarie a rinunciare all’esigibilità degli interessi sopra soglia. E questo non per violazione della normativa sull’usura, ma per il generale principio di correttezza e buona fede che tutela le parti contrattuali.

La decisione assunta dal collegio di coordinamento dell’Abf (prot. 77/14 del 10/1/2014) affronta in modo approfondito la questione della “usura sopravvenuta” sui mutui (tassi pattuiti sotto soglia, ma che nel corso del rapporto la superano). Tredici pagine di analisi che, fino alla penultima, sembrano dare ragione a quella parte di dottrina e giurisprudenza che giustifica la pretesa del maggior interesse, rispetto al limite dell’usura. Ma è alla fine che il collegio di coordinamento sfodera il rimedio incentrato sui principi di correttezza e buona fede (artt. 1375 e 1175 c.c.). Sempre che, come precisato, il contesto sia quello in cui i tassi concordati siano prossimi alla soglia di usura e il merito creditizio del debitore non sia nel frattempo peggiorato.


Inesigibilità e nullità totale
Per l’Abf è pacifico che sui mutui, quando al momento della stipula non sono superati i tassi soglia, l’usura sopravvenuta riguarda solamente l’esigibilità degli interessi sopra soglia, e non l’applicazione delle sanzioni penali (art. 644 c.p.) o di quelle civili che prevedono l’azzeramento degli interessi (art. 1815, secondo comma, c.c.). La conferma inequivocabile, infatti, viene dall’interpretazione autentica del legislatore (art. 1, comma 1, del Dl 394/2000), che circoscrive l’usurarietà agli interessi che superano i limiti nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento. Un intervento chiarificatore, questo, la cui legittimità è stata ribadita anche dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 29 del 2002. Un pronunciamento, però, che ha comunque lasciato aperte altre vie d’uscita, precisando che la norma di interpretazione è sì conforme alla Costituzione, ma solamente nei limiti in cui non pregiudica l’esperibilità di altri rimedi civilistici, diversi dalle nullità sancite dalle due norme sopraccitate, posti a tutela del mutuatario.

In fuorigioco la nullità parziale
Nemmeno il rimedio civilistico (art. 1419 c.c.), che contempla l’eliminazione del tasso pattuito (pro tempore sopra il limite dell’usura) e la sua sostituzione con il tasso soglia, sarebbe adeguato. Un meccanismo improponibile perché, contemplando automaticamente la sostituzione del tasso, violerebbe la necessaria simmetria fra il tasso medio di mercato (segnalato dalle banche e rilevato da Bankitalia), il tasso pattuito e quello dovuto. E inciderebbe in modo asimmetrico sui finanziamenti a tasso fisso, più esposti all’usura sopravvenuta, rompendo l’equilibrio sul rischio tasso (il cliente assume il rischio dei tassi discendenti, mentre la banca quello dei tassi crescenti) ed esponendo solo la banca che rischierebbe per l’aumento dei tassi senza beneficiarne in caso di diminuzione. Un disincentivo, alla stipula di finanziamenti a tasso fisso, che avrebbe ripercussioni negative anche per la clientela.

1.3 - Il rimedio congruo
Criticate le tesi della nullità totale o parziale, l’Abf inverte la rotta. Abbandona le argomentazioni strettamente connesse alla normativa sull’usura e ricorda come il principio generale di correttezza e buona fede imponga a ciascuna delle parti contrattuali il dovere di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra, fino a quando ciò non comporti un apprezzabile sacrificio a proprio carico. Un principio di solidarietà e reciprocità che è una tutela, a prescindere dagli obblighi contrattuali, contro l’eccessivo squilibrio delle condizioni contrattuali. Come nel caso in esame, che tratta di un finanziamento a tasso fisso (riconducibile alla categoria dei “crediti personali”) in cui il tasso effettivo globale - Teg (24,49%) era all’atto della stipula prossimo al tasso soglia (25,335%). E ciò nonostante quest’ultimo, come noto, già incorpori un differenziale elevato (ora fino a 8 punti percentuali) rispetto al tasso medio di mercato. Un sistema, quello dei tassi soglia dell’usura, le cui finalità calmieratrici sono per l’ABF evidenti e che, quindi, si prestano anche come riferimento per il principio di buona fede, individuato dall’Arbitro come il rimedio più congruo per trasferire in un finanziamento pluriennale i vantaggi economici derivanti dalla discesa dei tassi di mercato, senza alterare in modo eccessivo l’equilibrio contrattuale. Certo, solo in contesti penalizzanti e non in ogni caso, sembra precisare l’Abf. Ma pare improbabile, vista l’entità dello spread fra tasso soglia e tassi medi di mercato, che un contratto, stipulato a condizioni eque, debba poi fare i conti con l’usura sopravvenuta.

 

Usura sopravvenuta


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fonte: ilsole24ore.com

 




 

Erede vuol conoscere le movimentazioni sul conto

Erede vuol conoscere le movimentazioni sul conto del parente


[caption id="attachment_1260" align="alignnone" width="272"]erede vuol conoscere le movimentazioni sul conto del parente, erede vuol conoscere le movimentazioni sul conto del parente,[/caption]

 


La legge (Art. 119, comma 4, TUB) riconosce, a ogni cliente della banca o ai loro eredi, il diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine (che, comunque, non può mai superare novanta giorni) una copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. Un esempio tipico è nel caso in cui il correntista voglia fare un’azione per il riconoscimento anatocismo bancario e necessiti di tutti gli estratti conto inerenti al singolo rapporto.

Al cliente possono essere addebitati solo i costi di produzione di tale documentazione.

Ma che succede nell’ipotesi in cui il correntista decede? Da quando decorre il termine di 10 anni? A chiarirlo è stata una recente pronuncia dell’Arbitro Bancario Finanziario di Napoli (ABF Napoli, sent. n. 5399 del 26.08.2014).

Secondo i giudici campani ((Art. 119, comma 4, TUB), il termine decennale stabilito dalla legge  per la richiesta alla banca di copia della documentazione relativa a singole operazioni decorre, nel caso di richiesta avanzata dagli eredi, dal momento dell’aperta successione.

Oltre tale termine decennale, l’istituto di credito non è tenuto a conservare le scritture contabili

Documentazione per rilevare l’eventuale anatocismo o le operazioni sospette di illiceità: la banca deve produrre la documentazione negli ultimi dieci anni dal decesso e apertura della successione del proprio cliente correntista.

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fonte:laleggepertutti.it

lunedì 3 novembre 2014

Usura, allarme in Trentino. Gli artigiani: tassi al limite

Usura, allarme in Trentino. Gli artigiani: tassi al limite


 

[caption id="attachment_1124" align="alignnone" width="300"]Usura, allarme in Trentino. Gli artigiani: tassi al limite Usura, allarme in Trentino. Gli artigiani: tassi al limite[/caption]

 

Il presidente dell’Associazione di categoria De Laurentis spiega: «Un nostro studio dimostra che le banche applicano le stesse condizioni, quasi un cartello»

 

TRENTO. Se in Alto Adige la situazione dell'usura bancaria supera decisamente il livello di guardia, come ha denunciato sull’Alto Adige nei giorni scorsi il presidente degli artigiani del Cna Claudio Corrarati, in Trentino il quadro, costantemente monitorato dall'Associazione Artigiani è meno grave, ma pur sempre allarmante.

L'anatocismo bancario lo si può ormai considerare una prassi; mentre il restare costantemente al di sotto del tasso d'interesse considerato usura di pochissimo, fa pensare ad una sorta di cartello istituito tra gli istituti bancari trentini. La riflessione di Roberto de Laurentis, è semplice: «Com'è possibile che nessuna banca sfori nemmeno per sbaglio, il limite della percentuale d'interesse considerato tasso usurario? Si fermano un punto sotto, a volte anche meno, ma nessuna lo supera: mi sempre davvero una situazione particolare».

E' possibile fare una graduatoria degli Istituti Bancari che operano sul territorio? « Diciamo - spiega De Laurentis - che pur non regalando nulla, anzi, le più virtuose restano le Casse Rurali. Gli altri sono fluttuanti e nello studio che come associazione abbiamo compiuto si alternano al vertice della graduatoria, anche in considerazione dello stato di salute della banca stessa. Peggio è messo il bilancio e più cercano di rastrellare».

L'altro problema è l'anatocismo: «Una prepotenza alla quale il singolo cliente può agire solo per vie legali, perché bonariamente pur subendo un sopruso, non ottiene nulla. Succede che gli interessi passivi siano calcolati ogni trimestre, per essere poi ricalcolati in quello successivo. Se a marzo il debito è 10 e 1 l'interesse; a giugno si parte da 11 per ricalcolare tutto, quando al contrario la base di riferimento dovrebbe essere il solo debito. Gli istituti bancari incassano abusivamente; al cliente non conviene adire le vie legali perché il valore di ogni singola pratica non è molto pesante ed alla fine e meglio pagare. Solo che ogni banca, moltiplicando quelle cifre per tutti i clienti, incamera importi non dovuti che sono significativi».

In Alto Adige, dove la situazione sembra essere più grave si parla di una class action a difesa dei clienti vessati: «Chiariamo subito che non è possibile per il fatto che alla base non c'è un contratto unico, ma tante posizioni tra loro diverse e quindi una comune azione legale, a mio avviso, non è attuabile. Come Associazione Artigiani, abbiamo un servizio specifico aperto ai nostri associati che valuta le singole posizioni e consiglia su quello che è meglio fare. Lo abbiamo istituito dopo una fase di studio del fenomeno dell'usura bancaria, che ci aveva portato alla convinzione che tutti i rapporti fossero fiduciari e che il cliente non avesse o non fosse nemmeno in grado di avere, una consapevole conoscenza della propria posizione».

In questi ultimi tempo stanno prendendo piede le società di consulenza che pubblicizzazione chiaramente di offrire la possibilità di recuperare il maltolto. De Laurentis mette tutti in allerta: «Attenzione si tratta di una truffa. Arrivano quasi tutte dal bresciano, si fanno consegnare i documenti per una prima relazione gratuita. Alla quale segue una perizia di valore legale che costa 1500 euro, solo che poi l'imprenditore resta col cerino in mano, perché sia la decisione che le spese, sono esclusivamente a suo carico».

 

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fonte: http://trentinocorrierealpi.gelocal.it

sabato 1 novembre 2014

Presidente BCC Picena: rinviato a giudizio per il reato di "USURA"

Presidente BCC Picena: rinviato a giudizio per il reato di "USURA", insieme ad altri 2 dirigenti.


Non la pensava così l'Avv. Alessio Orsini il quale, accertato che ai suoi assistiti, detta banca, aveva applicato l'usura addirittura sui contratti di apertura dei conti corrente,  depositò denuncia-querela. Dopo approfondite indagini, sia il PM che il GUP del Tribunale di Teramo hanno ritenuto che l'usura "autorizzata" non esiste, ed anzi, l’usura bancaria è più grave di quella delinquenziale.

[caption id="attachment_1415" align="alignnone" width="213"]Presidente BCC Picena: rinviato a giudizio per il reato di "USURA", insieme ad altri 2 Dirigenti Presidente BCC Picena: rinviato a giudizio per il reato di "USURA", insieme ad altri 2 Dirigenti[/caption]

 

COMUNICATO STAMPA  - AVV- ORSINI

Nella giornata di venerdì 24.10.2014 si è tenuta, innanzi al GUP di Teramo, dott. De Rensis, l'Udienza Preliminare disposta per decidere sul rinvio a giudizio di tre rappresentanti della Banca di Credito Cooperativo Picena Truentina, nello specifico dei Presidenti Gasparetti Gino, già Presidente dell'Assindustria di Ascoli Piceno, e Mattioli Aldo, che si sono avvicendati nel tempo e del Direttore della filiale di Torano Nuovo (TE), Passaretti Adriano.
Il capo d'imputazione, formulato dal PM di Teramo, dott. Giovagnoni, è quello di usura applicata su rapporti di conto corrente.
La vicenda trae origine dalla denuncia presentata dall'amministratore di una società agricola e dai garanti di essa, tutti rappresentati dall'Avv. Alessio Orsini del Foro di Ascoli Piceno.
Il caso di specie si è rilevato, sin da subito, differente e peculiare rispetto alla maggior parte delle vicende di usura che vengono trattate nelle Procure italiane poiché ha riguardato condizioni di usura praticate direttamente sui contratti di apertura degli affidamenti.
Gli sforamenti rispetto ai tassi soglia, quindi, non si sono verificati con le maggiorazioni di spese e CMS in corso di rapporto ed in aggiunta ai tassi d'interesse, ma sin dall'origine, poiché due dei tre contratti di conto oggetto d'imputazione prevedevano tassi nominali usurari.
In tali casi gli sforamenti del tasso soglia sono stati sistematici, dall'inizio sino alla chiusura dei conti.
Pertanto, la difesa della Banca, non ha potuto efficacemente escludere il dolo, ovvero, la consapevolezza dei rappresentanti dell'istituto di credito, poiché l'usura si è riscontrata anche applicando le istruzioni per la rilevazione dei TEGM impartite tempo per tempo dalla Banca D'Italia.
Un caso del tutto peculiare, quindi, probabilmente il primo riscontrato in Abruzzo e uno dei pochissimi in Italia per i quali è stato disposto ildibattimento.

Ascoli Piceno 25/10/2014

http://www.usurainbanca.it/

 

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